<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Focus America]]></title><description><![CDATA[La newsletter domenicale di Focus America]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2DYT!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F958d1e43-310a-436b-966d-49351cbb6279_1025x1025.png</url><title>Focus America</title><link>https://newsletter.focusamerica.it</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Mon, 15 Jun 2026 09:50:33 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://newsletter.focusamerica.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Focus America]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[elezioniusa@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[elezioniusa@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Focus America]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Focus America]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[elezioniusa@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[elezioniusa@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Focus America]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Come il Maine può far perdere i Dem a novembre]]></title><description><![CDATA[Quello che sembrava un buon candidato in Maine, si sta rivelando un candidato pieno di scandali e potrebbe affondare le probabilit&#224; dei Democratici di vincere il Senato.]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/come-il-maine-puo-far-perdere-i-dem</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/come-il-maine-puo-far-perdere-i-dem</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 14 Jun 2026 11:02:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nQnn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1ce771c2-eb12-447f-90a9-078c5ad65441_2048x1366.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In settimana si sono tenute delle primarie che, pur essendo scontate, hanno suscitato comunque particolare attenzione mediatica. Si tratta della sfida relativa al Senato in Maine, che potrebbe contribuire in maniera decisiva ad assegnare il controllo della Upper House dopo le elezioni di novembre. A vincere sono state la repubblicana Susan Collins, in corsa senza avversari interni, e il democratico Graham Platner, che ha travolto la primaria con circa il 72% dei voti.</p><p>Due risultati ampiamente previsti, dunque, che per&#242; aprono quella che molti analisti considerano gi&#224; la sfida senatoriale pi&#249; incerta e simbolicamente densa dell&#8217;intero ciclo elettorale. Per capire perch&#233; un singolo seggio del New England possa pesare cos&#236; tanto, e perch&#233; proprio i Democratici rischino di complicare da soli una corsa che sulla carta li vede in vantaggio, conviene partire dal quadro nazionale.</p><h2>I Democratici e il fattore midterm</h2><p>Il punto di partenza &#232; la condizione politica di Donald Trump, che resta quella di un presidente impopolare. I numeri oscillano a seconda delle rilevazioni, ma in media circa il 57-60% degli americani disapprova oggi il suo operato, mentre soltanto il 39-40% si dichiara favorevole: livelli vicini ai punti pi&#249; critici del suo primo mandato e sensibilmente inferiori a quelli registrati prima dello scoppio della guerra con l&#8217;Iran. &#200; un dato tutt&#8217;altro che rassicurante alla vigilia delle <em>midterm</em>, le elezioni di met&#224; mandato che a novembre rinnoveranno l&#8217;intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Questo tipo di tornate, infatti, quasi sempre a penalizzare il partito che occupa la Casa Bianca, che dal dopoguerra a oggi ha perso in media circa ventisette seggi alla Camera al primo voto nazionale successivo all&#8217;insediamento. I sondaggi attuali confermano la tendenza. Sul cosiddetto generic ballot, l&#8217;indicatore che misura la preferenza degli elettori tra un generico candidato democratico e uno repubblicano, i Democratici guidano in media di circa cinque punti, un margine che ricorda da vicino quello che il partito esprimeva nello stesso momento del ciclo 2018, quando un vantaggio analogo precedette una vittoria che valse quaranta seggi alla Camera e la riconquista dell&#8217;aula.</p><p>Se la Camera appare quindi a portata di mano, il discorso sul Senato &#232; pi&#249; complicato, perch&#233; gran parte dei seggi in palio si trova in stati tendenzialmente favorevoli al GOP, e ai Democratici per tornare in maggioranza non baster&#224; sfruttare l&#8217;impopolarit&#224; di Trump: servir&#224; strappare alcune roccaforti repubblicane. A rendere il compito meno proibitivo del previsto, per&#242;, contribuisce anche un problema di candidature che il Partito Repubblicano sta vivendo in pi&#249; di uno stato. Il caso pi&#249; evidente &#232; quello del Texas, <a href="https://newsletter.focusamerica.it/p/il-texas-che-fa-sognare-i-democratici">di cui ci siamo occupati nelle scorse settimane</a>: l&#236; la base ha premiato alle primarie senatoriali Ken Paxton, procuratore generale dell&#8217;ala pi&#249; trumpiana del partito e gi&#224; al centro di un&#8217;incriminazione per frode finanziaria, di un impeachment statale per abuso d&#8217;ufficio e di una lunga serie di scandali personali, un profilo che galvanizza l&#8217;elettorato pi&#249; fedele ma rischia di consegnare ai Democratici la possibilit&#224; di rendere competitivo un seggio fino a ieri considerato fuori discussione. &#200; in questo quadro che il Maine entra a pieno titolo tra gli obiettivi democratici. Con una particolarit&#224;, per&#242;, che lo rende un caso a s&#233;.</p><h2>Il Maine, un&#8217;eccezione che resiste</h2><p>Susan Collins punta al sesto mandato consecutivo, un primato, dopo quasi trent&#8217;anni al Senato, dove siede ininterrottamente dal 1997. La sua presenza &#232; ormai un&#8217;eccezione tanto politica quanto geografica: dal 2018 &#232; l&#8217;unica repubblicana eletta al Congresso in tutto il New England, in una regione che il riallineamento degli ultimi cicli ha consegnato quasi per intero ai Democratici. La sua capacit&#224; di sopravvivere poggia su una reputazione costruita in decenni di moderazione e indipendenza, e sull&#8217;abilit&#224; di separare la propria immagine da quella del partito, una qualit&#224; sempre pi&#249; rara nella politica americana contemporanea.</p><p>Il momento in cui questa abilit&#224; si &#232; manifestata con maggiore evidenza &#232; stato il 2020. Quasi tutti i sondaggi e gran parte degli analisti davano allora Collins in svantaggio contro la democratica Sara Gideon. La senatrice vinse invece con circa nove punti di margine, nello stesso istante in cui Joe Biden conquistava il Maine con uno scarto quasi identico. Migliaia di elettori, quel giorno, votarono Biden per la Casa Bianca e Collins per il Senato, premiando la persona pi&#249; dell&#8217;appartenenza di partito. Fu uno degli esempi pi&#249; nitidi di voto disgiunto, il cosiddetto ticket splitting, dell&#8217;epoca recente.</p><p>La sfida del 2026, tuttavia, si annuncia molto pi&#249; difficile, e per una ragione strutturale. Negli ultimi anni il voto disgiunto si &#232; progressivamente prosciugato, mentre gli elettori tendono sempre pi&#249; a votare in modo coerente con la propria identit&#224; di partito. Collins si trova inoltre a difendere il proprio seggio durante una midterm guidata da un presidente repubblicano in piena fase di impopolarit&#224;, una combinazione che mette alla prova la sua tradizionale autonomia come non era mai accaduto prima. Non a caso molti osservatori la considerano la senatrice repubblicana pi&#249; vulnerabile dell&#8217;intero ciclo: &#232; l&#8217;unica del suo partito a dover difendere un seggio in uno stato vinto da Kamala Harris alle presidenziali del 2024, e l&#8217;ultima rappresentante di un fenomeno, quello del parlamentare che vince stabilmente in uno stato che a livello presidenziale sostiene l&#8217;altro partito, che la polarizzazione sta facendo scomparire. Eppure, ed &#232; il punto pi&#249; importante, proprio la candidatura che i Democratici hanno scelto per sfidarla rischia di rimettere in gioco una partita che sembrava indirizzata.</p><h2>Chi &#232; Graham Platner</h2><p>Graham Platner &#232; una delle figure pi&#249; atipiche emerse nella politica americana degli ultimi anni. Nato e cresciuto sulla costa del Maine, si arruol&#242; nei Marines subito dopo il diploma, nel 2003. La sua biografia, per&#242;, parte da un paradosso. Gi&#224; nell&#8217;ottobre del 2002, diciottenne, era stato uno dei sei manifestanti cacciati da un evento che George W. Bush aveva tenuto all&#8217;aeroporto internazionale di Bangor, pochi mesi prima dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq: srotol&#242; un cartello che teneva nascosto in tasca, &#8220;No alla guerra&#8221;, e grid&#242; &#8220;Non attaccate l&#8217;Iraq!&#8221;, mentre, come avrebbe raccontato in seguito al Bangor Daily News, il presidente lo guardava dritto negli occhi e la gente intorno gli intimava di tacere. Nel suo annuario scolastico i compagni lo avevano soprannominato &#8220;quello con pi&#249; probabilit&#224; di far partire una rivoluzione&#8221;.</p><p>Un soldato pacifista, dunque? Platner si arruol&#242; comunque, spiegando in seguito di aver creduto di poter fare qualcosa di utile e ammettendo con una certa autoironia che all&#8217;epoca voleva anche &#8220;fare il soldato&#8221; e aveva probabilmente letto troppo Hemingway. Dopo l&#8217;addestramento prese parte a tre missioni di combattimento in Iraq, operando anche in aree fra le pi&#249; pericolose come Ramadi e Falluja, e in seguito a un ulteriore turno in Afghanistan con la Guardia Nazionale del Maryland. Studi&#242; alla George Washington University grazie al G.I. Bill, il programma di benefici federali destinato ai veterani, e nel 2016 torn&#242; nel Maine per curarsi dal disturbo da stress post-traumatico maturato negli anni di servizio. Dopo un ultimo periodo come contractor per la sicurezza del Dipartimento di Stato in Afghanistan, rientr&#242; definitivamente per dedicarsi all&#8217;ostricoltura, l&#8217;attivit&#224; che gestisce dal 2020 e che &#232; diventata parte centrale della sua immagine pubblica. La candidatura al Senato &#232; arrivata nell&#8217;agosto 2025.</p><p>La sua campagna si &#232; distinta fin da subito dalla tradizionale politica democratica del Maine. Platner si &#232; presentato come un progressista sostenuto da Bernie Sanders e dal mondo sindacale, alternativo all&#8217;establishment del partito, con un messaggio capace di attrarre tanto gli elettori liberal quanto una parte di chi nel 2024 aveva votato Trump. &#200; il tipo di candidato che dal palco di una legione di veterani si definisce &#8220;estremamente arrabbiato&#8221; con l&#8217;oligarchia e con i politici di entrambi i partiti, e che ha fatto della formula &#8220;ho la strana fortuna di essere un veterano di guerra disabile&#8221; una sorta di mantra, per legare l&#8217;assistenza ricevuta dallo Stato alla libert&#224; di essersi potuto costruire una vita. <a href="https://www.politico.com/news/magazine/2025/12/05/graham-platner-maine-senate-collins-00677731">POLITICO lo ha descritto come diverso da qualsiasi altro candidato</a> popolare visto di recente nello stato, sottolineandone la capacit&#224; di riempire le sale e di raccogliere milioni di dollari.</p><p>La corsa per la nomination ha assunto presto il significato di uno scontro interno al partito. Quando la governatrice Janet Mills entr&#242; in gara nell&#8217;ottobre 2025 con l&#8217;appoggio dei vertici nazionali, da Chuck Schumer a Kirsten Gillibrand, la competizione fu letta come una sfida tra l&#8217;ala centrista e istituzionale e la sinistra populista incarnata da Platner, contro il cui ingresso si schier&#242; invece apertamente lo stesso Sanders. Nonostante Mills fosse considerata una delle reclute pi&#249; prestigiose schierabili contro Collins, i sondaggi mostrarono con costanza Platner in vantaggio, con margini che in alcune rilevazioni sfiorarono i quaranta punti. Di fronte a prospettive sempre pi&#249; sfavorevoli, il 30 aprile 2026 la governatrice sospese la campagna, pur restando sulla scheda, e Platner rimase di fatto l&#8217;unico democratico competitivo, conquistando la nomination del 9 giugno senza difficolt&#224;.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nQnn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1ce771c2-eb12-447f-90a9-078c5ad65441_2048x1366.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nQnn!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1ce771c2-eb12-447f-90a9-078c5ad65441_2048x1366.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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accompagnata da una sequenza quasi ininterrotta di polemiche, ed &#232; qui che si annida il problema per i Democratici. Poco dopo l&#8217;ingresso di Mills nella corsa riemersero vecchi messaggi pubblicati su Reddit nei quali attaccava la polizia, definiva &#8220;stupidi&#8221; gli americani delle aree rurali e si descriveva come &#8220;comunista&#8221;: commenti che costarono le dimissioni della sua direttrice politica, arrivata a definirlo ineleggibile, e a cui Platner rispose con un video di scuse. Maggiore attenzione ricevette un tatuaggio sul petto che richiamava il Totenkopf, il teschio utilizzato dalle SS naziste, emerso da un video girato durante il matrimonio del fratello: Platner spieg&#242; di esserselo fatto anni prima da ubriaco insieme ad altri Marines in Croazia, credendolo un semplice teschio privo di implicazioni storiche, e di averlo poi coperto. Nei mesi successivi si aggiunsero la condivisione, nel febbraio 2026, di un contenuto rilanciato in origine da Stew Peters, figura nota per posizioni suprematiste e antisemite, e le notizie su messaggi a sfondo sessuale che Platner inviava ad altre donne tramite l&#8217;applicazione Kik, di cui la moglie aveva avvertito lo staff temendone il danno politico.</p><p>L&#8217;episodio pi&#249; serio &#232; arrivato il 4 giugno, quando il New York Times ha pubblicato un&#8217;inchiesta, firmata da Katie Glueck e Lisa Lerer, costruita su interviste a diverse ex partner. Tre di loro hanno descritto relazioni turbolente, segnate da abuso di alcol, infedelt&#224; e atteggiamenti umilianti. L&#8217;accusa pi&#249; grave arriva da Lyndsey Fifield, una conservatrice della Virginia che lo frequent&#242; tra il 2013 e il 2015, che ha sostenuto come Platner l&#8217;avrebbe afferrata ripetutamente per le spalle fino a lasciarle dei segni, le avrebbe torto un braccio dietro la schiena e l&#8217;avrebbe spinta in una stanza tenendo chiusa la porta. Il candidato ha negato categoricamente ogni accusa di violenza fisica, definendola politicamente motivata e ricordando il coinvolgimento di una delle accusatrici in iniziative conservatrici, e ha riconosciuto soltanto di essere stato, in un periodo segnato dal disturbo post-traumatico e dall&#8217;alcol, &#8220;tutt&#8217;altro che un fidanzato perfetto&#8221;. A pesare, tuttavia, non &#232; soltanto il merito di quelle accuse: la stessa Fifield ha contestato anche la sua versione sul tatuaggio, sostenendo che ne conoscesse da anni il riferimento nazista e che lo chiamasse &#8220;il mio Totenkopf&#8221;, in contraddizione con la difesa secondo cui se ne sarebbe accorto solo nell&#8217;ottobre 2025. Una smentita che, oltre a riaprire una vecchia controversia, chiama in causa la sua stessa credibilit&#224;.</p><p>La reazione del partito racconta bene il disagio del momento. Dopo la vittoria alle primarie, Schumer e Gillibrand, alla guida del comitato che coordina le campagne senatoriali democratiche, lo hanno appoggiato apertamente, promettendo che a novembre il Maine elegger&#224; Platner e che il partito riconquister&#224; la maggioranza; Sanders &#232; rimasto al suo fianco, rivendicandone il servizio militare e il percorso di recupero. Ma almeno due senatori democratici hanno espresso pubblicamente preoccupazione, e John Fetterman ha lasciato intendere che le nuove accuse non facevano che confermare i suoi dubbi sulla tenuta della candidatura.</p><h2>Un&#8217;arma a doppio taglio</h2><p>A misurare il prezzo politico di tutto questo sono stati i sondaggi delle ultime settimane, e il quadro che ne emerge &#232; impietoso. Per mesi Platner aveva guidato con margini solidi nel confronto diretto con Collins, forte di un profilo inedito e di una capacit&#224; di mobilitazione fuori dal comune. Poi le rivelazioni sui messaggi privati e l&#8217;inchiesta del New York Times hanno fatto crollare la sua immagine pubblica, con una quota crescente di elettori a esprimere un giudizio negativo su di lui. Nel giro di poche settimane il vantaggio si &#232; azzerato, e una corsa che sembrava ormai indirizzata si &#232; riportata in perfetto equilibrio. Il problema, per i Democratici, &#232; che nulla lascia pensare che la discesa si sia fermata: Platner resta molto meno conosciuto di Collins, e in un candidato ancora poco definito agli occhi dell&#8217;elettorato ogni nuova rivelazione pesa pi&#249; del normale, perch&#233; pu&#242; ridisegnarne l&#8217;immagine da un giorno all&#8217;altro.</p><p>Il copione, da questo punto di vista, ricalca da vicino quello texano. Anche in Maine la base democratica ha preferito l&#8217;outsider anti-establishment alla scelta prudente dei vertici, e si ritrova ora con un candidato che rischia di rivelarsi il pi&#249; fragile possibile, qui per ragioni personali pi&#249; che ideologiche, ma con lo stesso esito, perch&#233; ci&#242; che entusiasma gli elettori di una primaria quasi mai coincide con ci&#242; che rassicura quelli di novembre. Non sorprende che lo stesso partito appaia sempre pi&#249; nervoso: dietro gli endorsement di facciata arrivati dopo la vittoria, diversi senatori democratici hanno lasciato trapelare i propri dubbi, consapevoli che il vantaggio strutturale di una midterm sfavorevole al presidente non basta a tenere in piedi una candidatura il cui problema &#232; il candidato stesso.</p><p>Resta cos&#236; aperta la domanda da cui questa corsa era partita, ma la risposta sembra ormai inclinata in una sola direzione. La candidatura di Platner ha davvero rimesso in gioco la partita, salvo che a beneficiarne rischia di essere proprio Collins. La senatrice pi&#249; vulnerabile dell&#8217;intero ciclo, l&#8217;unica repubblicana costretta a difendere un seggio in uno stato vinto da Harris, si ritrova fra le mani l&#8217;unica cosa che le mancava per sopravvivere a un anno cos&#236; difficile: un avversario percepito come ancora meno presentabile di lei. La sfida resta comunque apertissima, e fare un pronostico rimane particolarmente difficile.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Mondiale nell'America di Trump]]></title><description><![CDATA[Mancano pochi giorni all'inizio del Mondiale organizzato da USA, Canada e Messico. Anche in questo caso, le scelte dell'amministrazione Trump hanno portato all'intreccio fra temi politici e sportivi]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/il-mondiale-nellamerica-di-trump</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/il-mondiale-nellamerica-di-trump</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 11:54:23 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!peZM!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F83bb8c39-6179-4b68-90ab-af315ed45be3_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Mondiale di calcio organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico &#232; alle porte: gioved&#236; sera ci sar&#224; il fischio d&#8217;inizio di Messico-Sudafrica, la gara inaugurale di un&#8217;edizione che sar&#224; storica sotto pi&#249; di un aspetto. Mancher&#224; ancora una volta l&#8217;Italia, ma l&#8217;allargamento della griglia da 32 a 48 squadre ha aperto le porte a nazionali che fino a ieri avevano poche possibilit&#224; di qualificarsi &#8212; Cura&#231;ao, Giordania, Capo Verde, solo per citarne alcune. &#200; un cambiamento che rischia di abbassare il livello tecnico della fase a gironi, ma che difficilmente toglier&#224; pathos a un torneo dagli equilibri insolitamente livellati, in cui indicare una favorita &#232; pi&#249; difficile del solito.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p style="text-align: justify;">Questo Mondiale, per&#242;, far&#224; parlare di s&#233; soprattutto per ci&#242; che accade fuori dal campo. A cominciare dalla cornice dello spettacolo: l&#8217;half-time show previsto per la finale, il nuovo ingresso scenografico delle squadre e l&#8217;enfasi posta su ogni singolo passaggio sembrano pensati a misura del pubblico americano, in una direzione lontana dalle abitudini degli appassionati storici &#8212; al punto da far storcere il naso a molti. C&#8217;&#232; poi il nodo del caldo: per venire incontro anche alle esigenze televisive europee, diverse partite prenderanno il via nel primissimo pomeriggio, sotto temperature elevatissime, come gi&#224; successo al Mondiale per club della scorsa estate. In Florida e in altri Stati, inoltre, &#232; obbligatorio sospendere le partite all&#8217;aperto in caso di allerta fulmini, con interruzioni potenzialmente lunghe.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!peZM!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F83bb8c39-6179-4b68-90ab-af315ed45be3_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!peZM!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F83bb8c39-6179-4b68-90ab-af315ed45be3_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Le restrizioni sui visti e il <em>travel ban</em> dell&#8217;amministrazione Trump che complicano l&#8217;arrivo di una parte dei tifosi stranieri, la guerra con l&#8217;Iran che condiziona la presenza di una delle nazionali qualificate, il rapporto sempre pi&#249; stretto tra il presidente americano e quello della FIFA Gianni Infantino, un sistema di prezzi che rischia di rendere questo il Mondiale pi&#249; caro di sempre: sono tutti aspetti finiti al centro della scena mediatica nelle settimane che precedono l&#8217;evento.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>La politica dei visti e il caso Iran</strong></h3><p style="text-align: justify;">Il caso iraniano &#232; per certi versi senza precedenti: mai, ai Mondiali passati, era capitato che la nazione ospitante fosse in conflitto con una delle squadre partecipanti. Questa volta &#232; andata diversamente. Lo scorso febbraio Stati Uniti e Israele hanno aperto le ostilit&#224; contro l&#8217;Iran, e da allora la tregua raggiunta non &#232; mai stata del tutto rispettata. In un quadro simile, per mesi si &#232; discusso apertamente di un possibile ritiro della nazionale iraniana, o addirittura di un divieto d&#8217;ingresso sul suolo americano. Solo nelle ultime settimane l&#8217;amministrazione ha chiarito la propria linea: i giocatori e lo staff sportivo sono i benvenuti, ma non sar&#224; consentito l&#8217;ingresso a individui legati ai Guardiani della Rivoluzione &#8212; il corpo militare d&#8217;&#233;lite del regime, che gli Stati Uniti considerano un&#8217;organizzazione terroristica &#8212; ed estranei all&#8217;attivit&#224; sportiva, nel timore che la delegazione possa servire da copertura a loro operativi.</p><p style="text-align: justify;">La distinzione, in apparenza netta, rischiava per&#242; di travolgere anche il campo. In Iran il servizio militare &#232; obbligatorio, e i coscritti vengono assegnati per sorteggio all&#8217;esercito regolare o, appunto, all&#8217;IRGC. Diversi giocatori della nazionale hanno svolto la leva proprio in reparti dei Guardiani, a partire dal centravanti simbolo della squadra, Mehdi Taremi, in servizio alla base navale di Bushehr tra il 2010 e il 2012. &#200; bastato questo per far temere a lungo che potesse vedersi negare il visto &#8212; poi comunque concesso. Che la posta non fosse soltanto sportiva del resto, lo si era capito gi&#224; a dicembre, al momento del sorteggio dei gironi, avvenuto a Washington. La delegazione iraniana minacci&#242; di disertarlo: dei nove visti richiesti ne erano stati concessi appena quattro, e al presidente della federazione Mehdi Taj l&#8217;ingresso era stato negato del tutto. La squadra, in ogni caso, ha rinunciato al ritiro che aveva programmato a Tucson, in Arizona, spostandolo oltre confine, a Tijuana, in Messico: entrer&#224; negli Stati Uniti solo nei giorni delle partite &#8212; che giocher&#224; comunque tutte in territorio americano &#8212; per ripartire subito dopo. I visti ai calciatori sono arrivati a pochi giorni dall&#8217;esordio. <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cy8286nqz87o">A una parte dei dirigenti e dello staff tecnico</a>, invece, sono stati negati.</p><p style="text-align: justify;">Il caso iraniano, per quanto eclatante, non &#232; isolato: &#232; la punta di una politica migratoria che tocca buona parte delle nazionali in gara. Nel suo secondo mandato Trump ha esteso il cosiddetto <em>travel ban</em> fino a coprire trentanove Paesi, con gradi diversi di severit&#224;. Per diciannove di essi il Dipartimento di Stato ha sospeso del tutto il rilascio dei visti; per gli altri ha imposto restrizioni parziali. La motivazione ufficiale &#232; sempre la stessa: &#171;garantire che gli individui approvati per un visto non mettano in pericolo la sicurezza nazionale o la pubblica incolumit&#224;&#187;. Quattro delle quarantotto nazionali qualificate arrivano da Paesi colpiti dal bando: Iran e Haiti, soggette al divieto totale, e Costa d&#8217;Avorio e Senegal, a quello parziale. Per le squadre, come si &#232; visto, vale un&#8217;esenzione; per i loro tifosi no. Un sostenitore iraniano o haitiano, salvo che non risieda gi&#224; negli Stati Uniti o abbia un altro passaporto, non potr&#224; assistere dal vivo alle partite della propria nazionale. A questi si aggiunge una terza categoria, meno appariscente ma altrettanto concreta: i Paesi &#8212; tra cui Egitto, Ghana, Giordania, Marocco, Uruguay e Uzbekistan &#8212; per cui &#232; sospeso il rilascio dei soli visti di immigrazione. In teoria i loro tifosi restano liberi di richiedere un normale visto turistico; in pratica, come ha spiegato <a href="https://www.cfr.org/articles/the-u-s-is-co-hosting-the-world-cup-but-much-of-the-world-cant-attend">l&#8217;esperto di immigrazione del </a><em><a href="https://www.cfr.org/articles/the-u-s-is-co-hosting-the-world-cup-but-much-of-the-world-cant-attend">Council on Foreign Relations</a></em><a href="https://www.cfr.org/articles/the-u-s-is-co-hosting-the-world-cup-but-much-of-the-world-cant-attend"> Edward Alden</a>, chi proviene da quei Paesi va incontro a &#171;un livello di controllo extra&#187; che scoraggia molti e, in diversi casi, finisce per bloccarli.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;esenzione concessa agli atleti, peraltro, non funziona in automatico, come dimostra <a href="https://onefootball.com/it/notizie/woodensky-pierre-secures-us-visa-as-haiti-assemble-full-squad-before-world-cup-42964733">la storia di Woodensky Pierre</a>. Pierre, ventuno anni, &#232; il centrocampista del Violette AC e l&#8217;unico dei ventisei convocati di Haiti a vivere ancora nel Paese (tutti gli altri giocano in Europa o negli Stati Uniti, ed erano gi&#224; in ritiro in Florida da una settimana mentre lui attendeva ancora il documento). Il suo visto &#232; arrivato solo il 2 giugno, molto in ritardo rispetto ai compagni, fattore che l&#8217;ha costretto ad allenarsi a lungo da solo per preparare la competizione. Sui tifosi, infine, ha pesato anche il portafoglio. A cinque nazionali africane &#8212; Algeria, Capo Verde, Costa d&#8217;Avorio, Senegal e Tunisia &#8212; l&#8217;amministrazione aveva imposto una cauzione fino a 15.000 dollari come condizione per ottenere il visto: una somma che i critici hanno letto come un filtro economico travestito da misura di sicurezza, capace di escludere di fatto chiunque non potesse anticiparla. La misura &#232; stata poi ammorbidita &#8212; esentati i tifosi con un biglietto valido acquistato prima dell&#8217;ingresso nel paese &#8212; ma soltanto nelle settimane precedenti al via.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;asse Trump-Infantino</strong></h3><p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo che ha creato le condizioni affinch&#233; l&#8217;appuntamento assumesse questi contorni &#232; ovviamente Donald Trump, anche grazie al suo legame con il presidente della FIFA Gianni Infantino. Dalla sua elezione nel 2016, del resto, la traiettoria di quest&#8217;ultimo non ha mai cambiato direzione, all&#8217;insegna di una costante adulazione dei leader forti di tutto il mondo. Con Vladimir Putin elogi&#242; la Russia padrona di casa, definendo quello del 2018 &#171;il miglior Mondiale di sempre&#187;: una dichiarazione che gli valse l&#8217;Ordine dell&#8217;Amicizia, l&#8217;onorificenza che Mosca riserva agli stranieri benemeriti verso la Federazione. Lo stesso copione si &#232; ripetuto in Qatar, dove ha trascorso lunghi periodi alla vigilia dell&#8217;edizione 2022, e infine con Trump, con cui si &#232; presentato regolarmente alla Casa Bianca e nelle altre sedi dell&#8217;orbita presidenziale, fino a impegnare la FIFA, lo scorso febbraio, in una partnership strategica con il &#171;Board of Peace&#187;, l&#8217;organismo costruito dall&#8217;amministrazione americana in aperta alternativa alle Nazioni Unite.</p><p style="text-align: justify;">Il momento pi&#249; clamoroso, per&#242;, era arrivato qualche settimana prima: al sorteggio dei gironi a Washington, nel dicembre 2025, Infantino ha consegnato al presidente un &#171;Premio FIFA per la Pace&#187;, un riconoscimento inventato per l&#8217;occasione, senza precedenti n&#233; criteri dichiarati, attribuito al leader di uno dei tre Paesi ospitanti a pochi mesi dal via. Quella stessa deferenza si era vista anche sul campo. Durante la finale della FIFA Club World Cup del luglio 2025, al MetLife Stadium di East Rutherford, Infantino ha assistito con quasi paterna indulgenza alla scena in cui Trump si &#232; piazzato al centro dei festeggiamenti del Chelsea, rifiutandosi di lasciare il palco nonostante i suoi segnali per farlo spostare e i giocatori dei Blues, visibilmente disorientati, costretti a issare il trofeo con il presidente degli Stati Uniti in mezzo a loro.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-qWK!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F41a06ab6-0b44-419c-af53-4b7ff14cbf06_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Official White House Photo by Daniel Torok</figcaption></figure></div><h3 style="text-align: justify;"><strong>Il prezzo del Mondiale</strong></h3><p style="text-align: justify;">Un altro tema di discussione &#232; quello dei prezzi. Per la prima volta nella storia della competizione la FIFA ha adottato il <em>dynamic pricing</em>: un meccanismo, gi&#224; diffuso per le tariffe aeree e per i biglietti dei concerti, in cui il prezzo non &#232; fisso ma sale e scende in tempo reale a seconda della domanda, senza un tetto prefissato. Applicato all&#8217;evento sportivo pi&#249; seguito del pianeta, ha prodotto cifre mai viste. Un biglietto per la finale al MetLife Stadium ha toccato, al valore nominale, gli undici-tredicimila dollari. Lo stesso posto, per fare un confronto, a Qatar 2022 ne valeva circa milleseicento. Sul mercato di rivendita ufficiale alcuni tagliandi per la finale hanno addirittura sfiorato i due milioni. Tra ottobre e aprile, secondo <a href="https://www.nytimes.com/athletic/7270111/2026/06/04/fifa-world-cup-expense-tickets-price/">un&#8217;analisi di The Athletic</a>, le tre principali categorie di biglietti sono rincarate in media del trentaquattro per cento.</p><p style="text-align: justify;">A guadagnarci, sulla rivendita, &#232; la stessa FIFA, e per due volte: sulla propria piattaforma ufficiale trattiene infatti una commissione del quindici per cento da chi vende e di un altro quindici per cento da chi compra, cos&#236; che il trenta per cento del valore di ogni biglietto rivenduto finisce nelle sue casse. Pi&#249; i prezzi salgono e pi&#249; i tagliandi cambiano di mano, pi&#249; la federazione incassa. Per di pi&#249;, il parcheggio negli impianti statunitensi costa in media 175 dollari ad automobile, con tariffe per le partite di Los Angeles che toccano i 300. La New Jersey Transit aveva fissato il biglietto andata e ritorno dalla Penn Station al MetLife a 150 dollari nei giorni di gara &#8212; quasi dodici volte la tariffa ordinaria di 12,90 &#8212; prima di ritirare parzialmente la misura sotto la pressione delle proteste, scendendo prima a 105 e poi a 98 dollari. La candidatura originaria di United 2026, va ricordato, prometteva ai tifosi &#171;trasporto pubblico gratuito da e per gli stadi nei giorni delle partite&#187;: una delle diverse promesse di quel dossier che non sono sopravvissute all&#8217;impatto con la realt&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Lo scarto tra gli impegni e la realt&#224; ha ormai un risvolto giudiziario. I procuratori generali di New York e del New Jersey hanno notificato alla FIFA un mandato di comparizione nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine sulle sue pratiche di biglietteria, contestando tra l&#8217;altro l&#8217;assegnazione ad alcuni tifosi di posti di categoria inferiore a quella pagata e prezzi gonfiati attraverso rilasci calibrati nel tempo. Sul fronte opposto, l&#8217;unico tentativo di garantire un accesso popolare &#232; venuto dal sindaco di New York Zohran Mamdani, da tempo critico verso il <em>dynamic pricing</em>: &#232; riuscito a strappare una concessione simbolica, mille biglietti a cinquanta dollari l&#8217;uno, distribuiti per sorteggio ai soli residenti della citt&#224; su sette partite al MetLife, finale esclusa.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>Le speranze della nazionale americana</strong></h3><p style="text-align: justify;">E in tutto questo, come ci arriva la Nazionale di casa? Gli Stati Uniti, guidati da Mauricio Pochettino, vengono dal secondo posto alla CONCACAF Gold Cup del 2025 &#8212; il campionato continentale nordamericano, l&#8217;equivalente dei nostri Europei &#8212; persa in finale per 2-1 contro il Messico. Si presentano in netta crescita rispetto a trent&#8217;anni fa, anche se il piazzamento dello scorso anno va preso con cautela: in Gold Cup Pochettino aveva schierato una squadra giovane e rimaneggiata, priva di gran parte dei titolari. Inseriti nel Gruppo D con Paraguay, Australia e Turchia, gli statunitensi esordiranno il 12 giugno contro la compagine sudamericana al SoFi Stadium di Los Angeles, da favoriti del raggruppamento e con il vantaggio non da poco di giocare un Mondiale in casa per la prima volta dal 1994. L&#8217;obiettivo, tutt&#8217;altro che semplice, &#232; far meglio delle ultime edizioni, considerando che dal 2006 in poi non hanno mai superato gli ottavi di finale e in una tornata (quella del 2018) gli <em>States </em>hanno addirittura mancato la qualificazione al torneo.</p><p style="text-align: justify;">Le aspettative, del resto, restano alte, anche in virt&#249; di una generazione di talenti che gli Stati Uniti non sempre hanno avuto in passato. Lo stesso Pochettino, alla prima esperienza sulla panchina di una nazionale e con un contratto in scadenza dopo il torneo (il suo nome &#232; gi&#224; accostato a diversi club europei, Milan compreso), ha alzato l&#8217;asticella. Negli ultimi mesi ha rivoluzionato l&#8217;assetto passando alla difesa a tre, una mossa che ha coinciso con una ripresa di risultati dopo i pesanti ko amichevoli di marzo contro Belgio (5-2) e Portogallo (2-0), culminata nella vittoria di fine maggio sul Senegal e in un ultimo test di prestigio contro la Germania. Il dubbio principale riguarda la condizione di Christian Pulisic, l&#8217;ala del Milan reduce da una seconda parte di stagione in tono minore e a secco di gol ormai da diversi mesi. Non mancano comunque altri elementi di valore, dal centravanti Folarin Balogun al terzino del Fulham Antonee Robinson, fino al centrocampista della Juventus Weston McKennie.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p style="text-align: justify;"></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il GOP è sempre più il partito di Trump]]></title><description><![CDATA[Le sconfitte di Cornyn e Cassidy mostrano che nel partito la fedelt&#224; al presidente conta ormai pi&#249; dell'ideologia]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/il-gop-e-sempre-piu-il-partito-di</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/il-gop-e-sempre-piu-il-partito-di</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 31 May 2026 12:02:03 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LwRd!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffdbf827b-7fda-4e08-96e2-4bfb0286412f_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi, in vista delle elezioni di met&#224; mandato che si terranno il prossimo novembre, una serie di primarie repubblicane particolarmente combattute ha riportato al centro del dibattito politico americano un tema che da tempo accompagna la storia recente del GOP: quanto in profondit&#224; Donald Trump abbia trasformato il proprio partito. Si tratta di una discussione che attraversa i Repubblicani da quasi un decennio, almeno dal momento in cui Trump &#232; arrivato alla nomination presidenziale del 2016 contro il volere dell&#8217;establishment, ma che proprio in queste settimane sta vivendo una delle sue fasi pi&#249; visibili, grazie a due primarie senatoriali che hanno avuto un esito particolarmente eloquente.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il primo caso &#232; quello del Texas, dove pochi giorni fa il procuratore generale Ken Paxton ha sconfitto al ballottaggio il senatore uscente John Cornyn, in carica dal 2002 e tra i principali alleati di Trump al Senato durante il primo mandato. Il secondo &#232; quello della Louisiana, dove poche settimane prima il senatore Bill Cassidy non era riuscito nemmeno ad accedere al ballottaggio, sconfitto da candidati pi&#249; strettamente allineati al movimento MAGA. Sono due episodi che, presi singolarmente, sembrano raccontare semplicemente la forza degli endorsement presidenziali, ma che inseriti in un quadro pi&#249; ampio raccontano qualcosa di pi&#249; profondo, ovvero la trasformazione del Partito Repubblicano in una struttura sempre pi&#249; modellata attorno alla figura, alle priorit&#224; e al linguaggio del presidente.</p><h2>Il caso Paxton e la sconfitta di Cornyn</h2><p>La gi&#224; citata sconfitta di Cornyn era attesa, ma nonostante questo resta per certi versi sorprendente. Il senatore, infatti, ha sempre rivendicato la sua vicinanza a Trump, e durante la campagna per le primarie aveva sottolineato di aver votato con le posizioni del presidente nel 99% dei casi. Nel tentativo di consolidare ulteriormente questo rapporto, inoltre, era arrivato persino a proporre una legge per rinominare un tratto della U.S. Highway 287 come &#8220;Interstate 47&#8221;, in onore di Trump. Nonostante tutto questo, lo scorso 19 maggio, a una settimana dal ballottaggio, il presidente ha scelto di <a href="https://www.cnn.com/2026/05/19/politics/cornyn-paxton-trump-texas-endorse">schierarsi apertamente con il suo avversario</a>. Nell&#8217;annunciare il proprio endorsement, Trump ha definito Paxton &#8220;un vero guerriero MAGA&#8221; e ha lodato il suo sostegno alla fine del filibuster e alle restrizioni elettorali promosse dal Partito Repubblicano. Ma la parte pi&#249; significativa del messaggio riguardava proprio Cornyn: il presidente lo ha definito &#8220;una brava persona&#8221; con cui aveva lavorato bene, aggiungendo per&#242; che &#8220;non mi ha sostenuto quando i tempi erano difficili&#8221;, un riferimento all&#8217;inizio della campagna presidenziale del 2024, quando il senatore aveva atteso diversi mesi prima di appoggiare formalmente la candidatura dell&#8217;ex presidente.</p><p>La scelta di Paxton, d&#8217;altro canto, &#232; particolarmente significativa anche per il profilo del candidato. Negli ultimi anni, infatti, il procuratore generale texano &#232; diventato uno dei simboli pi&#249; riconoscibili del movimento MAGA: ha guidato gli sforzi legali per contestare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, ha partecipato al raduno pro-Trump che precedette l&#8217;assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 ed &#232; sopravvissuto sia a un impeachment statale, dal quale fu salvato per pochi voti dal Senato del Texas nel 2023, sia a numerose inchieste giudiziarie. Come Trump, ha costruito parte della propria immagine politica sulla narrazione della persecuzione da parte dell&#8217;establishment, e nel motivare il proprio sostegno il presidente ha insistito proprio su questi aspetti, scrivendo che &#8220;Ken Paxton ha attraversato molte difficolt&#224;, spesso in modo molto ingiusto, ma &#232; un combattente e sa come vincere. Il nostro Paese ha bisogno di combattenti e di lealt&#224; alla causa della grandezza americana&#8221;.</p><p>L&#8217;argomento principale della campagna di Cornyn, in tutto questo, era stato esattamente l&#8217;opposto. Il senatore sosteneva apertamente che Paxton rappresentasse un rischio elettorale per i Repubblicani, e che le numerose controversie personali e giudiziarie del procuratore generale potessero compromettere non soltanto la corsa al Senato di novembre, ma anche numerose altre competizioni locali. I suoi collaboratori, nelle settimane precedenti al voto, avevano infatti diffuso un memorandum secondo cui la candidatura di Paxton avrebbe potuto mettere in pericolo nove collegi federali e venticinque seggi della Camera del Texas che i repubblicani consideravano normalmente sicuri. La base, per&#242;, ha scelto il candidato considerato pi&#249; autenticamente trumpiano, sconfiggendolo con uno scarto di ventotto punti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qd-g!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3b9a2f49-f6d5-4d59-a410-8e0007d89bc1_2048x1366.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qd-g!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3b9a2f49-f6d5-4d59-a410-8e0007d89bc1_2048x1366.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><a href="https://www.flickr.com/photos/gageskidmore/">Gage Skidmore</a></figcaption></figure></div><h2>Il precedente Cassidy in Louisiana</h2><p>Il caso di Cornyn, del resto, non &#232; isolato, e si inserisce all&#8217;interno di una dinamica che si &#232; ripetuta poche settimane fa anche in Louisiana, dove Trump ha contribuito alla sconfitta di un altro senatore repubblicano in carica, Bill Cassidy. Quest&#8217;ultimo era da tempo una figura particolarmente problematica per il movimento trumpiano. Dopo l&#8217;assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 aveva condannato apertamente l&#8217;attacco, definendo sediziosi i responsabili, aveva sostenuto la certificazione della vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e soprattutto era stato uno dei sette senatori repubblicani a votare per la condanna di Trump nel secondo processo di impeachment, accusandolo di aver incitato l&#8217;insurrezione. Una scelta che gli era costata una censura formale da parte del Partito Repubblicano della Louisiana e che aveva compromesso in modo duraturo il suo rapporto con la base trumpiana dello stato. Negli anni successivi Cassidy aveva continuato a mantenere una certa distanza dall&#8217;ex presidente, e durante la campagna del 2024 si era opposto pubblicamente alla sua candidatura, citando anche le quattro incriminazioni penali che allora coinvolgevano Trump.</p><p>Quando si sono tenute le primarie repubblicane, qualche settimana fa, Cassidy non &#232; riuscito nemmeno ad accedere al ballottaggio, fermandosi attorno a un quarto dei voti. A qualificarsi sono stati invece la deputata Julia Letlow, sostenuta da Trump, e il tesoriere statale John Fleming. Si tratta di un risultato particolarmente significativo, perch&#233; Cassidy &#232; di fatto il primo senatore in carica di uno dei due partiti a perdere una primaria dal 2012. La candidatura di Letlow, dal canto suo, ha beneficiato di una serie di appoggi decisivi: oltre all&#8217;endorsement di Trump, determinante in uno stato profondamente conservatore come la Louisiana, la deputata ha ricevuto il sostegno del governatore Jeff Landry, che si &#232; mosso dietro le quinte per favorirne la campagna, e del Make America Healthy Again PAC, che ha investito circa un milione di dollari a sostegno della sua corsa.</p><p>Cassidy aveva cercato di attenuare il peso del voto sull&#8217;impeachment ricordando la propria collaborazione con Trump durante il primo mandato e sottolineando che quattro leggi alle quali aveva contribuito erano poi state firmate dal presidente, ma il voto del 2021 &#232; rimasto un tema centrale della campagna. Trump, in particolare, non aveva mai nascosto il proprio risentimento per quella scelta, anche perch&#233; pochi anni prima aveva sostenuto personalmente la rielezione del senatore. Dopo la sconfitta, il presidente ha celebrato apertamente il risultato sui propri canali social, scrivendo che &#8220;la sua dislealt&#224; verso l&#8217;uomo che lo ha fatto eleggere &#232; ormai entrata nella leggenda&#8221;.</p><p>Cassidy, dal canto suo, ha usato il discorso della sconfitta per lanciare un ultimo messaggio politico. Senza nominare direttamente Trump, ha affermato che gli Stati Uniti non riguardano &#8220;una singola persona&#8221;, ma il benessere di tutti gli americani e il rispetto della Costituzione, aggiungendo che &#8220;quando qualcuno cerca di controllare gli altri usando le leve del potere, serve s&#233; stesso e non il Paese&#8221;. &#200; una dichiarazione che racconta meglio di qualsiasi commento la natura di questa fase del Partito Repubblicano. Per anni, infatti, Trump non era riuscito a eliminare un senatore in carica del proprio partito soprattutto perch&#233; molti dei suoi critici interni avevano preferito ritirarsi anzich&#233; affrontare una primaria contro candidati da lui sostenuti. Cassidy aveva invece scelto di ricandidarsi e di affrontare direttamente il giudizio degli elettori repubblicani, e la sua sconfitta &#232; stata interpretata da molti osservatori come un segnale di avvertimento per altri esponenti del partito che in passato hanno avuto rapporti difficili con il presidente.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FY7H!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fccc5186b-45df-48e5-819a-9727085199e0_2048x1463.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FY7H!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fccc5186b-45df-48e5-819a-9727085199e0_2048x1463.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Dicono anche qualcosa di pi&#249; profondo, ovvero la trasformazione del Partito Repubblicano in un partito sempre pi&#249; modellato attorno alla figura, alle priorit&#224; e al linguaggio del presidente. <a href="https://www.politico.com/interactives/2024/republican-platform-trump-changes/">Come osservava POLITICO </a>durante la campagna elettorale del 2024, il cambiamento era visibile gi&#224; dalla semplice lettura delle piattaforme programmatiche del partito. Prima dell&#8217;ascesa di Trump, i programmi repubblicani erano documenti relativamente tradizionali, caratterizzati da un linguaggio tecnico e da una struttura convenzionale. La piattaforma approvata nel 2024, invece, appariva profondamente segnata dall&#8217;impronta personale del candidato: gi&#224; dalla copertina campeggiava lo slogan &#8220;Make America Great Again&#8221;, mentre il testo adottava molte delle espressioni tipiche del lessico trumpiano, dai riferimenti a una presunta &#8220;invasione&#8221; al confine meridionale fino alle denunce della cosiddetta &#8220;gender insanity&#8221; promossa dalla sinistra.</p><p>Ma la trasformazione non ha riguardato soltanto lo stile comunicativo. Anche le priorit&#224; politiche del partito sono profondamente mutate rispetto all&#8217;epoca che andava da Ronald Reagan a Mitt Romney: l&#8217;immigrazione ha assunto un ruolo centrale e &#232; stata affrontata con toni molto pi&#249; duri rispetto al passato, hanno acquistato grande importanza le questioni legate alla scuola, alla cosiddetta &#8220;indottrinazione politica&#8221; e alle politiche riguardanti l&#8217;identit&#224; di genere, mentre temi tradizionalmente centrali per il conservatorismo americano, come la riduzione del debito pubblico, sono scivolate in secondo piano.</p><p>Per comprendere fino in fondo la portata di questa evoluzione &#232; per&#242; utile fare un passo indietro e ricordare come si sia sviluppato il movimento conservatore americano negli ultimi decenni. <a href="https://stanforddaily.com/2024/11/08/has-trump-transformed-the-republican-party/">Secondo lo storico Pedro Regalado,</a> la vera rivoluzione conservatrice del Novecento fu quella guidata da Ronald Reagan, che trasform&#242; il taglio delle tasse, la deregolamentazione economica e la riduzione del ruolo dello Stato nei pilastri programmatici del Partito Repubblicano. A questi principi si affiancavano l&#8217;opposizione all&#8217;aborto, la disciplina fiscale e una politica estera fortemente orientata alla proiezione della potenza americana nel mondo. <a href="https://stanforddaily.com/2024/11/08/has-trump-transformed-the-republican-party/">Come ha ricordato Peter Berkowitz</a>, gi&#224; direttore del Policy Planning Staff durante la prima amministrazione Trump, il conservatorismo americano era nato in larga misura come reazione sia alle politiche del New Deal sia alla minaccia rappresentata dall&#8217;Unione Sovietica, e per gran parte del secondo dopoguerra il movimento si era definito attraverso la difesa del libero mercato, la limitazione del potere federale e l&#8217;opposizione a ogni forma di collettivismo. Il Partito Repubblicano ereditato da Trump, in altre parole, era stato plasmato per decenni da una combinazione relativamente stabile di liberismo economico e politica estera interventista, che da Reagan fino alle presidenze Bush e alla candidatura di Mitt Romney aveva perseguito tagli fiscali, deregolamentazione, libero commercio e un ruolo attivo degli Stati Uniti negli affari internazionali.</p><p>Trump, invece, ha rotto con gran parte di questa tradizione. Gi&#224; nel 2016 aveva denunciato la guerra in Iraq, criticato il libero scambio, contestato l&#8217;immigrazione illegale e promesso di non ridurre programmi popolari come Social Security, Medicare e Medicaid. All&#8217;epoca non era affatto chiaro se si trattasse di una parentesi legata alla personalit&#224; del candidato o dell&#8217;inizio di una trasformazione pi&#249; duratura. Negli anni successivi, tuttavia, &#232; emersa una nuova generazione di dirigenti e intellettuali conservatori che ha contribuito a consolidare quella evoluzione, trasformandola da idiosincrasia personale di Trump in una vera e propria corrente politica strutturata. Figure come J.D. Vance, Marco Rubio e Josh Hawley hanno progressivamente spostato il dibattito repubblicano verso temi come la politica industriale, la competizione con la Cina, la protezione dei lavoratori americani, la restrizione dell&#8217;immigrazione e le cosiddette guerre culturali. La Convention repubblicana del 2024, da questo punto di vista, &#232; stata interpretata da molti osservatori come il simbolo definitivo di questo passaggio: la candidatura di Vance alla vicepresidenza e la crescente influenza della cosiddetta New Right hanno mostrato come il trumpismo non fosse pi&#249; soltanto un movimento personale costruito attorno alla figura del leader, ma una corrente politica dotata di propri quadri, propri intellettuali e proprie priorit&#224; programmatiche.</p><p>Le sconfitte di Cornyn e Cassidy, in questo quadro, suggeriscono per&#242; che la trasformazione del GOP non riguarda soltanto le idee o il programma politico, ma anche il modo in cui il partito seleziona ormai la propria classe dirigente. Entrambi erano conservatori, entrambi avevano una lunga esperienza istituzionale; Cornyn aveva votato con Trump nel 99% dei casi e ne aveva sostenuto l&#8217;assoluzione in entrambi i processi di impeachment, Cassidy aveva cercato negli ultimi anni di ricostruire un rapporto di collaborazione con il presidente. Eppure questo non &#232; bastato. Nel GOP contemporaneo, la fedelt&#224; personale a Trump sembra contare almeno quanto l&#8217;allineamento ideologico, e in alcuni casi anche di pi&#249;: Cornyn &#232; stato sconfitto non perch&#233; fosse moderato, ma perch&#233; percepito come insufficientemente leale, mentre Cassidy &#232; stato punito per aver votato a favore della condanna di Trump dopo il 6 gennaio. In entrambi i casi, gli elettori repubblicani hanno preferito candidati pi&#249; strettamente identificati con il movimento MAGA, anche quando questa scelta comportava rischi evidenti sul piano dell&#8217;elettoralit&#224; generale.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LwRd!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffdbf827b-7fda-4e08-96e2-4bfb0286412f_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LwRd!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffdbf827b-7fda-4e08-96e2-4bfb0286412f_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Boghosian)</figcaption></figure></div><h2>Il paradosso della forza personale</h2><p>Questa crescente identificazione tra Trump e il Partito Repubblicano, per&#242;, produce anche un possibile rischio elettorale di lungo periodo. Pi&#249; il presidente consolida il proprio controllo sulle strutture del partito, infatti, pi&#249; il destino del GOP tende inevitabilmente a coincidere con quello della sua popolarit&#224; personale, in un meccanismo che funziona bene quando i numeri del presidente sono solidi ma che pu&#242; trasformarsi in un problema strutturale quando quegli stessi numeri iniziano a cedere. Il paradosso, da questo punto di vista, &#232; che Trump appare oggi molto pi&#249; forte all&#8217;interno del Partito Repubblicano di quanto non sia nel paese nel suo complesso. Secondo un sondaggio pubblicato dal New York Times e dal Siena College nel maggio di quest&#8217;anno, il presidente registra un indice di approvazione del 37%, il livello pi&#249; basso del suo secondo mandato. Soltanto il 30% degli elettori ritiene corretta la decisione di entrare in guerra contro l&#8217;Iran, mentre il 64% la considera un errore. Anche sull&#8217;economia, tradizionalmente uno dei suoi punti di forza, il tasso di disapprovazione ha raggiunto il 64%. Pur in uno stato Repubblicano come il Texas (<a href="https://newsletter.focusamerica.it/p/il-texas-che-fa-sognare-i-democratici">della natura particolare di questo stato avevamo parlato, per&#242;, nella scorsa newsletter</a>), un candidato con molte controversie come Paxton in molti sondaggi &#232; indietro rispetto allo sfidante Talarico.</p><p>All&#8217;interno del GOP, per&#242;, Trump conserva un potere senza pari, e le sconfitte di Cornyn e Cassidy lo dimostrano meglio di qualsiasi altro dato: in un partito sempre pi&#249; costruito attorno alla sua figura, basta un suo endorsement per ribaltare carriere ventennali di senatori in carica. &#200; una forza che nelle primarie continua a non avere rivali, ma che alle elezioni generali di novembre rischia di trasformarsi in un peso, soprattutto in stati dove il consenso del presidente &#232; ormai in calo significativo.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Texas che fa sognare i Democratici]]></title><description><![CDATA[Trent'anni dopo l'ultimo senatore democratico, una combinazione di fattori strutturali e congiunturali riapre la corsa al Senato del 2026]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/il-texas-che-fa-sognare-i-democratici</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/il-texas-che-fa-sognare-i-democratici</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 24 May 2026 12:04:56 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attenzione mediatica, in questi giorni, &#232; quasi interamente concentrata sulle conseguenze del secondo mandato di Donald Trump e sulle continue scosse che il presidente sta imprimendo alla politica internazionale, dal vertice di Pechino alla crisi iraniana, passando per le tensioni sempre pi&#249; aperte con il Vaticano. Sullo sfondo, per&#242;, inizia a crescere il peso mediatico delle elezioni di met&#224; mandato che si terranno il prossimo novembre, e che secondo gli ultimi sondaggi rischiano di trasformarsi in un appuntamento particolarmente complicato per i Repubblicani, in linea con il classico fenomeno per cui il partito del presidente in carica tende quasi sempre a perdere terreno al primo voto nazionale successivo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p style="text-align: justify;">Fra i vari scenari da attenzionare, c&#8217;&#232; sicuramente uno che merita particolare centralit&#224;: il Texas, lo stato repubblicano pi&#249; popoloso degli Stati Uniti, potrebbe tornare a essere considerato, almeno potenzialmente e specificatamente per quanto riguarda il Senato, contendibile dai Democratici. Questa, d&#8217;altro canto, &#232; un&#8217;ipotesi che ciclicamente riemerge nel dibattito americano, e che altrettanto ciclicamente viene smentita dai risultati elettorali. Eppure, in vista del voto di novembre e in particolare della corsa per il Senato, una serie di fattori convergenti, dal calo di popolarit&#224; di Trump nello stato al rimbalzo del voto latino in direzione democratica, dalla maturazione delle grandi aree metropolitane texane fino all&#8217;esito sorprendente delle primarie dello scorso marzo, sta riportando il tema al centro del dibattito politico nazionale.</p><h2 style="text-align: justify;">La storia politica del Texas: dal &#8220;Solid South&#8221; all&#8217;egemonia repubblicana</h2><p style="text-align: justify;">Per circa un secolo, dal periodo successivo alla Ricostruzione fino agli anni Novanta, il Texas fu parte integrante del cosiddetto &#8220;Solid South&#8221;, il blocco di stati meridionali dominati in modo praticamente monolitico dal Partito Democratico. Quelle etichette politiche, per&#242;, avevano in quell&#8217;epoca un significato molto diverso rispetto a oggi: i Democratici del Sud erano spesso conservatori, segregazionisti e favorevoli al mantenimento dell&#8217;ordine sociale tradizionale, mentre i Repubblicani erano storicamente il partito di Abraham Lincoln, dell&#8217;Unione e dell&#8217;abolizionismo. Dopo la Guerra Civile e la Ricostruzione, il GOP divenne quindi rapidamente non competitivo in tutto il Sud, e le &#233;lite democratiche meridionali ripresero il controllo politico costruendo un sistema destinato a durare per generazioni. In Texas, come negli altri stati ex confederati, questo dominio si consolid&#242; soprattutto attraverso una serie di strumenti di esclusione politica, dalla <em>poll tax</em> (una vera e propria tassa sul voto) alle <em>white primaries</em> (primarie riservate ai soli bianchi), che tra il 1902 e il 1965 privarono di fatto del diritto di voto gran parte della popolazione nera, molti latinoamericani e numerosi bianchi poveri. L&#8217;effetto fu enorme: l&#8217;affluenza elettorale nello stato precipit&#242; ben al di sotto della media nazionale e la popolazione nera, che all&#8217;inizio del Novecento rappresentava circa il 20% del Texas, venne quasi completamente esclusa dalla politica formale.</p><p style="text-align: justify;">Tra il 1848 e il 1952, di conseguenza, il Texas vot&#242; quasi sempre per il candidato democratico alla presidenza, con l&#8217;unica eccezione significativa del 1928, quando molti texani rifiutarono di sostenere Al Smith perch&#233; cattolico. Definire &#8220;progressista&#8221; il Texas di quel periodo, per&#242;, sarebbe profondamente fuorviante: lo stato rimaneva conservatore nei valori, nella cultura politica e nella struttura sociale, e pi&#249; che una competizione tra Democratici e Repubblicani esisteva piuttosto una competizione interna al solo Partito Democratico, tra le sue componenti conservatrici, moderate e liberali. Per decenni votare democratico fu insomma semplicemente la norma sociale del Sud, trasmessa di generazione in generazione all&#8217;interno delle famiglie. Fu del resto proprio in questo contesto che emersero alcune delle figure politiche pi&#249; importanti del Novecento americano, tutte texane e tutte democratiche, dal presidente Lyndon B. Johnson al vicepresidente John Nance Garner, dallo Speaker della Camera Sam Rayburn al senatore Ralph Yarborough.</p><p style="text-align: justify;">Il punto di svolta arriv&#242; negli anni Sessanta, quando il Partito Democratico nazionale inizi&#242; a sostenere apertamente il movimento per i diritti civili. L&#8217;approvazione del Civil Rights Act del 1964 e del Voting Rights Act del 1965 cambi&#242; radicalmente il panorama politico americano, ma nel Sud molti leader democratici locali si opposero duramente alla desegregazione e all&#8217;espansione del diritto di voto per i neri, e una parte consistente dell&#8217;elettorato bianco meridionale inizi&#242; progressivamente a spostarsi verso il Partito Repubblicano. Il Texas si comport&#242; in questo senso in modo leggermente diverso rispetto ad altri stati del Sud, e nel 1968 fu addirittura l&#8217;unico ex stato confederato a votare per il democratico Hubert Humphrey, ma il riallineamento era ormai iniziato. Dalla fine degli anni Sessanta in poi, infatti, il GOP texano cominci&#242; a crescere soprattutto nelle aree suburbane benestanti attorno a Dallas e Houston, i cosiddetti country club suburbs, e le elezioni di figure come John Tower al Senato nel 1961, il primo repubblicano texano eletto a una carica statale dai tempi della Ricostruzione, e di George H. W. Bush al Congresso nel 1966 furono i primi segnali concreti di un cambiamento destinato a diventare strutturale. Negli anni Ottanta il processo acceler&#242; ulteriormente, con il passaggio ufficiale al GOP di molti democratici conservatori, da Phil Gramm a Kent Hance fino a Rick Perry, e con una strategia repubblicana di lungo periodo che mirava esplicitamente a convincere imprenditori e politici moderati a cambiare schieramento.</p><p style="text-align: justify;">La transizione, per&#242;, non fu immediata, e i Democratici continuarono a controllare gran parte della politica texana fino agli anni Novanta, mantenendo la maggioranza nella legislatura statale, molte cariche locali e perfino il controllo del processo di ridefinizione dei distretti elettorali. Il passaggio simbolico fondamentale arriv&#242; nel 1994, quando la governatrice democratica Ann Richards perse contro George W. Bush, segnando di fatto la fine dell&#8217;epoca democratica nello stato. Nel 1996 i Repubblicani conquistarono il Senato statale per la prima volta dalla Ricostruzione; nel 1998 Bush venne rieletto con ampio margine e il GOP vinse tutte le principali cariche statali; nel 2002 i repubblicani ottennero anche il controllo della Camera del Texas, completando l&#8217;egemonia che dura ancora oggi. Attualmente, infatti, i Repubblicani controllano il governatorato, entrambe le camere legislative, la Corte Suprema del Texas, tutti i principali incarichi statali ed entrambi i seggi texani al Senato federale. &#200; in questo quadro di lungo, apparentemente inattaccabile dominio repubblicano che vanno lette le speranze democratiche per il 2026, e soprattutto i segnali, sempre pi&#249; numerosi, che qualcosa, nello stato, stia iniziando lentamente a cambiare.</p><h2 style="text-align: justify;">Perch&#233; il Texas &#232; di nuovo in bilico?</h2><p style="text-align: justify;">Per capire perch&#233; il Texas stia diventando, almeno potenzialmente, uno stato contendibile, &#232; utile partire da cosa &#232; diventato negli ultimi decenni, e soprattutto da come &#232; cresciuto. Si tratta di uno stato che ha attratto persone: non le ha formate, non ha sviluppato in modo particolarmente significativo industrie ad alto valore aggiunto n&#233; aumentato la produttivit&#224; per lavoratore, ma ha offerto spazio, accessibilit&#224; e costi bassi in un momento in cui altre grandi economie americane diventavano proibitive. Comprare casa nell&#8217;area metropolitana di New York costa oggi quasi il doppio rispetto a Dallas, mentre nella Bay Area di San Francisco i prezzi sono pi&#249; che raddoppiati rispetto al Texas. &#200; questa accessibilit&#224;, molto pi&#249; che la retorica delle basse tasse cara ai Repubblicani locali, ad aver spiegato l&#8217;afflusso costante di nuovi residenti negli ultimi vent&#8217;anni.</p><p style="text-align: justify;">Questa crescita, chiaramente, non significa che nello stato stia prendendo forma un trend destinato a trasformarlo in qualcosa di vicino alla California o al Massachusetts, per diversi motivi. In primo luogo, ancora oggi il livello di istruzione texano si colloca a met&#224; strada tra gli stati Democratici e quelli Repubblicani, e il suo orientamento politico riflette in fondo esattamente questa posizione intermedia. L&#8217;entusiasmo intorno ad Austin come nuova Silicon Valley, molto vivace qualche anno fa, si &#232; del resto in gran parte sgonfiato: il Texas non ha attratto in misura significativa quelle industrie ad alto valore aggiunto che nei grandi stati costieri hanno prodotto una classe di lavoratori altamente qualificati, tendenzialmente pi&#249; istruiti e tendenzialmente pi&#249; vicini ai Democratici. In secondo luogo, <a href="https://paulkrugman.substack.com/p/dreaming-of-a-blue-texas">come sottolinea Paul Krugman,</a> la crescita texana &#232; rimasta &#8220;estensiva&#8221;, pi&#249; persone e pi&#249; posti di lavoro, senza tradursi in un aumento reale del reddito pro capite. Il Texas &#232; uno stato pi&#249; grande rispetto al resto del paese, non uno stato pi&#249; ricco, fattore che lo rende diverso dalle caratteristiche degli altri stati democratici, tendenzialmente formati da una popolazione pi&#249; acculturata e benestante. Eppure qualcosa sta cambiando, ed &#232; reale: va per&#242; cercato altrove.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XoQK!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg" width="1200" height="655" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9fe4aea2-3863-42d7-8a0f-e34c12950b43_1200x655.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:655,&quot;width&quot;:1200,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Il voto in Texas: in arrivo una Blue Wave? L'analisi delle primarie&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Il voto in Texas: in arrivo una Blue Wave? L'analisi delle primarie" title="Il voto in Texas: in arrivo una Blue Wave? 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Decenni di afflusso costante di persone, capitali e servizi hanno prodotto due hub urbani che hanno reso lo stato culturalmente e professionalmente pi&#249; sofisticato di quanto non fosse anche solo trent&#8217;anni fa, ed &#232; qui che entra in gioco la politica, perch&#233; negli Stati Uniti contemporanei urbanizzazione e spostamento verso i Democratici tendono a muoversi insieme. Il parallelo pi&#249; utile per capire dove il Texas potrebbe arrivare &#232; in questo senso quello con la Georgia: i due stati condividono livelli di istruzione simili, una storia politica analoga di lungo dominio repubblicano e una stessa dinamica di fondo, ovvero la crescita di una grande area metropolitana che ha progressivamente eroso il vantaggio del GOP, fino a rendere la Georgia uno swing state autentico a partire dal 2020. C&#8217;&#232; per&#242; una differenza strutturale importante, ed &#232; che Atlanta esercita sulla Georgia una forza gravitazionale che non ha equivalenti in Texas: quando una sola metropoli supera la met&#224; della popolazione di uno stato, quel peso demografico tende a orientarne l&#8217;esito elettorale in modo pi&#249; stabile e prevedibile. Il Texas, avendo due grandi metropoli invece di una, non ha un baricentro altrettanto netto, il che rende la <a href="https://www.ms.now/opinion/texas-north-carolina-primary-elections-red-blue-state">competizione interna pi&#249; frammentata</a> e l&#8217;esito politico pi&#249; incerto.</p><p style="text-align: justify;">A guidare questi movimenti &#232; del resto un meccanismo che si manifesta a livello nazionale da almeno un decennio, ovvero la cosiddetta polarizzazione educativa: i bianchi con una laurea, che nei sobborghi delle grandi citt&#224; texane rappresentano una fetta crescente dell&#8217;elettorato, si stanno spostando progressivamente verso i Democratici, mentre i bianchi senza laurea si muovono con la stessa forza in direzione opposta. &#200; una traiettoria di lungo periodo che non ha mostrato finora segni di inversione strutturale, anche se il 2024 ha segnato un parziale rimbalzo verso i Repubblicani, alimentato da dinamiche nazionali che hanno temporaneamente invertito la tendenza anche in contesti dove i democratici avevano guadagnato terreno negli anni precedenti.</p><h2 style="text-align: justify;">Il voto latino, una variabile imponderabile</h2><p style="text-align: justify;">Se la crescita metropolitana &#232; il fattore di lungo periodo, <a href="https://www.gelliottmorris.com/p/six-data-driven-reasons-texas-could-go-blue-2026-03-04?hide_intro_popup=true">il voto latino &#232; la variabile che pu&#242; accelerare</a> o rallentare il cambiamento nel breve termine, e nell&#8217;ultimo ciclo elettorale ha fatto entrambe le cose, a distanza di pochi mesi. Per decenni i latinos texani avevano rappresentato un blocco democratico solido, con margini che oscillavano stabilmente intorno ai venticinque-trenta punti di vantaggio, ma negli ultimi due cicli quel vantaggio si &#232; progressivamente eroso fino a sparire del tutto nel 2024, quando Trump ha addirittura superato Harris tra gli elettori ispanici, portandosi a casa trenta delle trentaquattro contee a sud di San Antonio. Molti commentatori repubblicani si affrettarono a proclamare un riallineamento strutturale e permanente, ma quella lettura aveva un difetto di fondo che i dati mostravano gi&#224; nel 2024 stesso: Ted Cruz, il cui nome compariva sul ballot subito dopo quello di Trump, vinse i latinos texani di soli tre punti, raccogliendo centinaia di migliaia di voti in meno del presidente a livello statale. Il boom latino di Trump, in altre parole, era profondamente personale e non partitico. E quando l&#8217;amministrazione, una volta tornata alla Casa Bianca, ha iniziato a tradurre la retorica in politiche concrete, con retate nei luoghi di lavoro e deportazioni di persone integrate da anni nelle comunit&#224; locali, il rimbalzo &#232; stato rapido: lo scorso 31 gennaio, ad esempio, la democratica Taylor Rehmet ha ribaltato un seggio repubblicano in una special election in un distretto che Trump aveva vinto di diciassette punti appena quattordici mesi prima, con un&#8217;oscillazione che nelle aree a maggioranza ispanica &#232; stata ancora pi&#249; marcata della media. Inserito nel trend pi&#249; ampio dei sondaggi, che hanno mostrato l&#8217;approvazione di Trump tra i latinos texani in calo costante nel corso del 2025, &#232; un segnale che difficilmente si pu&#242; liquidare come un&#8217;anomalia, e che lascia intendere come il voto latino in Texas resti tutt&#8217;altro che acquisito da parte repubblicana.</p><h2 style="text-align: justify;">Le elezioni per il Senato del 2026</h2><p style="text-align: justify;">&#200; in questo contesto, fatto di traiettorie di lungo periodo ancora incompiute e di segnali di breve termine particolarmente promettenti per i Democratici, che vanno lette le elezioni senatoriali in programma a novembre. Si tratta della corsa per il seggio attualmente occupato dal repubblicano John Cornyn, in carica dal 2002 e oggi al suo quarto mandato, in uno stato che non elegge un senatore democratico da oltre trent&#8217;anni: l&#8217;ultimo fu Bob Krueger, che lasci&#242; il seggio nel 1993. &#200; un dato che racconta meglio di qualsiasi sondaggio quanto sia ambiziosa la sfida che attende i Democratici, ma anche quanto sia significativo il fatto che, per la prima volta da decenni, la corsa al Senato texano venga considerata, almeno potenzialmente, in bilico. Le principali agenzie di analisi elettorale americane, dal Cook Political Report a Sabato&#8217;s Crystal Ball, continuano a classificare la sfida come &#8220;likely Republican&#8221;, ma nessuna la considera ormai sicura, e diversi analisti hanno iniziato a sostenere che, in uno scenario nazionale sempre pi&#249; sfavorevole al partito di governo, il Texas potrebbe diventare uno dei terreni dove i Democratici sono costretti a tentare il colpo, vista la scarsit&#224; di alternative pi&#249; ovvie.</p><p style="text-align: justify;">A rendere la corsa particolarmente interessante, per&#242;, &#232; soprattutto quello che &#232; successo nelle primarie dei due partiti. Sul fronte democratico, dopo il ritiro a sorpresa dell&#8217;ex deputato Colin Allred lo scorso dicembre, la corsa si &#232; ridotta a un confronto tra due figure molto diverse del partito: la deputata federale Jasmine Crockett, di Dallas, considerata una delle voci pi&#249; progressiste e mediatiche del nuovo corso democratico, e James Talarico, deputato statale di Austin, ex insegnante delle scuole medie e figura pi&#249; moderata, ma capace di parlare con un linguaggio insolitamente trasversale grazie anche al suo background religioso, di formazione cristiana, che ha utilizzato spesso per inquadrare in chiave morale le sue posizioni economiche. Lo scorso 3 marzo, Talarico ha vinto le primarie con il 53,2% dei voti contro il 45,5% di Crockett, un margine pi&#249; netto di quanto i sondaggi avessero previsto, e in particolare grazie a una coalizione che secondo gli ultimi exit poll lo ha visto in vantaggio sia tra gli elettori bianchi (71-29) sia tra quelli ispanici (60-39). &#200; un profilo che gli analisti hanno descritto fin da subito come molto pi&#249; adatto a una elezione generale in uno stato come il Texas, dove i Democratici hanno bisogno di vincere con margini ampi nei sobborghi mantenendo al contempo la competitivit&#224; con i latinos.</p><p style="text-align: justify;">Sul fronte repubblicano la situazione &#232; invece molto pi&#249; complicata, e racconta bene tutte le tensioni interne al partito di Trump in questa fase. Cornyn, considerato il favorito naturale per la nomination, si &#232; infatti trovato sfidato da una figura come Ken Paxton, il procuratore generale dello stato, esponente dell&#8217;ala pi&#249; radicale e trumpiana del partito, e gi&#224; al centro di una serie pressoch&#233; infinita di scandali personali e giudiziari, dalla incriminazione per frode finanziaria nel 2015, archiviata solo nel 2024 in cambio di servizi sociali e centinaia di migliaia di dollari di restituzione, fino all&#8217;impeachment statale del 2023 per abuso d&#8217;ufficio, dal quale fu salvato per pochi voti dal Senato del Texas, passando per un divorzio molto pubblico e caratterizzato da reciproche accuse di infedelt&#224;. Le primarie del 3 marzo si sono chiuse con un risultato sostanzialmente in equilibrio, con Cornyn al 42,5% e Paxton al 40,8%, costringendo i due candidati al ballottaggio che si terr&#224; il prossimo 26 maggio, ovvero in pochissimi giorni. A complicare ulteriormente lo scenario &#232; arrivata, lo scorso 19 maggio, l&#8217;endorsement di Donald Trump in favore di Paxton, motivato in un post su Truth Social con il fatto che Cornyn, pur essendo &#8220;un brav&#8217;uomo&#8221;, non sarebbe stato sufficientemente leale &#8220;nei momenti difficili&#8221;.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_wjo!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F327e4665-95b5-430f-8301-e8e5f30e9a71_1362x596.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_wjo!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F327e4665-95b5-430f-8301-e8e5f30e9a71_1362x596.png 424w, 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stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p style="text-align: justify;">L&#8217;endorsement di Trump rappresenta in questo senso il vero spartiacque della corsa, e potrebbe avere conseguenze rilevanti non soltanto sulla nomination repubblicana ma sull&#8217;intera elezione generale di novembre. Diversi sondaggi pubblicati negli ultimi mesi hanno infatti mostrato in modo piuttosto chiaro che Paxton, a causa proprio del peso dei suoi scandali, &#232; un candidato significativamente pi&#249; debole di Cornyn in vista del confronto con Talarico. Una rilevazione di Slingshot Strategies pubblicata ad aprile, ad esempio, ha mostrato Talarico avanti di cinque punti su Paxton (46 contro 41) e di tre punti su Cornyn (44 contro 41), con percentuali che, pur dentro il margine d&#8217;errore, indicano una corsa effettivamente contendibile. Anche sul piano finanziario, il distacco &#232; evidente: a inizio maggio, Cornyn aveva raccolto 13,6 milioni di dollari contro i 7,6 di Paxton, e la sua campagna, sommata ai gruppi satellite a lui collegati, aveva speso oltre cinquantasette milioni in pubblicit&#224; contro i quattro e mezzo del rivale. &#200; un divario che racconta meglio di ogni altra cosa quanto l&#8217;establishment repubblicano nazionale veda in Cornyn la scelta pi&#249; sicura per evitare di trasformare un seggio considerato safe in un terreno di battaglia da decine di milioni di dollari di spesa difensiva.</p><p style="text-align: justify;">I segnali che arrivano dal voto, in ogni caso, suggeriscono che il clima politico del 2026 stia gi&#224; lavorando a favore dei Democratici molto pi&#249; di quanto si pensasse. Durante il periodo di voto anticipato per le primarie di marzo, i democratici hanno espresso circa il 53% delle schede contro il 47% dei repubblicani, con un&#8217;affluenza alle primarie democratiche aumentata del 274% rispetto al 2022, contro il +106% di quella repubblicana. Nella sola contea di Dallas, quasi 188.000 elettori hanno votato alla primaria democratica contro 64.000 alla repubblicana, un rapporto di tre a uno che non si vedeva dai tempi della corsa di Obama del 2008; e perfino a Tarrant, la contea-bellwether storicamente repubblicana, i democratici hanno superato i repubblicani nel voto anticipato. Un&#8217;analisi pubblicata dal sondaggista Derek Ryan ha inoltre evidenziato come il 28% degli elettori democratici al voto anticipato fosse composto da persone che in precedenza avevano partecipato solo alle elezioni generali di novembre, contro appena il 13% sul fronte repubblicano: un dato che lascia intendere come i democratici stiano riuscendo ad attivare il proprio elettorato potenziale a un ritmo doppio rispetto agli avversari. Sono numeri che, presi singolarmente, non bastano certo a ribaltare i pronostici, ma che inseriti nel quadro pi&#249; ampio descritto fin qui, il rimbalzo latino, il crollo dell&#8217;approvazione di Trump in Texas, la crescita delle metropoli, il profilo moderato di Talarico, raccontano una corsa che, per la prima volta dopo molti anni, non &#232; pi&#249; scontata in partenza.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La parabola cinese di Donald Trump]]></title><description><![CDATA[Dietro la coreografia del vertice fra Trump e Xi, la questione di Taiwan &#232; tornata al centro di tutto]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/la-parabola-cinese-di-donald-trump</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/la-parabola-cinese-di-donald-trump</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 17 May 2026 10:52:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZqCb!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb146019e-ad37-40f6-a40d-0e5106d311fb_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Per quasi nove anni nessun presidente degli Stati Uniti aveva messo piede in Cina. L&#8217;ultimo era stato lo stesso Donald Trump, durante il primo mandato, nel novembre del 2017. Da allora, sulla scena internazionale, tutto &#232; cambiato: una guerra commerciale fra le due principali economie del mondo, una pandemia globale, il ritiro americano dall&#8217;Afghanistan, l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, la guerra a Gaza e infine il conflitto in Iran tuttora in corso. Anche per questo, la visita di Trump a Pechino, avvenuta questa settimana, era particolarmente attesa. Si trattava del primo vertice in territorio cinese del secondo mandato, dopo l&#8217;incontro fra i due leader avvenuto a margine del summit di Busan, in Corea del Sud, nell&#8217;ottobre del 2025, durante il quale Washington e Pechino avevano trovato un primo punto di equilibrio sulla tregua commerciale. Le aspettative erano alte, soprattutto in Cina: Xi Jinping ha accolto Trump con una cerimonia di benvenuto sfarzosa, un saluto di ventuno colpi di cannone in piazza Tiananmen, una cena di stato alla Grande Sala del Popolo e perfino l&#8217;inusuale invito a Zhongnanhai, il compound recintato in cui vive e lavora la leadership del Partito Comunista, dove di norma non vengono ammessi neppure i diplomatici stranieri.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Trump, dal canto suo, &#232; arrivato a Pechino con la sua delegazione politica pi&#249; importante, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, e con una rappresentanza di amministratori delegati delle principali aziende americane, fra cui Tim Cook di Apple, Elon Musk di Tesla, Jensen Huang di Nvidia e Kelly Ortberg di Boeing. Una scelta dal forte valore simbolico, che il presidente americano ha rivendicato pubblicamente, sostenendo di aver chiesto ai trenta pi&#249; importanti imprenditori del Paese di accompagnarlo e che &#8220;ognuno di loro ha detto di s&#236;&#8221;. Sui contenuti effettivi del vertice, per&#242;, le novit&#224; sono state assai meno spettacolari delle premesse. I due leader si sono incontrati per oltre due ore il primo giorno, hanno pranzato insieme il secondo e hanno discusso, secondo i comunicati ufficiali, di commercio, Taiwan, Iran, fentanyl e investimenti, senza arrivare per&#242; ad annunci concreti su nessuno dei dossier principali. Trump ha definito la visita &#8220;un grandissimo successo&#8221; e ha invitato Xi alla Casa Bianca per il prossimo 24 settembre, ma, come hanno sottolineato fin da subito molti analisti americani, il vero esito politico del vertice si &#232; giocato soprattutto sul piano narrativo.</p><p>Per capire fino in fondo il significato di questo incontro &#232; per&#242; utile fare un passo indietro, e ricostruire brevemente come si &#232; arrivati al punto in cui siamo oggi. Le relazioni fra Stati Uniti e Cina, infatti, hanno una storia lunga, complessa e a tratti contraddittoria, che spiega perch&#233; alcuni dei nodi affrontati a Pechino in questi giorni, Taiwan in primis, siano ancora oggi cos&#236; difficili da sciogliere.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZqCb!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb146019e-ad37-40f6-a40d-0e5106d311fb_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZqCb!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb146019e-ad37-40f6-a40d-0e5106d311fb_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">White House</figcaption></figure></div><h2>La storia delle relazioni fra USA e Cina</h2><p>Il rapporto fra Stati Uniti e Cina nacque all&#8217;insegna di una contrapposizione frontale che, per oltre vent&#8217;anni, non lasci&#242; praticamente alcun margine al dialogo. Quando Mao Zedong proclam&#242; la nascita della Repubblica Popolare il 1&#176; ottobre 1949 e il governo nazionalista di Chiang Kai-shek si ritir&#242; a Taiwan, Washington rifiut&#242; di riconoscere il nuovo regime comunista. Poco dopo, il 19 ottobre del 1950, le forze cinesi attraversarono il fiume Yalu ed</p><p>entrarono nel conflitto di Corea, schierandosi a fianco di Pyongyang contro le truppe ONU guidate dagli americani: fu il primo, e fino ad oggi unico, scontro militare diretto su larga scala fra gli eserciti dei due paesi, e fu un episodio destinato a segnare in modo profondo le decadi successive. Non a caso, fra il 1949 e il 1971, USA e RPC non ebbero relazioni diplomatiche formali, gli americani imposero un durissimo embargo commerciale e la Casa Bianca lavor&#242; attivamente per impedire alla Cina comunista di ottenere il seggio all&#8217;ONU, occupato da Taiwan. Le tensioni raggiunsero il culmine quando il paese asiatico acceler&#242; il percorso per dotarsi a sua volta di un arsenale atomico, con un programma nucleare che port&#242; al primo test cinese nel 1964.</p><p>La svolta nelle relazioni arriv&#242; all&#8217;inizio degli anni Settanta, a partire dal calcolo strategico convergente di due figure improbabili. Da una parte la Cina, politicamente isolata e uscita traumatizzata dal conflitto di frontiera con l&#8217;Unione Sovietica del 1969, cerca un contrappeso alla minaccia di Mosca. Dall&#8217;altra Richard Nixon, fra i politici americani con la storia anticomunista pi&#249; solida, che comprese come un riavvicinamento a Pechino potesse essere uno strumento decisivo per uscire dalla guerra in Vietnam e riequilibrare la competizione strategica con i sovietici. Nel febbraio del 1972 il presidente americano (anticipato dalla mediazione del Segretario di Stato Henri Kissinger) divenne cos&#236; il primo capo della Casa Bianca a visitare la Cina comunista, e il Comunicato di Shanghai che chiuse l&#8217;incontro stabil&#236; un principio destinato a definire per decenni la politica statunitense sull&#8217;isola: l&#8217;accettazione del fatto che esista &#8220;una sola Cina&#8221; e che Taipei ne faccia parte. La normalizzazione piena arriv&#242; sette anni pi&#249; tardi, il 1&#176; gennaio del 1979, quando l&#8217;amministrazione di Jimmy Carter trasfer&#236; formalmente il riconoscimento diplomatico dalla Repubblica di Cina alla Repubblica Popolare. Era l&#8217;inizio di una fase del tutto inedita, fondata su una scommessa precisa da parte americana: l&#8217;idea che il progressivo inserimento di Pechino nell&#8217;economia globale ne avrebbe prodotto, nel lungo periodo, anche una trasformazione politica in senso pi&#249; liberale.</p><p>Quella scommessa ha attraversato indenne tre decenni, sopravvivendo persino alla rottura traumatica del giugno 1989, quando i carri armati di Pechino entrarono in piazza Tiananmen per disperdere le proteste studentesche. Sebbene Washington sospese le vendite di armi e i contatti militari ad alto livello, una decisione che, a distanza di trentasei anni, non &#232; mai stata formalmente revocata, la logica dell&#8217;engagement continua a guidare le scelte americane. Bill Clinton, che da candidato aveva attaccato duramente George H. W. Bush per aver privilegiato gli interessi commerciali sui diritti umani, impieg&#242; meno di due anni da presidente a sganciare lo status commerciale della Cina dalla questione delle libert&#224; fondamentali, visitando Pechino nel 1998 e arrivando a definire, in un intervento all&#8217;Universit&#224; di Pechino, il XXI secolo come &#8220;il vostro secolo&#8221;. Nel 2001 il gigante asiatico entr&#242; nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio: fu il punto di arrivo logico di quel paradigma. Gli attentati dell&#8217;11 settembre, intanto, ridisegnarono le priorit&#224; americane in politica estera, e per oltre un decennio la guerra al terrore spost&#242; altrove l&#8217;attenzione della superpotenza. Fu in questi anni che Pechino comp&#236; il proprio balzo decisivo, crescendo a tassi che nessuno aveva previsto, costruendo isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, diventando il principale detentore straniero di debito pubblico statunitense. Soltanto verso la fine del primo mandato di Barack Obama, con l&#8217;annuncio del &#8220;pivot to Asia&#8221; nel 2012, la Casa Bianca inizi&#242; ad ammettere apertamente quello che molti analisti sostenevano da tempo: la promessa dell&#8217;integrazione pacifica non ha prodotto la trasformazione politica che si aspettava, e la Cina &#232; ormai un attore abbastanza forte da ridisegnare gli equilibri regionali in modo autonomo.</p><p>Il primo mandato di Donald Trump (2017-2021) diede finalmente un nome politico a quella constatazione: la Cina fu formalmente definita un &#8220;competitor strategico&#8221;, non pi&#249; un partner economico. Fu una rottura tanto retorica quanto operativa, perch&#233; i dazi che l&#8217;amministrazione introdusse a partire dal 2018 costituirono la prima guerra commerciale aperta fra le due economie pi&#249; grandi del mondo, a cui si aggiunsero la pressione su Huawei, le chiusure incrociate dei consolati, le espulsioni reciproche di giornalisti e infine la frattura quasi totale generata dalla pandemia. Quando Joe Biden arriv&#242; alla Casa Bianca nel 2021, in molti si aspettavano una correzione di rotta significativa: in realt&#224; l&#8217;amministrazione democratica ha confermato gran parte delle scelte trumpiane, mantenendo le tariffe, inasprendo le restrizioni sull&#8217;esportazione di semiconduttori avanzati e costruendo nuove alleanze nell&#8217;Indo-Pacifico. Su nessun altro dossier, oggi, il consenso bipartisan &#232; cos&#236; solido come sulla necessit&#224; di contenere l&#8217;ascesa di Pechino.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0G0K!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6ce9a1be-033f-418f-a9b3-c97b2dfed716_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0G0K!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6ce9a1be-033f-418f-a9b3-c97b2dfed716_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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L&#8217;isola, ufficialmente nota come Repubblica di Cina, ospita circa ventitr&#233; milioni di abitanti e dal 1996 elegge democraticamente il proprio presidente. Pechino la considera una provincia ribelle da riportare sotto la sovranit&#224; centrale &#8220;preferibilmente con mezzi pacifici, ma se necessario con la forza&#8221;, pur non avendola mai governata. Le radici della divisione, del resto, risalgono alla guerra civile cinese: nel 1949, dopo la vittoria di Mao sulla terraferma, Chiang Kai-shek si ritir&#242; proprio a Taiwan, dove stabil&#236; un governo in esilio mantenendo la pretesa sulla Cina continentale. Dopo una lunga fase caratterizzata dalla legge marziale e dal privilegio politico riservato a chi era arrivato dopo la guerra civile, dal 1996 l&#8217;isola &#232; governata in modo democratico con l&#8217;alternanza al potere dei due principali partiti, il Kuomintang (KMT) e il Democratic Progressive Party (DPP).</p><p>La cornice diplomatica di riferimento risale a una inteda del 1992, sul cui contenuto per&#242; le parti non hanno mai davvero concordato. Per Pechino significa che &#8220;le due sponde appartengono a un&#8217;unica Cina&#8221; da riunificare; per il Kuomintang taiwanese significa invece &#8220;una sola Cina, ma con interpretazioni diverse&#8221;, dove la &#8220;Cina&#8221; in questione &#232; la Repubblica di Cina con sede a Taipei. Il Partito Democratico Progressista, oggi al governo dell&#8217;isola con il presidente Lai Ching-te, rifiuta del tutto quel consenso, sostenendo che Taiwan sia gi&#224; di fatto un paese sovrano. Anche la formula &#8220;un paese, due sistemi&#8221; proposta da Xi Jinping nel 2019, lo stesso modello applicato a Hong Kong, risulta oggi profondamente impopolare a Taipei, soprattutto dopo la stretta autoritaria imposta da Pechino sull&#8217;ex colonia britannica, che ha di fatto svuotato di significato la promessa di autonomia. Non a caso, sul piano internazionale, l&#8217;isola occupa una posizione paradossale: pur essendo membro di oltre quaranta organizzazioni multilaterali, fra cui l&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, non fa parte delle Nazioni Unite, e soltanto undici stati al mondo mantengono rapporti diplomatici formali con Taipei.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Mtfo!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb56edec5-b92d-4da2-b59a-19d866048c53_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Mtfo!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb56edec5-b92d-4da2-b59a-19d866048c53_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Gli Stati Uniti continuano a vendere armamenti a Taiwan, mantengono rapporti commerciali e culturali attraverso l&#8217;American Institute in Taiwan, una organizzazione no profit che opera grazie a un contratto con il Dipartimento di Stato, e si riservano la possibilit&#224; di intervenire militarmente in caso di attacco cinese, senza per&#242; impegnarsi mai esplicitamente a farlo. &#200; un equilibrio costruito a tavolino per scoraggiare Pechino senza spingere Taipei a una dichiarazione formale di indipendenza, e per oltre quarant&#8217;anni ha tenuto. Il problema, oggi, &#232; che quell&#8217;equilibrio sta diventando sempre pi&#249; difficile da mantenere. Negli ultimi dieci anni la Cina ha intensificato in modo significativo le tattiche di pressione, ricorrendo a quella che gli analisti americani chiamano &#8220;coercizione in zona grigia&#8221;: esercitazioni navali sempre pi&#249; ravvicinate, attacchi informatici contro le agenzie governative di Taipei, ritorsioni economiche contro paesi terzi che osano stabilire relazioni con Taiwan. &#200; una dinamica che ha fatto crescere le tensioni e, nel corso degli ultimi anni, anche l&#8217;attenzione americana alla vicenda, sia con l&#8217;amministrazione Biden sia durante il secondo mandato di Trump. La National Security Strategy pubblicata dalla Casa Bianca nel dicembre del 2025 ha definito esplicitamente la deterrenza di un conflitto sullo Stretto come &#8220;una priorit&#224;&#8221;, da perseguire idealmente &#8220;preservando una superiorit&#224; militare schiacciante&#8221;.</p><p>Eppure, proprio quel documento ha contenuto un dettaglio lessicale che gli analisti pi&#249; attenti hanno colto subito, e che racconta molto della direzione in cui si sta muovendo la politica trumpiana sull&#8217;isola. Mentre la versione firmata da Joe Biden nel 2022 affermava che gli Stati Uniti si &#8220;opponevano&#8221; ai cambi unilaterali dello status quo, quella del 2025 ha sostituito il verbo con un pi&#249; tenue &#8220;non sosteniamo&#8221;. Come ha sottolineato lo studioso Ghulam Ali in una <a href="https://globaltaiwan.org/2026/01/trumps-policy-toward-taiwan/">analisi</a> pubblicata dal Global Taiwan Institute, &#8220;opporsi&#8221; implica una resistenza attiva e potenziali conseguenze, mentre &#8220;non sostenere&#8221; indica una forma di disapprovazione molto pi&#249; passiva. Una sfumatura che, letta insieme alle altre mosse dell&#8217;amministrazione, va nella stessa direzione. Trump, del resto, &#232; un presidente che parla di tutto, ma sulla domanda diretta, gli Stati Uniti interverrebbero militarmente in caso di invasione cinese?, ha mantenuto un silenzio sistematico, in netto contrasto con i suoi predecessori. Biden si era esposto in quattro diverse occasioni affermando che l&#8217;America sarebbe intervenuta; persino George W. Bush, interrogato sullo stesso punto, aveva risposto &#8220;s&#236;, lo faremmo, e i cinesi devono capirlo&#8221;. Le risposte di Trump, invece, sono state di tutt&#8217;altro tenore: &#8220;non commento perch&#233; non voglio mai mettermi in quella posizione&#8221;, oppure &#8220;lo scoprirete se accade, e Xi conosce la risposta&#8221;. &#200; un silenzio carico di significato, che Ali ha definito una vera e propria &#8220;ambiguit&#224; strategica composta&#8221;: una doppia ambiguit&#224; che lascia tanto Pechino quanto Taipei nell&#8217;incertezza sulle reali intenzioni americane.</p><p>Gi&#224; in passato, del resto, il presidente americano aveva ripetutamente accusato Taiwan di aver &#8220;rubato&#8221; agli Stati Uniti l&#8217;industria dei semiconduttori, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent, parlando a Davos nel gennaio del 2026, ha descritto la concentrazione della produzione mondiale di chip avanzati sull&#8217;isola come &#8220;la pi&#249; grande singola minaccia per l&#8217;economia globale&#8221;. L&#8217;isola produce infatti oltre il 90% dei chip pi&#249; avanzati al mondo attraverso un&#8217;unica azienda, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, fornitore principale di Apple, Nvidia e di gran parte dell&#8217;industria tecnologica e militare statunitense. Non a caso, a partire dall&#8217;aprile del 2025, Washington ha imposto su Taipei una serie di dazi che ha portato a un accordo commerciale concluso a gennaio del 2026: tariffe al 15% sui prodotti taiwanesi, in cambio di un impegno di Taipei a investire cinquecento miliardi di dollari nell&#8217;economia americana, di cui almeno duecentocinquanta direttamente da parte di TSMC e delle altre principali aziende tecnologiche dell&#8217;isola. Nel luglio del 2025 l&#8217;amministrazione Trump ha inoltre negato al presidente Lai una sosta di transito a New York durante un viaggio in America Latina, e nel dicembre dello stesso anno il Dipartimento di Stato ha annunciato il pi&#249; grande pacchetto di vendite di armi a Taiwan mai approvato, per un valore di undici miliardi di dollari, salvo poi rinviare l&#8217;annuncio di un secondo pacchetto da quattordici miliardi per non disturbare la preparazione del vertice con Xi.</p><p>Tutto questo aiuta a leggere meglio quello che &#232; successo davvero a Pechino in questi giorni, dove proprio Taiwan &#232; stato, al di l&#224; delle aspettative, il vero dossier centrale dell&#8217;incontro. Xi Jinping ha aperto i colloqui consegnando a Trump un messaggio che non lasciava margini interpretativi: se la questione &#8220;viene gestita male&#8221;, ha detto secondo il resoconto ufficiale diramato dall&#8217;agenzia Xinhua, i due paesi rischiano di &#8220;scontrarsi o addirittura entrare in conflitto&#8221;, portando l&#8217;intera relazione bilaterale &#8220;in una situazione estremamente pericolosa&#8221;. Il leader cinese ha anche evocato la cosiddetta &#8220;trappola di Tucidide&#8221;, la teoria popolarizzata dal politologo Graham Allison secondo cui lo scontro fra una potenza dominante e una emergente sarebbe storicamente quasi inevitabile, chiedendo retoricamente se Stati Uniti e Cina potranno &#8220;evitare la trappola e costruire un nuovo paradigma per le relazioni fra grandi potenze&#8221;. Trump, durante i tre giorni di visita, non ha mai risposto pubblicamente sul punto: ha mantenuto il silenzio totale su Taiwan davanti alle telecamere, lasciando che fosse Marco Rubio a ribadire che &#8220;nulla &#232; cambiato&#8221; nella posizione americana.</p><p>Il presidente americano, per&#242;, si &#232; scatenato non appena &#232; salito sull&#8217;Air Force One per il viaggio di ritorno. Parlando con i giornalisti al seguito, Trump ha rivelato di aver discusso con Xi delle vendite di armi a Taiwan &#8220;in grande dettaglio&#8221;, e di aver ascoltato le obiezioni del leader cinese sul pacchetto da quattordici miliardi che il Congresso aveva approvato a gennaio. &#8220;Cosa avrei dovuto fare&#8221;, ha detto, &#8220;dirgli che non voglio parlarne perch&#233; esiste un accordo del 1982? Gli anni Ottanta sono lontani, &#232; tanto tempo fa&#8221;. Il riferimento &#232; alle Six Assurances, il pacchetto di garanzie che Ronald Reagan trasmise a Taiwan nel 1982 e che includeva l&#8217;impegno americano a non consultare Pechino sulle vendite di armi all&#8217;isola. Come ha osservato Bonnie Glaser, direttrice del programma Indo-Pacifico del German Marshall Fund, &#8220;Xi ha visto un&#8217;opportunit&#224; per ottenere dagli Stati Uniti non solo un rinvio delle armi, ma forse anche una riduzione, e magari uno stop alle vendite per un periodo lungo&#8221;. Trump non si &#232; impegnato in alcun senso, ma ha aggiunto una frase destinata a far discutere a lungo: &#8220;non voglio che qualcuno dichiari l&#8217;indipendenza, perch&#233; significherebbe percorrere quindicimila chilometri per andare in guerra. Non voglio quello. Voglio che la Cina si calmi, voglio che si calmino&#8221;. &#200; una formulazione che si avvicina pericolosamente al lessico richiesto da Pechino, che da mesi chiede a Washington di passare dal &#8220;non sosteniamo l&#8217;indipendenza di Taiwan&#8221; all&#8217;&#8221;ci opponiamo all&#8217;indipendenza di Taiwan&#8221;. Non &#232; ancora quel cambio lessicale, ma &#232; qualcosa che gli analisti della CNN hanno descritto, senza giri di parole, come &#8220;una vittoria per la Cina&#8221;.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'ascesa di Marco Rubio]]></title><description><![CDATA[Il segretario di Stato che pesa pi&#249; di tutti gli altri (e guarda gi&#224; al 2028)]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/lascesa-di-marco-rubio</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/lascesa-di-marco-rubio</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 10 May 2026 09:51:23 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VRcp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F22c4fedb-d820-4725-95c1-a015f33d1822_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Non &#232; semplice acquisire centralit&#224; in una amministrazione come quella di Donald Trump. Il presidente, del resto, &#232; una figura che tende ad accentrare le attenzioni, ad assumere tutta la visibilit&#224; mediatica, riducendo inevitabilmente lo spazio per gli altri membri del suo gabinetto. Eppure, anche per il ruolo che la politica estera sta acquisendo in questa fase del mandato, c&#8217;&#232; una figura che sta emergendo sempre di pi&#249;, alimentando inevitabilmente anche le speculazioni in vista delle presidenziali che si terranno fra poco pi&#249; di due anni. Si tratta di Marco Rubio, protagonista in questi giorni anche del dibattito italiano per la sua visita a Roma, dove ha incontrato sia papa Leone XIV che Giorgia Meloni.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VRcp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F22c4fedb-d820-4725-95c1-a015f33d1822_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!VRcp!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F22c4fedb-d820-4725-95c1-a015f33d1822_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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La tensione non riguardava soltanto il rapporto fra Washington e Roma, che pure negli ultimi mesi aveva iniziato a mostrare pi&#249; di una crepa. Al centro c&#8217;era soprattutto lo scontro sempre pi&#249; duro fra Donald Trump e il Vaticano, culminato in una lunga serie di attacchi personali del presidente americano contro Leone XIV. Un conflitto che rischiava di diventare politicamente pericoloso anche per la stessa Casa Bianca, considerando il peso che il voto cattolico continua ad avere negli equilibri elettorali statunitensi.</p><p>Anche per questo motivo, nonostante le inevitabili smentite ufficiali, il viaggio di Rubio &#232; stato interpretato fin dall&#8217;inizio come una missione soprattutto diplomatica: provare a contenere le conseguenze di una crisi che nelle ultime settimane stava progressivamente sfuggendo di mano. <a href="https://www.politico.eu/article/marco-rubio-italy-vatican-pope-leo-giorgia-meloni/">Come ha sottolineato anche POLITICO,</a> il segretario di Stato si &#232; trovato a svolgere un ruolo quasi opposto rispetto a quello tradizionalmente esercitato dagli Stati Uniti nelle mediazioni internazionali: non tanto quello di chi detta le condizioni, ma quello di chi cerca interlocutori disposti almeno a mantenere aperto il dialogo. Ma com&#8217;&#232; andato davvero l&#8217;incontro in Vaticano? Dal punto di vista formale, i comunicati diffusi dopo il colloquio hanno insistito soprattutto sugli elementi di convergenza, parlando di un incontro &#8220;cordiale&#8221; e della volont&#224; reciproca di mantenere solide relazioni bilaterali. Tuttavia, dietro il linguaggio inevitabilmente prudente della diplomazia, &#232; emersa soprattutto la volont&#224; della Santa Sede di evitare qualsiasi immagine di reale riallineamento politico con la Casa Bianca.</p><p>Rubio, cattolico praticante e figura tradizionalmente pi&#249; istituzionale rispetto al presidente americano, ha <a href="https://www.politico.eu/article/marco-rubio-pope-leo-xiv-us-vatican-relationship-repair/">cercato di interpretare fino in fondo il ruolo del mediatore</a>, insistendo pubblicamente sull&#8217;importanza del dialogo con il pontefice e definendo Leone XIV una &#8220;guida spirituale&#8221;. Ma proprio il tono estremamente misurato adottato dal Vaticano racconta quanto le distanze restino profonde. Sul tavolo, infatti, non c&#8217;erano soltanto i rapporti diplomatici fra Stati Uniti e Santa Sede, ma soprattutto tutti quei dossier che negli ultimi mesi hanno alimentato gli scontri fra Trump e il papa: dalla gestione dei migranti fino alle guerre in Medio Oriente, passando per Gaza e per l&#8217;approccio sempre pi&#249; aggressivo assunto dall&#8217;amministrazione americana sul piano internazionale.</p><p>Qualcosa di simile si pu&#242; dire anche per il vertice a Palazzo Chigi. Formalmente anche quest&#8217;ultimo &#232; stato descritto come positivo e costruttivo, ma dietro le formule diplomatiche &#232; emersa tutta la complessit&#224; del momento. Washington continua infatti a chiedere agli alleati europei un sostegno pi&#249; netto nella gestione della crisi iraniana, soprattutto sul tema della sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e sul rafforzamento dell&#8217;impegno NATO. Roma invece continua a muoversi con cautela. Da una parte Meloni sa che rompere con gli Stati Uniti sarebbe impossibile sia sul piano strategico che economico; dall&#8217;altra &#232; costretta a fare i conti con una opinione pubblica italiana sempre pi&#249; diffidente verso Trump e molto ostile all&#8217;idea di un coinvolgimento diretto nel conflitto con Teheran.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1oli!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1oli!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1oli!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1oli!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1oli!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1oli!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg" width="504" height="564.9230769230769" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3a664659-e3ba-4fc9-86e3-9a31054e62cb_1784x2000.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1632,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:504,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Secretary Marco Rubio meets Italian Prime Minister Giorgia Meloni in Rome, May 8, 2026. 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Questo non soltanto dal punto di vista mediatico, ma soprattutto sul piano pratico, considerando la quantit&#224; di incarichi e dossier che ormai passano direttamente dalle sue mani. Non &#232; un caso che, gi&#224; circa un anno fa, il <em><a href="https://www.nytimes.com/2025/05/01/us/politics/marco-rubio-national-security-secretary-state.html">New York Times</a></em><a href="https://www.nytimes.com/2025/05/01/us/politics/marco-rubio-national-security-secretary-state.html"> fosse arrivato a definirlo</a> &#8220;the secretary of everything&#8221;, sottolineando come Rubio si fosse ritrovato contemporaneamente a ricoprire i ruoli di segretario di Stato, consigliere ad interim per la sicurezza nazionale, amministratore ad interim della U.S. Agency for International Development e archivista ad interim della National Archives and Records Administration. Una concentrazione di potere estremamente rara anche per gli standard della politica americana, soprattutto in una amministrazione come quella trumpiana, storicamente caratterizzata da forti conflitti interni e da una continua rotazione delle figure pi&#249; vicine al presidente.</p><p>Questa crescita, per&#242;, non pu&#242; essere compresa soltanto guardando agli equilibri interni della Casa Bianca. La parabola di Rubio racconta infatti molto bene anche la trasformazione che il Partito Repubblicano ha vissuto nell&#8217;ultimo decennio. Soltanto pochi anni fa Rubio apparteneva a quell&#8217;ala del GOP apertamente ostile a Trump e rappresentava quasi l&#8217;opposto politico del futuro presidente. Figlio di immigrati cubani arrivati negli Stati Uniti prima della rivoluzione castrista, cresciuto in Florida all&#8217;interno di una famiglia cattolica economicamente modesta, Rubio aveva costruito tutta la propria carriera dentro il conservatorismo repubblicano tradizionale, fino all&#8217;elezione al Senato nel 2010 come uno dei principali volti emergenti del Tea Party. In quella fase veniva considerato un erede del conservatorismo reaganiano: fortemente anticastrista, convinto sostenitore della leadership americana nel mondo e vicino all&#8217;establishment repubblicano soprattutto sul piano della politica estera. Non a caso, dopo l&#8217;invasione russa della Crimea nel 2014, aveva invocato una risposta durissima contro Vladimir Putin, sostenendo che gli Stati Uniti avessero il dovere di guidare la reazione dell&#8217;Occidente per difendere l&#8217;ordine internazionale costruito dopo la Guerra Fredda.</p><p>Durante le primarie del 2016, del resto, Rubio fu uno dei pi&#249; duri critici di Donald Trump. Lo scontro fra i due divent&#242; rapidamente simbolico anche della guerra interna al Partito Repubblicano fra establishment tradizionale e nuovo populismo trumpiano. In un comizio tenuto a Dallas nel febbraio di quell&#8217;anno, Rubio arriv&#242; a definire Trump &#8220;un truffatore&#8221;, accusandolo di aver costruito tutta la propria carriera fingendo di difendere la classe media americana mentre in realt&#224; &#8220;ha passato tutta la vita a danneggiare proprio la gente comune&#8221;. In una intervista a CBS News rincar&#242; ulteriormente la dose, sostenendo che &#8220;un truffatore sta per prendere il controllo del Partito Repubblicano e del movimento conservatore e dobbiamo fermarlo&#8221;. All&#8217;epoca Rubio rappresentava il tentativo del GOP tradizionale di fermare Trump attraverso una candidatura giovane, disciplinata e ancora legata a quella visione internazionalista che aveva dominato il partito negli anni precedenti. La pesante sconfitta alle primarie della Florida sembr&#242; addirittura poter chiudere definitivamente la sua carriera politica nazionale.</p><p>La vittoria di Trump nel 2016 cambi&#242; per&#242; radicalmente il Partito Repubblicano e Rubio comprese probabilmente prima di molti altri che il trumpismo non sarebbe stata una parentesi temporanea, ma la nuova identit&#224; politica del GOP. Negli anni successivi inizi&#242; cos&#236; una progressiva trasformazione del proprio linguaggio e delle proprie priorit&#224; politiche. Se il Rubio degli anni Dieci era stato uno dei principali sostenitori della tradizionale politica estera internazionalista repubblicana, col tempo il senatore della Florida inizi&#242; ad avvicinarsi sempre di pi&#249; al nazionalismo populista che stava ridefinendo il partito. Una evoluzione che riguard&#242; non soltanto i toni, ma anche i contenuti: maggiore attenzione al declino della classe media americana, crescente ostilit&#224; verso la globalizzazione economica, centralit&#224; dello scontro con la Cina e progressivo abbandono di quel conservatorismo apertamente liberista che aveva caratterizzato il GOP pre-trumpiano. Anche simbolicamente, la differenza fra i libri pubblicati da Rubio racconta molto bene questa evoluzione. Nel memoir <em>An American Son</em>, uscito nel 2012, il futuro segretario di Stato descriveva ancora una visione profondamente ottimista del sogno americano. Dieci anni pi&#249; tardi, invece, nel saggio <em>Decades of Decadence</em>, il tono era diventato molto pi&#249; duro verso le &#233;lite politiche ed economiche accusate di aver indebolito il paese attraverso la globalizzazione e le guerre culturali.</p><p>Con il passare del tempo, Rubio &#232; cos&#236; riuscito a fare ci&#242; che molti altri esponenti dell&#8217;universo trumpiano non sono riusciti a fare: entrare nel ristretto cerchio del potere trumpiano senza esserne rapidamente espulso, aumentando anzi progressivamente influenza, incarichi e peso politico. <a href="https://www.miamiherald.com/news/politics-government/article312260467.html">Come ha scritto il </a><em><a href="https://www.miamiherald.com/news/politics-government/article312260467.html">Miami Herald</a></em>, Rubio ha costruito lentamente un rapporto di fiducia con Trump dopo lo scontro del 2016, adattandosi al nuovo equilibrio interno del partito senza perdere completamente la credibilit&#224; accumulata negli anni precedenti sul piano istituzionale e internazionale. Gi&#224; nel 2022 il cambiamento appariva evidente. Intervistato da CNN sul ruolo di Trump nella sua campagna per la rielezione al Senato, Rubio spiegava infatti che il presidente &#8220;porta energia e nuovi elettori nel Partito Repubblicano&#8221;. Alla convention repubblicana del 2024 arriv&#242; invece a dichiarare che Trump &#8220;non ha soltanto cambiato il nostro partito, ma ha ispirato un movimento&#8221;, aggiungendo che &#8220;non c&#8217;&#232; nulla di pericoloso o divisivo nel mettere gli americani al primo posto&#8221;. La nomina a segretario di Stato nel gennaio 2025 ha rappresentato il punto definitivo di questa trasformazione: una scelta che fino a pochi anni prima sarebbe sembrata quasi impensabile considerando la durezza dello scontro fra i due durante le primarie del 2016.</p><p>Eppure, proprio l&#8217;esperienza nel secondo mandato Trump ha mostrato anche un altro aspetto della figura di Rubio: la sua capacit&#224; di adattarsi a un sistema politico nel quale tutta la centralit&#224; resta inevitabilmente concentrata sul presidente. Diverse ricostruzioni pubblicate negli ultimi mesi dai media americani hanno sottolineato come Rubio abbia progressivamente assunto un atteggiamento estremamente disciplinato e quasi totalmente allineato alla comunicazione della Casa Bianca. In molte occasioni pubbliche il segretario di Stato &#232; apparso soprattutto come il principale interprete politico delle decisioni di Trump, impegnato pi&#249; a legittimare e spiegare le mosse del presidente che a costruire una linea autonoma di politica estera. Emblematico, da questo punto di vista, &#232; stato il caso dell&#8217;operazione americana contro Nicol&#225;s Maduro, durante la quale Rubio descrisse Trump come &#8220;un presidente d&#8217;azione&#8221; e &#8220;un presidente di pace&#8221;, insistendo sul fatto che il capo della Casa Bianca &#8220;dice sul serio quando annuncia qualcosa&#8221;. Allo stesso tempo, per&#242;, proprio il suo ruolo mostra anche i limiti della struttura decisionale dell&#8217;attuale amministrazione. Nonostante il peso formale accumulato da Rubio, molte delle principali crisi internazionali &#8212; dall&#8217;Ucraina a Gaza fino ai rapporti con la Russia &#8212; sono state spesso gestite direttamente dalla Casa Bianca o affidate a figure esterne ai tradizionali canali diplomatici, come l&#8217;inviato Steve Witkoff. Diverse fonti diplomatiche europee hanno raccontato come Rubio continui comunque a rappresentare uno dei pochi punti di contatto affidabili fra gli alleati occidentali e una amministrazione percepita sempre pi&#249; imprevedibile, soprattutto sul dossier ucraino, dove avrebbe cercato dietro le quinte di moderare alcune delle spinte pi&#249; apertamente isolazioniste presenti dentro il trumpismo.</p><p>Lo stesso schema si &#232; ripetuto anche su altri dossier strategici, dai tagli agli aiuti internazionali fino ai rapporti con la Cina. Durante una visita in Guatemala, Rubio avrebbe rassicurato privatamente funzionari e diplomatici americani sostenendo di non essere stato informato in anticipo di alcuni tagli decisi dalla Casa Bianca, salvo poi rivendicare pubblicamente quelle stesse decisioni davanti al Senato poche settimane pi&#249; tardi. Parallelamente, Rubio &#232; diventato uno dei principali interpreti della nuova linea dura dell&#8217;amministrazione verso l&#8217;America Latina e Pechino, soprattutto sul piano tecnologico e strategico. Diverse ricostruzioni americane hanno evidenziato come il segretario di Stato guardi con forte preoccupazione alla competizione con la Cina sull&#8217;intelligenza artificiale e sui microchip avanzati, temendo che Washington possa perdere il proprio vantaggio tecnologico e militare. Ed &#232; probabilmente proprio questo equilibrio &#8212; fra disciplina politica, adattamento ideologico e capacit&#224; di restare centrale senza entrare in rotta di collisione con Trump &#8212; che oggi sta aumentando anche le quotazioni presidenziali di Rubio dentro il Partito Repubblicano. Negli ultimi mesi, infatti, la sua esposizione mediatica e il suo ruolo internazionale hanno alimentato sempre pi&#249; apertamente le speculazioni in vista delle presidenziali del 2028, soprattutto nel confronto interno con il vicepresidente JD Vance. Secondo un recente straw poll organizzato dal CPAC, la pi&#249; importante convention del mondo conservatore americano, Rubio &#232; arrivato al 35% delle preferenze fra gli elettori repubblicani, alle spalle del solo Vance. Non a caso, negli Stati Uniti, diversi momenti pubblici del segretario di Stato &#8212; dalla gestione della crisi iraniana fino alla missione diplomatica in Vaticano &#8212; vengono ormai letti apertamente come una sorta di prova generale in vista di una futura candidatura nazionale.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Mamdani alla prova di New York]]></title><description><![CDATA[Dall'assistenza all'infanzia alla tassazione dei pi&#249; ricchi, fino al rapporto inatteso con Trump: come il sindaco socialista di New York sta riadattando la sua agenda alla prova del potere.]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/mamdani-alla-prova-di-new-york</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/mamdani-alla-prova-di-new-york</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 03 May 2026 08:32:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HTOJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe38120ea-cdd0-403c-809c-ff30f3ad6f0f_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York ha attirato sin dall&#8217;inizio un&#8217;attenzione mediatica fuori dall&#8217;ordinario. L&#8217;ascesa, nella metropoli che pi&#249; di ogni altra incarna il capitalismo globale, di un primo cittadino che si definisce apertamente &#8220;socialista democratico&#8221; ha alimentato aspettative molto alte nel campo progressista, suscitando al tempo stesso timori e diffidenze in altri settori dello spettro politico. A rendere il quadro ancora pi&#249; rilevante &#232; il peso stesso della carica: il sindaco di New York guida un&#8217;amministrazione che conta centinaia di migliaia di dipendenti, una macchina paragonabile, per dimensioni, al numero di residenti di citt&#224; come Pittsburgh i Cincinnati, e dispone di ampi poteri di nomina e indirizzo politico.</p><p>Proprio per questo, i primi mesi del suo mandato sono stati osservati come un banco di prova decisivo: cosa &#232; riuscito a fare davvero Mamdani e come sta adattando le promesse della campagna alla realt&#224; del governo cittadino?</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><a href="https://www.flickr.com/photos/nycmayorsoffice/55205903989/">Ed Reed/Mayoral Photography Office &#169; City of New York, 2026, Used with permission</a></figcaption></figure></div><h2>Mamdani e la politica sulle tasse</h2><p>Se si guarda ai risultati politici ottenuti da Zohran Mamdani in questi primi mesi, non si pu&#242; fare a meno di partire dai due assi portanti della sua campagna elettorale: da un lato, la volont&#224; di tassare i redditi pi&#249; alti; dall&#8217;altro, l&#8217;espansione dell&#8217;assistenza all&#8217;infanzia. I due elementi non sono semplicemente affiancati, ma strutturalmente intrecciati: nella visione del sindaco, il secondo dovrebbe essere finanziato dal primo.</p><p>Sul fronte fiscale, la proposta principale avanzata riguarda l&#8217;aumento dell&#8217;imposta sul reddito per i contribuenti pi&#249; ricchi e, pi&#249; in generale, una maggiore tassazione di grandi patrimoni e grandi societ&#224;. Si tratta di una proposta non di semplice realizzazione, in virt&#249; di una serie di vincoli legali che limitano il potere del primo cittadino sulle questioni fiscali. Qualsiasi modifica in questo senso, infatti, necessita di essere mediata e discussa con gli organi statali, e in questo caso con la governatrice Kathy Hochul. L&#8217;unica eccezione &#232; rappresentata dall&#8217;imposta locale sulla propriet&#224;, che richiede solo l&#8217;approvazione del sindaco e del Consiglio comunale.</p><p>Fra il sindaco e la governatrice, in questi mesi ci sono state differenti visioni su come procedere con la tassazione. La forma pi&#249; vicina ad un accordo &#232; stata una proposta presentata lo scorso 15 aprile con un <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3DFLKZnVB4F9k&amp;ved=2ahUKEwjEu7ekz5yUAxVlhP0HHfROC38Qo7QBegQIEhAF&amp;usg=AOvVaw3649EtQtbjeltQSsoaCvpA">video diventato fin da subito particolarmente virale</a>. Mamdani e Hochul hanno proposto una tassa sulle seconde case (la prima del suo genere nello Stato). L&#8217;imposta si applicherebbe agli immobili di lusso, con un valore superiore a 5 milioni di dollari, di propriet&#224; di persone che hanno una residenza principale al di fuori di New York. Al momento, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.nytimes.com/2026/05/01/nyregion/new-york-tax-proposals.html&amp;ved=2ahUKEwiExZnGz5yUAxVnhv0HHc7FD4YQFnoECCcQAQ&amp;usg=AOvVaw1CflwTxHOUNfRQS30o4RJu">sottolinea il New York Times</a>, non ci sono ancora grossi dettagli su come questa tassa debba funzionare, n&#233; sul tipo di accoglienza che potrebbe avere una volta che si arriver&#224; a discuterla negli organi politici, ma l&#8217;auspicio &#232; che grazie ad essa si possano raccogliere circa 500 milioni di dollari annui per finanziare la spesa sociale.</p><p>Proprio su questa proposta emergono per&#242; alcune criticit&#224; pi&#249; puntuali, che aiutano a chiarirne la portata effettiva. In primo luogo, le stime sul gettito restano incerte: se la cifra di circa 500 milioni di dollari annui &#232; quella indicata dall&#8217;amministrazione statale, diverse valutazioni suggeriscono che potrebbe risultare inferiore, anche per effetto di possibili comportamenti di adattamento da parte dei proprietari, come la riconversione degli immobili o la cessione a familiari in modo da renderle prime case. A ci&#242; si aggiungono questioni tecniche legate alla determinazione del valore degli immobili, che a New York risulta spesso inferiore rispetto ai prezzi di mercato, rendendo pi&#249; complessa l&#8217;individuazione precisa della base imponibile.</p><p>Questi elementi si inseriscono in un confronto pi&#249; ampio tra la giunta cittadina e lo Stato, che nei primi mesi si &#232; sviluppato proprio attorno a proposte fiscali specifiche. Tra queste, la richiesta avanzata insieme alla speaker Julie Menin di intervenire sulla Pass Through Entity Tax, riducendo il credito fiscale per alcune imprese, con un gettito potenziale stimato fino a 1 miliardo di dollari annui. Anche questa ipotesi, tuttavia, ha incontrato una chiusura netta da parte della governatrice Kathy Hochul, che ha ribadito la contrariet&#224; a nuovi aumenti di imposta, rivendicando al contrario le risorse gi&#224; destinate alla citt&#224;.</p><h2>I finanziamenti per l&#8217;infanzia</h2><p>Un&#8217;altra grande priorit&#224;, ambito in cui si registrano i primi passi avanti, &#232; quella relativa all&#8217;ampliamento dell&#8217;accesso ai servizi di assistenza all&#8217;infanzia. La centralit&#224; riservata a questo intervento si lega soprattutto all&#8217;impatto che tale voce di spesa ha sui bilanci delle famiglie, potendo arrivare a costare anche fino a 40.000 dollari annui. L&#8217;obiettivo dell&#8217;accesso completo e gratuito ai servizi per l&#8217;infanzia &#232; ancora lontano (oltre ad essere, per molti critici, impossibile da realizzare), ma dei risultati sono comunque arrivati. Anche in questo caso &#232; stato decisivo l&#8217;intervento statale e la collaborazione con Kathy Hochul, che ha permesso di stanziare 1,2 miliardi di dollari per aumentare la platea di beneficiari dei voucher e per avviare, almeno in fase iniziale, l&#8217;estensione del servizio alle fasce d&#8217;et&#224; pi&#249; basse.</p><p>&#8203;Accanto a questo primo livello di finanziamento pubblico, si registrano i primi passi sul piano dell&#8217;implementazione concreta. L&#8217;amministrazione ha infatti annunciato il lancio del programma per i bambini di due anni (il cosiddetto 2-K), con circa 2.000 posti gratuiti previsti gi&#224; a partire dall&#8217;autunno, destinati inizialmente alle aree con maggiore domanda e pensati per essere ampliati progressivamente nei prossimi anni. Non si tratta soltanto di un&#8217;estensione quantitativa, ma anche qualitativa: una parte dei nuovi servizi &#232; strutturata su base annuale e a tempo pieno, nel tentativo di renderli compatibili con i tempi di lavoro delle famiglie. &#8203;Allo stesso tempo, la costruzione di questo sistema resta fortemente condizionata dal tema delle risorse. Oltre ai fondi statali, l&#8217;amministrazione ha avviato una campagna di <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.nytimes.com/2026/04/16/nyregion/mamdani-child-care-donations-nonprofit.html&amp;ved=2ahUKEwiG2M780JyUAxVU_rsIHRZjL68QFnoECB4QAQ&amp;usg=AOvVaw2amT4eZjNwaw6aS7CXH2HO">raccolta fondi presso donatori privati</a>, con l&#8217;obiettivo di reperire circa 20 milioni di dollari attraverso un fondo dedicato, destinato a sostenere i fornitori di servizi, la formazione della forza lavoro e le attivit&#224; di accesso per le famiglie.</p><p>&#8203;In prospettiva, tuttavia, restano aperte alcune questioni strutturali. Da un lato, il costo complessivo del programma &#232; destinato a crescere sensibilmente negli anni successivi, ben oltre le risorse fin qui stanziate per la fase iniziale. Dall&#8217;altro, la possibilit&#224; di un&#8217;estensione su larga scala dipende anche dalla capacit&#224; di rafforzare il settore dell&#8217;assistenza all&#8217;infanzia, a partire dal reclutamento e dalla remunerazione degli operatori.</p><h2>E invece, con le altre proposte?</h2><p>Accanto ai due pilastri principali della sua agenda, una parte significativa dell&#8217;azione di governo di Zohran Mamdani si &#232; confrontata con il tentativo di dare attuazione ad alcune delle promesse pi&#249; ambiziose della campagna elettorale. &#200; il caso della creazione del Dipartimento per la Sicurezza della Comunit&#224;, pensato come alternativa alla gestione tradizionale delle emergenze da parte della polizia, con operatori civili specializzati incaricati di intervenire nei casi di crisi psichiatrica non criminale. Nella sua formulazione originaria, il progetto prevedeva un investimento di circa un miliardo di dollari l&#8217;anno. Si tratta di un livello di spesa difficilmente implementabile, alla luce dei vincoli di bilancio emersi nei primi mesi. Non sorprende quindi che l&#8217;amministrazione abbia optato per una versione iniziale molto pi&#249; limitata, fondata sul rafforzamento di strumenti gi&#224; esistenti e su un approccio graduale, a partire dall&#8217;espansione di B-HEARD, il programma che collega operatori della salute mentale alle chiamate al 911.</p><p>&#8203;Una dinamica analoga si ritrova anche sul fronte dei trasporti. La promessa di rendere gratuiti gli autobus su scala cittadina, uno dei punti pi&#249; caratterizzanti della campagna, appare difficilmente realizzabile nel breve periodo, soprattutto per l&#8217;assenza di coperture finanziarie e per la mancata inclusione della misura nel bilancio statale. In questo contesto, l&#8217;amministrazione si sta orientando verso soluzioni pi&#249; circoscritte, puntando su programmi pilota e su interventi mirati, mentre prosegue il lavoro su progetti gi&#224; avviati, come il potenziamento delle corsie preferenziali su arterie strategiche rimaste a lungo in sospeso.</p><p>&#8203;&#200; invece sul piano degli interventi pi&#249; immediati che l&#8217;azione di governo ha mostrato maggiore continuit&#224;. Mamdani ha insistito su un approccio centrato sul rafforzamento dei servizi urbani, quello che ha definito, con una formula efficace, una forma di &#8220;socialismo dei servizi&#8221;, traducendolo in una serie di interventi concreti: dalla riparazione di oltre 100.000 buche al rilancio delle piste ciclabili, fino alla rimozione di impalcature da complessi di edilizia popolare e all&#8217;avvio di un piano per nuovi bagni pubblici. In questa logica si inseriscono anche alcune proposte pi&#249; sperimentali, come l&#8217;apertura di supermercati municipali, a partire da East Harlem, con l&#8217;obiettivo di incidere sul costo dei beni alimentari. Si tratta di un progetto ancora in fase embrionale, che ha suscitato scetticismo sulla sua sostenibilit&#224; e sulla capacit&#224; della citt&#224; di competere con il settore privato, ma che presenta un elemento non secondario: pu&#242; essere realizzato direttamente attraverso strumenti gi&#224; sotto il controllo della giunta, come la Economic Development Corporation. Va inoltre <a href="https://x.com/ernietedeschi/status/2044218728590594218">considerato</a> che i margini di guadagno dei supermercati sono gi&#224; molto bassi e il problema dell&#8217;alto prezzo degli alimenti non si risolve in questo modo. </p><p>&#8203;Infine, un banco di prova significativo &#232; stato rappresentato dalla gestione delle emergenze. Le tempeste invernali che hanno colpito New York nei primi mesi del mandato hanno evidenziato alcune difficolt&#224; iniziali, in particolare nella gestione delle persone senza fissa dimora durante le ondate di gelo. Tuttavia, nella fase successiva l&#8217;amministrazione ha mostrato una maggiore capacit&#224; di adattamento, rafforzando le misure di emergenza e migliorando il coordinamento degli interventi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Uqja!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7bcf9603-80b6-4035-b5ad-fbdf72b45254_1476x986.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Uqja!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7bcf9603-80b6-4035-b5ad-fbdf72b45254_1476x986.jpeg 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><a href="https://www.flickr.com/photos/nycmayorsoffice/55215901894/">Ed Reed/Mayoral Photography Office &#169; City of New York, 2026, Used with permission</a></figcaption></figure></div><h2>Il Mamdani in campagna elettorale e il Mamdani sindaco</h2><p>Nel descrivere i primi mesi di Mamdani da sindaco, <a href="https://www.politico.com/news/2026/04/10/hed-at-100-days-mamdani-is-already-a-different-kind-of-mayor-00865897">POLITICO ha utilizzato una formula particolarmente interessante,</a> scrivendo che &#171;Il candidato Zohran Mamdani potrebbe non riconoscere il sindaco Zohran Mamdani&#187;. Questa frase coglie con efficacia un punto centrale di questi primi mesi di mandato, perch&#233; evidenzia la tensione fra la volont&#224; di tenere fede a molte promesse della campagna elettorale e l&#8217;esigenza di fare i conti con i vincoli che pone il governo di una realt&#224; complessa come quella della <em>Grande Mela</em>.</p><p>&#8203;Un caso emblematico di questa dualit&#224; e delle modalit&#224; con cui Mamdani ha dovuto fare i conti con i compromessi &#232; nella gestione dell&#8217;apparato amministrativo e della sicurezza pubblica. Dopo l&#8217;insediamento, il sindaco ha in larga parte delegato il controllo operativo del dipartimento di polizia a una figura pi&#249; moderata come Jessica Tisch, mantenuta nel ruolo nonostante le forti critiche espresse in passato. Quest&#8217;ultima, in pi&#249; occasioni, ha assunto posizioni pubbliche non allineate a quelle della giunta (cosa che ha generato un certo malcontento fra le file della sinistra radicale). Nonostante ci&#242;, Mamdani ne ha difeso l&#8217;operato, rivendicando i risultati sul calo dei reati e mostrando una disponibilit&#224; al compromesso difficilmente immaginabile nella fase elettorale.</p><p>&#8203;Un secondo elemento di discontinuit&#224; riguarda il rapporto con il contesto politico e istituzionale. Mamdani si trova a governare in un equilibrio che lo obbliga a negoziare costantemente: con un Consiglio comunale guidato da una figura pi&#249; moderata come Julie Menin, con una governatrice, Kathy Hochul, inizialmente oggetto di critiche e oggi sostenuta nella rielezione, e con un elettorato democratico pi&#249; ampio della sua base militante, che include anche segmenti rimasti diffidenti nei suoi confronti, come una parte rilevante della comunit&#224; ebraica newyorkese. In un quadro cos&#236; articolato, la costruzione di un assetto stabile si &#232; rivelata tutt&#8217;altro che lineare, e il sindaco ha spesso dovuto muoversi tra aggiustamenti e mediazioni non sempre riusciti.</p><p>&#8203;Il fattore che pi&#249; di tutti ha inciso su questo processo di adattamento &#232; per&#242; il vincolo di bilancio. La scoperta di un deficit nell&#8217;ordine di miliardi di dollari, ridimensionato nel tempo ma comunque significativo, ha costretto l&#8217;amministrazione a rivedere tempi e modalit&#224; di attuazione di molte promesse. Alcune misure sono state rinviate o ridotte, come l&#8217;espansione dei voucher abitativi o la creazione su larga scala del Dipartimento per la Sicurezza della Comunit&#224;; altre sono state ridefinite, come nel caso della gestione delle scuole pubbliche o della riduzione delle dimensioni delle classi. Anche proposte simboliche, come l&#8217;aumento della property tax, sono state rapidamente accantonate di fronte alle resistenze politiche e sociali.</p><p>&#8203;Questo processo non &#232; privo di rischi politici. Una parte dei suoi alleati pi&#249; a sinistra guarda con sospetto a questo progressivo spostamento verso il centro, in particolare sulle politiche di sicurezza, temendo un indebolimento dell&#8217;impianto originario della sua agenda. Allo stesso tempo, per&#242;, i sondaggi restituiscono un quadro pi&#249; sfumato: se da un lato il livello di approvazione resta relativamente contenuto, tra il 43% e il 48%, dall&#8217;altro una maggioranza dei cittadini ritiene che la citt&#224; si stia muovendo nella direzione giusta e riconosce al sindaco impegno e capacit&#224; di gestione. &#200; in questo equilibrio, ancora instabile, tra coerenza ideologica e adattamento pragmatico che si gioca, almeno per ora, la traiettoria del Mamdani sindaco.</p><h2>&#8203;Mamdani e lo strano rapporto con Trump</h2><p>&#8203;Uno dei risultati che i giornali riconoscono a Mamdani &#232; stato quello di saper instaurare un dialogo con il presidente Trump, cosa che sulla carta si preannunciava parecchio complicata. Durante la campagna elettorale, infatti, l&#8217;inquilino della Casa Bianca aveva pi&#249; volte attaccato quello che definiva un candidato comunista, minacciando di arrivare a tagliare i fondi federali alla citt&#224; di New York. Questa non sarebbe stata certo una novit&#224;: soprattutto in relazione alle politiche migratorie, il tycoon si &#232; scontrato pi&#249; volte con sindaci e governatori democratici, a volte in maniera abbastanza violenta. Con il primo cittadino di New York, invece, la relazione, se non buona, &#232; stata quantomeno cordiale. Come <a href="https://www.bbc.com/news/articles/czd782pjgq3o">ha sottolineato alla BBC</a> Lincoln Mitchell, docente alla Columbia University&#8217;s School of International and Public Affairs, Mamdani sembra aver trovato un equilibrio che pochi altri politici americani sono stati in grado di raggiungere: relazionarsi con Trump senza incorrere nella sua ira, pur non essendo accondiscendente nei suoi confronti.</p><p>&#8203;L&#8217;esempio pi&#249; lampante, forse, &#232; stato un incontro tenuto fra i due alla Casa Bianca lo scorso novembre in cui, <a href="https://www.politico.com/news/2025/11/21/trump-mamdani-make-love-not-war-00665861">osserva POLITICO</a>, al contrario degli scontri che ci si poteva attendere, c&#8217;&#232; stata una sorta di festa con entrambi che si sono scambiati elogi per aver cercato soluzioni al problema del costo della vita. Lo stesso Trump, non a caso, aveva commentato l&#8217;incontro sottolineando: &#8220;abbiamo avuto una conversazione interessante, e alcune delle sue idee coincidono con le mie&#8221;. Si tratta di una scelta indubbiamente strategica, visto che il resto delle politiche portate avanti da Mamdani non potrebbero essere pi&#249; distanti da quelle di Trump. Al tempo stesso, per&#242;, testimonianza proprio quella dose di pragmatismo che non sta mancando in questi primissimi mesi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!U5pZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb0603e05-caea-489a-a72b-7b652efbfadf_2048x1364.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!U5pZ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb0603e05-caea-489a-a72b-7b652efbfadf_2048x1364.jpeg 424w, 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stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" 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Lo &#232; a maggior ragione oggi, quando la questione &#232; al centro di un&#8217;accesissima contesa elettorale fra i due partiti, che potrebbe riscrivere i contorni intorno ai quali si giocano le regole che decideranno le prossime midterm. Dopo che Donald Trump ha spinto il Partito Repubblicano a ridisegnare i distretti degli stati guidati dal GOP, i Democratici (che a lungo negli scorsi anni avevano usato una retorica volta a limitare questa pratica) hanno risposto in maniera forse ancora pi&#249; aggressiva in California e Virginia. Per capire la situazione e il modo in cui potrebbe influenzare la prossima tornata elettorale, per&#242;, &#232; bene riprendere cosa si intende con gerrymandering e redistricting.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fprv!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fab05fbef-1381-4bc3-9f5c-fb3ebf767d5b_1408x768.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fprv!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fab05fbef-1381-4bc3-9f5c-fb3ebf767d5b_1408x768.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Negli Stati Uniti, dove i distretti per la Camera dei Rappresentanti vengono aggiornati dopo ogni censimento decennale, questo processo &#232; formalmente legale e nella maggior parte dei casi affidato alle legislature statali. In assenza di criteri federali stringenti, il disegno delle mappe elettorali diventa cos&#236; uno spazio di competizione politica a tutti gli effetti, in cui il controllo istituzionale di uno stato pu&#242; tradursi in un vantaggio duraturo nella distribuzione dei seggi.</p><p>Il termine risale al 1812, quando il governatore del Massachusetts Elbridge Gerry approv&#242; una riorganizzazione dei distretti costruita per avvantaggiare il proprio partito. La forma particolarmente irregolare di uno di essi, paragonata a una salamandra, diede origine al termine &#8220;gerrymander&#8221;, da allora utilizzato per descrivere ogni manipolazione dei confini elettorali a fini politici.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;693ac4c4-3d1b-4865-8a73-592f6b1f693b&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Come ogni anno la nostra newsletter va in &#8220;vacanza&#8221; per due settimane. Salvo notizie particolarmente importanti che dovessero richiedere numeri speciali, il prossimo appuntamento sar&#224; per domenica 24 agosto.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Come si manipolano (legalmente) le elezioni&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:28783568,&quot;name&quot;:&quot;Focus America&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4b08838b-fe14-4f97-835e-f86b60654f08_1025x1025.png&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-03T10:45:01.359Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1Iuc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7a3226ca-0ade-4544-9cce-5ea50477d69b_2160x1728.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/p/come-si-manipolano-legalmente-le&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:169986454,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:2,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:291830,&quot;publication_name&quot;:&quot;Focus America&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2DYT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F958d1e43-310a-436b-966d-49351cbb6279_1025x1025.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Nel tempo si sono consolidate due tecniche principali. La prima &#232; il <em>packing</em>, che consiste nel concentrare gli elettori dell&#8217;opposizione in un numero limitato di distretti, dove ottengono vittorie ampie ma inefficienti dal punto di vista della rappresentanza. La seconda &#232; il <em>cracking</em>, cio&#232; la dispersione di quegli stessi elettori in pi&#249; distretti, cos&#236; da impedirgli di raggiungere la maggioranza. Attraverso queste strategie &#232; possibile intervenire sui cosiddetti &#8220;voti sprecati&#8221;, trasformando una distribuzione relativamente equilibrata del consenso in una distribuzione dei seggi fortemente sbilanciata.</p><p>Proprio questa capacit&#224; di incidere sulla traduzione dei voti in seggi spiega perch&#233; il gerrymandering sia da tempo al centro del dibattito politico e giuridico. Pur essendo stato utilizzato in maniera estesa da entrambi i principali partiti, i suoi effetti, dalla riduzione della competitivit&#224; elettorale all&#8217;accentuazione della polarizzazione, sollevano interrogativi profondi sulla qualit&#224; della rappresentanza democratica. Il punto cruciale &#232; che, intervenendo sui confini dei distretti, si altera il rapporto tra elettori ed eletti: non sono pi&#249; soltanto i cittadini a determinare l&#8217;esito delle elezioni, ma anche il modo in cui quegli stessi cittadini vengono distribuiti nello spazio elettorale.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1Iuc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7a3226ca-0ade-4544-9cce-5ea50477d69b_2160x1728.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1Iuc!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7a3226ca-0ade-4544-9cce-5ea50477d69b_2160x1728.png 424w, 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pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Adattata da Steve Nass / Wikipedia Commons</figcaption></figure></div><h2>Perch&#233; se ne riparla: il caso Virginia</h2><p>In questi giorni si parla di gerrymandering soprattutto in relazione a un referendum tenuto in Virginia, che ha fatto discutere per il vantaggio particolarmente estremo che il Partito Democratico si &#232; costruito. Gli elettori hanno infatti approvato una nuova mappa dei distretti congressuali fortemente sbilanciata, che potrebbe consentire ai Dem di conquistare fino a nove o dieci seggi su undici, in uno stato che nelle elezioni recenti si &#232; espresso con margini molto pi&#249; contenuti.</p><p>Per ottenere questo risultato, la nuova mappa estende l&#8217;influenza delle aree urbane e suburbane, in particolare quelle legate all&#8217;area di Washington, verso territori pi&#249; rurali, distribuendo l&#8217;elettorato democratico in modo tale da rendere competitivi distretti che, in condizioni normali, sarebbero contendibili o addirittura favorevoli ai Repubblicani. Allo stesso tempo, per&#242;, il risultato del referendum &#232; stato tutt&#8217;altro che plebiscitario. Il &#8220;s&#236;&#8221; ha prevalso con uno scarto minimo, intorno al 51%, ben al di sotto dei margini con cui i Democratici avevano vinto le elezioni recenti nello stato.</p><p>Questo dato assume un significato pi&#249; ampio se si considera che il voto &#232; stato osservato da entrambi i partiti come un test del clima politico nazionale in vista delle midterm. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.nytimes.com/2026/04/21/us/elections/redistricting-gerrymandering-virginia-takeaways.html&amp;ved=2ahUKEwj5t8TJn4uUAxUk5AIHHRUvOSUQ378JegUIvQEQBQ&amp;sqi=2&amp;usg=AOvVaw0PIwvmrQ4kzg7ONw5PMzCh">Come scrive New York Times</a>, il risultato ha offerto elementi di lettura utili a entrambi gli schieramenti. Per i Democratici si tratta di una vittoria significativa, soprattutto per l&#8217;impatto diretto sulla distribuzione dei seggi. I Repubblicani, per&#242;, hanno evidenziato la capacit&#224; di contenere il distacco in uno stato favorevole agli avversari, trasformando un risultato negativo in un segnale politico non trascurabile.</p><p>Questo aspetto non rappresenta una sorpresa, e si lega al modo in cui &#232; stata condotta la campagna elettorale. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.cnn.com/2026/04/21/politics/takeaways-virginia-redistricting&amp;ved=2ahUKEwj5t8TJn4uUAxUk5AIHHRUvOSUQFnoECF4QAQ&amp;sqi=2&amp;usg=AOvVaw0PcS4B-etkHIK5GOkRjB5_">Come evidenzia CNN</a>, sostenere apertamente un gerrymandering &#232; tradizionalmente una posizione difficile da difendere davanti agli elettori, che in passato hanno spesso bocciato misure simili quando sottoposte a referendum. Non solo: per anni gli stessi Democratici hanno costruito una parte della propria retorica politica proprio contro questo tipo di pratiche. Il cambiamento si &#232; prodotto soprattutto in relazione a Donald Trump e ai tentativi di ridisegnare i distretti in altri stati.</p><p>Come ricostruisce ancora il New York Times nel gi&#224; citato articolo, nelle fasi iniziali la campagna aveva cercato di presentare il voto come un intervento tecnico volto a riequilibrare il sistema elettorale. Nelle settimane finali, per&#242;, il messaggio &#232; stato riorientato in chiave apertamente politica, abbandonando progressivamente anche quei tentativi retorici di neutralit&#224; e trasformando il referendum in uno strumento per contrastare l&#8217;agenda repubblicana a livello nazionale.</p><p>Il risultato finale riflette quindi una dinamica ambivalente. Da un lato, i Democratici ottengono un vantaggio significativo nella distribuzione dei seggi; dall&#8217;altro, la ristrettezza del margine e la necessit&#224; di una campagna fortemente politicizzata indicano che questo tipo di operazioni non &#232; privo di costi in te mini d&#8217;immagine, anche se contribuisce a riequilibrare, almeno temporaneamente, il confronto nazionale sul redistricting, riducendo il vantaggio che i Repubblicani avevano costruito in altri stati. Si tratta per&#242; di un equilibrio instabile, che potrebbe essere nuovamente modificato da ulteriori interventi, in particolare in stati come la Florida. Ed &#232; proprio questa instabilit&#224;, pi&#249; che il singolo risultato, a spiegare perch&#233; la Virginia non possa essere letta come un caso isolato, ma come parte di una dinamica pi&#249; ampia.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Gli altri stati</h2><p>Per comprendere fino in fondo il significato del voto in Virginia, &#232; necessario allargare lo sguardo. Quello a cui si sta assistendo negli Stati Uniti non &#232; una sequenza di episodi isolati, ma uno dei pi&#249; ampi cicli di redistricting &#8220;fuori calendario&#8221; della storia recente. Tradizionalmente, infatti, i confini elettorali vengono ridisegnati una volta ogni dieci anni, dopo il censimento. Il fatto che numerosi stati stiano intervenendo a met&#224; ciclo elettorale rappresenta una rottura significativa rispetto a questa prassi consolidata.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg" width="1080" height="883" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:883,&quot;width&quot;:1080,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K979!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F27c8b75b-53fa-4d48-995e-4fd491fc55f5_1080x883.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Come sottolinea <a href="http://y">PBS News</a>, l&#8217;origine di questa dinamica pu&#242; essere fatta risalire all&#8217;estate del 2025, quando Donald Trump ha spinto i Repubblicani del Texas a ridisegnare i distretti per rafforzare la propria posizione in vista delle elezioni di met&#224; mandato. Da quel momento, il redistricting &#232; diventato uno strumento esplicitamente strategico, innescando una reazione a catena che ha coinvolto stati controllati da entrambi i partiti.</p><p>Il caso del Texas resta il punto di partenza pi&#249; emblematico. Qui, sotto la guida del governatore Greg Abbott, &#232; stata approvata una nuova mappa capace di creare fino a cinque distretti favorevoli ai Repubblicani. Il processo &#232; stato accompagnato da un duro scontro politico e istituzionale, con i Democratici arrivati fino ad abbandonare l&#8217;aula per bloccare i lavori, e da una complessa battaglia legale, conclusasi con il via libera della Corte Suprema all&#8217;utilizzo della nuova mappa per le elezioni del 2026.</p><p>A quella mossa ha risposto in modo speculare la California. Qui, per&#242;, il passaggio &#232; stato ancora pi&#249; significativo dal punto di vista istituzionale: per superare il vincolo di una commissione indipendente incaricata del redistricting, i Democratici hanno promosso un referendum costituzionale. La proposta, sostenuta dal governatore Gavin Newsom, &#232; stata approvata con un ampio margine e ha permesso di introdurre una nuova mappa che potrebbe garantire fino a cinque seggi aggiuntivi al partito. &#200; uno dei casi pi&#249; chiari in cui una regola pensata per limitare il gerrymandering &#232; stata aggirata attraverso un intervento politico diretto.</p><p>A questi stati potrebbe aggiungersi presto anche la Florida. Il governatore Ron DeSantis ha gi&#224; convocato una sessione speciale per ridisegnare i distretti, con l&#8217;obiettivo di ottenere fino a cinque seggi aggiuntivi per i Repubblicani. A differenza di altri stati, per&#242;, qui esiste un vincolo costituzionale esplicito contro il gerrymandering partitico, il che rende il processo pi&#249; incerto e potenzialmente esposto a contenziosi giudiziari.</p><p>Accanto a questi casi principali, si sviluppa una costellazione di interventi minori ma non meno significativi. In stati come il Missouri e la North Carolina, le legislature repubblicane hanno approvato nuove mappe per consolidare il proprio vantaggio. In Ohio il ridisegno &#232; stato imposto da vincoli costituzionali interni, mentre in Utah &#232; stata la magistratura a intervenire direttamente, imponendo una mappa alternativa dopo aver giudicato illegittima quella precedente. In altri contesti, come Maryland o New York, tentativi analoghi sono stati invece bloccati o rallentati da resistenze politiche o decisioni giudiziarie.</p><p>Il risultato complessivo &#232; una competizione diffusa, in cui ogni stato diventa un tassello di un equilibrio nazionale pi&#249; ampio. Le stime attuali suggeriscono che entrambi i partiti potrebbero ottenere un numero simile di seggi aggiuntivi grazie a queste operazioni, trasformando il redistricting in una sorta di partita a somma zero. Tuttavia, questo equilibrio resta instabile e dipende sia dagli sviluppi legali ancora in corso sia dall&#8217;esito di eventuali ulteriori interventi, a partire proprio dalla Florida.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché la religione impatta così tanto sulla politica americana]]></title><description><![CDATA[Nel nostro approfondimento settimanale approfondiamo l'impatto della religione sulla politica americana e come questo sta cambiando con Donald Trump]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/perche-la-religione-impatta-cosi</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/perche-la-religione-impatta-cosi</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 19 Apr 2026 13:00:20 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yuOy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fed8ff3-6de9-4e3c-a6af-6973f5322e08_1024x683.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto fra politica e religione &#232; stato sempre stato, in forme diverse, un aspetto che ha caratterizzato la politica americana. Al contrario di molti altri paesi del blocco occidentale, per&#242;, la situazione negli Stati Uniti &#232; in parte diversa da altre nazioni che hanno vissuto la secolarizzazione, visto che almeno per certi aspetti oggi una cenetta retorica legata alla fede &#232; pi&#249; forte che in passato. <a href="https://www.bu.edu/cas/magazine/fall15/america/">Un articolo di Julie Butters</a>, pubblicato poco prima delle elezioni del 2016 sulla rivista online della Boston University, tracciava una storia per certi versi particolare. Thomas Jefferson, eletto presidente degli Stati Uniti nel 1801, riusc&#236; a raggiungere tale carica nonostante le sue posizioni critiche nei confronti della religione e la sua volont&#224; di sostenere la separazione fra Chiesa e Stato. La giornalista sosteneva che una simile vicenda oggi sarebbe non cos&#236; semplice da replicare, dal momento che la dimensione della fede religiosa appare ormai molto pi&#249; centrale nella retorica politica, in particolare con una figura come Trump e con un Partito Repubblicano che sembra aver fatto di questo tema un elemento identitario. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Si tratta, certo, di una retorica ricca di contraddizioni: accanto alle preghiere pubbliche e alle ostentate professioni di fede del presidente americano permangono infatti post ai limiti della blasfemia &#8212; come quello in cui l&#8217;attuale inquilino della Casa Bianca si &#232; ritratto nei panni di Ges&#249; &#8212; o anche scontri espliciti con Papa Leone XIV. Al tempo stesso, per&#242;, tutto ci&#242; testimonia come, a differenza di molti altri paesi occidentali secolarizzati, il lessico e l&#8217;iconografia religiosa continuino a mantenere un ruolo rilevante nel dibattito pubblico statunitense.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yuOy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fed8ff3-6de9-4e3c-a6af-6973f5322e08_1024x683.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yuOy!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fed8ff3-6de9-4e3c-a6af-6973f5322e08_1024x683.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Questi erano in larga parte gruppi di credenti &#8212; puritani, quaccheri, battisti &#8212; in fuga dalle persecuzioni europee e, proprio per questo, fecero della libert&#224; di culto uno dei propri principi fondativi. Non &#232; un caso che il Primo Emendamento sanc&#236; la separazione tra Stato e Chiesa, pur senza tradursi in una marginalizzazione della fede, che continuava a permeare la societ&#224;. Nel corso dell&#8217;Ottocento, questa presenza si rafforz&#242; attraverso una serie di ondate di rinnovamento religioso &#8212; i cosiddetti <em>Great Awakenings</em> &#8212; che contribuirono a radicare la fede nella vita quotidiana e ad ampliarne la diffusione ben oltre le &#233;lite urbane. Predicatori itineranti e grandi raduni portarono il loro messaggio nelle aree di frontiera e tra i ceti popolari, con una forte enfasi sulla conversione personale. Questo contesto contribu&#236; al rafforzamento di quella tradizione evangelica che ancora oggi rappresenta uno degli attori pi&#249; rilevanti del panorama religioso statunitense: un cristianesimo centrato sulla Bibbia, sulla scelta individuale e su una partecipazione attiva dei fedeli.</p><p>Gi&#224; in questa fase, la religione si intrecci&#242; direttamente con alcune delle principali battaglie politiche e sociali del tempo: il movimento abolizionista, ad esempio, trov&#242; nel linguaggio biblico una delle sue principali fonti di legittimazione. Nel corso dell&#8217;Ottocento, poi, questa dinamica si struttur&#242; ulteriormente, con una progressiva differenziazione tra tradizioni religiose e culture politiche: da un lato vi era infatti un protestantesimo moralista, spesso vicino alle battaglie per la regolazione dei costumi. Dall&#8217;altro era presente un&#8217;area pi&#249; pluralista, che includeva anche gli immigrati cattolici, meno inclini ad accettare l&#8217;imposizione di norme morali di matrice religiosa. </p><p>&#200; una tensione, questa, che si &#232; protratta e mantenuta anche nei decenni successivi. Nel Novecento, accanto a una tradizione pi&#249; progressista &#8212; influenzata dal Social Gospel e visibile nelle politiche del New Deal &#8212; continuarono infatti a svilupparsi anche correnti pi&#249; conservatrici, che nel corso del secolo trovarono nuove forme di espressione, ad esempio nei movimenti pentecostali, caratterizzati da una lettura letterale della Bibbia, da una forte enfasi morale e da una capacit&#224; di radicamento soprattutto tra le classi popolari. Durante la Guerra fredda, tuttavia, queste differenze restarono in secondo piano: sia democratici sia repubblicani tendevano a presentare gli Stati Uniti come una nazione fondata su valori &#8220;giudaico-cristiani&#8221;, contrapposti all&#8217;ateismo sovietico. Le varie differenze tornarono in cima al dibattito solo in determinate circostanze, come quanto John F. Kennedy dovette lavorare molto per convincere l'elettorato a votare il primo presidente cattolico e non protestante, ribadendo anche  con forza la separazione tra fede personale e funzione pubblica. </p><p>&#200; a partire dagli anni Settanta che questo equilibrio cominci&#242; a cambiare in modo significativo. In un contesto segnato da profondi mutamenti sociali e culturali, una parte del mondo religioso &#8212; in particolare quello evangelico &#8212; percep&#236; tali cambiamenti come una minaccia e cominci&#242; a organizzarsi politicamente in maniera pi&#249; sistematica. Le prime avvisaglie emersero gi&#224; nel 1972, quando si tent&#242; per la prima volta di mobilitare esplicitamente il voto evangelico, ma fu soprattutto con la seconda met&#224; del decennio che questo processo si consolid&#242;. Un passaggio decisivo fu rappresentato dalla sentenza Roe v. Wade del 1973, attorno alla quale si coagul&#242; una mobilitazione capace di incidere direttamente sul piano elettorale. Nel 1976, l&#8217;elezione di Jimmy Carter &#8212; egli stesso evangelico &#8212; parve inizialmente segnare l&#8217;ingresso di questo mondo nella politica nazionale; tuttavia, nel giro di pochi anni, una parte significativa di questo elettorato si spost&#242; verso posizioni pi&#249; nettamente conservatrici. Con la fine degli anni Settanta e l&#8217;ascesa di Ronald Reagan, prese forma quell&#8217;alleanza tra evangelici e Partito Repubblicano che segn&#242; profondamente la politica americana nei decenni successivi.</p><p>Da questo momento in poi, la religione smise progressivamente di essere soltanto un linguaggio condiviso e divenne anche un elemento di identificazione politica, legato a specifiche posizioni su temi morali e sociali. Il mondo evangelico si struttur&#242; come attore sempre pi&#249; influente e tese a collocarsi stabilmente nell&#8217;orbita del Partito Repubblicano, contribuendo alla formazione della &#8220;destra religiosa&#8221;. Al tempo stesso, altri gruppi religiosi mantennero traiettorie differenti: il voto cattolico rest&#242; pi&#249; mobile, mentre le chiese afroamericane continuarono a rappresentare un punto di riferimento per il campo democratico.</p><h3>Il Partito Repubblicano, Donald Trump e la retorica religiosa</h3><p>Se questo &#232; il quadro di lungo periodo, la stagione aperta con Donald Trump rappresenta per&#242; qualcosa di ulteriore. Non tanto una rottura, quanto piuttosto una radicalizzazione e una riorganizzazione pi&#249; consapevole del rapporto tra religione e politica. Ci&#242; che colpisce, in primo luogo, &#232; una apparente contraddizione. A differenza di molti suoi predecessori, <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/04/16/americans-have-become-more-likely-to-say-trump-is-not-too-or-not-at-all-religious/">Trump non &#232; mai stato percepito come un presidente particolarmente religioso</a>: la sua partecipazione alla vita ecclesiale &#232; stata sporadica, il suo linguaggio raramente entra nel merito della teologia e, pi&#249; in generale, la sua figura pubblica sembra lontana dai codici tradizionali della leadership cristiana. Eppure, proprio durante le sue campagne elettorali, egli &#232; riuscito a ottenere uno dei pi&#249; solidi sostegni religiosi della storia recente, in particolare da parte degli evangelici bianchi.</p><p>Pi&#249; che presentarsi come un credente esemplare, Trump si propone come <a href="https://www.theatlantic.com/newsletters/2026/04/trump-vs-pope-contradictory-message/686784/?ref=focusamerica.it">difensore di una comunit&#224;</a> che percepisce se stessa in declino. Il messaggio, esplicitato anche in modo piuttosto diretto, &#232; semplice: le chiese stanno perdendo influenza, i valori tradizionali sono sotto attacco, e la politica pu&#242; &#8212; e deve &#8212; invertire questa tendenza. In questo senso, la religione &#232; diventata sempre un linguaggio attraverso cui articolare una pi&#249; ampia narrazione di perdita, minaccia e possibile restaurazione. Non si tratta pi&#249; soltanto di difendere alcune politiche, ma di salvare un&#8217;intera visione dell&#8217;America, spesso definita esplicitamente come &#8220;nazione sotto Dio&#8221;.</p><p>Proprio per questo, anche le forme di questa affermazione religiosa stanno cambiando. Trump &#232; un presidente che non si tira mai indietro all&#8217;ostentazione pubblica della fede. Durante i suoi comizi, e in particolar modo nelle campagne pi&#249; recenti, la<a href="https://www.nytimes.com/2026/04/17/us/trump-bible.html Se vuoi metterci anche questo"> dimensione politica tende ad assumere forme quasi liturgiche</a>: preghiere iniziali, richiami costanti a Dio, finali costruiti come veri e propri momenti di raccoglimento collettivo. In alcuni casi, la retorica si spinge fino a configurare la competizione elettorale come uno scontro tra bene e male, tra forze che difendono la fede e forze che la minacciano. Non sorprende, quindi, che una parte dei suoi sostenitori arrivi a leggere la sua figura in chiave quasi provvidenziale, descrivendolo come uno strumento scelto da Dio per guidare il paese. </p><p>Accanto alla dimensione simbolica, per&#242;, c&#8217;&#232; anche un elemento molto concreto. Il rapporto tra Trump e il mondo evangelico si struttura infatti come uno scambio piuttosto chiaro: sostegno politico in cambio di risultati tangibili. Le nomine alla Corte Suprema effettuate nel primo mandato, decisive per il superamento del quadro giuridico stabilito da Roe v. Wade (la sentenza federale che regolava l'aborto), rappresentano forse l&#8217;esempio pi&#249; evidente di questa dinamica. A ci&#242; si aggiungono politiche e iniziative volte a rafforzare il ruolo pubblico delle organizzazioni religiose e a ridefinire il tema della libert&#224; religiosa in senso pi&#249; ampio e conflittuale.</p><p>Allo stesso tempo, il Partito Repubblicano ha progressivamente incorporato questa impostazione, fino a farne uno dei propri tratti distintivi. In un contesto in cui la religione resta diffusa ma &#232; attraversata da processi di secolarizzazione e disaffiliazione, la mobilitazione politica passa sempre pi&#249; attraverso una sua reinterpretazione identitaria. Non &#232; un caso che il voto religioso negli Stati Uniti appaia oggi fortemente polarizzato: i cristiani bianchi tendono a collocarsi stabilmente nell&#8217;orbita repubblicana, mentre le minoranze religiose, gli afroamericani e i non affiliati gravitano prevalentemente attorno al campo democratico.</p><h3>Le altre notizie della settimana </h3><p>Sul nostro sito Focusamerica.it trovate tutte le notizie sulla politica americana aggiornate in tempo reale. Di seguito i link ad alcune delle notizie pi&#249; importanti pubblicate in settimana.</p><ul><li><p>Samuel Alito ha smentito le indiscrezioni su un suo possibile ritiro imminente dalla Corte Suprema, mettendo fine alle speculazioni su una nuova nomina da parte dell&#8217;amministrazione Trump. La questione resta comunque politicamente sensibile, dato il peso decisivo della Corte su temi come aborto e diritti civili.</p></li><li><p>La coalizione che ha riportato Trump alla Casa Bianca <a href="http://www.focusamerica.it/la-coalizione-che-ha-riportato-trump-alla-casa-bianca-si-sta-sgretolando?utm_source=telegram_channel">mostra segnali di frammentazione</a>, con tensioni interne su economia e politica estera. Le divergenze tra diverse anime del fronte conservatore mettono in discussione la stabilit&#224; del blocco elettorale che aveva sostenuto la sua vittoria.</p></li><li><p>Dopo le accuse pubbliche di Trump, <a href="http://www.focusamerica.it/dopo-le-accuse-di-trump-anthropic-torna-a-trattare-con-la-casa-bianca?utm_source=telegram_channel">Anthropic ha riavviato i contatti con la Casa Bianca</a>, segnando un tentativo di distensione nei rapporti tra amministrazione e settore tecnologico. Il dossier sull&#8217;intelligenza artificiale resta centrale e strategico.</p></li><li><p>L&#8217;FBI <a href="http://www.focusamerica.it/fbi-nel-caos-il-direttore-kash-patel-beve-sparisce-per-ore-senza-motivo-e-ora-teme-il-licenziamento?utm_source=telegram_channel">attraversa una fase di forte instabilit&#224; </a>legata al direttore Kash Patel, accusato di comportamenti problematici e assenze ingiustificate. La situazione interna appare tesa e alimenta ipotesi di un possibile licenziamento.</p></li><li><p>Zohran Mamdani ha<a href="http://www.focusamerica.it/mamdani-ottiene-una-tassa-sulle-seconde-case-di-lusso-per-tappare-il-buco-di-bilancio?utm_source=telegram_channel"> ottenuto l&#8217;introduzione di una tassa </a>sulle seconde case di lusso per affrontare un deficit di bilancio. La misura si inserisce nel dibattito sulle politiche fiscali locali e sulla redistribuzione.</p></li></ul><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Qual è il ruolo del Congresso nella guerra in Iran?]]></title><description><![CDATA[Il conflitto ha acuito le divisioni sul ruolo del Congresso nella politica estera, oltre alle divisioni interne ai partiti su come gestire la crisi mediorientale]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/qual-e-il-ruolo-del-congresso-nella</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/qual-e-il-ruolo-del-congresso-nella</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 12 Apr 2026 12:44:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Fra le conseguenze che la guerra in Iran sta avendo nella politica interna americana c'&#232; sicuramente l'accentramento dei poteri sul tema nelle mani del presidente. Non si tratta certo di una novit&#224;, visto che questa tensione ha caratterizzato quasi tutti i conflitti dal dopoguerra in poi. La Costituzione degli Stati Uniti, infatti, assegna al Congresso il potere di dichiarare guerra (Articolo I), mentre affida al Presidente il ruolo di comandante in capo delle forze armate (Articolo II). Una divisione che, sulla carta, dovrebbe bilanciare i poteri, ma che fin dall&#8217;origine lascia ampi margini di interpretazione su chi debba decidere quando e come usare la forza militare. Il testo costituzionale, infatti, non definisce in modo preciso quando un intervento armato debba passare dal Congresso: se da un lato spetta al legislativo autorizzare l&#8217;ingresso in guerra, dall&#8217;altro al Presidente &#232; riconosciuta la possibilit&#224; di impiegare le forze armate, ad esempio per rispondere ad attacchi o a situazioni di emergenza. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Come riporta un <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.congress.gov/crs-product/R42699&amp;ved=2ahUKEwi_nOf5n-iTAxUv0wIHHanfOZsQFnoECBsQAQ&amp;usg=AOvVaw12Lqk5LA9JMG_ype-9xE6n">report del Congressional Research Service</a>, dal titolo &#8220;The War Powers Resolution: Concepts and Practice&#8221;, proprio per questo da sempre esiste una controversia sul grado di autonomia dell&#8217;esecutivo nell&#8217;impiego delle forze armate. Come <a href="https://www.npr.org/2026/03/10/nx-s1-5734333/congress-war-powers-explained">sottolineato da NPR,</a> citando il costituzionalista Matthew Waxman, nei primi decenni degli Stati Uniti non esisteva davvero un esercito permanente significativo, e il Presidente era quindi costretto a passare dal Congresso per finanziare qualsiasi campagna militare. Questo equilibrio resse, con poche eccezioni, fino alla Seconda guerra mondiale &#8212; l&#8217;ultima in cui un presidente, Franklin D. Roosevelt, chiese e ottenne una dichiarazione formale di guerra.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg" width="1456" height="970" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:970,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:350950,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/i/193958674?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CZ5w!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d77a6dc-4d0d-4ec6-9dbc-2b3538d0549e_2048x1365.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Official White House Photo by Daniel Torok</figcaption></figure></div><p>&#200; nel secondo dopoguerra che il sistema &#232; cambiato davvero. Gli Stati Uniti emersero infatti come superpotenza globale, dotata di un apparato militare stabile e capace di intervenire rapidamente in pi&#249; aree del mondo. Proprio per questo, il punto di svolta arriv&#242; nel 1950, quando Harry Truman invi&#242; truppe in Corea senza una dichiarazione di guerra, aprendo una stagione in cui l&#8217;iniziativa militare si spost&#242; progressivamente verso la Casa Bianca. Negli anni successivi, tra escalation in Vietnam e operazioni condotte senza un mandato esplicito, &#232; cresciuta nel Congresso la percezione di essere stato escluso dalle decisioni pi&#249; rilevanti. Non a caso, &#232; proprio la guerra del Vietnam &#8212; e in particolare le operazioni condotte senza piena trasparenza, come i bombardamenti in Cambogia sotto Richard Nixon &#8212; a spingere il legislativo a reagire.</p><p>Nel 1973 il Congresso approv&#242; cos&#236; la War Powers Resolution, un tentativo esplicito di ristabilire un equilibrio: la legge impose al Presidente di consultare il Congresso &#8220;in ogni possibile circostanza&#8221;, di notificare entro 48 ore l&#8217;uso della forza e di interrompere le operazioni entro 60 giorni in assenza di autorizzazione. L&#8217;obiettivo, nelle parole riportate ancora da NPR, era semplice: &#8220;rimettere il Congresso in partita&#8221; e riaffermarne il ruolo costituzionale nelle decisioni di guerra.</p><p>Eppure, questo tentativo non ha mai davvero chiuso la questione. Da un lato, &#232; ormai generalmente accettato che il Presidente possa agire rapidamente in caso di emergenza, dall&#8217;altro negli ultimi decenni le amministrazioni di entrambi i partiti hanno progressivamente ampliato i margini di intervento senza un&#8217;autorizzazione preventiva del Congresso. Operazioni militari sono state avviate senza un voto parlamentare in contesti molto diversi &#8212; dal Kosovo sotto Bill Clinton alla Libia con Barack Obama, fino agli attacchi in Siria sotto Donald Trump e alle operazioni in Yemen durante la presidenza di Joe Biden. Il risultato &#232; un equilibrio solo formalmente definito, ma sempre pi&#249; sbilanciato nella pratica: il Congresso mantiene il potere di autorizzare la guerra, ma sempre pi&#249; spesso interviene dopo &#8212; o non interviene affatto.</p><h3>Il Congresso e la guerra in Iran</h3><p>A maggior ragione in questo caso, con una presidenza che da tempo sta provando ad accentrare su di s&#233; tutti i poteri, il Congresso americano non &#232; riuscito a votare per limitare i poteri di guerra del Presidente. Un tentativo dei Democratici alla Camera di approvare una risoluzione contro Donald Trump &#232; fallito ancora prima di iniziare, bloccato durante una pro-forma session &#8212; una seduta puramente formale, spesso di pochi minuti, utilizzata durante le pause dei lavori per evitare che il Congresso sia tecnicamente in recess. I Dem hanno provato a usare la procedura dell&#8217;&#8220;unanimous consent&#8221;, che consente di approvare rapidamente una misura solo in assenza di obiezioni: un singolo parlamentare pu&#242; per&#242; fermare tutto, come puntualmente avvenuto. Il voto era destinato a fallire, ma aveva un obiettivo politico chiaro: forzare una presa di posizione pubblica e aprire un nuovo fronte di scontro sul ruolo del Congresso nella gestione della guerra.</p><p>Pi&#249; che il fallimento procedurale, colpisce per&#242; l&#8217;assenza sostanziale del Congresso. A oltre quaranta giorni dall&#8217;inizio delle operazioni militari, il Campidoglio non ha ancora tenuto audizioni formali n&#233; avviato un vero dibattito pubblico sulla strategia americana. Come ha scritto Robert Jimison sul New York Times, mentre il Presidente oscillava tra minacce di escalation &#8212; arrivando a evocare la distruzione di un&#8217;intera &#8220;civilt&#224;&#8221; &#8212; e annunci di tregua, &#8220;il Congresso [&#8230;] &#232; rimasto in recess e in gran parte all&#8217;oscuro&#8221;. Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha annunciato un nuovo voto per limitare i poteri di guerra del Presidente, mentre alla Camera si prepara un ulteriore tentativo di portare la questione in aula.   </p><h3>Le divisioni fra i partiti</h3><p>Se il Congresso appare debole nel suo complesso, &#232; anche perch&#233; la politica americana &#232; tutt&#8217;altro che compatta sul conflitto con l&#8217;Iran. Le divisioni attraversano entrambi i partiti, rendendo ancora pi&#249; difficile una risposta coerente sul piano istituzionale. Tra i Democratici, ad esempio, non c&#8217;&#232; una linea unitaria: mentre figure come Chuck Schumer spingono per un voto che limiti i poteri di guerra del Presidente, altri &#8212; come John Fetterman &#8212; si oppongono apertamente. Fetterman ha annunciato che voter&#224; contro la risoluzione per fermare le operazioni, sostenendo la necessit&#224; di &#8220;stare con i militari&#8221; e portare a termine la missione. Una posizione che lo distingue nettamente da colleghi come Tim Kaine, Cory Booker e Chris Murphy, promotori di iniziative per bloccare l&#8217;azione militare senza autorizzazione del Congresso.</p><p>Anche tra i Repubblicani il quadro &#232; pi&#249; sfumato di quanto appaia. Accanto al sostegno convinto alla linea della Casa Bianca &#8212; espresso, ad esempio, da John Cornyn, che ha definito l&#8217;approccio di Trump &#8220;magistrale&#8221;, o da Mike D. Rogers, secondo cui gli attacchi hanno rafforzato la posizione negoziale americana &#8212; emergono anche richieste di maggiore cautela e supervisione. Figure come Lindsey Graham insistono sulla necessit&#224; di un controllo del Congresso su eventuali accordi di pace, mentre altri, come Rand Paul (da tempo in rotta con il presidente) ha criticato apertamente l&#8217;uso della forza senza autorizzazione parlamentare. Allo stesso tempo, una parte del partito &#8212; rappresentata da senatori come Ron Johnson &#8212; continua a difendere un approccio deferente verso il Presidente, rifiutando persino l&#8217;idea di audizioni pubbliche per non &#8220;scoprire le carte&#8221; davanti ai nemici.</p><p>La frattura &#232; ancora pi&#249; evidente al di fuori del Congresso, nel mondo conservatore che ruota attorno a Trump. Accanto a una componente apertamente interventista &#8212; che vede qualsiasi concessione all&#8217;Iran come un segno di debolezza &#8212; sta emergendo un fronte opposto, profondamente critico sia della guerra sia della gestione presidenziale. Commentatori e figure influenti dell&#8217;area MAGA si sono divisi tra chi chiede di proseguire con fermezza e chi, al contrario, denuncia il rischio di un conflitto prolungato e incontrollabile. Il risultato &#232; un campo politico frammentato, in cui le linee di frattura non coincidono pi&#249; semplicemente con quelle tra Democratici e Repubblicani.</p><p>In questo contesto, il dibattito sui poteri di guerra si intreccia con una crisi politica pi&#249; ampia. Le risoluzioni parlamentari diventano non solo strumenti istituzionali, ma anche armi nello scontro interno ai partiti. E proprio questa sovrapposizione tra conflitto istituzionale e polarizzazione politica finisce per indebolire ulteriormente il Congresso: diviso al suo interno e attraversato da logiche di schieramento, il legislativo fatica a presentarsi come un attore unitario capace di esercitare davvero il proprio ruolo nelle decisioni di guerra.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Senato: la sfida (quasi) impossibile per i Dem americani]]></title><description><![CDATA[Nonostante l'impopolarit&#224; di Trump, i Democratici devono incastrare perfettamente candidati e contesti locali per tornare in maggioranza]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/senato-la-sfida-quasi-impossibile</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/senato-la-sfida-quasi-impossibile</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 29 Mar 2026 13:03:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://images.unsplash.com/photo-1569285647999-67fc5a1ff1ad?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwyN3x8dXMlMjBzZW5hdGV8ZW58MHx8fHwxNzc0Nzg5MDkxfDA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Donald Trump &#232; oggi un presidente impopolare. Da tempo, i sondaggi segnalano un calo costante dei suoi indici di gradimento: i numeri oscillano a seconda delle rilevazioni, ma in media circa il 53% degli americani disapprova il suo operato, mentre poco pi&#249; del 40% si dice favorevole. Un dato tutt&#8217;altro che rassicurante, soprattutto alla vigilia delle midterm, le elezioni di met&#224; mandato che rinnoveranno l&#8217;intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Storicamente, si tratta di una tornata sfavorevole per il partito che occupa la Casa Bianca, che tende quasi sempre a perdere terreno rispetto agli sfidanti.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>In questo quadro, le probabilit&#224; che i Democratici conquistino la Camera sono sempre state considerate alte. Pi&#249; complesso, invece, il discorso sul Senato: gran parte dei seggi in palio si trova infatti in stati tendenzialmente favorevoli al GOP. Proprio la debolezza del presidente, per&#242;, potrebbe contribuire a riaprire una partita che fino a poco tempo fa sembrava indirizzata.</p><h3><strong>Il difficile obiettivo Dem: riprendere l&#8217;Ohio</strong></h3><p>Oggi i Repubblicani controllano 53 seggi contro i 47 dei Democratici, ma la sfida reale si giocher&#224; su pochi stati in bilico. Tra questi c&#8217;&#232; l&#8217;Ohio, che negli ultimi anni si &#232; spostato nettamente verso destra &#8212; con Trump capace di vincere con un margine di circa otto punti &#8212; e che per questo motivo veniva dato quasi per scontato in mano repubblicana. Eppure, in uno scenario in cui diversi sondaggi indicano una generale preferenza per i Democratici, anche qui le rilevazioni raccontano una corsa molto pi&#249; equilibrata del previsto.</p><p>Per provare a riprendere lo stato, i Democratici si affideranno a Sherrod Brown, gi&#224; senatore per anni e sconfitto nel 2024 da Bernie Moreno con un margine comunque pi&#249; contenuto rispetto a quello ottenuto da Trump contro Kamala Harris. Brown &#232; il tipo di candidato che pu&#242; rendere credibile una rimonta: nel corso della sua carriera ha dimostrato di saper parlare a quell&#8217;elettorato operaio e manifatturiero che negli ultimi anni si &#232; progressivamente spostato verso il GOP. Le sue posizioni su lavoro, industria e commercio &#8212; spesso critiche verso le delocalizzazioni &#8212; gli hanno consentito di mantenere un radicamento solido anche in un contesto sempre pi&#249; difficile per i Democratici.</p><p>Dall&#8217;altra parte, i Repubblicani punteranno su Jon Husted, attuale senatore nominato nel 2025 dal governatore Mike DeWine dopo il passaggio di JD Vance alla vicepresidenza. Il suo &#232; un profilo pi&#249; tradizionale e istituzionale rispetto a quello di Brown: conservatore sul piano fiscale, vicino al mondo delle imprese e forte di una lunga esperienza amministrativa maturata come segretario di Stato e vicegovernatore. Una candidatura pensata per tenere compatto l&#8217;elettorato repubblicano in uno stato che, nonostante le incognite del momento, resta strutturalmente orientato verso il GOP.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://images.unsplash.com/photo-1569285647999-67fc5a1ff1ad?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwyN3x8dXMlMjBzZW5hdGV8ZW58MHx8fHwxNzc0Nzg5MDkxfDA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://images.unsplash.com/photo-1569285647999-67fc5a1ff1ad?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwyN3x8dXMlMjBzZW5hdGV8ZW58MHx8fHwxNzc0Nzg5MDkxfDA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080 424w, 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width="5760" height="3840" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://images.unsplash.com/photo-1569285647999-67fc5a1ff1ad?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwyN3x8dXMlMjBzZW5hdGV8ZW58MHx8fHwxNzc0Nzg5MDkxfDA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:3840,&quot;width&quot;:5760,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;White House under clear sky at night&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="White House under clear sky at night" title="White House under clear sky at night" 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fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Photo by <a href="https://unsplash.com/@darren1303">Darren Halstead</a> on <a href="https://unsplash.com">Unsplash</a></figcaption></figure></div><h3><strong>Il sogno dek Texas</strong></h3><p>Sul Texas, la sfida &#232; ancora pi&#249; complessa. Da anni i Democratici inseguono l&#8217;idea di conquistare lo stato, puntando sul cambiamento demografico delle grandi citt&#224; e sull&#8217;arrivo di nuovi elettori da altri stati, ma finora solo Beto O&#8217;Rourke c&#8217;era andato vicino, nel 2018. Mai come questa volta, per&#242;, la sensazione &#232; che la partita possa essere pi&#249; aperta del previsto. Nelle primarie repubblicane, infatti, non &#232; ancora emerso un vincitore: al ballottaggio si affronteranno l&#8217;uscente Jon Cornyn e il suo sfidante Ken Paxton, che secondo diverse indiscrezioni potrebbe ottenere il sostegno di Trump e partire quindi da favorito.</p><p>Si tratta per&#242; di un candidato estremamente divisivo. Ken Paxton &#232; da anni una delle figure pi&#249; controverse della politica texana: esponente dell&#8217;ala pi&#249; radicale del Partito Repubblicano, ha costruito la propria carriera allineandosi in maniera molto netta alle posizioni di Trump, arrivando anche a guidare battaglie legali su temi centrali come il tentativo di ribaltare l&#8217;esito delle elezioni del 2020. Allo stesso tempo, per&#242;, il suo percorso politico &#232; stato costellato da scandali e vicende giudiziarie: dall&#8217;impeachment del 2023 &#8212; conclusosi con l&#8217;assoluzione al Senato texano &#8212; fino alle accuse di frode finanziaria, chiuse nel 2024 con un accordo con i procuratori. Un profilo che, se da un lato galvanizza la base pi&#249; dura del GOP, dall&#8217;altro rischia di allontanare l&#8217;elettorato moderato e indipendente, rendendo la corsa potenzialmente pi&#249; aperta del previsto anche in uno stato storicamente repubblicano come il Texas.</p><p>A tenere vive le speranze democratiche, per&#242;, sono alcuni segnali arrivati proprio dal terreno elettorale. Nelle ultime tornate locali e speciali &#8212; come quella del febbraio 2026 &#8212; i Dem hanno registrato risultati inattesi: nell&#8217;area di Fort Worth, ad esempio, la democratica Taylor Rehmet &#232; riuscita a conquistare un seggio al Senato statale in un distretto controllato dai Repubblicani da oltre trent&#8217;anni, vincendo con un margine netto nonostante il forte svantaggio economico. Un risultato che si inserisce in una serie di performance sopra le attese anche in altre competizioni locali e che suggerisce qualche crepa nella compattezza dell&#8217;elettorato repubblicano, soprattutto tra i moderati.</p><p>Su questo scenario i Democratici puntano su James Talarico, giovane deputato statale capace di costruire una candidatura atipica, che mescola messaggi progressisti a un forte richiamo ai valori religiosi e che ha gi&#224; dimostrato una notevole capacit&#224; di mobilitazione. Resta per&#242; una sfida estremamente complessa. Il Texas non elegge un senatore democratico da quasi quarant&#8217;anni e, al di l&#224; dei segnali incoraggianti, richiederebbe uno sforzo economico enorme da parte del partito, che deve fare i conti con priorit&#224; pi&#249; accessibili in altri stati chiave. Pi&#249; che una reale inversione dei rapporti di forza, la partita texana rischia quindi di trasformarsi in un terreno di scontro costoso e incerto, dove i Democratici possono sperare di essere competitivi ma non partono, almeno per ora, da una posizione di vantaggio.</p><h3><strong>Le altre sfide decisive: Aleaska, Maine, North Carolina</strong></h3><p>Al di l&#224; di Ohio e Texas, il controllo del Senato passer&#224; da una serie di stati chiave, in un quadro che resta complessivamente favorevole ai Repubblicani ma molto pi&#249; incerto rispetto a qualche mese fa. La strategia dei Democratici &#232; piuttosto chiara: difendere i seggi gi&#224; in loro possesso &#8212; come Georgia, Michigan e New Hampshire &#8212; e provare a strappare almeno alcune roccaforti repubblicane, a partire da North Carolina, Maine e Alaska. Un percorso stretto, che lascia pochissimo margine di errore, ma che negli ultimi mesi &#232; apparso meno proibitivo del previsto.</p><p>Tra le opportunit&#224; pi&#249; concrete c&#8217;&#232; la North Carolina, dove il ritiro del senatore repubblicano Thom Tillis ha improvvisamente reso competitivo un seggio che sembrava blindato. I Democratici hanno trovato un candidato forte come Roy Cooper, ex governatore capace di ottenere risultati solidi anche in uno stato tendenzialmente conservatore, e che nei primi sondaggi appare avanti su Michael Whatley, figura molto vicina a Trump ma ancora poco conosciuta da una parte dell&#8217;elettorato. In uno stato dove gli indipendenti saranno decisivi, &#232; probabilmente una delle sfide pi&#249; aperte dell&#8217;intero ciclo elettorale.</p><p>Pi&#249; complicata, ma altrettanto centrale, &#232; la partita del Maine. Qui i Democratici vedono da tempo in Susan Collins un bersaglio possibile, anche alla luce di uno stato che negli ultimi anni si &#232; allontanato dal GOP a livello presidenziale. Il problema &#232; che il partito rischia di indebolirsi da solo: la primaria tra Janet Mills e Graham Platner si sta trasformando in uno scontro molto duro, con attacchi personali e divisioni che potrebbero lasciare strascichi pesanti. Collins, invece, corre senza avversari interni, dispone di risorse ingenti e ha gi&#224; dimostrato in passato di saper resistere anche a ondate nazionali sfavorevoli.</p><p>C&#8217;&#232; poi l&#8217;Alaska, che resta una scommessa pi&#249; che una vera opportunit&#224;, ma che i Democratici continuano a tenere nel mirino. Il partito punta su Mary Peltola, gi&#224; capace nel 2022 di vincere a sorpresa e oggi candidata con un profilo fortemente locale, costruito su temi concreti come pesca, economia e autonomia dello stato. In Alaska, pi&#249; che altrove, contano i candidati: il sistema elettorale con primarie aperte e voto a scelta classificata tende a premiare figure meno ideologiche, e lo stesso elettorato ha storicamente mostrato una certa indipendenza rispetto alle logiche nazionali. Dall&#8217;altra parte, per&#242;, il repubblicano Dan Sullivan resta il favorito in uno stato che continua a votare nettamente per Trump alle presidenziali. Proprio questo equilibrio tra peculiarit&#224; locali e tendenza generale rende la corsa meno scontata del previsto, ma comunque in salita per i Democratici.</p><p>Accanto a questi stati, restano poi le partite difensive. In Georgia, Jon Ossoff dovr&#224; difendere un seggio in uno stato estremamente competitivo, nonostante una raccolta fondi molto solida. In Michigan, il ritiro del senatore uscente ha aperto una corsa incerta, con una primaria democratica ancora tutta da decifrare e con i Repubblicani pronti a schierare un candidato competitivo. Pi&#249; sullo sfondo, ma comunque da monitorare, restano infine Iowa e New Hampshire, dove le dinamiche locali potrebbero creare opportunit&#224; inattese, anche se al momento il GOP parte in posizione di vantaggio o comunque di equilibrio.</p><p>Nel complesso, il quadro conferma quanto il percorso dei Democratici sia stretto: per tornare in maggioranza non baster&#224; sfruttare l&#8217;impopolarit&#224; di Trump, ma servir&#224; incastrare perfettamente candidati, contesti locali e clima nazionale. I Repubblicani partono ancora da una posizione pi&#249; solida, ma la mappa &#232; decisamente meno tranquilla di quanto sembrasse solo pochi mesi fa.</p><h3><strong>Le altre notizie della settimana</strong></h3><p><a href="https://focusamerica.it/florida-i-dem-vincono-a-mar-a-lago-e-strappano-due-seggi-ai-repubblicani/">Florida, i Dem vincono a Mar-a-Lago e strappano due seggi ai repubblicani</a>. Emily Gregory conquista il seggio alla Camera statale nella zona di Palm Beach, Brian Nathan quello al Senato a Tampa. Sono 30 i seggi passati da rosso a blu dal ritorno di Trump</p><p><a href="https://focusamerica.it/trump-perde-il-sostegno-della-classe-operaia-bianca-che-lo-aveva-eletto/">Trump perde il sostegno della classe operaia bianca che lo aveva eletto</a>. I dati di un sondaggio esclusivo pubblicati dalla newsletter Strength in Numbers mostrano che i bianchi a basso reddito, cuore simbolico della coalizione trumpiana, oggi disapprovano il presidente. Il crollo &#232; ancora pi&#249; marcato tra gli ispanici poveri</p><p><a href="https://focusamerica.it/trump-rischia-di-rivivere-la-parabola-di-carter/">Trump rischia di rivivere la parabola di Carter</a>. Il parallelo con gli anni Settanta si fa stringente: crisi con l&#8217;Iran, petrolio in rialzo, inflazione e code negli aeroporti. Ma le risposte dei due presidenti non potrebbero essere pi&#249; diverse.</p><p><a href="https://focusamerica.it/trump-dovra-rispondere-delle-sue-azioni-dopo-la-presidenza/">Trump dovr&#224; rispondere delle sue azioni dopo la presidenza</a>. Un&#8217;analisi della New Republic esplora gli strumenti legali che i democratici potrebbero usare quando torneranno al potere, dall&#8217;impeachment alla Corte penale internazionale.</p><p><a href="https://focusamerica.it/i-dem-perdono-lamerica-i-repubblicani-non-la-conquistano/">I Dem perdono l&#8217;America, i repubblicani non la conquistano</a>. Il pi&#249; grande studio elettorale degli Stati Uniti rivela che quasi tutti i gruppi demografici si sono allontanati dal Partito Democratico. Ma invece di abbracciare i repubblicani, sempre pi&#249; elettori rifiutano qualsiasi appartenenza politica.</p><p><a href="https://focusamerica.it/nessuno-ha-detto-no-a-trump-come-e-nata-la-decisione-di-attaccare-liran/">Nessuno ha detto &#8220;no&#8221; a Trump: come &#232; nata la decisione di attaccare l&#8217;Iran</a>. Un&#8217;analisi di Bloomberg ricostruisce come la decisione di attaccare Teheran sia maturata sotto l&#8217;influenza di alleati esterni, mentre i consiglieri pi&#249; stretti del presidente hanno evitato di opporsi apertamente</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La fedeltà MAGA alla prova delle bombe]]></title><description><![CDATA[Sondaggi, defezioni e malcontento: come il conflitto in Iran sta ridisegnando le fratture interne al Partito Repubblicano.]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/la-fedelta-maga-alla-prova-delle</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/la-fedelta-maga-alla-prova-delle</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 10:52:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AMML!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9c400bdf-512b-491a-a0ba-6c0f7e0c4a11_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il Partito Repubblicano, <a href="https://www.reaganfoundation.org/reagan-institute/publications/80-years-of-gop-foreign-policy-debates-vol6">almeno dal secondo dopoguerra in poi</a>, cova al suo interno una serie di fratture per quanto riguarda la politica estera, diviso com&#8217;&#232; fra un&#8217;ala pi&#249; interventista e una maggiormente isolazionista. Queste tensioni erano gi&#224; evidenti all&#8217;inizio della Guerra fredda nello scontro tra l&#8217;isolazionismo del senatore Robert Taft e l&#8217;internazionalismo di figure come Arthur Vandenberg e Dwight Eisenhower, e si sono ripresentate ciclicamente nei decenni successivi, dal dibattito sulla distensione di Nixon fino alle fratture nate attorno alla guerra in Iraq. Tradizionalmente Donald Trump e l&#8217;ala del partito che pi&#249; gli &#232; vicina ricadevano in quest&#8217;ultima categoria: anche durante l&#8217;ultima campagna elettorale, il tycoon aveva pi&#249; volte promesso di evitare nuovi conflitti militari e di mettere fine alle cosiddette &#8220;forever wars&#8221; che hanno segnato la politica estera americana dopo l&#8217;11 settembre.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Proprio per questo, osservare come quest&#8217;area del GOP abbia reagito al nuovo conflitto lanciato da Trump contro l&#8217;Iran &#232; un modo particolarmente utile per valutare lo stato di salute del trumpismo all&#8217;interno del partito. I dati disponibili confermano un andamento che si vede anche su altri temi: il presidente resta fortemente impopolare tra Democratici e Indipendenti, ma continua a godere di un sostegno significativo tra gli elettori Repubblicani. Anzi, su molte questioni di politica interna parte di questi ultimi sta manifestando un certo scetticismo, mentre sulla guerra il consenso appare decisamente pi&#249; solido.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AMML!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9c400bdf-512b-491a-a0ba-6c0f7e0c4a11_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AMML!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9c400bdf-512b-491a-a0ba-6c0f7e0c4a11_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Official White House Photo by Molly Riley</figcaption></figure></div><h2 style="text-align: justify;">Cosa dicono i sondaggi</h2><p style="text-align: justify;">Secondo diversi sondaggi citati dalla stampa americana, circa nove sostenitori MAGA (l&#8217;acronimo dello slogan <em>Make America Great Again</em>, &#232; l&#8217;etichetta con cui si identificano gli elettori pi&#249; fedeli al presidente) su dieci approvano l&#8217;intervento, mentre tra i Repubblicani nel loro complesso il sostegno si colloca su livelli leggermente inferiori ma comunque elevati. <a href="https://edition.cnn.com/2026/03/02/politics/cnn-poll-59-of-americans-disapprove-of-iran-strikes-and-most-think-a-long-term-conflict-is-likely">Un sondaggio della CNN</a> rileva che il 77% degli elettori Repubblicani sostenga l&#8217;azione militare, contro il 32% degli Indipendenti e appena il 18% dei Democratici.</p><p style="text-align: justify;">Questo dato, tendenzialmente, &#232; in controtendenza rispetto al passato, in cui l&#8217;ala conservatore &#232; sempre stata pi&#249; isolazionista e contraria ad inserirsi negli affari di altri paesi. Quali sono, dunque, le ragioni di questo consenso? L&#8217;aspetto principale, ovviamente, &#232; la fiducia e l&#8217;ammirazione nei confronti del presidente. Diversi sondaggi indicano che una quota significativa degli elettori trumpiani sostiene l&#8217;intervento soprattutto perch&#233; ritiene che Trump sia in grado di controllarne l&#8217;escalation e di impedirne una deriva in una nuova guerra senza fine.</p><p style="text-align: justify;">Pesa poi la percezione della minaccia iraniana: molti elettori conservatori interpretano l&#8217;operazione come un&#8217;azione preventiva volta a impedire a Teheran di sviluppare capacit&#224; nucleari o di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente, non come una missione di nation-building simile a quelle che hanno caratterizzato la fase successiva all&#8217;11 settembre. Questa interpretazione rende l&#8217;intervento compatibile con la diffidenza, diffusa tra i Repubblicani, verso i conflitti lunghi e costosi.</p><p style="text-align: justify;">Il vero elemento discriminante sembra essere la natura e la durata del conflitto. <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cev7wn213rvo">Secondo la BBC</a>, il consenso Repubblicano diminuisce sensibilmente quando si prende in considerazione l&#8217;ipotesi di un impiego di truppe terrestri: pur sostenendo gli attacchi, oltre la met&#224; degli elettori del partito si opporrebbe a un intervento con <em>boots on the ground,</em> ovvero con soldati sul terreno. Inoltre, i costi economici potrebbero incidere in modo significativo, visto che un aumento dei prezzi dell&#8217;energia o della spesa pubblica per la guerra rischierebbe di erodere il sostegno, soprattutto tra gli elettori meno ideologizzati.</p><h2 style="text-align: justify;">Le voci contrarie e le divergenze interne</h2><p style="text-align: justify;">Anche nel mondo conservatore, tuttavia, non sono mancate prese di posizione critiche. Tra le prime a rompere con la linea della Casa Bianca &#232; stata Marjorie Taylor Greene (dimessa da poco dal Congresso), in passato tra le sostenitrici pi&#249; fedeli di Trump, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.cnn.com/2026/03/16/politics/video/cnn-sitroom-pamela-brown-mtg-marjorie-taylor-greene-trump-president-war-iran-campaign&amp;ved=2ahUKEwilmfzzjLOTAxUd_7sIHd-2BTkQwqsBegQIFRAB&amp;usg=AOvVaw1HhdJGfu0ovFMDILlF9m90">che ha accusato l&#8217;amministrazione di aver tradito la promessa</a> elettorale di porre fine alle guerre all&#8217;estero. In un lungo messaggio pubblicato sui social, Greene ha ricordato come la campagna repubblicana fosse stata costruita sullo slogan &#8220;No More Foreign Wars&#8221; e ha definito l&#8217;intervento una scelta incoerente con la dottrina America First. Pur riconoscendo la natura ostile del regime iraniano, anche altri esponenti conservatori hanno espresso scetticismo sull&#8217;efficacia di un cambio di regime, sottolineando come interventi simili in Medio Oriente abbiano spesso prodotto instabilit&#224; piuttosto che risultati duraturi.</p><p>Il dissenso si &#232; manifestato anche nell&#8217;ecosistema mediatico della destra americana. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3Dtox2hr4dddM&amp;ved=2ahUKEwjm-7GZjbOTAxWHVkEAHRhOHYsQwqsBegQIExAB&amp;sqi=2&amp;usg=AOvVaw24v3r7neLjh0Mv9LfKKzbN">Il commentatore Tucker Carlson</a> ha definito gli attacchi contro l&#8217;Iran &#8220;disgustosi e malvagi&#8221;, mentre altre figure legate all&#8217;area trumpiana hanno ricordato che Trump e il suo vicepresidente avevano condotto la campagna su una piattaforma esplicitamente pacifista in politica estera. Messaggi di frustrazione e delusione sono emersi anche tra elettori e attivisti conservatori, segnalando un malcontento diffuso soprattutto tra chi aveva sostenuto il presidente proprio in virt&#249; della sua opposizione alle cosiddette &#8220;forever wars&#8221;.</p><p>Le tensioni non si limitano per&#242; alla sfera mediatica. Il direttore del National Counterterrorism Center Joe Kent,<a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://thehill.com/homenews/house/5794095-trump-resignation-israel-iran/&amp;ved=2ahUKEwjJs-itjrOTAxVqzQIHHUOxJWQQFnoECCUQAQ&amp;usg=AOvVaw2LRQEgIBEdWhmY4oEXj72e"> si &#232; dimesso</a> criticando apertamente la decisione di intervenire contro Teheran, definendo i conflitti mediorientali una &#8220;trappola&#8221; strategica e sostenendo che l&#8217;Iran non rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti. Le sue dimissioni hanno portato alla luce divisioni anche ai livelli pi&#249; alti dell&#8217;amministrazione e del movimento conservatore.</p><p>Nonostante queste fratture, tuttavia, il dissenso non si &#232; tradotto finora in una mobilitazione capace di erodere significativamente il sostegno della base repubblicana. Le critiche esistono e attraversano diversi segmenti del mondo conservatore, dall&#8217;ala populista ai commentatori mediatici fino ad alcuni funzionari, ma rimangono minoritarie rispetto al consenso complessivo che il presidente continua a mantenere tra i suoi elettori.</p><p>La questione sta creando <a href="http://www.focusamerica.it/vance-tra-lealta-a-trump-e-il-peso-politico-della-guerra-in-iran?utm_source=telegram_channel">pi&#249; di un grattacapo anche al vicepresidente JD Vance</a>, che ha costruito gran parte della propria identit&#224; politica sulla critica alle &#8220;guerre senza fine&#8221; ma oggi si trova a difendere un intervento che in passato aveva esplicitamente sconsigliato. Pur mantenendo pubblicamente una linea di piena lealt&#224; al presidente, Vance &#232; consapevole che un conflitto prolungato &#8212; soprattutto con vittime americane o costi economici elevati &#8212; potrebbe rivelarsi politicamente devastante per il Partito Repubblicano e compromettere le sue ambizioni presidenziali per il 2028.</p><h2 style="text-align: justify;">Le altre notizie della settimana</h2><p style="text-align: justify;">.&#9679; &#200; <a href="http://www.focusamerica.it/morto-robert-mueller-lex-direttore-dellfbi-che-indago-su-trump-e-linterferenza-russa?utm_source=telegram_channel">morto a 81 anni</a> l&#8217;ex direttore dell&#8217;FBI e procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, figura centrale nelle indagini sull&#8217;interferenza russa nelle elezioni del 2016. La sua inchiesta port&#242; a decine di incriminazioni ma non stabil&#236; un coordinamento tra la campagna Trump e Mosca. Il presidente ha reagito con parole durissime, dichiarando su Truth Social di essere &#8220;contento&#8221; della sua morte.</p><p>&#9679; <a href="http://www.focusamerica.it/trump-pensa-che-con-le-epulsioni-di-massa-si-sia-esagerato?utm_source=telegram_channel">Secondo indiscrezioni</a>, il presidente starebbe ridimensionando la strategia di deportazioni su larga scala, ritenuta politicamente costosa in vista delle elezioni di met&#224; mandato. Il nuovo orientamento punterebbe a concentrarsi sui &#8220;criminali&#8221; e a ridurre le operazioni ad alta visibilit&#224; nelle grandi citt&#224;, anche alla luce di sondaggi che indicano un calo del consenso su questo tema.</p><p>&#9679; Un tribunale federale ha ordinato la <a href="http://www.focusamerica.it/un-giudice-ordina-la-riapertura-di-voice-of-america-e-il-reintegro-di-oltre-mille-dipendenti?utm_source=telegram_channel">ripresa delle trasmissioni</a> di Voice of America e il reintegro di oltre mille dipendenti sospesi, giudicando illegale lo smantellamento dell&#8217;emittente internazionale deciso dall&#8217;amministrazione Trump. La sentenza impone anche la presentazione di un piano per ripristinare le attivit&#224; globali dell&#8217;agenzia.</p><p>&#9679; La vicegovernatrice dell&#8217;Illinois Juliana Stratton <a href="http://www.focusamerica.it/primarie-in-illinois-juliana-stratton-vince-la-corsa-al-senato?utm_source=telegram_channel">ha vinto le primarie democratiche</a> per il seggio al Senato lasciato vacante (per approfondire rimandiamo a un articolo uscito in settimana), diventando la favorita in uno Stato saldamente democratico. La campagna &#232; stata una delle pi&#249; costose del ciclo elettorale: gruppi esterni, in particolare legati alla lobby pro-Israele e all&#8217;industria delle criptovalute, hanno investito oltre 40 milioni di dollari nel tentativo di influenzare l&#8217;esito.</p><p>&#9679; Un giudice federale ha <a href="http://www.focusamerica.it/un-giudice-federale-blocca-la-riforma-dei-vaccini-voluta-da-kennedy?utm_source=telegram_channel">bloccato le modifiche al calendario</a> vaccinale promosse dal segretario alla Sanit&#224; Robert F. Kennedy Jr., che prevedevano una riduzione delle vaccinazioni pediatriche raccomandate. Il tribunale ha ritenuto che le decisioni fossero state prese ignorando le procedure scientifiche consolidate e ha ripristinato di fatto l&#8217;impianto precedente.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come Trump vuole riformare il processo di voto]]></title><description><![CDATA[La Camera ha approvato la legge che impone prove documentali di cittadinanza per votare, ma al Senato manca la maggioranza. Intanto il presidente minaccia di bloccare ogni altra iniziativa legislativa]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/come-trump-vuole-riformare-il-processo</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/come-trump-vuole-riformare-il-processo</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 11:37:02 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9gQe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e7df68b-2cab-4060-831c-5379cf63883b_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In un contesto politico segnato da crisi internazionali e da una guerra con l&#8217;Iran che sta iniziando ad avere effetti anche sulla politica interna, c&#8217;&#232; per&#242; un tema che sta acquisendo sempre pi&#249; centralit&#224; nell&#8217;agenda presidenziale. Si tratta del <em>Safeguard American Voter Eligibility (SAVE) Act</em>, un disegno di legge che imporrebbe a ogni cittadino americano di dimostrare documentalmente la propria cittadinanza per potersi iscrivere alle liste elettorali e, pi&#249; in generale, irrigidirebbe i requisiti di identificazione degli elettori.</p><p>La Camera dei Rappresentanti ha gi&#224; approvato la misura lo scorso febbraio, ma al Senato la situazione resta bloccata, perch&#233; al momento non ci sono i numeri per farla passare. Proprio per questo Donald Trump &#232; arrivato a minacciare di non firmare nessun&#8217;altra legge finch&#233; il provvedimento non sar&#224; sulla sua scrivania per la firma. Per capire perch&#233; la questione sia considerata cos&#236; importante dalla Casa Bianca, per&#242;, bisogna prima vedere come funzionano oggi i sistemi di identificazione degli elettori negli Stati Uniti.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Il contesto attuale</h2><p>In primo luogo bisogna sottolineare come il sistema elettorale americano sia fortemente decentralizzato, ragion per cui ogni stato adotta regole diverse. Una delle poche caratteristiche comuni &#232; che l&#8217;inserimento nelle liste elettorali non &#232; automatico: ad eccezione del North Dakota, tutti gli stati richiedono infatti che siano i cittadini stessi a registrarsi. In molti casi l&#8217;iscrizione pu&#242; avvenire anche nel giorno stesso del voto, mentre in altri deve essere completata con un certo anticipo, secondo scadenze che cambiano da stato a stato. Il <em>SAVE Act</em> andrebbe a intervenire proprio su uno dei requisiti necessari per registrarsi, imponendo la presentazione di una prova documentale della cittadinanza americana e rafforzando, pi&#249; in generale, i criteri di identificazione degli elettori. Vista dall&#8217;Italia pu&#242; sembrare una cosa quasi ovvia, ma negli Stati Uniti la situazione &#232; molto diversa: non esiste infatti una legge federale che imponga il possesso di un documento d&#8217;identit&#224; e, di conseguenza, non vi &#232; nemmeno un equivalente generalizzato della nostra carta d&#8217;identit&#224;. Secondo alcune stime, circa il 9% degli elettori non possiede un documento, l&#8217;11% non ha accesso al certificato di nascita e pi&#249; della met&#224; non dispone di un passaporto.</p><p>Gi&#224; oggi, comunque, una larga parte del paese prevede controlli al momento del voto.<a href="https://www.ncsl.org/elections-and-campaigns/voter-id?utm_source=chatgpt.com"> </a><a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://bipartisanpolicy.org/article/five-things-to-know-about-the-save-act/&amp;ved=2ahUKEwjEm6DU5KGTAxVj5QIHHT7yKQYQFnoECCAQAQ&amp;usg=AOvVaw2Pw-MVCHe-AosjB6K4Vr42">Come sottolinea il </a><em><a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://bipartisanpolicy.org/article/five-things-to-know-about-the-save-act/&amp;ved=2ahUKEwjEm6DU5KGTAxVj5QIHHT7yKQYQFnoECCAQAQ&amp;usg=AOvVaw2Pw-MVCHe-AosjB6K4Vr42">Bipartisan Policy Center</a>,<a href="https://www.ncsl.org/elections-and-campaigns/voter-id?utm_source=chatgpt.com"> </a></em><a href="https://www.ncsl.org/elections-and-campaigns/voter-id?utm_source=chatgpt.com">gi&#224; oggi trentasei stati </a>richiedono infatti agli elettori di mostrare una qualche forma di riconoscimento ai seggi, ma le regole sono tutt&#8217;altro che uniformi. In 23 stati &#232; richiesto un documento con fotografia, come una patente, un passaporto o altre tessere ufficiali; in altri 13, invece, sono accettati anche documenti privi di foto, per esempio bollette, estratti conto o certificati con nome e indirizzo. In alcuni stati &#8212; come <em>Arkansas, Georgia, Indiana, Kansas, Mississippi, North Carolina, Ohio e Tennessee &#8212;</em> la richiesta di un documento con foto &#232; esplicita e particolarmente rigida. In altri, invece, il quadro &#232; pi&#249; sfumato: Oklahoma, per esempio, consente anche l&#8217;uso della tessera elettorale rilasciata dalla contea, pur priva di fotografia, mentre in Wyoming sono accettate fino al 2029 anche le tessere <em>Medicare</em> e <em>Medicaid</em>, che non riportano alcuna foto. La vera differenza, per&#242;, riguarda soprattutto ci&#242; che accade quando un elettore si presenta senza un documento ritenuto valido. In alcuni stati esistono procedure alternative che consentono comunque di far valere il voto, ad esempio tramite una dichiarazione giurata, una verifica successiva da parte degli uffici elettorali o l&#8217;attestazione di funzionari presenti al seggio. In altri, invece, chi non ha con s&#233; un documento pu&#242; votare solo in via provvisoria e deve poi presentarsi nei giorni successivi davanti all&#8217;amministrazione elettorale per dimostrare la propria identit&#224;, altrimenti la scheda non viene conteggiata.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ybX7!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F823e6d60-b9fe-4527-8a37-943d7afbd823_2000x1334.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ybX7!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F823e6d60-b9fe-4527-8a37-943d7afbd823_2000x1334.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Basta riandare ai giorni successivi al voto per ricordare quanto <em>Trump</em> abbia insistito, senza prove concrete, sul tema dei presunti <em>&#8220;brogli elettorali&#8221;</em>, accusando i Democratici di aver alterato il risultato finale. Da allora, una parte rilevante del partito ha continuato a fare dell&#8217;integrit&#224; del voto uno dei propri principali cavalli di battaglia, e anche sul <em>SAVE Act</em> il tycoon ha rilanciato quel senso di emergenza permanente che accompagna spesso le sue proposte, arrivando a presentarlo come una delle leggi pi&#249; importanti dell&#8217;intera storia americana. Va sottolineato, per&#242;, che gi&#224; oggi &#232; molto difficile, se non improbabile, che elettori privi della cittadinanza americana riescano effettivamente a prendere parte al voto. Del resto, le stesse autorit&#224; federali che si occupano di sicurezza elettorale definirono nel 2020 quella tornata<a href="https://www.cisa.gov/news-events/news/joint-statement-elections-infrastructure-government-coordinating-council-election-infrastructure?utm_source=chatgpt.com"> </a><em><a href="https://www.cisa.gov/news-events/news/joint-statement-elections-infrastructure-government-coordinating-council-election-infrastructure?utm_source=chatgpt.com">&#8220;la pi&#249; sicura della storia americana&#8221;</a></em>.</p><p>I dati disponibili sul voto dei non cittadini, infatti, descrivono un fenomeno estremamente marginale. In Utah, per esempio, tra aprile 2025 e gennaio 2026 &#232; stata condotta una revisione completa delle liste elettorali: dopo un controllo lungo e articolato su oltre 2 milioni di elettori registrati, &#232; emerso un solo caso accertato di registrazione da parte di un non cittadino e nessun caso di voto effettivamente espresso. Anche su scala pi&#249; ampia il quadro non cambia. A partire dal 2025 molti uffici elettorali statali hanno iniziato a verificare la cittadinanza degli elettori, e i dati di quel programma mostrano che appena lo 0,04<em>%</em> delle verifiche restituisce un esito di non cittadinanza. Si tratta, peraltro, di una percentuale che potrebbe persino sovrastimare il fenomeno, perch&#233; non tutte le segnalazioni corrispondono a casi reali: nella <em>Travis County</em>, in Texas, ad esempio, circa il 25% degli elettori indicati dal sistema come potenziali non cittadini aveva in realt&#224; gi&#224; fornito una prova della propria cittadinanza al momento della registrazione. In altre parole, il <em>SAVE Act</em> non nasce per colmare un vuoto normativo su un problema fuori controllo, ma per irrigidire ulteriormente un sistema in cui il voto dei non cittadini &#232; gi&#224; illegale e, stando alle evidenze disponibili, anche rarissimo.</p><h2>Cos&#8217;&#232; il SAVE Act</h2><p>Ma quali sono i contenuti della misura approvata alla Camera? In primo luogo essa introduce l&#8217;obbligo di presentare prove documentali della cittadinanza statunitense per potersi iscrivere alle liste elettorali: non basterebbe pi&#249; dichiarare sotto giuramento di essere cittadini &#8212; come avviene oggi &#8212; ma sarebbe necessario esibire di persona documenti come certificato di nascita, passaporto o certificato di naturalizzazione. Nei casi in cui il nome attuale non coincida con quello riportato nei documenti, ad esempio dopo un matrimonio, sarebbe possibile allegare certificazioni aggiuntive che spieghino la discrepanza. Secondo alcune stime, tuttavia, decine di milioni di elettori altrimenti idonei non avrebbero accesso immediato a questi documenti. La legge renderebbe inoltre molto pi&#249; difficile registrarsi online o per posta, perch&#233; anche chi utilizza queste modalit&#224; dovrebbe comunque recarsi fisicamente presso un ufficio elettorale per mostrare la documentazione richiesta, limitando di fatto forme di registrazione molto diffuse e campagne organizzate nei mesi precedenti alle elezioni.</p><p>Il provvedimento introdurrebbe anche un requisito nazionale di documento con fotografia per poter votare nelle elezioni federali &#8212; oggi inesistente a livello federale &#8212; accettando, ad esempio, patenti statali, passaporti o tessere militari e tribali, ma escludendo alcune categorie di documenti come le carte d&#8217;identit&#224; universitarie. Per il voto per corrispondenza sarebbe inoltre necessario inviare copie del documento sia al momento della richiesta sia al momento della restituzione della scheda, salvo alcune eccezioni. Parallelamente, il <em>SAVE Act</em> rafforzerebbe i controlli sulle liste elettorali gi&#224; esistenti, imponendo agli stati di utilizzare banche dati federali per individuare eventuali soggetti non idonei e rimuoverli: non solo i nuovi elettori, ma anche quelli gi&#224; registrati potrebbero essere chiamati a dimostrare nuovamente la propria cittadinanza qualora la loro posizione venisse messa in dubbio. Infine, la legge prevede conseguenze legali significative: sanzioni penali per i funzionari che registrassero persone prive dei requisiti richiesti, la possibilit&#224; per cittadini e organizzazioni private di avviare azioni civili contro le autorit&#224; elettorali e l&#8217;obbligo per il governo federale di indagare sui non cittadini eventualmente registrati, fino alla potenziale espulsione.</p><p>Nel complesso, si tratta quindi di una riforma che non si limita a &#8220;stringere le maglie&#8221; dell&#8217;identificazione, ma ridefinisce in modo sostanziale l&#8217;accesso stesso al voto nelle elezioni federali. &#200; per questo che i Democratici la descrivono non come una misura di mera sicurezza elettorale, ma come un provvedimento suscettibile di produrre effetti di disincentivazione su larga scala, in particolare su donne che hanno cambiato cognome, cittadini pi&#249; anziani, persone a basso reddito e, pi&#249; in generale, elettori che non dispongono facilmente di passaporto o certificato di nascita.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9gQe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e7df68b-2cab-4060-831c-5379cf63883b_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9gQe!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e7df68b-2cab-4060-831c-5379cf63883b_2048x1365.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9gQe!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e7df68b-2cab-4060-831c-5379cf63883b_2048x1365.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Boghosian</figcaption></figure></div><h2>Il dibattito al Congresso</h2><p>Gi&#224; in questa forma, al Congresso, &#232; difficile trovare i numeri necessari per l&#8217;approvazione della misura. A complicare ulteriormente il quadro &#232; intervenuto ancora una volta Donald Trump: il tycoon ha <a href="https://www.cnn.com/2026/03/12/politics/whats-in-the-save-america-act">infatti chiesto di irrigidire la proposta</a>, introducendo una stretta quasi totale sul voto per corrispondenza &#8212; che in molti stati rappresenta una quota assolutamente rilevante del corpo elettorale &#8212; limitandolo ai soli casi di malattia, disabilit&#224;, servizio militare o viaggio. Ha inoltre sollecitato l&#8217;inserimento di disposizioni sui diritti trans, a partire dal divieto per le atlete transgender di gareggiare nelle competizioni femminili e da ulteriori restrizioni sui trattamenti di affermazione di genere per i minori. Una modifica di questo tipo renderebbe il percorso parlamentare ancora pi&#249; tortuoso: se il Senato intervenisse sul testo approvato dalla Camera, il provvedimento non potrebbe essere inviato direttamente alla Casa Bianca, ma dovrebbe tornare indietro per una nuova votazione.</p><p>Il nodo principale &#232; che non solo questa eventuale versione riveduta, ma gi&#224; quella attuale ha scarsissime probabilit&#224; di superare il vaglio del Senato. Il senatore repubblicano della North Carolina Thom Tillis ha <a href="https://www.nbcnews.com/politics/congress/republicans-warn-trumps-save-america-act-elections-fail-rcna263250">dichiarato senza mezzi termini</a> che &#8220;ci sono 0% di possibilit&#224;&#8221; di approvazione. Per procedere, infatti, servirebbero 60 voti, necessari per superare il <em>filibuster</em> nella <em>Upper House</em>, ovvero il meccanismo che consente alla minoranza di impedire l&#8217;approdo al voto finale prolungando indefinitamente la discussione. Per aggirare questo ostacolo, l&#8217;ala pi&#249; radicale del Partito Repubblicano ha rilanciato la proposta di modificare le regole del Senato, tornando a una forma di <em>talking filibuster</em>, nella quale l&#8217;ostruzionismo deve essere sostenuto fisicamente con interventi continui in aula, assumendone anche il costo politico.</p><p>L&#8217;opzione pi&#249; estrema consisterebbe invece nel ricorso alla cosiddetta <em>nuclear option</em>, cio&#232; l&#8217;abolizione totale del filibuster. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato ha (almeno per il momento) escluso entrambe queste possibilit&#224;, sostenendo che non esistono i numeri n&#233; per eliminarlo n&#233; per trasformarlo in una versione &#8220;parlata&#8221;. La strategia scelta &#232; dunque molto pi&#249; prudente: portare comunque il <em>SAVE Act</em> in aula, consentire il confronto e arrivare a un voto secondo la procedura ordinaria, pur sapendo che con ogni probabilit&#224; i Democratici riusciranno a bloccarlo. In questa prospettiva, l&#8217;obiettivo non sembra tanto l&#8217;approvazione immediata quanto costringere l&#8217;opposizione a prendere posizione pubblicamente su una misura &#8212; l&#8217;obbligo di prova della cittadinanza per votare &#8212; che nei sondaggi appare intuitivamente popolare presso una parte consistente dell&#8217;elettorato.</p><p>Questa linea attendista sta per&#242; alimentando tensioni molto forti all&#8217;interno dello stesso Partito repubblicano. Alla Camera, diversi esponenti conservatori vicini a Trump hanno minacciato apertamente di ostacolare qualsiasi altra iniziativa legislativa finch&#233; il Senato non dar&#224; il via libera al <em>SAVE Act</em>, accusando i colleghi della <em>Upper House</em> di immobilismo e di scarsa determinazione nel garantire la sicurezza elettorale. Per questa componente, la proposta non rappresenta soltanto una riforma tecnica, ma un test della volont&#224; del partito di sfruttare pienamente la maggioranza ottenuta nel 2024. La questione, dunque, riguarda anche la disponibilit&#224; della leadership a ingaggiare uno scontro istituzionale frontale per soddisfare la priorit&#224; indicata da Trump.</p><p>A Palazzo del Senato, invece, il confronto ruota soprattutto attorno alle procedure. Figure come Mike Lee e Rick Scott sostengono che un <em>talking filibuster</em> sarebbe l&#8217;unico strumento in grado di mettere sotto pressione i Democratici, nella speranza che un dibattito estenuante li induca prima o poi a cedere e consentire il voto a maggioranza semplice. Una parte significativa del GOP contesta per&#242; questa interpretazione. Secondo i critici, non esistono precedenti recenti che facciano pensare a un esito favorevole; al contrario, il rischio concreto sarebbe quello di paralizzare l&#8217;attivit&#224; legislativa per giorni o settimane senza alcun risultato. Altri senatori temono inoltre un effetto boomerang: una discussione senza limiti consentirebbe all&#8217;opposizione di presentare un numero potenzialmente infinito di emendamenti, costringendo la maggioranza a votazioni politicamente scomode su questioni collaterali senza alcuna certezza di arrivare all&#8217;approvazione finale. Esiste poi un ulteriore problema tecnico: in un contesto di dibattito illimitato, i Democratici godrebbero di un vantaggio tattico evidente, perch&#233; basterebbe anche un solo senatore a turno per mantenere l&#8217;ostruzionismo, mentre i Repubblicani dovrebbero garantire una presenza costante in aula per evitare incidenti procedurali e richieste di quorum.</p><p>In ogni caso, i voti per cambiare le regole non ci sono. All&#8217;interno del GOP esiste un gruppo sufficientemente compatto determinato a impedirlo. Tra gli scettici non figurano soltanto moderati, ma anche esponenti che condividono il merito della proposta e temono per&#242; che indebolire il <em>filibuster</em> crei un precedente destinato a ritorcersi contro il partito quando i Democratici torneranno alla guida del Congresso. &#200; questo l&#8217;argomento su cui insistono Thune e altri membri dell&#8217;ala pi&#249; istituzionale: una maggioranza pu&#242; essere tentata di sfruttare oggi gli strumenti procedurali, ma domani potrebbe trovarsi a subirne le conseguenze.</p><p>A rendere il quadro ancora pi&#249; mobile &#232; intervenuta anche la posizione di John Cornyn, influente senatore texano e figura di primo piano dell&#8217;establishment repubblicano. Dopo aver a lungo difeso il filibuster, ha recentemente aperto alla possibilit&#224; di <a href="https://www.nbcnews.com/politics/elections/john-cornyn-save-america-act-filibuster-trump-texas-senate-rcna262927">superarlo pur di far approvare il SAVE Act</a>, in una mossa legata soprattutto alla dinamica elettorale. Cornyn deve infatti affrontare il ballottaggio nelle primarie contro l&#8217;ultraconservatore Ken Paxton e ha bisogno dell&#8217;appoggio di Trump; il suo sfidante ha inoltre promesso di ritirarsi qualora la misura venisse approvata.</p><p>Sul fronte democratico, invece, la posizione appare molto pi&#249; compatta. Chuck Schumer ha definito il SAVE Act una forma di &#8220;Jim Crow 2.0&#8221; (il riferimento &#232; all&#8217;insieme di leggi che, dopo l&#8217;abolizione della schiavit&#249;, impedivano comunque l&#8217;accesso alle elezioni per le persone di colore), sostenendo che milioni di cittadini verrebbero di fatto privati del diritto di voto. L&#8217;obiezione principale &#232; che la legge non risponde a un&#8217;emergenza reale &#8212; il voto dei non cittadini &#232; gi&#224; illegale e statisticamente rarissimo &#8212; ma introduce ostacoli amministrativi che rischiano di colpire soprattutto gli elettori pi&#249; vulnerabili o con minore accesso ai documenti richiesti. Alcuni esponenti democratici contestano inoltre l&#8217;idea stessa di imporre a livello federale regole cos&#236; invasive in un ambito che, storicamente, negli Stati Uniti &#232; stato regolato in larga misura dai singoli stati.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Le altre notizie della settimana</h2><p>&#9679; Cuba ha <a href="https://focusamerica.it/cuba-tratta-con-washington-mentre-lisola-sprofonda-nel-buio/">ammesso per la prima volta negoziati</a> diretti con l&#8217;amministrazione Trump mentre affronta una gravissima crisi energetica, con carenza di petrolio e blackout fino a 15 ore al giorno dopo la perdita delle forniture venezuelane. I colloqui &#8212; favoriti anche da mediazioni internazionali &#8212; riguarderebbero possibili aperture economiche, il rilascio di alcuni detenuti e un allentamento delle restrizioni, senza mettere in discussione il sistema politico dell&#8217;isola. Trump ha lasciato intendere che un accordo potrebbe essere vicino, ma le trattative sono ancora in fase iniziale e restano legate anche a richieste statunitensi su riforme politiche e diritti civili.</p><p>&#9679; Gli Stati Uniti <a href="https://focusamerica.it/leconomia-americana-frena-bruscamente-nel-quarto-trimestre-crescita-solo-dello-0-7/">hanno chiuso il 2025 con una crescita economica</a> molto pi&#249; debole del previsto: il PIL &#232; aumentato nel quarto trimestre di appena lo 0,7%, frenato soprattutto dallo shutdown federale autunnale, dal rallentamento dei consumi e dal calo delle esportazioni. Anche gli indicatori di fondo segnalano un&#8217;economia in decelerazione, mentre l&#8217;inflazione core resta elevata e potrebbe aumentare ulteriormente dopo il rialzo dei prezzi del petrolio causato dalla guerra con l&#8217;Iran.</p><p>Il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento, con tagli occupazionali e assunzioni minime, anche se per ora i consumi delle famiglie restano sostenuti dall&#8217;aumento dei redditi e delle prestazioni sociali. La Federal Reserve dovrebbe quindi mantenere i tassi invariati, rinviando qualsiasi allentamento monetario nonostante le pressioni politiche.</p><p>&#9679; <a href="https://focusamerica.it/ad-aver-colpito-la-scuola-in-iran-sono-stati-gli-stati-uniti/">Un&#8217;indagine preliminare del Pentagono attribuisce</a> alle forze statunitensi il missile Tomahawk che il 28 febbraio ha colpito una scuola elementare femminile in Iran, causando almeno 175 morti, per lo pi&#249; bambine. Secondo i primi risultati, l&#8217;attacco sarebbe stato provocato da coordinate errate basate su dati obsoleti che identificavano l&#8217;edificio come parte di una base militare adiacente.</p><p>L&#8217;episodio, avvenuto nel primo giorno dell&#8217;offensiva USA-Israele contro Teheran, potrebbe configurarsi come uno dei pi&#249; gravi errori militari americani degli ultimi decenni. Washington afferma che l&#8217;indagine &#232; in corso e nega di aver preso di mira civili, mentre ONU e numerosi leader internazionali hanno condannato l&#8217;attacco e chiesto chiarimenti.</p><p>&#9679; La Casa Bianca ha <a href="https://focusamerica.it/la-casa-bianca-chiede-ai-repubblicani-di-smettere-di-parlare-di-espulsioni-di-massa/">chiesto ai deputati repubblicani di smettere di parlare di &#8220;espulsioni di massa</a>&#8221; e di concentrare la comunicazione sull&#8217;allontanamento dei criminali violenti, segnalando un aggiustamento della strategia sull&#8217;immigrazione. La richiesta, avanzata dal vicecapo di gabinetto James Blair durante un incontro a porte chiuse in Florida, riflette la preoccupazione che il messaggio attuale venga percepito come troppo indiscriminato.</p><p>Secondo i sondaggi, quasi la met&#224; degli americani considera le espulsioni di massa eccessivamente aggressive, inclusa una parte degli elettori repubblicani. Episodi recenti che hanno coinvolto anche cittadini statunitensi hanno inoltre alimentato le critiche, spingendo l&#8217;amministrazione a puntare su una narrativa pi&#249; mirata in vista delle elezioni di met&#224; mandato.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come gli Stati Uniti vedono la guerra con l'Iran]]></title><description><![CDATA[Trump ha dato diverse spiegazioni sulla guerra con l'Iran, ma nessuna convince completamente]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/come-gli-stati-uniti-vedono-la-guerra</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/come-gli-stati-uniti-vedono-la-guerra</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 08 Mar 2026 12:14:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CCKy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc0a448ab-bd72-4456-a357-04b25e69daab_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La guerra con l&#8217;Iran potrebbe avere effetti importanti sugli equilibri geopolitici mondiali, in particolare in Medio Oriente, ma &#232; inevitabilmente anche una questione di politica interna americana. Ha infatti riaperto negli Stati Uniti una serie di nodi cruciali: il rapporto tra Casa Bianca e Congresso, i limiti del potere presidenziale in politica estera, le tensioni interne ai due partiti e, soprattutto, la credibilit&#224; stessa della giustificazione offerta da Donald Trump. In un anno delicato come quello delle elezioni di met&#224; mandato, il conflitto ha assunto fin dall&#8217;inizio un significato che va oltre il piano militare: per il presidente &#232; stato anche un modo per riprendersi il centro della scena, ricompattare il fronte Repubblicano e rilanciare una leadership che negli ultimi mesi appariva meno solida.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il problema &#232; che questa guerra non si &#232; aperta con una motivazione chiara, univoca e facilmente riconoscibile. <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2026/03/07/why-us-fighting-iran-trump-administration/">Come ha osservato il </a><em><a href="https://www.washingtonpost.com/world/2026/03/07/why-us-fighting-iran-trump-administration/">Washington Post</a></em>, gli Stati Uniti non stanno reagendo a un&#8217;aggressione diretta, n&#233; stanno intervenendo in soccorso di un alleato travolto da un&#8217;invasione, n&#233; hanno costruito un vero e proprio caso pubblico per la guerra, come avvenne, per esempio, prima dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq nel 2003. Al contrario, la Casa Bianca ha offerto nel giro di pochi giorni una serie di spiegazioni diverse, sovrapposte e non sempre coerenti tra loro: minacce imminenti, rischio nucleare, missili a lungo raggio, sicurezza delle truppe americane, difesa degli alleati, tentativi iraniani di assassinare Trump, interferenze elettorali, libert&#224; per il popolo iraniano e perfino il tema del cambio di regime.</p><p>La prima spiegazione, per certi versi la pi&#249; tradizionale e la pi&#249; facilmente spendibile sul piano pubblico, &#232; stata quella nucleare. Trump ha sostenuto che, senza l&#8217;attacco, l&#8217;Iran avrebbe potuto ottenere un&#8217;arma atomica nel giro di due settimane, mentre il vicepresidente J. D. Vance ha parlato della necessit&#224; di impedire a Teheran anche solo di restare sulla soglia nucleare. Una tesi, per&#242;, difficilmente sostenibile in questi termini: che l&#8217;Iran stesse lavorando in quella direzione &#232; plausibile, molto meno credibile &#232; l&#8217;idea che fosse ormai a ridosso della bomba. Tanto pi&#249; considerando che in questi mesi il presidente, rivendicando il raid del giugno 2025, aveva pi&#249; volte affermato che il programma nucleare iraniano fosse stato completamente distrutto.</p><p>A questa prima giustificazione se ne &#232; affiancata quasi subito una seconda, pi&#249; ampia e pi&#249; sfuggente: quella della minaccia imminente. Trump ha parlato della necessit&#224; di difendere gli americani eliminando pericoli immediati provenienti dal regime iraniano. Nello stesso discorso ha incluso le truppe statunitensi, le basi all&#8217;estero e gli alleati, sostenendo anche che i missili a lungo raggio di Teheran potessero arrivare a minacciare perfino il territorio americano. C&#8217;&#232; poi un terzo livello, ancora pi&#249; ambiguo: in alcuni momenti l&#8217;amministrazione ha richiamato il tentato assassinio di Trump attribuito all&#8217;Iran, trasformando il conflitto quasi in una resa dei conti. Pete Hegseth ha sostenuto che Teheran avesse provato a uccidere il presidente e che quest&#8217;ultimo avesse infine avuto l&#8217;ultima parola, salvo poi precisare quasi subito che questo non costituiva il vero nucleo dell&#8217;operazione. Nello stesso registro, Trump ha evocato anche presunte interferenze iraniane nelle elezioni del 2020 e del 2024.</p><p>Infine c&#8217;&#232; il capitolo forse pi&#249; delicato: quello del cambio di regime, anche se la Casa Bianca ha cercato di non nominarlo mai in modo del tutto esplicito. Trump ha invitato gli iraniani a riprendersi il proprio governo una volta conclusa l&#8217;operazione, Rubio ha spiegato che il presidente vedrebbe con favore un sollevamento della popolazione contro i leader di Teheran. Lo stesso presidente ha poi lasciato intendere di voler avere voce in capitolo perfino nella scelta della futura guida del Paese. Ma quindi, se volessimo leggerla su un piano realistico, quali potrebbero essere gli obiettivi? La risposta pi&#249; prudente &#232; che, al di l&#224; della confusione politica della Casa Bianca, l&#8217;obiettivo militare plausibile non sia tanto rifondare l&#8217;Iran quanto ridurne in modo drastico e durevole le capacit&#224; offensive: comprimere i lanci di missili e droni, colpire i siti di lancio sotterranei, smantellare una quota ulteriore dell&#8217;industria bellica e impedire che il programma nucleare torni, almeno nel breve periodo, a rappresentare una minaccia credibile. In questa chiave, i risultati rivendicati da Washington &#8212; la diminuzione dei lanci iraniani e l&#8217;ampliamento dei bombardamenti verso obiettivi interni pi&#249; profondi &#8212; suggeriscono che una degradazione militare significativa sia effettivamente nelle possibilit&#224; dell&#8217;operazione. Molto meno chiaro, invece, resta il fine politico ultimo: se si tratti di costringere Teheran ad accettare limiti pi&#249; severi sul nucleare, sui missili e sul sostegno ai proxy regionali, oppure di spingersi fino a un cambiamento di leadership.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CCKy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc0a448ab-bd72-4456-a357-04b25e69daab_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!CCKy!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc0a448ab-bd72-4456-a357-04b25e69daab_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Al Senato, i Democratici hanno provato a limitare il margine d&#8217;azione di Trump imponendo un nuovo passaggio parlamentare prima di ulteriori attacchi, ma la proposta &#232; stata respinta con un voto quasi interamente di linea partitica: 47 a 53, con Rand Paul schierato con i Dem e John Fetterman con il GOP. Anche alla Camera il tentativo di restringere i poteri presidenziali &#232; fallito. Lo scontro, per&#242;, ha avuto subito un tono apertamente politico. Il leader dei Democratici al Senato Chuck Schumer ha presentato il voto come una scelta tra un Paese stanco delle guerre infinite e un presidente che rischia di trascinare di nuovo gli Stati Uniti nel pantano mediorientale. I Repubblicani (soprattutto con il senatore John Barroso), al contrario, hanno accusato i Democratici di usare il conflitto come strumento per colpire Trump e indebolirlo, pi&#249; che per affrontare seriamente il tema della sicurezza nazionale. Ma anche sotto la compattezza del voto Repubblicano si celano una serie di tensioni. L&#8217;ala non interventista, che aveva creduto alle promesse elettorali di Trump di non aprire nuove guerre, si trova oggi senza veri punti di riferimento.</p><p><a href="https://www.politico.com/news/2026/03/03/iran-republican-anxiety-congress-00810682">Come sottolinea oggi POLITICO</a>, infatti, nonostante l&#8217;apparente compattezza pubblica, all&#8217;interno del GOP stanno progressivamente emergendo una certa preoccupazione sui rischi che gli Stati Uniti potrebbero correre, soprattutto se il conflitto dovesse estendersi oltre i tempi inizialmente previsti. I primi segnali di questo scricchiolio sono arrivati dalle dichiarazioni di due deputati Repubblicani. Warren Davidson (R-Ohio), ex ranger dell&#8217;esercito, ha infatti affermato: &#8220;La sequenza costituzionale &#232; questa: bisogna coinvolgere l&#8217;opinione pubblica prima di andare in guerra, a meno che un attacco non sia imminente. E imminente significa imminente, non qualcosa che dura da oltre 47 anni&#8221;. Anche il deputato Eli Crane (R-Arizona), veterano di guerra che ha prestato servizio nella guerra in Iraq, ha messo in guardia contro i tentativi di cambio di regime, definendo la situazione &#8220;molto rischiosa e molto dinamica in questo momento&#8221;.</p><p>A questo si lega proprio l&#8217;incertezza sugli obiettivi sopra descritta. In una dichiarazione anonima, rilasciata sempre a POLITICO, un Repubblicano ha sottolineato: &#8220;La maggior parte dei repubblicani vuole obiettivi chiari, pi&#249; chiari di quelli attuali&#8221;, mentre altri hanno manifestato un pizzico di preoccupazione proprio per questa vaghezza. Anche per questo, lo scorso luned&#236; la Casa Bianca ha inviato un promemoria ai membri del Congresso, delineando diversi obiettivi militari per la campagna di bombardamenti e ha affermando che Trump dovrebbe essere &#8220;lodato&#8221; per aver affrontato uno stato ostile sponsor del terrorismo.</p><p>Questa situazione ha creato una situazione complessa <a href="https://www.politico.com/news/magazine/2026/03/02/vance-trump-iran-war-00806812?stream=top&amp;utm_campaign=newsletter_axiosam&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter">anche per lo stesso vicepresidente JD Vance</a>, che aveva basato gran parte della sua carriera politica su un marcato anti-interventismo in politica estera. Anche nei giorni scorsi, aveva pubblicamente sostenuto che Trump preferiva un accordo diplomatico per impedire all&#8217;Iran di ottenere armi nucleari, ma era pronto a ricorrere alla forza militare se necessario, sostenendo al contempo che non vi era &#8220; alcuna possibilit&#224; &#8220; che un impegno militare si trasformasse in una guerra prolungata in Medio Oriente. Si tratta di una posizione che ha incrinato un po&#8217; la fiducia dell&#8217;ala anti-interventista, sempre pi&#249; isolata e in piena tensione fra la fedelt&#224; a Trump (alla quale, comunque, &#232; vicina per molte tematiche) e il fastidio su questo approccio aggressivo in politica estera.</p><h2>Cosa pensano gli americani?</h2><p>Nel complesso, l&#8217;opinione pubblica americana resta pi&#249; contraria che favorevole all&#8217;attacco: secondo YouGov/<em>Economist</em>, il 48% disapprova i raid contro l&#8217;Iran e il 37% li approva. Ma il dato davvero decisivo &#232; la polarizzazione partigiana. Tra i democratici, l&#8217;opposizione &#232; schiacciante: solo l&#8217;11% approva, mentre il 78% disapprova. Tra i repubblicani avviene quasi il contrario: il 76% approva e appena il 10% disapprova. Anche gli indipendenti pendono nettamente verso il no, e restano pi&#249; del doppio propensi a disapprovare che ad approvare. Insomma, pi&#249; che un consenso nazionale sulla guerra, emerge un classico riflesso da America polarizzata: i repubblicani seguono Trump, i democratici lo respingono, e gli indipendenti restano diffidenti.</p><p>Dentro il blocco repubblicano, per&#242;, conta molto quanto si &#232; trumpiani. Sempre YouGov mostra che i repubblicani che si definiscono MAGA sono molto pi&#249; favorevoli dei repubblicani non-MAGA: tra i primi il sostegno &#232; nettissimo, mentre tra i secondi l&#8217;approvazione esiste ma tende a essere pi&#249; tiepida e meno entusiastica. Anche il sondaggio CNN/SSRS conferma questa frattura interna: i repubblicani MAGA sono molto pi&#249; propensi a credere che l&#8217;attacco ridurr&#224; la minaccia iraniana e ad avere fiducia in Trump sulla gestione della crisi. Allo stesso tempo, per&#242;, nemmeno l&#8217;elettorato repubblicano &#232; totalmente compatto quando si passa dalla logica del raid a quella di una guerra pi&#249; ampia: i repubblicani sono quasi spaccati a met&#224; sulla probabilit&#224; di un conflitto lungo con l&#8217;Iran, e sono pi&#249; numerosi quelli che si oppongono all&#8217;invio di truppe di terra o si dicono incerti rispetto a quelli che lo sostengono. In altre parole: la base repubblicana approva l&#8217;attacco, ma &#232; molto meno sicura di voler sostenere una guerra estesa e boots on the ground.</p><p>Sul lato democratico, invece, il quadro &#232; molto pi&#249; lineare: la guerra viene percepita soprattutto come una scelta di Trump, non come una necessit&#224; condivisa dal paese. E infatti i sondaggi registrano una sfiducia quasi totale non solo verso l&#8217;operazione, ma anche verso l&#8217;idea che il presidente abbia un piano chiaro per gestire l&#8217;escalation: secondo CNN/SSRS, l&#8217;88% dei democratici dubita che Trump abbia una strategia definita, e anche tra gli indipendenti prevale nettamente lo stesso giudizio. Questo &#232; probabilmente il punto politico pi&#249; importante da mettere in newsletter: non siamo davanti a un classico &#8220;rally around the flag&#8221;, cio&#232; a un&#8217;opinione pubblica che si compatta automaticamente dietro il comandante in capo; siamo davanti a una guerra che consolida la base trumpiana, ma che nel resto del paese suscita soprattutto scetticismo, opposizione e paura di un nuovo conflitto senza fine.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come Stati Uniti e Israele hanno ucciso Khamenei e cosa succede ora]]></title><description><![CDATA[Operazione congiunta colpisce strutture militari, nucleari e la leadership del regime. L&#8217;Iran risponde con missili contro Israele e basi americane nel Golfo]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/come-stati-uniti-e-israele-hanno</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/come-stati-uniti-e-israele-hanno</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 01 Mar 2026 09:02:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_CJr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b81c0d-881f-4b61-8d07-c30155e7dc8d_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato sabato 28 febbraio un&#8217;operazione militare congiunta contro l&#8217;Iran, colpendo con centinaia di missili e aerei da combattimento obiettivi distribuiti in tutto il paese, dalla capitale Teheran fino alle citt&#224; di Isfahan, Kermanshah, Tabriz e Shiraz. L&#8217;attacco, che ha preso il nome di &#8220;Operation Epic Fury&#8221; per gli americani e &#8220;Roaring Lion&#8221; per gli israeliani, &#232; culminato con la morte della guida suprema iraniana, l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, confermata nella notte dai media di stato di Teheran.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il presidente Trump ha annunciato l&#8217;avvio delle operazioni militari alle 2:30 di notte ora della costa est americana, in un video pubblicato sul suo social network Truth Social. Ha descritto l&#8217;operazione come &#8220;massiccia e in corso&#8221;, con l&#8217;obiettivo dichiarato di impedire all&#8217;Iran di sviluppare armi nucleari, distruggere la sua industria missilistica e annientare la marina militare di Teheran. Trump ha anche invitato i membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane a deporre le armi in cambio dell&#8217;immunit&#224;, avvertendo che in caso contrario avrebbero affrontato &#8220;la morte certa&#8221;. Ai cittadini iraniani ha rivolto un messaggio diretto: quando le operazioni militari saranno concluse, ha detto, avranno la possibilit&#224; di prendere in mano il proprio governo, definendola &#8220;probabilmente l&#8217;unica occasione per generazioni&#8221;.</p><p>Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha descritto l&#8217;operazione come necessaria per &#8220;rimuovere la minaccia esistenziale&#8221; posta dalla Repubblica islamica, e ha esortato gli iraniani a liberarsi del regime. Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha definito l&#8217;attacco una &#8220;operazione preventiva&#8221;. Secondo quanto riferito da una fonte anonima all&#8217;NPR, l&#8217;assalto iniziale era stato pianificato per durare alcuni giorni, con Israele concentrato a distruggere il programma missilistico iraniano.</p><p>L&#8217;aviazione israeliana ha impiegato circa 200 aerei da combattimento, che hanno colpito simultaneamente circa 500 obiettivi in Iran, tra cui strutture di comando e controllo delle Guardie Rivoluzionarie, sistemi di difesa aerea, basi missilistiche e aeroporti militari. Gli Stati Uniti hanno contribuito all&#8217;operazione via aria e via mare, schierando nella regione la loro pi&#249; grande forza navale dalla guerra in Iraq del 2003: tra le navi presenti la portaerei USS Gerald R. Ford, nel Mediterraneo, e l&#8217;USS Abraham Lincoln, al largo delle coste dell&#8217;Oman. Washington dispone inoltre di circa 40.000 militari distribuiti su basi in Bahrain, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e altri paesi della regione.</p><p>L&#8217;attacco &#232; arrivato due giorni dopo il fallimento di un terzo round di negoziati indiretti tra Washington e Teheran sul programma nucleare iraniano, svoltosi a Ginevra gioved&#236;. Secondo il ministro degli esteri omanita Badr Al-Boussa&#239;di, mediatore dei colloqui, Teheran aveva per la prima volta accettato di non stoccare pi&#249; uranio arricchito, un passo che lo stesso diplomatico, intervistato dalla rete americana CBS, aveva definito una svolta significativa verso un accordo &#8220;a portata di mano&#8221;. Le trattative prevedevano anche una riunione tecnica a Vienna la settimana successiva, con esperti dell&#8217;<em>Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica</em>. Trump ha interrotto tutto ordinando l&#8217;attacco, dichiarandosi &#8220;non soddisfatto&#8221; del modo in cui l&#8217;Iran conduceva i negoziati. Teheran si era rifiutata di discutere il suo programma missilistico e il sostegno a gruppi armati regionali, due condizioni poste dagli americani.</p><p>I primi effetti sull&#8217;Iran sono stati devastanti. La Mezzaluna Rossa iraniana ha segnalato oltre 200 morti e 747 feriti, distribuiti in 24 delle 31 province del paese. Tra i casi pi&#249; gravi, almeno 108 persone sono state uccise in un attacco a una scuola elementare femminile nella citt&#224; di Minab, nel sud del paese. L&#8217;agenzia di stampa iraniana IRNA aveva inizialmente riferito di 53 studentesse uccise nella stessa scuola, un bilancio poi aggiornato al rialzo. Il portavoce del <em>Comando Centrale</em> americano, capitano Tim Hawkins, ha dichiarato all&#8217;NPR che il Pentagono era a conoscenza delle segnalazioni di vittime civili e che stava verificando la situazione, sottolineando che gli Stati Uniti non prendono mai di mira i civili.</p><p>L&#8217;Iran ha risposto all&#8217;attacco con una serie di offensive missilistiche che hanno coinvolto l&#8217;intera regione. Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito duramente basi americane in Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, oltre a obiettivi militari e di sicurezza in Israele. Riprese verificate sui social media hanno mostrato una grande esplosione alla base della Quinta Flotta americana a Juffair, in Bahrain. Il Qatar ha dichiarato di aver intercettato e neutralizzato tre ondate di attacchi missilistici iraniani. Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato di aver intercettato la grande maggioranza dei 346 missili e droni lanciati dall&#8217;Iran sul proprio territorio. In Israele una persona &#232; morta e oltre venti sono rimaste ferite dopo che un missile iraniano ha colpito un edificio residenziale a Tel Aviv; la grande maggioranza degli 89 feriti complessivi trattati dall&#8217;ambulanza Magen David Adom sono stati colpiti indirettamente, cadendo mentre correvano verso i rifugi. Anche Arabia Saudita, Kuwait, Giordania e altri paesi con truppe americane sono stati presi di mira. Il Kuwait ha segnalato un drone caduto sul suo aeroporto internazionale. Negli Emirati un lavoratore migrante asiatico &#232; morto per i detriti di un missile intercettato.</p><p>La reazione internazionale &#232; stata divisa. Il segretario generale dell&#8217;ONU Ant&#243;nio Guterres ha condannato sia le offensive americane e israeliane, sia le ritorsioni iraniane, avvertendo di un &#8220;grave pericolo per la pace e la sicurezza internazionale&#8221; durante una riunione d&#8217;emergenza del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, convocata su richiesta di Francia, Bahrain, Colombia, Russia e Cina. Francia, Germania e Regno Unito hanno adottato una posizione prudente: nel comunicato congiunto firmato da Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer non compare alcuna condanna esplicita dell&#8217;offensiva americana e israeliana, ma solo un riferimento all&#8217;&#8221;impegno per la stabilit&#224; regionale&#8221;, mentre le frappes iraniane contro i paesi del Golfo sono state condannate con fermezza. Il premier britannico Starmer ha precisato che aerei militari britannici erano in volo nella regione per operazioni difensive. La Spagna e la Turchia hanno invece condannato esplicitamente l&#8217;attacco, definendolo una violazione del diritto internazionale. In America il voto si &#232; diviso lungo linee di partito: i repubblicani hanno in gran parte appoggiato l&#8217;operazione, mentre i democratici l&#8217;hanno denunciata come una guerra illegale condotta senza l&#8217;autorizzazione del Congresso. Anche alcuni esponenti del movimento MAGA, tra cui la ex deputata Marjorie Taylor Greene, hanno criticato duramente l&#8217;intervento, definendolo un tradimento delle promesse elettorali di Trump.</p><p>I mercati petroliferi hanno registrato una forte tensione gi&#224; nei giorni precedenti all&#8217;attacco: il Brent, il principale benchmark internazionale del petrolio, era salito di quasi il 12% nel corso del mese, toccando 73 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 30% del commercio marittimo globale di petrolio, &#232; rimasto al centro delle preoccupazioni: l&#8217;Iran ha dichiarato la zona non sicura per le navi e alcune imbarcazioni hanno invertito la rotta, anche se lo stretto non ha mai interrotto i flussi di energia nemmeno durante i precedenti conflitti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_CJr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b81c0d-881f-4b61-8d07-c30155e7dc8d_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Nato nel 1939 a Mashhad, citt&#224; santa per i musulmani sciiti nel nordest del paese, era il secondo di otto figli di un modesto studioso religioso. Cresciuto in povert&#224;, fu mandato nelle scuole islamiche fin da bambino e a 19 anni fin&#236; sotto l&#8217;influenza di Ayatollah Khomeini, il futuro padre della rivoluzione islamica. Studioso di letteratura, poeta in giovent&#249;, lettore appassionato di Hugo, Steinbeck e Tolstoy, il giovane Khamenei aveva un profilo da intellettuale che mal si conciliava con l&#8217;immagine del duro che sarebbe diventato. Ma la politica lo trasform&#242; presto. Tra il 1963 e il 1976 fu arrestato sette volte dalla polizia segreta dello Sci&#224; e trascorse tre anni in prigione, subendo torture. Quella stagione forgi&#242; la sua visione del mondo: l&#8217;America come nemico assoluto, l&#8217;Occidente come potenza imperialista, la resistenza come missione religiosa.</p><p>Dopo la rivoluzione islamica del 1979, Khamenei sal&#236; rapidamente nella gerarchia della nuova Repubblica. Divent&#242; predicatore del venerd&#236; a Teheran, con il fucile in mano durante i sermoni, e costru&#236; una base di consenso tra i rivoluzionari pi&#249; duri. Nel giugno 1981 sopravvisse a un attentato: una bomba nascosta in un registratore gli esplose accanto durante un discorso, paralizzandogli il braccio destro. Impar&#242; a scrivere con la sinistra e continu&#242; la sua ascesa. Fu eletto presidente quello stesso anno, con il 95% dei voti, e govern&#242; per due mandati attraverso gli anni terribili della guerra con l&#8217;Iraq, che cost&#242; un milione di vite. Quando Khomeini mor&#236; nel 1989, Khamenei non aveva le credenziali religiose richieste dalla Costituzione per diventare guida suprema. Non era un grande ayatollah nel senso tradizionale del termine. Ma con una mossa politica decisa dall&#8217;interno del sistema, fu designato ugualmente, elevato al rango di ayatollah nel giro di un giorno e insediato il giorno stesso della morte del suo predecessore. Come ha detto al New York Times il professore Vali Nasr della Johns Hopkins University, Khomeini guid&#242; una rivoluzione, Khamenei guid&#242; uno Stato.</p><p>Prese in mano un paese isolato, con un esercito esausto e un&#8217;economia devastata dalla guerra, e in trent&#8217;anni lo trasform&#242; in una potenza regionale. Lo strumento principale fu il <em>Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica</em> (IRGC), la forza paramilitare creata nel 1979 per proteggere la rivoluzione, che sotto di lui divent&#242; uno Stato nello Stato, con un proprio esercito, marina, aviazione, intelligence e un vasto impero economico. In cambio della lealt&#224; incondizionata delle Guardie, Khamenei lasci&#242; loro il controllo di ampie fette dell&#8217;economia iraniana. Costru&#236; anche una rete di milizie regionali, da Hezbollah in Libano ad Hamas nella Striscia di Gaza, dagli Houthi nello Yemen alle milizie sciite in Iraq, che divennero il prolungamento armato del potere iraniano nel Medio Oriente. Al suo apice, questo sistema controllava un corridoio terrestre che andava da Teheran fino al Mediterraneo. Come ha detto al Wall Street Journal Afshon Ostovar, professore alla Naval Postgraduate School di Monterey, Khamenei riusc&#236; in qualcosa di quasi miracoloso: trasformare un paese in fiamme in una potenza regionale.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-SjG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe7ef6f8c-ca10-462e-9c94-c7dbc78315bd_2012x1344.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-SjG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe7ef6f8c-ca10-462e-9c94-c7dbc78315bd_2012x1344.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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Ogni ondata di proteste, dal movimento verde del 2009 alle rivolte del 2019 e del 2022, fu soffocata nel sangue. A gennaio di quest&#8217;anno ha ordinato alle forze di sicurezza di sparare sui manifestanti scesi in piazza per protestare contro la crisi economica. Le organizzazioni per i diritti umani stimano che solo in quest&#8217;ultima repressione siano stati uccisi tra i 6.000 e i 7.000 civili. La sua visione del mondo era costruita sulla cospirazione: l&#8217;America e Israele come forze del male pronte a distruggere la Repubblica islamica, la resistenza come dovere sacro, qualsiasi concessione come segno di debolezza. Quella rigidit&#224; ha avuto un prezzo altissimo per gli iraniani, condannati a decenni di sanzioni economiche e isolamento internazionale. Come ha detto al Washington Post il ricercatore Karim Sadjadpour della Carnegie Endowment for International Peace, Khamenei era un ideologo e anti-americano la cui politica era rimasta ferma all&#8217;euforia rivoluzionaria del 1979. Alla sua morte, il 75% degli iraniani era nato dopo quella rivoluzione.</p><p>La fine &#232; arrivata sabato 28 febbraio, nel suo ufficio nel cuore di Teheran. Secondo quanto riferito al New York Times da funzionari americani e israeliani rimasti anonimi, la <em>CIA</em> aveva monitorato Khamenei per mesi, affinando la capacit&#224; di tracciare i suoi movimenti. L&#8217;agenzia ha appreso che la mattina di sabato si sarebbe tenuta una riunione dei vertici della sicurezza iraniana nel complesso della leadership a Teheran, e che Khamenei sarebbe stato presente. Quella informazione, definita dagli stessi funzionari di &#8220;alta fedelt&#224;&#8221;, &#232; stata trasmessa a Israele, che ha deciso di modificare i tempi dell&#8217;attacco per sfruttare la finestra di opportunit&#224;. Gli Stati Uniti e Israele avevano originariamente pianificato di colpire di notte, ma hanno cambiato programma per approfittare della riunione. Alle sei del mattino ora israeliana, i caccia hanno lasciato le basi. Due ore e cinque minuti dopo, i missili hanno colpito il complesso. Al momento dell&#8217;attacco, i vertici della sicurezza si trovavano in un edificio del complesso, Khamenei in un altro vicino. Israele ha rivendicato di aver ottenuto la &#8220;sorpresa tattica&#8221;, nonostante l&#8217;Iran si aspettasse un attacco imminente. Trenta bombe lanciate sull&#8217;ufficio della guida suprema hanno lasciato il complesso carbonizzato e ridotto in macerie. Le immagini satellitari, analizzate dalla BBC e da altri media, mostrano la distruzione di almeno quattro edifici, con colonne di fumo nero visibili a chilometri di distanza.</p><p>La morte non &#232; stata confermata subito. Per ore, l&#8217;Iran ha negato. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che Khamenei era &#8220;sano e salvo&#8221;, e le agenzie di stato Tasnim e Mehr hanno detto che era &#8220;fermo e saldo&#8221;. Trump nel frattempo aveva gi&#224; annunciato la sua morte su Truth Social, definendolo &#8220;uno degli uomini pi&#249; malvagi della storia&#8221;. Solo nelle prime ore di domenica mattina, ora locale, la televisione di Stato iraniana ha letto il comunicato del Consiglio supremo di sicurezza nazionale: Khamenei era morto nel suo ufficio mentre svolgeva i suoi doveri. Il governo ha dichiarato 40 giorni di lutto nazionale e sette giorni di festivit&#224;. Nell&#8217;attacco sono periti anche la figlia, il genero e il nipote di Khamenei, secondo quanto riportato dall&#8217;agenzia iraniana Fars.</p><p>Insieme a Khamenei, l&#8217;operazione ha decapitato gran parte del vertice militare e di sicurezza iraniano. L&#8217;esercito israeliano ha rivendicato la morte di sette alti funzionari: il generale Mohammad Pakpour, comandante in capo delle Guardie della Rivoluzione, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, l&#8217;ammiraglio Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di difesa e fidato consigliere di Khamenei, il generale Abdolrahim Mousavi, capo di stato maggiore delle forze armate, e altri comandanti di primo piano. Fonti dell&#8217;intelligence americana e israeliana hanno riferito alla BBC, tramite il suo partner americano CBS, che nell&#8217;operazione sono morti circa 40 funzionari iraniani. Secondo il New York Times, nelle ore successive all&#8217;attacco al complesso di leadership, Israele ha colpito anche le strutture dove si trovavano i vertici dell&#8217;intelligence iraniana: il responsabile dei servizi segreti &#232; riuscito a sfuggire, ma i ranghi alti dell&#8217;intelligence sono stati decimati.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qpOo!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9896954b-f8fd-4c03-b23e-5e6d5a3e1ad7_1318x1298.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qpOo!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9896954b-f8fd-4c03-b23e-5e6d5a3e1ad7_1318x1298.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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Nelle strade di Isfahan, Karaj, Kermanshah, Shiraz e in altri quartieri di Teheran, migliaia di persone sono uscite di notte a festeggiare: musica, fuochi d&#8217;artificio, automobilisti che suonavano il clacson, giovani che abbattevano monumenti con la sua effigie. Il New York Times ha verificato video di celebrazioni in diverse citt&#224;. Nelle settimane precedenti all&#8217;attacco, gli studenti delle universit&#224; di Teheran avevano gi&#224; bruciato la sua effigie, un gesto un tempo impensabile. Allo stesso tempo, i sostenitori del regime si sono riversati nelle piazze in segno di lutto, portando ritratti della guida suprema. A Mashhad, sua citt&#224; natale, ci sono state persone in ginocchio che piangevano. Chi era davvero Khamenei, al di l&#224; della propaganda? Lo storico Abbas Milani, direttore degli studi iraniani a Stanford, lo ha descritto al New York Times come &#8220;arrogante, colto, ostinato, vendicativo, incapace di accettare gli errori, refrattario alle concessioni e incline alle teorie del complotto&#8221;. Le sue politiche, ha aggiunto Milani, hanno portato all&#8217;isolamento internazionale dell&#8217;Iran e a un dispotismo sclerotizzato. Il ricercatore Alex Vatanka del Middle East Institute di Washington ha detto all&#8217;NPR che Khamenei non ha mai capito, o non ha mai voluto capire, quanto i suoi stessi cittadini fossero lontani dalla sua visione del mondo.</p><h2>L&#8217;Iran dopo Khamenei: un regime in bilico tra collasso e resistenza</h2><p>La morte di Khamenei non significa necessariamente la fine della Repubblica islamica. Questo &#232; il punto su cui convergono quasi tutti gli analisti interpellati nelle ultime ore dai principali think tank e media americani: abbattere un regime con i bombardamenti &#232; raramente una strategia efficace. La domanda non &#232; se l&#8217;Iran cambier&#224;, ma come e quanto velocemente.</p><p>Javed Ali, professore all&#8217;Universit&#224; del Michigan ed ex funzionario del Consiglio per la sicurezza nazionale durante il primo mandato Trump, ha <a href="https://www.the-independent.com/news/world/americas/us-politics/iran-us-strikes-supreme-leader-ayatollah-ali-khamenei-b2929569.html">scritto</a> sull&#8217;Independent che il regime iraniano si trova di fronte a una minaccia esistenziale e che non va attesa alcuna forma di moderazione nella risposta. A differenza degli episodi precedenti, come l&#8217;uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020 o la guerra dei dodici giorni dello scorso giugno, questa volta l&#8217;Iran non ha ragioni per contenersi. In quelle occasioni, Teheran rispose in modo volutamente limitato per evitare un&#8217;escalation totale. Ora, con la guida suprema uccisa e buona parte del vertice militare decimato, quella logica di autocontenimento &#232; venuta meno.</p><p>Ray Takeyh, ricercatore senior al <em>Council on Foreign Relations</em>, ha <a href="https://www.cfr.org/articles/gauging-the-impact-of-massive-u-s-israeli-strikes-on-iran">scritto</a> sabato che la Repubblica islamica &#232; un sistema ideologico con un&#8217;&#233;lite strutturata su pi&#249; livelli e una base di consenso che, pur ridotta, esiste ancora. La repressione delle proteste di gennaio, ha osservato, dimostra che le sconfitte sul piano internazionale non si traducono automaticamente in debolezza interna. Il regime, ha concluso, sopravviver&#224; probabilmente agli attacchi, uscendone indebolito ma in piedi.</p><p>Il punto cruciale, su cui si concentrano molti analisti, &#232; chi controlla davvero il paese. Linda Robinson, ricercatrice al <em>Council on Foreign Relations</em> con esperienza nelle operazioni speciali, ha messo in chiaro che eliminare Khamenei non equivale a smantellare il regime. Il regime &#232; il <em>Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica</em>. Le Guardie contano circa 125.000 effettivi, hanno proprie forze di terra, marina e aviazione, un servizio di intelligence autonomo e un vasto impero economico. Sono lo Stato dentro lo Stato che Khamenei ha costruito e alimentato per quasi quarant&#8217;anni. Nessun bombardamento aereo, per quanto devastante, pu&#242; smontare una struttura simile dall&#8217;esterno.</p><p>Jonathan Panikoff, ex funzionario dell&#8217;intelligence americana e oggi direttore dell&#8217;<em>Atlantic Council&#8217;s Scowcroft Middle East Security Initiative</em>, ha introdotto il concetto di &#8220;IRGCistan&#8221;: lo scenario in cui non &#232; il clero a prendere il potere dopo Khamenei, ma le Guardie della Rivoluzione, magari con un nuovo leader religioso come figura simbolica. Questo scenario potrebbe evolvere in tre direzioni: un Iran ancora pi&#249; aggressivo nella regione e verso i dissidenti interni, nella fase iniziale di consolidamento del potere; una disponibilit&#224; a negoziare con gli Stati Uniti in cambio di un allentamento delle sanzioni economiche; oppure un lungo periodo di caos e lotta interna per la successione, con le potenze occidentali costrette a decidere quanto interferire.</p><p>Karim Sadjadpour, ricercatore senior alla <em>Carnegie Endowment for International Peace</em>, ha <a href="https://www.foreignaffairs.com/iran/iranian-regimes-existential-crisis-and-what-might-come-after-khamenei-trump">detto</a> a <em>Foreign Affairs</em> che il regime si trova di fronte a una scelta cruciale: scatenare tutto il potere di fuoco rimasto, rischiando cos&#236; di accelerare il proprio collasso, oppure rispondere in modo misurato sperando di sopravvivere all&#8217;operazione. Storicamente, ha ricordato, il regime ha sempre scelto la sopravvivenza sulla vendetta. Ma questa volta le circostanze sono diverse, e il margine di manovra si &#232; ridotto drasticamente.</p><p>Sul fronte militare, l&#8217;Iran non &#232; disarmato. Secondo le stime, prima dell&#8217;attacco disponeva di un arsenale tra i 2.000 e i 3.000 missili balistici a medio raggio e tra i 6.000 e gli 8.000 sistemi a corto raggio, oltre a migliaia di droni. Gli attacchi di ieri hanno certamente degradato queste capacit&#224;, ma non le hanno azzerate. Alex Plitsas, ex funzionario del Pentagono, ha scritto per l&#8217;<em>Atlantic Council</em> che finora non si sono visti attacchi a saturazione progettati per sopraffare le difese aeree della regione, e che l&#8217;Iran potrebbe stare deliberatamente tenendo in riserva parte delle sue capacit&#224; missilistiche, testando le difese avversarie prima di decidere il da farsi.</p><p>Trump ha portato avanti tre scommesse, come le ha definite Javed Ali. La prima &#232; legale e politica: ha lanciato l&#8217;operazione senza passare dal Congresso, invocando i poteri di comandante in capo previsti dall&#8217;Articolo 2 della Costituzione. La legge War Powers Act del 1973 prevede che se le operazioni non si concludono entro sessanta giorni, il presidente dovr&#224; tornare davanti al Congresso per ottenere un&#8217;autorizzazione formale o dichiarare la fine delle ostilit&#224;. La seconda scommessa &#232; che gli iraniani raccolgano l&#8217;invito a rovesciare il regime una volta che i bombardamenti avranno indebolito le forze di sicurezza. La terza &#232; che il regime, anche davanti a una minaccia esistenziale, non abbia la capacit&#224; di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto lungo e sanguinoso.</p><p>Su quest&#8217;ultimo punto, Donald Heflin, diplomatico di carriera e oggi docente alla <em>Fletcher School</em> della Tufts University, ha <a href="https://theconversation.com/despite-massive-us-attack-and-death-of-ayatollah-regime-change-in-iran-is-unlikely-277180">detto</a> a <em>The Conversation</em> che un intervento di truppe di terra americane in Iran &#232; improbabile. Trump, ha osservato, ha dimostrato nel tempo di non avere appetito per grandi operazioni militari terrestri, preferendo l&#8217;uso di forze aeree e reparti speciali limitati. Il problema, ha aggiunto, &#232; che cosa succede dopo: anche in Venezuela, dove l&#8217;operazione americana &#232; considerata un successo, il potere non &#232; finito nelle mani dell&#8217;opposizione, ma in quelle della vicepresidente del vecchio regime, Delcy Rodr&#237;guez. In Iran, l&#8217;istituzione abbastanza forte da riempire il vuoto lasciato dalla guida suprema &#232; proprio l&#8217;IRGC, composta da rivoluzionari convinti che hanno governato il paese per quasi cinquant&#8217;anni.</p><p>La prospettiva di una rivolta popolare &#232; reale ma incerta. Max Boot, ricercatore al <em>Council on Foreign Relations</em>, ha <a href="https://www.cfr.org/articles/gauging-the-impact-of-massive-u-s-israeli-strikes-on-iran">scritto</a> che senza un&#8217;invasione di terra &#232; difficile immaginare come si possa garantire la caduta del regime: i bombardamenti possono distruggere missili e infrastrutture militari, ma non impediscono all&#8217;Iran di ricostruirle nel tempo, come dimostra il fatto che lo scorso giugno Trump dichiar&#242; il programma nucleare iraniano &#8220;obliterato&#8221; e otto mesi dopo la minaccia era considerata ancora sufficiente a giustificare una nuova operazione militare. Hagar Hajjar Chemali, ex funzionaria del <em>National Security Council</em>, ha <a href="https://www.atlanticcouncil.org/dispatches/experts-react-the-us-and-israel-just-unleashed-a-major-attack-on-iran-whats-next/">aggiunto</a> per l&#8217;<em>Atlantic Council</em> un elemento spesso trascurato: il regime era gi&#224; sull&#8217;orlo del collasso economico prima degli attacchi. Il fallimento nell&#8217;ottobre 2025 di Ayandeh Bank, uno dei principali istituti di credito iraniani gestito da &#233;lite vicine al regime, aveva innescato le proteste di gennaio. Almeno altri cinque grandi istituti bancari iraniani erano a rischio, secondo avvertimenti della stessa banca centrale. Questo significa che le sanzioni e il collasso finanziario interno avrebbero potuto da soli portare a una crisi di sistema, e che l&#8217;operazione militare potrebbe avere solo accelerato un processo gi&#224; in corso.</p><p>Quanto alle milizie regionali, l&#8217;analisi di Elisa Ewers del <em>Council on Foreign Relations</em> <a href="https://www.cfr.org/articles/gauging-the-impact-of-massive-u-s-israeli-strikes-on-iran">offre</a> una prospettiva importante. Hezbollah, il braccio armato pi&#249; potente che l&#8217;Iran abbia mai avuto, &#232; oggi al suo punto di debolezza massima dopo che Israele ne ha decimato la leadership e distrutto l&#8217;armamento nel corso degli ultimi mesi. Il governo libanese ha gi&#224; dichiarato di non aver bisogno di Hezbollah per difendere la sovranit&#224; nazionale. Lo stesso Hezbollah, nel comunicato di sabato, ha condannato gli attacchi senza annunciare un coinvolgimento diretto nel conflitto. La situazione degli Houthi in Yemen e delle milizie sciite in Iraq rimane invece pi&#249; fluida, con Kataib Hezbollah che ha gi&#224; annunciato attacchi contro le basi americane in Iraq.</p><p>Lord Ricketts, ex consigliere per la sicurezza nazionale del governo britannico, ha <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/feb/28/strategic-options-iran-retaliate-us-israel-analysis">sintetizzato</a> la situazione in modo netto in un&#8217;analisi per il Guardian: gli Stati Uniti e Israele hanno avviato questa guerra con obiettivi vaghi e difficilmente raggiungibili, senza una base di diritto internazionale e con un supporto limitato da parte degli alleati del Golfo e degli altri partner americani. Il rischio pi&#249; grande non &#232; la sconfitta militare immediata, ma un conflitto prolungato che non produce il cambiamento di regime sperato, lasciando dietro di s&#233; un Iran decimato, pi&#249; estremo e pi&#249; determinato che mai a dotarsi degli strumenti per non subire mai pi&#249; una simile vulnerabilit&#224;.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il discorso di Trump al Congresso tradotto integralmente]]></title><description><![CDATA[Donald Trump ha tenuto nel corso della notte il discorso sullo Stato dell'Unione davanti al Congresso in seduta congiunta. Noi l'abbiamo tradotto integralmente]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/il-discorso-di-trump-al-congresso</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/il-discorso-di-trump-al-congresso</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Wed, 25 Feb 2026 07:24:48 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oN6Z!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb85e31a9-d1d9-4f0c-b12c-98be6b1d7154_3000x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Donald Trump ha tenuto il suo secondo discorso al Congresso in sessione congiunta in qualit&#224; di 47&#176; presidente degli Stati Uniti, dopo quello dell&#8217;<a href="https://focusamerica.it/discorso-trump-comgresso-2025-tradotto-italiano/">anno scorso</a>. Si tratta di un discorso storicamente usato per delineare la visione e le priorit&#224; dell&#8217;Amministrazione.</p><p>Di seguito vi proponiamo la traduzione integrale (<a href="https://focusamerica.it/discorso-trump-congresso-2026/">disponibile anche sul nostro sito</a>).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oN6Z!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb85e31a9-d1d9-4f0c-b12c-98be6b1d7154_3000x2000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oN6Z!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb85e31a9-d1d9-4f0c-b12c-98be6b1d7154_3000x2000.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Speaker Johnson, Vicepresidente Vance, First Lady degli Stati Uniti, Second Lady degli Stati Uniti, membri del Congresso e miei concittadini americani, la nostra nazione &#232; tornata: pi&#249; grande, migliore, pi&#249; ricca e pi&#249; forte che mai. Tra meno di 5 mesi, il nostro Paese celebrer&#224; una tappa epocale della storia americana: il 250&#176; anniversario della nostra gloriosa indipendenza.</p><p>Questo 4 luglio celebreremo due secoli e mezzo di libert&#224; e trionfo, di progresso e libert&#224;, nella nazione pi&#249; incredibile ed eccezionale che sia mai esistita sulla faccia della Terra. E non avete ancora visto niente. Faremo sempre, sempre, sempre meglio. Questa &#232; l&#8217;et&#224; dell&#8217;oro dell&#8217;America. L&#8217;ultima volta che ho parlato in quest&#8217;aula, 12 mesi fa, avevo appena ereditato una nazione in crisi con un&#8217;economia stagnante, inflazione a livelli record, un confine spalancato, un reclutamento disastroso per militari e polizia, criminalit&#224; dilagante in patria e guerre e caos in tutto il mondo.</p><p>Ma questa sera, dopo appena un anno, posso dire con dignit&#224; ed orgoglio che abbiamo realizzato una trasformazione mai vista prima e una svolta destinata a restare nella storia. &#200; davvero una svolta destinata a restare nella storia. E non torneremo mai pi&#249; a dove eravamo solo pochissimo tempo fa. Non torneremo mai indietro.</p><p>Oggi il nostro confine &#232; sicuro. Grazie. Oggi il nostro confine &#232; sicuro, il nostro spirito &#232; rinato, l&#8217;inflazione sta crollando, i redditi stanno aumentando rapidamente, l&#8217;economia in forte espansione ruggisce come mai prima d&#8217;ora e i nostri nemici hanno paura. Le nostre Forze Armate e la polizia si sono rafforzate e l&#8217;America &#232; di nuovo rispettata, forse come mai prima d&#8217;ora.</p><p>Dopo quattro anni in cui milioni e milioni di stranieri clandestini hanno attraversato i nostri confini senza alcun controllo n&#233; verifica, ora abbiamo di gran lunga il confine pi&#249; forte e sicuro della storia americana. Negli ultimi nove mesi, zero stranieri clandestini sono stati ammessi negli Stati Uniti. Ma permetteremo sempre alle persone di entrare legalmente, persone che ameranno il nostro paese e che lavoreranno sodo per sostenerlo.</p><p>Il flusso del letale fentanil attraverso il nostro confine &#232; diminuito di un record del 56% in un anno. E l&#8217;anno scorso il tasso di omicidi ha registrato il suo pi&#249; grande calo mai registrato nella storia. Questo &#232; il calo pi&#249; grande, pensateci, nella storia documentata,il numero pi&#249; basso in oltre 125 anni. L&#8217;anno 1900, di fatto molto prima che nascesse il mio meraviglioso padre &#8212; avevo un padre meraviglioso, Fred &#8212; molto prima che lui nascesse.</p><p>&#200; passato tanto tempo da allora. Non gli piacerebbe sentire queste parole. Ma &#232; passato tanto tempo. L&#8217;Amministrazione Biden e i suoi alleati al Congresso ci hanno lasciato la peggiore inflazione nella storia del nostro Paese. Ma in 12 mesi la mia Amministrazione ha ridotto l&#8217;inflazione di fondo al livello pi&#249; basso degli ultimi cinque anni.</p><p>E negli ultimi tre mesi del 2025 l&#8217;inflazione &#232; scesa all&#8217;1,7%. La benzina, che in alcuni Stati aveva raggiunto un picco superiore ai 6 dollari al gallone [circa 1,59 dollari al litro, ndt] sotto il mio predecessore &#8212; ed &#232; stato francamente un disastro &#8212; ora &#232; scesa sotto i 2,30 dollari al gallone [circa 0,60 dollari al litro, ndt] nella maggior parte degli Stati e in alcuni luoghi &#232; a 1,99 dollari al gallone [circa 0,53 dollari al litro, ndt]. E quando ho visitato il grande Stato dell&#8217;Iowa poche settimane fa, ho persino visto la benzina a 1,85 dollari al gallone [circa 0,49 dollari al litro, ndt].</p><p>I tassi sui mutui sono i pi&#249; bassi da quattro anni e scendono rapidamente, e il costo annuale di un tipico nuovo mutuo &#232; diminuito di quasi 5.000 dollari solo da quando sono entrato in carica, un anno fa. E i tassi di interesse bassi risolveranno il problema immobiliare creato da Biden, proteggendo allo stesso tempo il valore di coloro che gi&#224; possiedono una casa e che per la prima volta nella loro vita si sentono davvero ricchi.</p><p>Vogliamo proteggere quei valori, vogliamo mantenerli alti. Faremo entrambe le cose. E manterremo le cose cos&#236;. Il mercato azionario ha stabilito 53 record storici dalle elezioni. Pensateci, in un anno &#8212; facendo crescere le pensioni, i fondi 401(k) e i conti pensione per milioni e milioni di americani che stanno tutti guadagnando.</p><p>Tutti sono in crescita, in forte crescita. In quattro lunghi anni, la scorsa amministrazione ha ottenuto meno di 1.000 miliardi di dollari di nuovi investimenti negli Stati Uniti. E quando dico meno, intendo sostanzialmente meno. In 12 mesi, io ho ottenuto impegni per oltre 18.000 miliardi di dollari che affluiscono da tutto il mondo. Pensateci, molto meno di 1.000 miliardi di dollari in quattro anni contro molto pi&#249; di 18.000 miliardi in un anno.</p><p>Che differenza pu&#242; fare un presidente. Poco tempo fa eravamo un Paese morto; ora siamo il Paese pi&#249; dinamico al mondo, il pi&#249; dinamico. Grazie alla nascita di migliaia di nuove imprese ed alla costruzione di nuove fabbriche, impianti e laboratori, abbiamo creato 70.000 nuovi posti di lavoro nel settore delle costruzioni in un periodo di tempo molto breve.</p><p>La nostra economia sta diventando sempre pi&#249; grande e pi&#249; forte. Nessuno pu&#242; credere a ci&#242; che sta vedendo. La produzione di petrolio americano &#232; aumentata di oltre 600.000 barili al giorno e abbiamo appena ricevuto dal nostro nuovo amico e partner, il Venezuela, pi&#249; di 80 milioni di barili di petrolio. La produzione di gas naturale americano &#232; a un livello record perch&#233; ho mantenuto la mia promessa: trivellare, trivellare e ancora trivellare.</p><p>Oggi, il numero di americani che lavorano &#232; il pi&#249; alto mai registrato nella storia del nostro Paese. Pensateci, il pi&#249; alto di sempre. Il 100% di tutti i posti di lavoro creati sotto la mia amministrazione &#232; stato nel settore privato. Abbiamo messo fine alla DEI in America. Abbiamo eliminato un numero record di regolamentazioni che soffocavano il lavoro e, in un solo anno, abbiamo fatto uscire 2,4 milioni di americani, un record, dal programma dei buoni alimentati.</p><p>E per tutte queste ragioni, stasera dico a voi, membri del Congresso, che lo stato della nostra Unione &#232; forte. Il nostro Paese sta vincendo di nuovo. Anzi, stiamo vincendo cos&#236; tanto che non sappiamo davvero pi&#249; che farci. La gente mi chiede: per favore, per favore, per favore, Signor Presidente, stiamo vincendo troppo. Non ce la facciamo pi&#249;. Non siamo abituati a vincere nel nostro Paese. Prima che arrivasse lei, perdevamo sempre, ma ora stiamo vincendo troppo. E io dico no, no, no, vincerete ancora. Vincerete alla grande; vincerete pi&#249; che mai. E per dimostrarlo &#8212; per dimostrare questo punto, qui con noi stasera c&#8217;&#232; un gruppo di vincitori che ha appena reso orgogliosa l&#8217;intera nazione.</p><p>La squadra olimpica maschile di hockey su ghiaccio medaglia d&#8217;oro alle Olimpiadi invernali, entrate pure. [Si sentono canti &#8220;USA&#8221;] Prego. &#200; la prima volta che li vedo alzarsi. E in realt&#224; non si sono alzati proprio tutti. Ma hanno sconfitto una fantastica squadra canadese ai tempi supplementari, come tutti avete visto &#8212; cos&#236; come hanno fatto le donne americane, che presto saranno alla Casa Bianca.</p><p>Erano nello Studio Ovale poco fa e voglio solo fare per la seconda volta le mie pi&#249; grandi congratulazioni al Team USA. Ma devo dire che, e gliel&#8217;ho detto e abbiamo fatto una votazione di squadra. Ho detto: se qualcuno vota no, non lo faccio. E cos&#236; sono rimasti l&#236; e non avevano intenzione di dire di no, perch&#233; non ho mai visto un portiere giocare bene come il portiere, Connor Hellebuyck.</p><p>Pensate, 46 tiri in porta. E gli ho chiesto: quel tiro, quello in cui hai messo il bastone dietro la schiena e il disco ha colpito il manico rimbalzando via, &#232; una cosa che provi in allenamento o &#232; stato un colpo di fortuna? Si &#232; rifiutato di rispondere. Ma voglio dirvi che i membri di questa grande squadra di hockey saranno molto felici di sapere che, sulla base del loro voto e del mio, e in questo caso il mio voto contava di pi&#249;, presto consegner&#242; a Connor la nostra pi&#249; alta onorificenza civile, un riconoscimento che nel corso degli anni &#232; stato conferito a molti atleti. Ma quando dico molti, non troppi, tipo 12. &#200; la pi&#249; alta onorificenza civile del nostro Paese, la Medaglia Presidenziale della Libert&#224;. Grandi atleti l&#8217;hanno ricevuta, grandissimi, i migliori, e ho pensato che se la meritasse. E ho fatto una votazione, tutti quanti. Ho detto: non la dar&#242; se anche solo uno dice di no. E ognuno di loro ha alzato la mano all&#8217;istante.</p><p>Quindi voglio ringraziarvi tutti. Che grande lavoro avete fatto, che campioni straordinari siete. Grazie di cuore. Sono anche lieto di dire che la prossima volta che la torcia olimpica sar&#224; accesa, sar&#224; qui in America per le Olimpiadi del 2028, la versione estiva, proprio a Los Angeles. Faremo un ottimo lavoro anche a Los Angeles.</p><p>E Los Angeles sar&#224; sicura, proprio come Washington DC, che oggi &#232; una delle citt&#224; pi&#249; sicure del paese. E quest&#8217;anno, e devo dire, li ho ottenuti entrambi. Li ho ottenuti durante il mio primo mandato ed ero deluso perch&#233; non pensavo che sarei stato presidente quando sarebbe successo. Ma sono accadute cose strane e ora li ho io, perch&#233; ho ottenuto le Olimpiadi e ho ottenuto i Mondiali di calcio del 2026, e volevo prendermi il merito per il 250&#176;, ma quella non mi &#232; riuscita. Non ho potuto prendermene il merito, ma avremo i Mondiali, quindi avremo i Mondiali e le Olimpiadi in arrivo, e questa &#232; una notizia entusiasmante.</p><p>Questo sar&#224; un anno per celebrare il nostro Paese e gli eroi che lo hanno mantenuto libero, uomini come Buddy Taggart. A 17 anni, Buddy si offr&#236; volontario per difendere l&#8217;America nella Seconda Guerra Mondiale, prestando servizio nel Pacifico sotto il grande Generale Douglas MacArthur. Combatt&#233; coraggiosamente nella famosa Battaglia di Manila. Combatt&#232; cos&#236; duramente che fu gravemente ferito e quasi ucciso dalle mitragliatrici nemiche a Luzon.</p><p>E 81 anni fa, proprio questo mese, liber&#242; il pi&#249; grande campo di internamento nelle Filippine, uno dei pi&#249; grandi al mondo. Ottenne molti riconoscimenti, tra cui un Purple Heart e una Bronze Star, torn&#242; a casa, mise su famiglia e stasera &#232; l&#236; nella tribuna, in attesa del 4 luglio 2026, per il suo centesimo compleanno.</p><p>Quindi Buddy, sei un uomo coraggioso e noi ti rendiamo onore. Anche nei momenti di sfida, di avversit&#224; e di immenso dolore, lo spirito del 1776 ha sempre brillato intensamente. Era il 4 luglio dell&#8217;anno scorso quando le acque di un&#8217;inondazione hanno travolto un campeggio estivo femminile nel Texas centrale, una delle cose peggiori che abbia mai visto. Io ero l&#236;.</p><p>L&#8217;acqua sal&#236; di 26 piedi [circa 8 metri, ndt] nel giro di pochi minuti, portandosi via tragicamente molte, molte vite. Ve lo ricordate tutti. Mentre le acque minacciavano di trascinarla via, Millie Kate McClelland, 11 anni, chiuse gli occhi e preg&#242; Dio. Pensava che sarebbe morta. Ma quelle preghiere furono esaudite quando il soccorritore della Guardia Costiera Scott Ruskin scese da un elicottero sopra di lei.</p><p>Nessuno sapeva da dove venisse. Era la primissima missione di soccorso per Scott, un ragazzo giovane, ma molto coraggioso, bravissimo, il migliore, sempre il primo della classe. E ha portato in salvo non solo Millie Kate, ma altre 164 persone. La gente osservava Scott da lontano e non riusciva a credere ai propri occhi. Il vento soffiava, la pioggia cadeva a dirotto, succedeva di tutto, e quella rapida, nessuno aveva mai visto niente del genere. Hanno detto: caspita, &#232; stato incredibile.</p><p>Stasera, Scott e Millie Kate sono qui insieme, riuniti per la primissima volta. Grazie, Scott, grazie Millie Kate. E sottufficiale Ruskin, sono lieto di informarla che le conferisco ora la Legione del Merito per il suo straordinario eroismo, perch&#233; &#232; stato proprio questo, uno straordinario eroismo. Grazie. E vorrei che l&#8217;aiutante militare scendesse per occuparsi della cerimonia. Aiutante militare.</p><p>Grazie mille. Abbiate cura di questo importantissimo servizio. Grazie mille. Dal 1776 ad oggi, ogni generazione di americani si &#232; fatta avanti per difendere la vita, la libert&#224; e la ricerca della felicit&#224;. E lo hanno fatto davvero per la generazione successiva, ma ora &#232; il nostro turno. Insieme, stiamo costruendo una nazione in cui ogni bambino ha la possibilit&#224; di puntare pi&#249; in alto e andare pi&#249; lontano, in cui il governo risponde al popolo, non ai potenti, e in cui gli interessi dei cittadini americani che lavorano sodo sono sempre la nostra prima e ultima preoccupazione.</p><p>Questo &#232; il debito che abbiamo verso gli eroi che ci hanno preceduto e questa &#232; la promessa che dobbiamo mantenere nei confronti dell&#8217;America per il nostro 250&#176; anniversario. L&#8217;anno scorso, ho esortato questo Congresso a iniziare la missione approvando i pi&#249; grandi tagli fiscali nella storia americana e le nostre maggioranze repubblicane hanno risposto in modo meraviglioso. Grazie, Repubblicani.</p><p>Tutti i Democratici, fino all&#8217;ultimo, hanno votato contro questi importantissimi e necessarissimi tagli fiscali massicci. Volevano invece aumenti di tasse su larga scala per danneggiare la gente. Ma noi abbiamo tenuto duro e con la Grande e Bellissima Legge, vi abbiamo dato zero tasse sulle mance, zero tasse sugli straordinari e zero tasse sulla Previdenza Sociale per i nostri grandi anziani.</p><p>Abbiamo anche reso deducibili gli interessi sui prestiti auto, per la prima volta, ma solo se l&#8217;auto &#232; fabbricata in America. Di recente, in Pennsylvania, ho incontrato Megan Hemhauser, una madre devota che istruisce i suoi figli, bellissimi, due bambini, a casa durante il giorno, mentre di sera fa la cameriera, e suo marito fa gli straordinari come operatore di macchinari pesanti.</p><p>Megan &#232; qui stasera ed &#232; felice di dirvi che &#232; molto, molto pi&#249; ricca perch&#233;, senza tasse sulle mance, senza tasse sugli straordinari e con il nostro credito d&#8217;imposta per i figli ampliato ancora una volta dai Repubblicani, Megan e suo marito porteranno a casa pi&#249; di 5.000 dollari in pi&#249; solo per quest&#8217;anno, tagliando le tasse pagate pi&#249; della met&#224;.</p><p>Megan, per favore alzati in piedi. Lottiamo per te, Megan. Grazie. Grazie, Megan. Lottiamo per te, Megan. Grazie alla nostra legge, genitori come Megan possono anche attivare i nuovissimi Trump Accounts per i loro figli, e non li ho chiamati io cos&#236;. Non li ho chiamati io cos&#236;. Non sono stato io a chiamarli cos&#236;. Nessuno mi crede, ma non sono stato io. Li ha chiamati cos&#236; un uomo molto alto seduto proprio l&#236; in terza fila. Un uomo simpatico, un brav&#8217;uomo. Conti di investimento esentasse per ogni bambino americano. Questa &#232; una cosa davvero speciale che &#232; decollata e ha avuto un successo strepitoso. Milioni di questi conti saranno prefinanziati grazie al sostegno del Tesoro degli Stati Uniti e di donatori privati come Michael e Susan Dell, che hanno contribuito con 6,25 miliardi di dollari per finanziare i Trump Accounts a favore di 25 milioni di bambini americani.</p><p>Sono persone straordinarie. Sapete, ho chiesto a Michael Dell: come hai fatto a guadagnare tutti quei soldi? Ha detto: beh, mentre ero seduto nella mia stanza del dormitorio a scuola, costruivo computer e li vendevo alla gente. E continuavo a vendere e vendere e vendere. Una storia davvero incredibile. Quello si chiama Sogno Americano. Ha venduto un sacco di computer, un sacco di portatili.</p><p>Mi congratulo con lui per questo, ma ringrazio davvero lui e Susan, ed altri come Brad Gerstner, un altro uomo straordinario. Ha dato una mano fin dall&#8217;inizio, Brad Gerstner. Grazie, Brad. Quindi, con modesti contributi aggiuntivi, i conti di questi giovani potrebbero crescere fino a oltre 100.000 dollari o pi&#249; entro il compimento dei 18 anni. Pensateci, quanti soldi sono per qualcuno che &#232; partito dal nulla?</p><p>Oltre 100.000 dollari, ma potrebbero essere molti di pi&#249;. Per investire nel futuro dei nostri figli andate su TrumpAccounts.gov. E tanta gente lo sta gi&#224; facendo. Stanno battendo ogni record. &#200; una iniziativa molto popolare. Sapevano che ci sarebbe voluto. Sono cos&#236; orgoglioso di loro. Sono cos&#236; orgoglioso delle persone che hanno avviato questa iniziativa.</p><p>Ora l&#8217;economia &#232; appena decollata. Uno dei motivi principali della straordinaria ripresa economica del nostro paese, la pi&#249; grande della storia, con il Dow Jones che ha superato i 50.000 punti con quattro anni di anticipo e lo S&amp;P che ha raggiunto i 7.000, cosa che non avrebbe dovuto accadere per molti anni, sono stati i dazi. Ho usato questi dazi, ho incassato centinaia di miliardi di dollari per concludere grandi accordi per il nostro paese, sia dal punto di vista economico che da quello della sicurezza nazionale.</p><p>Tutto funzionava a meraviglia. Paesi che ci hanno fregato per decenni ora ci stanno pagando centinaia di miliardi di dollari. Ci stavano fregando alla grande, lo sapete tutti. Lo sanno tutti, persino i Democratici lo sanno, solo che non vogliono ammetterlo. Eppure, adesso questi paesi sono contenti e lo siamo anche noi. Abbiamo fatto degli accordi, gli accordi sono tutti conclusi e loro sono contenti.</p><p>Non stanno facendo i soldi di una volta, ma noi ne stiamo facendo un sacco. Non c&#8217;era inflazione, c&#8217;era una crescita pazzesca. E la notizia pi&#249; importante &#232; stata come Donald Trump avesse previsto correttamente l&#8217;andamento dell&#8217;economia, a differenza di 22 premi Nobel per l&#8217;economia, che si sono sbagliati di grosso. Hanno sbagliato clamorosamente. E poi, appena quattro giorni fa, una sentenza sfavorevole della Corte Suprema degli Stati Uniti, &#232; appena arrivata.</p><p>&#200; arrivata una sentenza molto sfavorevole. Tuttavia, la buona notizia &#232; che quasi tutti i Paesi e le aziende intendono mantenere gli accordi gi&#224; conclusi. Non &#232; cos&#236;, Scott? Sanno bene che l&#8217;autorit&#224; legale che io, in qualit&#224; di presidente, ho per negoziare un nuovo accordo potrebbe tradursi in condizioni molto meno vantaggiose per loro. Per questo continueranno a muoversi lungo il percorso di successo che avevamo definito prima dell&#8217;intervento, purtroppo negativo, della Corte Suprema.</p><p>Quindi, nonostante la deludente sentenza, questi dazi potenti, che salvano il paese, stanno facendo risparmiare al nostro paese il tipo di soldi che stiamo incassando, proteggendo la pace. Molte delle guerre che ho risolto sono state risolte grazie alla minaccia dei dazi. Non sarei stato in grado di risolverle senza di essi. Rimarranno in vigore in base a statuti legali alternativi, pienamente approvati e testati, e sono stati testati per molto tempo. Sono un po&#8217; pi&#249; complessi, ma in realt&#224; sono probabilmente migliori. Portando a una soluzione che sar&#224; ancora pi&#249; solida di prima. Non sar&#224; necessaria alcuna azione da parte del Congresso. &#200; gi&#224; collaudato e approvato. E col passare del tempo, credo che i dazi, pagati dai paesi stranieri, sostituiranno in gran parte, come in passato, il sistema attuale di imposta sul reddito, togliendo un grande peso finanziario dalle spalle delle persone che amo.</p><p>Andando avanti, fabbriche, posti di lavoro, investimenti e migliaia e migliaia di miliardi di dollari continueranno ad affluire negli Stati Uniti d&#8217;America perch&#233; finalmente abbiamo un presidente che mette l&#8217;America al primo posto. Io metto l&#8217;America al primo posto. Amo l&#8217;America. Per decenni, prima che arrivassi io, avevamo l&#8217;esatto contrario. Dal commercio alla sanit&#224;, dall&#8217;energia all&#8217;immigrazione, tutto veniva rubato e truccato per prosciugare la ricchezza della gente produttiva e laboriosa che rende grande il nostro paese, che fa andare avanti il nostro paese. Con l&#8217;Amministrazione Biden e i suoi alleati al Congresso si &#232; arrivati a un punto di rottura: il cosiddetto &#8220;Green New Scam&#8221; [Truffa Verde, ndt], le frontiere aperte. Sono entrati a milioni e milioni dalle prigioni, dai manicomi. Erano assassini, 11.888 assassini. Sono entrati nel nostro paese; voi avete permesso che ci&#242; accadesse.</p><p>E un&#8217;inflazione da record che &#232; costata alla famiglia media 34.000 dollari in un batter d&#8217;occhio. Ora, le stesse persone in quest&#8217;aula che hanno votato per quei disastri usano improvvisamente la parola &#8220;affordability&#8221; [&#8220;costo della vita&#8221;, ndt], una parola l&#8217;hanno appena usata. Qualcuno gliel&#8217;ha suggerita, sapendo benissimo di aver causato e creato l&#8217;aumento dei prezzi che tutti i nostri cittadini hanno dovuto sopportare.</p><p>Avete causato voi quel problema; avete causato voi quel problema. Sapevano che le loro affermazioni erano una bugia. Lo sapevano. Sapevano che le loro affermazioni erano una sporca, lurida bugia. Le loro politiche hanno creato i prezzi alti. Le nostre politiche li stanno rapidamente abbattendo. Stiamo andando davvero bene. Quei prezzi stanno crollando. Il prezzo delle uova &#232; sceso del 60 percento.</p><p>Signora Segretario, grazie. Il costo di pollo, burro, frutta, hotel, automobili, affitti, &#232; pi&#249; basso oggi di quando sono entrato in carica, e di molto. E anche la carne di manzo, che era molto cara, sta iniziando a scendere in modo significativo. Aspettate ancora un po&#8217;, la stiamo facendo scendere. E presto vedrete numeri che poche persone avrebbero ritenuto possibili da raggiungere solo poco tempo fa.</p><p>Nessuno pu&#242; crederci quando vede questo tipo di numeri e specialmente l&#8217;energia, quando vede l&#8217;energia scendere a cifre del genere. Non possono crederci. &#200; come un altro grande taglio delle tasse. Sto anche affrontando una delle pi&#249; grandi fregature dei nostri tempi, il costo schiacciante dell&#8217;assistenza sanitaria, causato da voi, sin dall&#8217;approvazione dell&#8217;Affordable Care Act, a volte chiamato Obamacare.</p><p>Grazie a questo, le grandi compagnie assicurative si sono arricchite. Era una legge pensata per le compagnie assicurative, non per la gente. Con il nostro governo che dava loro centinaia e centinaia di miliardi di dollari all&#8217;anno mentre i loro titoli azionari salivano del 1.000, 1.200, 1.400 e persino 1.700 per cento, come nient&#8217;altro. Ecco perch&#233; ho introdotto il nostro nuovo grande piano sanitario.</p><p>Voglio interrompere i trasferimenti alle grandi compagnie assicurative e destinare quelle risorse direttamente ai cittadini, affinch&#233; possano scegliere e acquistare la propria assistenza sanitaria, un&#8217;assistenza migliore a un costo significativamente pi&#249; basso. Il mio piano prevede inoltre la massima trasparenza sui prezzi, un principio fondamentale. &#200; una misura semplice, quasi ovvia, eppure estremamente efficace. L&#8217;avevo gi&#224; introdotta nel mio primo mandato, ma fu immediatamente abrogata dai Democratici, pur sapendo che quella decisione avrebbe penalizzato i cittadini.</p><p>Avevamo detto che i costi sarebbero aumentati sensibilmente e cos&#236; &#232; stato. Ora li stiamo riportando rapidamente verso il basso, nella sanit&#224; come in molti altri settori. Stiamo inoltre intervenendo in modo deciso sui prezzi eccessivamente gonfiati dei farmaci da prescrizione, come non era mai stato fatto prima. Altri presidenti avevano promesso di affrontare il problema: alcuni ci hanno provato senza successo, molti non sono mai andati oltre le parole. Noi stiamo ottenendo risultati concreti.</p><p>Hanno detto di averci provato. Non ci sono riusciti. Non ci si sono nemmeno avvicinati. Erano solo chiacchiere e niente fatti, ma io ce l&#8217;ho fatta. In base ai miei accordi appena promulgati sulla &#8220;Most Favored Nation&#8221;, gli americani che per decenni hanno pagato di gran lunga i prezzi pi&#249; alti di qualsiasi altra nazione al mondo per i farmaci da prescrizione, ora pagheranno il prezzo pi&#249; basso al mondo per i farmaci, ovunque, il prezzo pi&#249; basso.</p><p>Cos&#236;, nel primo anno del mio secondo mandato, che qualcuno potrebbe persino definire il terzo, ma lasciamo perdere, sono successe cose strane, abbiamo portato i prezzi dei farmaci da prescrizione, una componente fondamentale della sanit&#224;, dal livello pi&#249; alto al mondo al pi&#249; basso. &#200; un risultato storico. Parliamo di differenze del 300, 400, 500, perfino del 600 per cento e oltre. Tutti i dati sono ora consultabili su un nuovo sito web dedicato.</p><p>E non ho dato il nome nemmeno a quello, tra l&#8217;altro. E qui stasera c&#8217;&#232; la primissima cliente ad aver ottenuto questo grande sconto, ed &#232; la grande Catherine Rayner. Per cinque anni, lei e suo marito hanno lottato contro l&#8217;infertilit&#224; e si sono rivolti alla fecondazione in vitro. Un farmaco costava a Catherine 4.000 dollari. Ma qualche settimana fa, si &#232; collegata al nostro nuovo sito web ed ha ottenuto lo stesso farmaco che prima costava 4.000 dollari per meno di 500 dollari, una riduzione di pi&#249; di 3.500 dollari. Catherine, preghiamo tutti per te e sarai una mamma fantastica.</p><p>Per questo chiedo ora al Congresso di trasformare in legge il programma di Most Favored Nation. A dire il vero, non sono nemmeno certo che sia indispensabile: sar&#224; difficile, per chi verr&#224; dopo di me, sostenere un ritorno a prezzi aumentati del 700 o dell&#8217;800 per cento. Ma John, Mike, se non vi spiace, lavoriamo per rendere comunque permanente per legge questo programma.</p><p>Potete farlo. Trasformatelo comunque in legge. Grazie. Molti americani sono anche preoccupati che la domanda di energia dei centri dati per l&#8217;intelligenza artificiale possa far aumentare ingiustamente le loro bollette elettriche. Stasera, sono lieto di annunciare che ho negoziato il nuovo Impegno per la Protezione degli Utenti. Sapete cos&#8217;&#232;? Stiamo dicendo alle grandi aziende tecnologiche che hanno l&#8217;obbligo di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno energetico.</p><p>Le aziende potranno costruire le proprie centrali elettriche come parte del loro stabilimento, in modo che i prezzi per nessuno aumentino e, in molti casi, i prezzi dell&#8217;elettricit&#224; per la comunit&#224; scendano, e scendano in modo molto sostanziale. Si tratta di una strategia unica, mai usata prima in questo paese. Abbiamo una rete vecchia. Non potrebbe mai gestire i numeri, la quantit&#224; di elettricit&#224; che &#232; necessaria.</p><p>Quindi dico loro che possono costruire il proprio impianto. Produrranno la propria elettricit&#224;. Questo garantir&#224; la capacit&#224; dell&#8217;azienda di ottenere elettricit&#224; e, allo stesso tempo, abbasser&#224; i prezzi dell&#8217;elettricit&#224; per voi, e potrebbe essere in modo molto sostanziale per tutte le vostre citt&#224; e paesi. Vedrete accadere delle belle cose nei prossimi anni.</p><p>Un altro pilastro del Sogno Americano che &#232; stato sotto attacco &#232; la casa di propriet&#224;. Con noi stasera c&#8217;&#232; Rachel Wiggins, una madre di due figli di Houston. Ha fatto offerte per l&#8217;acquisto di 20 case e le ha perse tutte a favore di gigantesche societ&#224; di investimento che hanno saltato le ispezioni, pagato tutto in contanti ed usato quelle case per affittarle, rubandole il Sogno Americano.</p><p>Era distrutta. Storie come questa sono il motivo per cui il mese scorso ho firmato un ordine esecutivo per vietare alle grandi societ&#224; di investimento di Wall Street di comprare in massa case unifamiliari. E ora chiedo al Congresso di rendere quel divieto permanente, perch&#233; le case sono per le persone, davvero, &#232; quello che vogliamo. Vogliamo case per le persone, non per le aziende.</p><p>Le aziende se la cavano benissimo. Rachel, grazie mille. Buona fortuna con la tua casa. Ne troverai una presto. Stiamo anche lavorando per rendere pi&#249; facile per gli americani risparmiare per la pensione. E questa Amministrazione protegger&#224; sempre la previdenza sociale e Medicare. Loro invece non stanno proteggendo i nostri anziani.</p><p>Proteggeremo sempre la Social Security, Medicare e Medicaid. Da quando sono entrato in carica, il saldo di un tipico fondo pensione 401(k) &#232; aumentato di almeno 30.000 dollari. Sono un sacco di soldi. Milioni e milioni di persone, grazie all&#8217;ottimo andamento della borsa, che ha stabilito tutti quei record, hanno visto i loro fondi 401(k) crescere notevolmente. Eppure, ancora oggi, met&#224; di tutti i lavoratori americani non ha accesso a un piano pensionistico con contributi equivalenti da parte del datore di lavoro.</p><p>Per colmare questa grave disparit&#224;, annuncio oggi che, a partire dal prossimo anno, la mia Amministrazione garantir&#224; a questi lavoratori americani troppo spesso dimenticati, persone straordinarie che hanno costruito la forza del nostro Paese, l&#8217;accesso allo stesso tipo di piano pensionistico previsto per i dipendenti federali. Integreremo i loro contributi con un sostegno fino a 1.000 dollari all&#8217;anno, assicurando che tutti gli americani possano beneficiare della crescita del mercato azionario e costruire un futuro pi&#249; solido.</p><p>Assicuriamoci anche che i membri del Congresso non possano trarre profitto in modo corrotto usando informazioni riservate. Si sono alzati in piedi per questo. Non ci posso credere.</p><p>[Voci sovrapposte]</p><p>Non ci posso credere. Nancy Pelosi si &#232; alzata in piedi, se &#232; qui? Ne dubito. Approvate senza indugio la legge contro l&#8217;insider trading. Non ero sicuro che qualcuno, anche da questa parte [quella dei democratici, ndt], avrebbe applaudito.</p><p>Sono molto colpito. Grazie. Sono molto colpito. Ma quando si parla della corruzione che sta saccheggiando &#8212; davvero, sta saccheggiando l&#8217;America, non c&#8217;&#232; stato esempio pi&#249; eclatante del Minnesota, dove membri della comunit&#224; somala hanno sottratto circa 19 miliardi di dollari ai contribuenti americani. Abbiamo tutte le informazioni e, in realt&#224;, la cifra &#232; molto pi&#249; alta di cos&#236;.</p><p>Ma California, Massachusetts, Maine e molti altri Stati sono anche peggio. Questo &#232; il tipo di corruzione che distrugge il tessuto di una nazione e stiamo lavorando per porne fine in un modo che non potete neppure immaginare. Quindi, stasera &#8211; sebbene sia gi&#224; iniziata quattro mesi fa &#8211; annuncio ufficialmente l&#8217;avvio della Guerra alle Frodi, guidata dal nostro grande Vice Presidente, JD Vance.</p><p>Sono certo che porter&#224; a termine questo compito e, se riusciremo a scoprire abbastanza di quella frode, avremo un bilancio in pareggio da un giorno all&#8217;altro. Sar&#224; una cosa molto rapida. Parliamo di quel genere di cifre. Raggiungeremo il pareggio di bilancio. I pirati somali che hanno saccheggiato il Minnesota ci ricordano che ci sono vaste aree del mondo dove la concussione, la corruzione e l&#8217;illegalit&#224; sono la norma, non l&#8217;eccezione.</p><p>Importare queste culture attraverso un&#8217;immigrazione senza restrizioni e frontiere aperte porta quegli stessi problemi proprio qui, negli Stati Uniti. Ed &#232; il popolo americano a pagarne il prezzo con spese mediche pi&#249; alte, premi assicurativi per le auto pi&#249; cari, affitti, tasse e, cosa forse pi&#249; importante, con la criminalit&#224;. Risolveremo questo problema. Ce ne occuperemo noi.</p><p>Non stiamo scherzando. Delilah Coleman aveva solo 5 anni nel giugno 2024 quando un autoarticolato a 18 ruote si &#232; schiantato contro la sua auto ferma viaggiando a 60 miglia orarie o pi&#249; [oltre 95 km/h, ndt]. L&#8217;autista era un immigrato clandestino fatto entrare da Joe Biden e a cui era stata data una patente dai politici che difendono le frontiere aperte in California.</p><p>I medici dissero che Delilah non sarebbe mai pi&#249; stata in grado di camminare o parlare, di avere una buona vita. Non sarebbe stata nemmeno pi&#249; in grado di mangiare di nuovo. Ma contro ogni previsione, ora &#232; in prima elementare e sta imparando a camminare. Ed &#232; qui stasera con suo padre Marcus, un uomo fantastico. Delilah, per favore, sei una grande ispirazione per tutti noi. Per favore alzati in piedi. Grazie, Delilah.</p><p>Molti, se non la maggior parte, degli immigrati clandestini non parlano inglese e non sanno leggere nemmeno i cartelli stradali pi&#249; elementari che riguardano direzione, velocit&#224;, pericolo o posizione. Ecco perch&#233; stasera chiedo al Congresso di approvare quella che chiameremo la Legge Delilah, che vieta a qualsiasi Stato di concedere patenti agli immigrati clandestini.</p><p>E ieri, come probabilmente avrete visto alla Casa Bianca, ho tenuto una cerimonia con americani che hanno perso i loro cari preziosi a causa della piaga dell&#8217;immigrazione clandestina. Le persone sono entrate nel nostro paese, come abbiamo permesso che ci&#242; accadesse con i nostri confini aperti. Queste sono le &#8220;Angel Moms&#8221; e le famiglie che per decenni il nostro governo ha tradito e i nostri media hanno totalmente ignorato, totalmente.</p><p>&#200; stato terribile, difficile da credere in realt&#224;. Nel 2023, una cheerleader di 16 anni di nome Lizbeth Medina doveva esibirsi alla parata di Natale della sua citt&#224;, ma non ci &#232; mai arrivata. Sua madre Jacqueline &#232; andata a casa a cercarla e l&#8217;ha trovata morta in una vasca da bagno, copiosamente sanguinante dopo essere stata pugnalata 25 volte.</p><p>L&#8217;assassino di Lizbeth era un immigrato clandestino gi&#224; arrestato in precedenza che si era introdotto a casa sua ed aveva brutalmente spento la luce pi&#249; brillante nella vita della sua famiglia, in modo violento e feroce. Sua madre, con il cuore spezzato, &#232; qui per ricordare a tutti noi in questa aula esattamente perch&#233; stiamo rimpatriando gli criminali immigrati clandestini dal nostro Paese a numeri record e li stiamo cacciando via da qui alla svelta.</p><p>Non li vogliamo. Grazie mille, Jacqueline. Grazie. Non possiamo mai dimenticare che molti in quest&#8217;aula non solo hanno permesso che l&#8217;invasione dei confini avvenisse prima che io intervenissi, ma anzi riaprirebbero le nostre frontiere se solo ne avessero la possibilit&#224;. Se mai venissero eletti, riaprirebbero i nostri confini ad alcuni dei peggiori criminali del mondo.</p><p>L&#8217;unica cosa che si frappone tra gli americani e un confine spalancato in questo momento &#232; il Presidente Donald J. Trump e i nostri grandi patrioti repubblicani al Congresso. Grazie. Grazie. Mentre parliamo, i Democratici presenti in quest&#8217;aula hanno tagliato tutti i fondi per il Dipartimento della Sicurezza Interna. &#200; stato tutto tagliato.</p><p>Hanno cos&#236; creato un altro shutdown democratico, il primo ci &#232; gi&#224; costato 2 punti di PIL. Abbiamo perso 2 punti di PIL, il che probabilmente li ha resi piuttosto felici, in realt&#224;. Ora hanno chiuso l&#8217;agenzia responsabile della protezione degli americani da terroristi e assassini. Stasera, chiedo il ripristino completo e immediato di tutti i fondi per la sicurezza dei confini, la sicurezza interna degli Stati Uniti ed anche per aiutare le persone a spalare la neve.</p><p>Le risorse attualmente non sono sufficienti, a causa delle scelte di bilancio dell&#8217;opposizione. Vorremmo intervenire per dare una mano, ma i fondi necessari non sono stati stanziati. Nessuno viene pagato, ed &#232; una situazione che non dovrebbe verificarsi. Nel frattempo, come sapete, una forte bufera di neve sta colpendo il Paese. Uno degli aspetti pi&#249; importanti dello Stato dell&#8217;Unione &#232; proprio questo: offrire agli americani l&#8217;opportunit&#224; di vedere con chiarezza quali siano le priorit&#224; e le responsabilit&#224; dei propri rappresentanti.</p><p>Quindi, stasera, invito ogni legislatore a unirsi alla mia Amministrazione nel riaffermare un principio fondamentale. Se siete d&#8217;accordo con questa affermazione, allora alzatevi e mostrate il vostro sostegno. Il primo dovere del governo americano &#232; proteggere i cittadini americani, non gli immigrati clandestini.</p><p>[Disturbi del pubblico, i democratici non si alzano]</p><p>Non &#232; una vergogna? Dovreste vergognarvi di voi stessi, a non alzarvi di fronte a queste parole. Dovreste vergognarvi da soli. Ecco perch&#233; vi chiedo anche di mettere fine alle pericolose citt&#224; santuario che proteggono i criminali e di emanare pene severe per i funzionari pubblici che bloccano l&#8217;espulsione dei criminali stranieri, in molti casi, dei signori della droga e degli assassini presenti in tutto il nostro Paese.</p><p>State bloccando l&#8217;espulsione di queste persone dal nostro Paese e dovreste vergognarvi. E cosa forse ancora pi&#249; importante, vi chiedo di approvare il Save America Act per impedire agli immigrati clandestini e ad altre persone non autorizzate di votare nelle nostre fondamentali elezioni americane.</p><p>I brogli sono dilaganti alle elezioni. Sono davvero dilaganti. La soluzione &#232; semplice: ogni elettore dovrebbe presentare un documento d&#8217;identit&#224; valido e una prova di cittadinanza al momento del voto. Inoltre, il voto per corrispondenza dovrebbe essere limitato ai casi di comprovata necessit&#224; &#8212; malattia, disabilit&#224;, servizio militare o viaggi documentati. Si tratta di misure di buon senso che, secondo i sondaggi, raccolgono un consenso molto ampio, vicino all&#8217;89% dell&#8217;opinione pubblica, inclusi molti elettori democratici.</p><p>E anche il nuovo sindaco comunista di New York, penso che sia un bravo ragazzo, in realt&#224;, gli parlo spesso. Ha idee sbagliate, ma &#232; un bravo ragazzo. Ha recentemente invitato i cittadini a collaborare per spalare la neve dopo la forte bufera che ha colpito la citt&#224;. Ma per candidarsi a quel lavoro &#232; necessario presentare due documenti d&#8217;identit&#224; originali e una tessera della previdenza sociale.</p><p>Eppure, loro stessi non vogliono un sistema di identificazione per il pi&#249; grande privilegio di tutti, votare in America. No, non va bene, non va bene. Sia gli elettori Repubblicani che quelli Democratici sono in stragrande maggioranza d&#8217;accordo sulle norme di cui abbiamo appena parlato e il Congresso dovrebbe promulgare questa legge di buon senso che salva il nostro Paese subito e dovrebbe farlo prima che accada qualsiasi altra cosa.</p><p>E il motivo per cui non vogliono farlo, perch&#233; mai qualcuno non dovrebbe volere un documento per votare? C&#8217;&#232; un solo motivo: perch&#233; vogliono imbrogliare. C&#8217;&#232; solo un motivo. Si inventano ogni scusa. Dicono che &#232; una legge razzista. Si inventano di tutto. Ti viene quasi da dire, che fantasia che hanno. Vogliono imbrogliare, hanno gi&#224; imbrogliato e le loro politiche sono cos&#236; pessime che l&#8217;unico modo che hanno per essere eletti &#232; imbrogliare e noi li fermeremo. Dobbiamo fermarli, John.</p><p>Ed ecco un&#8217;altra opportunit&#224; per dimostrare buon senso nel governo. Qui stasera, su in galleria, ci sono Sage Blair e sua madre, Michelle. Nel 2021, Sage aveva 14 anni quando i funzionari scolastici della Virginia hanno cercato di avviare la sua transizione verso un nuovo genere, trattandola come un ragazzo e nascondendolo ai suoi genitori. Difficile da credere, non &#232; vero? Di l&#236; a poco, una Sage confusa &#232; scappata di casa.</p><p>Dopo essere stata trovata in una situazione terribile nel Maryland, un giudice di sinistra si &#232; rifiutato di restituire Sage ai suoi genitori perch&#233; non avevano immediatamente dichiarato che la loro figlia era il loro figlio. Sage &#232; stata cos&#236; gettata in un istituto statale per soli ragazzi e ha sofferto terribilmente per molto tempo. Ma oggi, tutto questo &#232; alle loro spalle perch&#233; Sage &#232; una giovane donna orgogliosa e meravigliosa con una borsa di studio alla Liberty University.</p><p>Sage e Michelle, vi chiedo di alzarvi in piedi. Grazie per il vostro coraggio e per la vostra testimonianza. &#200; sorprendente pensare che oggi ci troviamo a discutere di questioni come questa. Solo 15 anni fa, un&#8217;affermazione del genere avrebbe lasciato molti increduli. Eppure ora siamo chiamati a parlare di questo, perch&#233; situazioni simili si stanno verificando in diversi Stati, talvolta senza un adeguato coinvolgimento dei genitori.</p><p>Ma di certo, saremo tutti d&#8217;accordo che a nessuno Stato pu&#242; essere permesso di strappare i bambini dalle braccia dei loro genitori e farli transitare ad un nuovo genere contro la volont&#224; dei genitori. Chi crederebbe mai che stiamo davvero parlando di questo. Dobbiamo proibire queste cose e dobbiamo farlo immediatamente. Guardate, di l&#224; [tra i democratici, ndt] nessuno si alza in piedi. Questa gente &#232; pazza. Ve lo dico io, sono pazzi.</p><p>Incredibile. Mamma mia. Siamo fortunati ad avere ancora un Paese con gente cos&#236;. I democratici stanno distruggendo il nostro Paese, ma li abbiamo fermati giusto in tempo, no? Nessuno si preoccupa oggi di proteggere i giovani americani pi&#249; della nostra meravigliosa First Lady, che ora &#232; diventata una star del cinema. &#200; diventata una star del cinema, ci potete credere? Chi l&#8217;avrebbe mai detto?</p><p>Nell&#8217;ultimo anno, ha avuto un impatto incredibile sostenendo la proposta di legge sull&#8217;intelligenza artificiale, promuovendo un ordine esecutivo storico sull&#8217;affido e contribuendo a ottenere 30 milioni di dollari per lanciare l&#8217;iniziativa &#8220;Melania Trump Foster Youth to Independence&#8221;. &#200; una cosa enorme, davvero, un&#8217;enorme cosa che &#232; successa e che ha avuto un grande sostegno bipartisan.</p><p>Lei ha ottenuto pi&#249; sostegno bipartisan di me. Io non ne ricevo affatto. Lei invece ne riceve molto. Un giorno dovr&#224; spiegarmi come ha fatto. Studenti ed insegnanti di ogni Stato si sono uniti agli sforzi della First Lady nella sfida presidenziale sull&#8217;IA, preparando la prossima generazione americana ad avere successo, un grande successo, in futuro.</p><p>Stasera, diamo il benvenuto a due giovani le cui vite riflettono l&#8217;impatto della First Lady, Cierra Burns ed Everest Nevermont. Grazie ad entrambi. E grazie a Melania. So quanto duramente hai lavorato su questo. Grazie mille. Sono molto orgoglioso di dire che durante il mio mandato, sia nei primi 4 anni che in particolare quest&#8217;ultimo anno, c&#8217;&#232; stata un&#8217;enorme rinascita della religione, della fede, del Cristianesimo e della credenza in Dio, un&#8217;enorme rinascita.</p><p>Ci&#242; &#232; particolarmente vero tra i giovani, e gran parte di questo ha avuto a che fare con il mio grande amico Charlie Kirk, una brava persona, un grande uomo. Dunque, l&#8217;anno scorso Charlie &#232; stato brutalmente assassinato da un sicario e martirizzato, davvero martirizzato per le sue opinioni. La sua meravigliosa moglie Erika &#232; con noi stasera. Erika, per favore, alzati.</p><p>Grazie, Erika, ne hai passate tante. In memoria di Charlie, dobbiamo unirci tutti per riaffermare che l&#8217;America &#232; una nazione sotto Dio e dobbiamo rifiutare totalmente la violenza politica di qualsiasi tipo. Amiamo la religione, vogliamo riportarla in auge e la stiamo facendo ritornare a livelli che nessuno credeva possibili.</p><p>&#200; una cosa davvero bellissima da vedere. Ma soprattutto, per realizzare davvero la promessa dell&#8217;America &#232; necessario mantenere sicure le nostre comunit&#224;. Abbiamo fatto passi da gigante, eppure pericolosi criminali recidivi continuano a essere rilasciati, pi&#249; e pi&#249; volte, da politici democratici a favore del crimine. Siamo onorati di avere con noi stasera una donna che ha passato l&#8217;inferno, Anya Zarutska.</p><p>Nel 2022 lei e la sua bellissima figlia &#8211; cos&#236; bella, che splendida ragazza &#8211; Iryna sono fuggiti dall&#8217;Ucraina dilaniata dalla guerra per andare a vivere con i loro parenti vicino a Charlotte, in North Carolina. E cosa &#232; successo a Charlotte? L&#8217;estate scorsa, la 23enne Iryna stava tornando a casa in treno quando un mostro squilibrato, che era stato arrestato pi&#249; di una decina di volte e poi rilasciato senza cauzione, si &#232; alzato e l&#8217;ha colpita ferocemente al collo e al corpo con un coltello.</p><p>Nessuno dimenticher&#224; mai quelle immagini. C&#8217;erano molte persone su quel treno, nessuno dimenticher&#224; mai l&#8217;espressione di terrore sul volto di Iryna mentre guardava il suo aggressore negli ultimi secondi di vita. &#200; morta all&#8217;istante. Era sfuggita a una guerra brutale solo per essere uccisa da un criminale incallito a piede libero.</p><p>Signora Zarutska, stasera le prometto che faremo giustizia per la sua magnifica figlia Iryna. [Di nuovo rivolto ai democratici, ndt] Come si fa a non alzarsi in piedi? Come si fa a non alzarsi in piedi? Chiedo a questo Congresso di approvare una legislazione severa per garantire che i criminali violenti, pericolosi e recidivi vengano messi dietro le sbarre e, cosa importante, che ci restino.</p><p>A partire dall&#8217;estate scorsa, ho dispiegato la Guardia Nazionale e le forze dell&#8217;ordine federali per ripristinare la legge e l&#8217;ordine nelle nostre citt&#224; pi&#249; pericolose, tra cui Memphis in Tennessee, un grande successo, New Orleans in Louisiana, un altro grande successo, e la capitale stessa della nostra nazione, Washington DC, dove la criminalit&#224; &#232; quasi del tutto scomparsa. Com&#8217;&#232; andata a finire?</p><p>La criminalit&#224; a Washington &#232; ora al livello pi&#249; basso mai registrato, e gli omicidi a DC questo gennaio sono diminuiti di quasi il 100% rispetto a un anno fa. [Di nuovo rivolto ai democratici, ndt] A loro non piace sentirlo. Che gente malata. Uno dei coraggiosi membri delle nostre Forze Armate che ha contribuito a realizzare questa straordinaria inversione di tendenza &#232; stata la <em>National Guard Specialis</em> di 20 anni proveniente dalla West Virginia, Sarah Beckstrom.</p><p>Dopo una missione di 4 mesi, si era offerta volontaria per prolungare il servizio e stava per essere promossa di grado. Stava andando tutto cos&#236; bene. I suoi colleghi e superiori erano cos&#236; orgogliosi di lei. Ma proprio il giorno dopo era di pattuglia vicino alla Casa Bianca quando le hanno teso un&#8217;imboscata: le ha sparato alla testa un mostro terrorista proveniente dall&#8217;Afghanistan, che non avrebbe dovuto mai trovarsi nel nostro Paese.</p><p>E tutto solo perch&#233; indossava l&#8217;uniforme della nostra nazione, le hanno sparato per questo. Lui &#232; venuto qui perch&#233; non gli piaceva chi indossava la nostra uniforme, era un malato di mente, uno squilibrato. Non avrebbe mai dovuto essere nel nostro Paese. Sarah Beckstrom &#232; morta per difendere la nostra capitale. E siamo onorati di avere qui con noi i suoi meravigliosi genitori.</p><p>Gary ed Evalea, vostra figlia era una vera patriota americana, e ci mancher&#224; moltissimo. Era una persona eccezionale. Ho visto i rapporti su di lei; non avevano mai visto niente di simile. Sono molto addolorato, grazie infinite. Era una giovane donna fantastica. Ho visto rapporti che erano praticamente perfetti. Lei era perfetta. Quel giorno, al fianco di Sarah, prestava servizio il Sergente Scelto Andrew Wolfe.</p><p>Il terrorista ha sparato ad Andrew alla testa e nessuno pensava che lui potesse farcela. Loro due, Sarah e Andrew, entrambi colpiti violentemente alla testa, non ci si aspettava che nessuno dei due riuscisse a sopravvivere. Non gli era stata data nemmeno una possibilit&#224;, e l&#8217;unica persona che ancora sperava nel meglio era la meravigliosa madre di nome Melody, con cui parlai quella stessa notte, e lei era cos&#236; fiduciosa.</p><p>I medici pensavano che per Andrew fosse finita, ma sua madre ha detto di no, no, Signor Presidente, Andrew star&#224; bene. Ce la far&#224;. Non ho mai visto nulla di simile. Voglio dire, non gli davano quasi nessuna possibilit&#224;. Lei disse: non ho dubbi, si riprender&#224;. Questa fu la conversazione che ebbi con lei quella notte, mentre suo figlio giaceva in un letto senza speranza, coperto di sangue.</p><p>Tutti pregano. Lei disse, star&#224; bene. I dottori non capivano cosa stesse dicendo e, dopo aver visto l&#8217;entit&#224; delle ferite, neanch&#8217;io. Era cos&#236; forte e sicura che persino il padre di Andrew pens&#242; che non capisse davvero la gravit&#224; della situazione, ma alla fine si scopr&#236; che aveva ragione.</p><p>Vero, Melody? Alla fine aveva ragione lei. Incredibile, davvero. Mi sono chiesto da dove venisse questa donna. &#200; la persona pi&#249; ottimista che abbia mai conosciuto. Con l&#8217;aiuto di Dio, Andrew ha combattuto ed &#232; tornato tra noi dall&#8217;orlo della morte e parliamo proprio dell&#8217;orlo della morte, ora &#232; sulla via di una guarigione miracolosa. Ha ancora un po&#8217; di lavoro da fare, ma sta andando alla grande.</p><p>Bello vederti, &#232; un bel ragazzo. Bello vederti. Grazie, Andrew. Grazie mille. Dunque, Andrew, gi&#224; che sei in piedi, chieder&#242; ora a un generale molto stimato, James Seward, di consegnare al Sergente Scelto Andrew Wolf e alla grande famiglia di Sarah Beckstrom il premio istituito dal nostro compianto grande presidente, George Washington in persona.</p><p>Si chiama Purple Heart. Vi amiamo tutti. Vi amiamo. Stiamo orgogliosamente rafforzando la sicurezza per gli americani in patria e la stiamo anche ripristinando per gli americani all&#8217;estero. Il nostro Paese non &#232; mai stato cos&#236; forte. Nei miei primi 10 mesi ho posto fine a 8 guerre, inclusa la Cambogia. Non &#232; buffo? Cambogia e Thailandia.</p><p>Tra Pakistan e India si sarebbe potuto arrivare a una guerra nucleare. Secondo il primo ministro del Pakistan, 35 milioni di persone sarebbero potute morire se non fosse stato per il mio intervento. Kosovo e Serbia, Israele e Iran, Egitto ed Etiopia, Armenia e Azerbaigian, la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda &#8212; e naturalmente il conflitto a Gaza, che oggi prosegue a un livello molto pi&#249; contenuto.</p><p>Ci siamo quasi. E voglio ringraziare Steve Witkoff e Jared Kushner per il loro aiuto. Grazie, Steve. Grazie, Jared. E voglio anche ringraziare l&#8217;uomo a cui riportano, il Segretario di Stato Marco Rubio. Grazie, Marco. La gente ti apprezza. Sapete, Marco ha ottenuto il 100% di approvazione quando era al Senato per la conferma della sua nomina, penso che il suo successore si sia fermato circa al 54%.</p><p>E adesso alcuni Democratici dicono: &#8220;Non posso credere che abbiamo votato quel tizio&#8221;. [Risate] E lui ha detto: &#8220;&#200; un onore che la pensino cos&#236;&#8221;, vero, Marco? Hai fatto un ottimo lavoro, sei un grande Segretario di Stato. Penso che passer&#224; alla storia come il migliore di sempre. Con il cessate il fuoco che ho negoziato, ogni singolo ostaggio, sia vivo che morto, &#232; stato riportato a casa.</p><p>Riuscite a crederci? In pochi pensavano che fosse possibile. Davvero in pochi. I genitori che avevano perso un figlio mi dicevano che lo desideravano indietro con la stessa intensit&#224;, vivo o morto. Sono stati trattenuti per un tempo incredibilmente lungo, e poi sono tornati tutti. Quando siamo riusciti a riportare a casa tutti gli ostaggi ancora in vita &#8212; e molti altri prima di loro &#8212; avevo sempre detto che gli ultimi 20 sarebbero stati i pi&#249; difficili da recuperare. Eppure siamo riusciti a salvarne molti di pi&#249;, centinaia.</p><p>Ma avevo detto che gli ultimi 20 sarebbero stati difficili. Li abbiamo riportati indietro. Ma abbiamo recuperato solo 14 o 15 dei corpi, sui 28. E che ci crediate o no, Hamas ha collaborato con Israele, e hanno scavato, scavato e scavato. &#200; una cosa dura, &#232; una cosa dura da fare, setacciare cadaveri ovunque, passando in rassegna a volte 100 corpi per ognuno che trovavano.</p><p>&#200; stato un compito difficile. Alla fine sono riusciti a recuperarne 27, e poi Steve e Jared hanno riportato a casa anche l&#8217;ultimo. Li hanno ritrovati tutti e 28. In pochi credevano che fosse possibile, ma ce l&#8217;abbiamo fatta. Ricordo la famiglia del ventottesimo: erano profondamente addolorati, ma anche grati &#8212; grati come si pu&#242; essere in un momento simile. Avevano potuto riavere il loro ragazzo.</p><p>Sua madre mi disse: &#8220;Abbiamo riavuto il nostro ragazzo&#8221;. &#200; stato un periodo durissimo, ma alla fine li abbiamo riportati tutti a casa. Grazie a entrambi per il lavoro straordinario svolto. Allo stesso tempo, stiamo lavorando con determinazione per porre fine a un&#8217;altra guerra devastante: il conflitto tra Russia e Ucraina, in cui si stima che circa 25.000 soldati perdano la vita ogni mese. &#200; una tragedia immensa, una guerra che, sono convinto, non sarebbe mai scoppiata se fossi stato presidente.</p><p>Come Presidente, perseguir&#242; la pace ovunque possibile, ma non esiter&#242; mai a fronteggiare le minacce all&#8217;America ovunque sia necessario. Ecco perch&#233;, lo scorso giugno, con un&#8217;operazione nota come Midnight Hammer, le Forze Armate degli Stati Uniti hanno annientato il programma di armamento nucleare iraniano con un attacco sul suolo iraniano.</p><p>Per decenni, la politica degli Stati Uniti &#232; stata chiara: non permettere mai all&#8217;Iran di dotarsi di un&#8217;arma nucleare. Da quando, 47 anni fa, il regime ha assunto il controllo di quella orgogliosa nazione, i suoi leader e i loro emissari hanno diffuso terrorismo, violenza e instabilit&#224; in tutto il mondo. Migliaia di membri delle Forze Armate americane sono stati uccisi o feriti, e centinaia di migliaia, forse milioni, di persone nel mondo hanno sofferto a causa dell&#8217;uso di ordigni esplosivi improvvisati.</p><p>Erano considerati i principali responsabili dell&#8217;impiego di ordigni esplosivi improvvisati. Durante il mio primo mandato abbiamo eliminato Qassem Soleimani, un&#8217;operazione che ha avuto un impatto significativo sulla regione. Era ritenuto uno dei principali artefici di quelle strategie.</p><p>Negli ultimi 2 mesi, durante le proteste interne sarebbero stati uccisi almeno 32.000 manifestanti nel loro stesso Paese. Si parla di fucilazioni e impiccagioni. In alcuni casi abbiamo esercitato forti pressioni per evitare ulteriori esecuzioni. Ma si tratta di un regime ancora estremamente pericoloso. Ha gi&#224; sviluppato missili in grado di minacciare l&#8217;Europa e le nostre basi all&#8217;estero, e continua a lavorare su sistemi missilistici che potrebbero un giorno raggiungere direttamente gli Stati Uniti.</p><p>Dopo l&#8217;operazione Midnight Hammer, li abbiamo avvertiti di non fare altri tentativi di ricostruire il loro programma di armamenti, in particolare di armi nucleari, eppure stanno provando a ricominciare daccapo. Abbiamo smantellato il loro programma e loro vogliono ricominciare tutto daccapo. E in questo preciso momento stanno di nuovo perseguendo le loro sinistre ambizioni.</p><p>Stiamo negoziando con loro. Vogliono trovare un accordo, ma non abbiamo ancora sentito le parole chiave: non avremo mai un&#8217;arma nucleare. La mia preferenza &#232; risolvere questo problema attraverso la diplomazia. Ma una cosa &#232; certa: non permetter&#242; mai al principale Paese sponsor del terrorismo al mondo, quale loro sono di gran lunga, di avere un&#8217;arma nucleare, non posso permettere che ci&#242; accada.</p><p>E nessuna nazione dovrebbe mai dubitare della determinazione dell&#8217;America. Abbiamo l&#8217;esercito pi&#249; potente del mondo, l&#8217;ho ricostruito durante il mio primo mandato. E continueremo a farlo. Abbiamo appena approvato un budget di mille miliardi di dollari. Non abbiamo scelta. Dobbiamo essere forti, anche se speriamo di dover usare di rado questa grande potenza che abbiamo costruito insieme.</p><p>Questa strategia si chiama &#8220;pace attraverso la forza&#8221; ed &#232; un metodo molto, molto efficace. Quindi, grazie ai Repubblicani al Congresso, stiamo investendo questa cifra record, non abbiamo scelta, nelle Forze Armate degli Stati Uniti, creando incidentalmente anche molti posti di lavoro, ma non lo facciamo nemmeno per quello. Perch&#233;, come ho detto, oggi abbiamo gi&#224; pi&#249; posti di lavoro e pi&#249; persone che lavorano di quante ce ne siano mai state nella storia del nostro Paese.</p><p>E i Paesi della NATO, i nostri amici e alleati, e lo sono, sono nostri amici e nostri alleati, hanno appena accettato, su mia richiesta, di investire il 5% del loro PIL per la spesa militare invece del 2%, che gi&#224; in precedenza non stavano pagando; stavamo pagando noi per quasi tutti loro. Ora pagano il 5% invece di non pagare affatto. E ottenere quel 5% era qualcosa che tutti dicevano non si sarebbe mai riuscito ad ottenere, che non poteva succedere.</p><p>Abbiamo raggiunto questo risultato con grande rapidit&#224;, gi&#224; dopo un solo incontro, segnando una netta differenza rispetto al passato, quando molti Paesi non rispettavano nemmeno l&#8217;obiettivo del 2%. In quel periodo eravamo noi a sostenere gran parte dei costi, mentre pochissimi contribuivano adeguatamente. Oggi la soglia &#232; salita al 5% e tutti i contributi vengono versati. Inoltre, tutto il sostegno che inviamo all&#8217;Ucraina passa attraverso la NATO, che provvede a rimborsarci integralmente. Ogni dollaro viene rimborsato fino all&#8217;ultimo centesimo.</p><p>Ogni corpo delle nostre Forze Armate sta registrando record di reclutamento. &#200; davvero entusiasmante. Ed ogni membro delle Forze Armate ha recentemente ricevuto un dividendo di guerra di 1.776 dollari. La proposta mi &#232; stata presentata direttamente sulla scrivania e l&#8217;abbiamo resa possibile grazie alle maggiori entrate provenienti dai dazi e da altre misure fiscali. Le risorse disponibili sono superiori a quanto molti immaginano. Dovremo rafforzare alcuni programmi, ma sar&#224; un percorso rapido e sostenibile.</p><p>Abbiamo ottenuto i fondi necessari. L&#8217;importo inizialmente previsto era di 1.775 dollari e mi &#232; stato chiesto di approvarlo. Ho domandato quale fosse la cifra esatta: 1.775 dollari. Ho risposto: &#8220;Aspettate un momento &#8212; con un dollaro in pi&#249; possiamo arrivare a 1.776&#8221;. Ho detto che avremmo trovato il modo. Non ho nemmeno chiesto se fosse possibile: un dollaro in pi&#249;, 1.776 dollari. Cos&#236; &#232; stato fatto.</p><p>E posso dirvi questo: a 4 mesi da quella decisione, non incontro un membro delle nostre Forze Armate che non mi ringrazi per quel gesto. Per noi &#232; stato un onore farlo. &#200; un riconoscimento che meritano pienamente, e il simbolo di quella cifra &#8212; 1.776, l&#8217;anno di nascita degli Stati Uniti &#8212; lo rende ancora pi&#249; significativo. Amiamo le nostre Forze Armate. Amiamo le nostre forze dell&#8217;ordine. E amiamo anche i nostri vigili del fuoco, di cui, troppo spesso, non si parla abbastanza.</p><p>Stiamo anche rilanciando la sicurezza e il predominio americano nell&#8217;emisfero occidentale, agendo per tutelare i nostri interessi nazionali e difendere il nostro Paese da violenza, droga, terrorismo e ingerenze straniere. Per anni, vaste aree di territorio nella nostra regione, comprese vaste parti del Messico, davvero vaste parti del Messico, sono state controllate da sanguinari cartelli della droga.</p><p>Per questo ho designato questi cartelli come organizzazioni terroristiche straniere e ho dichiarato il fentanyl come un&#8217;arma di distruzione di massa. E con la nostra nuova campagna militare, abbiamo bloccato quantit&#224; record di droga che entravano nel nostro Paese e ne abbiamo praticamente fermato del tutto l&#8217;ingresso via acqua o via mare. Probabilmente ve ne siete accorti.</p><p>Abbiamo anche danneggiato seriamente la loro industria ittica. Nessuno vuole pi&#249; andare a pesca. Abbiamo anche eliminato uno dei pi&#249; terribili boss dei cartelli di sempre. L&#8217;avete visto ieri. Ed a gennaio, guerrieri d&#8217;&#233;lite americani hanno compiuto una delle pi&#249; complesse e spettacolari prodezze di competenza e potenza militare della storia mondiale.</p><p>Nessuno ha mai visto niente di simile. Leader stranieri, non vi dir&#242; chi, mi hanno chiamato e mi hanno detto: molto impressionante. Non potevano crederci &#8211; lo hanno guardato tutti; hanno visto cosa &#232; successo. Questa &#232; una forza combattente diversa da quella che avevamo anni fa quando combattevamo alla pari con altri. Questa no, &#232; una grande forza combattente. Ne sono cos&#236; orgoglioso. Guardate la Space Force.</p><p>La Space Force &#232; una mia creatura, perch&#233; l&#8217;ho creata io. La mia creatura sta diventando cos&#236; importante. E le Forze Armate americane hanno superato ogni difesa e sconfitto completamente un nemico, combattenti determinati, ponendo cos&#236; fine al regime del dittatore criminale Nicol&#225;s Maduro e consegnandolo alla giustizia americana. &#200; stata una vittoria assolutamente colossale per la sicurezza degli Stati Uniti.</p><p>Questa vittoria segna anche un nuovo e luminoso inizio per il popolo del Venezuela. Stiamo lavorando a stretto contatto con la nuova presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodr&#237;guez, per sbloccare straordinarie opportunit&#224; economiche a beneficio di entrambi i nostri Paesi e per portare nuova speranza a coloro che hanno sofferto cos&#236; profondamente. Hanno sofferto davvero. Con noi stasera c&#8217;&#232; Alejandro Gonzalez.</p><p>&#200; cresciuta in una famiglia venezuelana molto unita ed era particolarmente legata al suo amato zio, Enrique. Ma dopo che Enrique si &#232; candidato opponendosi a Maduro, &#232; stato rapito dalle forze di sicurezza di Maduro e rinchiuso nella famigerata prigione del regime a Caracas. Alejandra temeva che non avrebbe mai pi&#249; rivisto suo zio.</p><p>&#8203;&#8203;Anche lei temeva per la propria vita. Ma dopo il nostro raid, abbiamo collaborato con la nuova leadership, che ha ordinato la chiusura di quella terribile prigione e ha gi&#224; rilasciato centinaia di prigionieri politici, e altri ne seguiranno ancora. Alejandro, sono lieto di informarti che non solo tuo zio &#232; stato liberato, ma &#232; qui con noi stasera.</p><p>Lo abbiamo portato qui perch&#233; festeggiasse di persona la sua libert&#224; insieme a voi. Enrique, ti prego scendi. Grazie, Enrique. Goditi questo momento. &#200; bello riaverti qui con noi, Enrique. Ci sono stati molti eroi in quel raid di gennaio per catturare Maduro. E&#8217; stato un raid molto pericoloso. Sapevano che stavamo arrivando, erano pronti.</p><p>Ma le gesta di un guerriero, quella notte, vivranno per sempre nelle cronache eterne del valore militare: il sottufficiale di quinta classe, Eric Slover, che pianific&#242; la missione e guid&#242; il volo nella cabina di pilotaggio del primo elicottero. Un grande, splendido e potente elicottero, un imponente Chinook che trasportava, come potete immaginare, moltissimi soldati americani.</p><p>Portava al collo le piastrine che sua moglie Amy aveva benedetto con l&#8217;acqua santa prima della sua partenza perch&#233; sapeva che sarebbe stata una missione dura. Col favore della notte, Eric ha pilotato il suo Chinook ed &#232; sceso rapidamente sulla fortezza militare pesantemente protetta di Maduro. Si trattava di un&#8217;importante installazione militare, difesa da migliaia di soldati e sorvegliata da tecnologia militare russa e cinese.</p><p>Come &#232; andata a finire? Non troppo bene. Mentre si preparava ad atterrare, mitragliatrici nemiche hanno aperto il fuoco da ogni angolazione e Eric &#232; stato colpito molto gravemente alla gamba e all&#8217;anca, un proiettile dopo l&#8217;altro. &#200; stato raggiunto da quattro colpi atroci, che gli hanno maciullato la gamba. Eppure, nonostante l&#8217;uso delle gambe fosse fondamentale per condurre con successo un volo in elicottero, essendo proprio le gambe la parte pi&#249; importante nel pilotaggio, l&#8217;unico pensiero di Eric era far sbarcare i numerosi commando incaricati di catturare e arrestare Maduro.</p><p>Poi, mentre perdeva fiotti di sangue che scorrevano lungo il corridoio, l&#8217;elicottero atterr&#242; con una forte inclinazione. Davanti a lui si trovava una postazione di mitragliatrici: due mitraglieri, sopravvissuti agli attacchi aerei precedenti. Con tutte quelle persone a bordo, Eric manovr&#242; l&#8217;elicottero per affrontare il nemico e consentire ai suoi artiglieri di neutralizzare la minaccia. Vir&#242; il velivolo nella posizione giusta affinch&#233; potessero fare il loro lavoro, salvando i commilitoni da quello che avrebbe potuto trasformarsi in uno schianto disastroso in pieno territorio nemico.</p><p>Solo dopo aver fatto atterrare in sicurezza l&#8217;elicottero, con tutti i soldati nel punto esatto previsto &#8212; condizione vitale per il successo della missione, che altrimenti sarebbe probabilmente stata annullata &#8212; Eric disse al copilota, anch&#8217;egli ferito ma in modo meno grave: &#8220;Prendi tu i comandi, sto per svenire&#8221;. Il successo dell&#8217;intera operazione e la vita dei suoi uomini dipendevano dalla sua capacit&#224; di sopportare un dolore lancinante. Le sue gambe erano state devastate dai proiettili, eppure continu&#242; a pilotare l&#8217;elicottero ed ad atterrare. Tutti a bordo sapevano cosa stava accadendo: avevano visto il sangue scorrere lungo il corridoio dell&#8217;elicottero.</p><p>Slover si sta ancora riprendendo dalle gravi ferite riportate, ma sono lieto di annunciare che &#232; qui stasera con sua moglie Amy. Eric e Amy, vi prego di farvi avanti. E abbiamo una sorpresa per voi. In riconoscimento delle azioni di Eric, che sono andate ben oltre il suo dovere, chiedo ora al Generale Jonathan Braga di consegnare a Slover la pi&#249; alta onorificenza militare della nostra nazione: la Medaglia d&#8217;Onore del Congresso.</p><p>Beh, grazie mille, Eric e Amy, &#232; un piacere avervi conosciuti. Li ho incontrati di recente, insieme a molti dei loro commilitoni, a Fort Bragg. Notate il nome, Fort Bragg, l&#8217;abbiamo recuperato, ce lo siamo ripreso. Con quel nome abbiamo vinto la Prima Guerra Mondiale e la Seconda e poi loro [i democratici, ndt] hanno deciso di cambiarlo, ma noi l&#8217;abbiamo ripristinato. Tutti volevano che fosse annullata anche quella decisione.</p><p>E anche 10 commilitoni di Eric, compagni di quella incredibile notte di vittoria, riceveranno delle medaglie durante una cerimonia privata che si terr&#224; a breve alla Casa Bianca, ed anche tu Eric, ci sarai. Grazie. Grazie, Eric. &#200; stata una grande cosa quella che hai fatto.</p><p>Stasera abbiamo gi&#224; celebrato molti patrioti americani davvero straordinari, ma c&#8217;&#232; un&#8217;ultima leggenda vivente da onorare prima di concludere. &#200; un altro eroico aviatore americano, il pilota di caccia della Marina Royce Williams, che ha prestato servizio nella Seconda Guerra Mondiale, in Corea e in Vietnam, compiendo pi&#249; di 220 missioni.</p><p>Nei cieli sopra la Corea nel 1952, Royce si trov&#242; nel combattimento aereo pi&#249; difficile della sua vita, un duello leggendario. Volando in mezzo a una bufera di neve, il suo squadrone fu sorpreso da un&#8217;imboscata di 7 caccia sovietici. Era il suo primo combattimento aereo della guerra e, nonostante fosse in schiacciante inferiorit&#224; numerica e di armamenti, Royce riusc&#236; ad abbattere 4 jet nemici e quasi distrusse gli altri 3, sbaragliando i suoi avversari pur incassando 263 proiettili nel suo stesso aereo e rimanendo gravemente ferito.</p><p>La sua storia &#232; rimasta segreta per oltre 50 anni. Non voleva nemmeno raccontarla a sua moglie, ma la sua leggenda cresceva sempre di pi&#249;. Ma stasera, arrivato a 100 anni di et&#224;, questo coraggioso capitano della Marina sta finalmente ricevendo il riconoscimento che merita. Era una leggenda gi&#224; ben prima di questa sera. Royce, la prego di alzarsi in piedi, e chieder&#242; alla First Lady degli Stati Uniti di consegnare al capitano Royce Williams la sua Medaglia d&#8217;Onore del Congresso.</p><p>Gilroy ha detto, grazie Eric. Ho sempre desiderato la Medaglia d&#8217;Onore del Congresso, ma mi &#232; stato detto che non posso conferirmela da solo e non saprei perch&#233; dovrei riceverla. Ma se mai dovessero cambiare quella legge, un giorno sar&#242; l&#236; con te. Ma, sapete, questa &#232; la nostra pi&#249; alta onorificenza, la Medaglia d&#8217;Onore del Congresso. E questo &#232; molto importante ed &#232; un onore essere nella stessa stanza con voi. Grazie a entrambi, di cuore, Eric, grazie. Grazie.</p><p>250 anni sono tanti nella vita di una nazione, ma in un altro senso sono solo un attimo agli occhi della storia. Due dei signori che abbiamo incontrato stasera in galleria sono nati un secolo fa. Cento anni prima, il 4 luglio 1826, l&#8217;autore della Dichiarazione di Indipendenza, il brillante Thomas Jefferson, esalava il suo ultimo respiro.</p><p>Una sola, lunga vita umana separa i giganti che dichiararono e conquistarono la nostra indipendenza dagli eroi che sono tra noi stasera. Tutto ci&#242; che la nostra nazione ha fatto, tutto ci&#242; che abbiamo raggiunto, &#232; stato opera di quelle poche grandi vite. In quei brevi capitoli, gli americani hanno costruito questa nazione da 13 umili colonie fino a farla diventare l&#8217;apice della civilt&#224; e della libert&#224; umana, la nazione pi&#249; forte, pi&#249; ricca, pi&#249; potente e di maggior successo di tutta la storia.</p><p>Gli americani si sono avventurati attraverso un continente ostile e pericoloso. Abbiamo tracciato sentieri in una natura selvaggia e spietata, colonizzato una frontiera sconfinata e domato il bellissimo ma molto pericoloso selvaggio West. Da paludi desolate e pianure sterminate abbiamo eretto le pi&#249; grandi citt&#224; del mondo. Insieme, abbiamo dominato le pi&#249; potenti industrie del mondo, frantumato le mostruose tirannie della storia e liberato milioni di persone dalle catene del fascismo, del comunismo, dell&#8217;oppressione e del terrore.</p><p>Gli americani hanno sollevato l&#8217;umanit&#224; nei cieli sulle ali di alluminio e acciaio. E poi abbiamo lanciato il genere umano verso le stelle su razzi alimentati dalla pura volont&#224; americana e da un inflessibile orgoglio americano. Abbiamo connesso il globo con la nostra ingegnosit&#224;, abbiamo affascinato il pianeta con la cultura americana, e ora stiamo aprendo la strada alle prossime grandi scoperte americane che cambieranno il mondo intero.</p><p>Tutto questo e molto di pi&#249; &#232; l&#8217;eredit&#224; duratura, la gloria ineguagliabile degli instancabili patrioti che hanno costruito e difeso questo Paese e che ancora portano sulle loro spalle le speranze e le libert&#224; di tutta l&#8217;umanit&#224;. Per anni sono stati dimenticati, traditi e messi da parte, ma quel grande tradimento ora &#232; finito e non saranno mai pi&#249; dimenticati, perch&#233; quando il mondo ha bisogno di coraggio, di una visione audace e di ispirazione, si rivolge ancora e sempre all&#8217;America.</p><p>E quando Dio ha bisogno di una nazione che possa compiere i suoi miracoli, sa esattamente a chi chiedere. Non c&#8217;&#232; sfida che gli americani non possano superare, nessuna frontiera troppo vasta da conquistare, nessun sogno troppo audace da inseguire, nessun orizzonte troppo lontano da raggiungere. Perch&#233; il nostro destino &#232; scritto dalla mano della Provvidenza e questi primi 250 anni sono stati solo l&#8217;inizio.</p><p>Dalle aspre citt&#224; di confine del Texas ai paesini nel cuore del Michigan. Dalle coste assolate della Florida ai campi sconfinati dei due Dakota. E dalle strade storiche di Philadelphia fino a qui, dove ci troviamo noi, nella capitale della nostra nazione, Washington DC: ovunque, l&#8217;Et&#224; dell&#8217;Oro dell&#8217;America &#232; alle nostre porte.</p><p>La rivoluzione iniziata nel 1776 non &#232; finita, continua ancora oggi, perch&#233; la fiamma della libert&#224; e dell&#8217;indipendenza arde ancora nel cuore di ogni patriota americano. Ed il nostro futuro sar&#224; pi&#249; grande, migliore, pi&#249; radioso, pi&#249; audace e pi&#249; glorioso che mai. Grazie.</p><p>Che Dio vi benedica e che Dio benedica l&#8217;America.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cosa succede con i dazi di Trump]]></title><description><![CDATA[Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il presidente Donald Trump ha violato la legge imponendo dazi commerciali usando una normativa di emergenza del 1977]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/cosa-succede-con-i-dazi-di-trump</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/cosa-succede-con-i-dazi-di-trump</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 22 Feb 2026 09:30:14 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c3l7!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5ccae7-e763-452f-8f98-347108eb742a_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Suprema degli Stati Uniti ha colpito al cuore la politica economica di Donald Trump, <a href="https://www.scotusblog.com/2026/02/supreme-court-strikes-down-tariffs/">dichiarando</a> illegali i dazi imposti dal presidente su quasi tutti i partner commerciali del paese. La sentenza, pubblicata il 20 febbraio 2026, rappresenta la prima grande sconfitta del presidente in un caso portato alla piena valutazione della corte pi&#249; alta del paese, e pone fine a quello che per oltre un anno &#232; stato lo strumento centrale della sua agenda economica e di politica estera.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>La decisione &#232; stata presa con sei voti favorevoli e tre contrari. A scrivere l&#8217;opinione di maggioranza &#232; stato il presidente della Corte, il giudice John Roberts, affiancato dai tre giudici progressisti e da due conservatori nominati dallo stesso Trump durante il suo primo mandato: Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett. Hanno invece votato a favore del presidente i giudici Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh.</p><p>Al centro della disputa c&#8217;&#232; l&#8217;<em>International Emergency Economic Powers Act</em>, noto con la sigla IEEPA, una legge del 1977 che conferisce al presidente poteri economici straordinari in caso di emergenza nazionale causata da minacce provenienti dall&#8217;estero. La norma era gi&#224; stata usata da presidenti precedenti per imporre sanzioni economiche, congelare asset stranieri e bloccare transazioni con paesi ostili, ma nessuno prima di Trump l&#8217;aveva mai invocata per imporre dazi sulle importazioni. Questa &#232; stata la scelta del presidente sin dall&#8217;inizio del suo secondo mandato, con l&#8217;obiettivo dichiarato di ottenere la massima flessibilit&#224;: con l&#8217;IEEPA, i dazi potevano essere alzati o abbassati in pochi giorni, senza passaggi formali al Congresso o lunghe indagini governative.</p><p>Trump aveva usato questa norma su due fronti distinti. Il primo riguardava Messico, Canada e Cina, colpiti con dazi motivati dalla crisi del fentanyl e dall&#8217;immigrazione illegale verso gli Stati Uniti. Il secondo, e pi&#249; ampio, era il fronte commerciale globale: il 2 aprile 2025, in quella che il presidente aveva battezzato &#8220;Liberation Day&#8221;, Trump aveva annunciato dazi &#8220;reciproci&#8221; su quasi tutti i paesi del mondo, con aliquote che arrivavano al 50 per cento per alcune nazioni. La Cina era il caso estremo, con tariffe che avevano toccato il 145 per cento. A giustificare queste misure era la dichiarazione di un&#8217;emergenza nazionale legata al disavanzo commerciale, cio&#232; il fatto che gli Stati Uniti importano ogni anno molto pi&#249; di quanto esportano. In totale, il governo federale aveva incassato oltre 200 miliardi di dollari in entrate doganali dall&#8217;entrata in vigore di questi dazi.</p><p>Nella sua opinione, il giudice Roberts ha stabilito che la legge IEEPA non autorizza il presidente a imporre dazi. Il punto cruciale &#232; formale ma decisivo: la parola &#8220;tariff&#8221; non compare mai nel testo di quella norma, e neppure le parole &#8220;tassa&#8221; o &#8220;dazio&#8221;. Il governo sosteneva che il potere di &#8220;regolare le importazioni&#8221; attribuito dall&#8217;IEEPA fosse sufficiente, ma la Corte ha respinto questo argomento in modo netto: &#8220;il potere di regolare qualcosa non implica il potere di tassarlo come mezzo di regolazione&#8221;, ha scritto Roberts. La legge autorizza il presidente a controllare, bloccare, vietare o limitare le transazioni straniere, non a imporre tributi.</p><p>Citando la cosiddetta &#8220;dottrina delle grandi questioni&#8221;, cio&#232; il principio secondo cui il Congresso deve autorizzare esplicitamente i poteri presidenziali con conseguenze economiche di grande portata, la Corte ha osservato che nessun presidente prima di Trump aveva mai usato l&#8217;IEEPA per imporre dazi nel corso dei quasi cinquant&#8217;anni di vita della legge e che &#8220;questo &#232; un forte indizio del fatto che tale potere non esiste&#8221;. Quando il Congresso ha voluto delegare al presidente il potere di imporre dazi, ha scritto Roberts, lo ha fatto in modo esplicito e con limiti precisi, cosa che con l&#8217;IEEPA non &#232; avvenuta. Nella sua valutazione finale, Roberts ha scritto che la lettura proposta dall&#8217;amministrazione avrebbe dato al presidente il potere di imporre dazi illimitati, senza vincoli di tempo, senza tetti di aliquota e senza possibilit&#224; di controllo giudiziario, a patto di dichiarare uno stato di emergenza, una condizione che &#232; nelle mani stesse del presidente stabilire.</p><p>Anche il giudice Gorsuch, in un&#8217;opinione concordante di 46 pagine, ha sottolineato il ruolo costituzionale del Congresso: &#8220;il processo deliberativo del potere legislativo era parte integrante del disegno dei Padri Fondatori&#8221;, ha scritto, mettendo in guardia contro la tentazione di aggirare il Parlamento nei momenti di crisi. &#200; un passaggio significativo perch&#233; richiama un principio di fondo della democrazia americana: la lentezza del Congresso non &#232; un difetto del sistema, ma una garanzia contro l&#8217;abuso di potere. Se un presidente democratico facesse la stessa cosa su un tema diverso, con la stessa logica emergenziale, avrebbe gli stessi diritti. I tre giudici progressisti hanno condiviso l&#8217;esito della sentenza ma non la dottrina delle grandi questioni, ritenendo che gli strumenti ordinari di interpretazione della legge fossero gi&#224; sufficienti per bocciare i dazi.</p><p>La minoranza, guidata da Kavanaugh in un testo di 63 pagine, ha sostenuto invece che i dazi rientrano nei tradizionali strumenti per &#8220;regolare le importazioni&#8221; e che il presidente avrebbe dovuto poterli imporre nell&#8217;ambito della sua autorit&#224; in materia di affari esteri. Kavanaugh ha avvertito che la sentenza avr&#224; conseguenze pratiche pesanti nel breve periodo, soprattutto sul fronte dei rimborsi: il governo potrebbe essere costretto a restituire miliardi di dollari agli importatori che hanno gi&#224; pagato i dazi, anche se in molti casi questi ultimi hanno gi&#224; trasferito i costi sui consumatori finali. Lo stesso Kavanaugh ha definito il processo di rimborso un probabile &#8220;pasticcio&#8221;. Ha per&#242; anche osservato che la sentenza &#8220;probabilmente non limiter&#224; in modo sostanziale la capacit&#224; del presidente di imporre dazi in futuro&#8221;, elencando una serie di altre norme che Trump potrebbe utilizzare, tra cui varie sezioni del Trade Act del 1974 e del Trade Expansion Act del 1962. Questo passaggio del testo dissenziente &#232; stato poi abbracciato dallo stesso Trump nella sua risposta pubblica.</p><p>Il caso era arrivato alla Corte Suprema dopo che sia il Tribunale del commercio internazionale degli Stati Uniti, nel maggio 2025, sia la Corte d&#8217;appello del Circuito federale, ad agosto, avevano gi&#224; dichiarato illegali i dazi basati sull&#8217;IEEPA. La sfida legale era stata promossa da un gruppo di piccole imprese, tra cui un&#8217;azienda di giocattoli educativi dell&#8217;Illinois e un importatore di vini di New York, assieme a una coalizione di stati guidati dall&#8217;Oregon. Gli imprenditori avevano sostenuto che i dazi avevano danneggiato le loro attivit&#224;, aumentato i prezzi per i consumatori e tagliato posti di lavoro. Nei due casi consolidati davanti alla Corte Suprema, <em>Learning Resources Inc. v. Trump</em> e <em>V.O.S. Selections v. United States</em>, i giudici avevano ascoltato le argomentazioni orali a novembre 2025 prima di emettere la decisione definitiva.</p><p>Secondo le stime della <em><a href="https://taxfoundation.org/blog/supreme-court-trump-tariffs-ruling/">Tax Foundation</a></em>, i dazi IEEPA avevano gi&#224; generato oltre 160 miliardi di dollari di entrate per il governo federale dalla loro entrata in vigore, e avrebbero dovuto fruttare circa 1.400 miliardi nel decennio successivo. Con la sentenza, quella cifra scompare dai conti pubblici. Il <em>Yale Budget Lab</em>, un centro di ricerca apartisan dell&#8217;universit&#224; di Yale, ha calcolato che prima della sentenza l&#8217;aliquota media effettiva sui dazi era del 16,9 per cento. Senza i dazi IEEPA e senza sostituzioni, quella cifra scenderebbe al 9,1 per cento, il livello pi&#249; alto dal 1946, escluso il 2025.</p><p>Vale la pena ricordare cosa significa, in concreto, un dazio per chi importa merci negli Stati Uniti. Si tratta di una tassa che le aziende americane pagano al governo federale ogni volta che fanno entrare prodotti dall&#8217;estero. Non la paga il paese esportatore, come Trump ha pi&#249; volte sostenuto, ma l&#8217;importatore americano, che poi pu&#242; scegliere se assorbire il costo o scaricarlo sui consumatori alzando i prezzi. Le ricerche della <em>Federal Reserve Bank of New York</em> hanno stimato che circa il 90 per cento del costo dei dazi &#232; ricaduto sulle imprese e sui consumatori americani.</p><p>La reazione di Trump &#232; stata immediata. Raggiunto dalla notizia mentre incontrava i governatori degli stati alla Casa Bianca, ha lasciato la stanza subito dopo aver commentato &#8220;&#232; una vergogna&#8221;. Nella conferenza stampa successiva, ha attaccato i giudici che hanno votato contro di lui definendoli &#8220;sciocchi e cagnolini&#8221;, accusandoli di essere &#8220;antipatriottici e sleali alla Costituzione&#8221; e lasciando intendere, senza fornire prove, che la corte sarebbe stata influenzata da &#8220;interessi stranieri&#8221;. Ha riservato elogi, invece, ai tre dissidenti, definendo Kavanaugh un &#8220;genio&#8221; e invitandolo al suo discorso sullo stato dell&#8217;Unione della settimana successiva. Degli altri: &#8220;sono appena invitati. Onestamente, non potrei fregarmene di meno se vengono&#8221;. Gli attacchi personali pi&#249; aspri erano rivolti a Gorsuch e Barrett, i due giudici da lui nominati che hanno votato contro. Il presidente ha definito la loro scelta &#8220;un&#8217;imbarazzo per le loro famiglie&#8221;. </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c3l7!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5ccae7-e763-452f-8f98-347108eb742a_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c3l7!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5ccae7-e763-452f-8f98-347108eb742a_2048x1365.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c3l7!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5ccae7-e763-452f-8f98-347108eb742a_2048x1365.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Ieri mattina, in un post su <em><a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116109447886304328">Truth Social</a></em>, ha annunciato di aver gi&#224; portato quella cifra al 15%, il massimo consentito dalla stessa legge. Il post, scritto in maiuscolo con tono trionfalistico, non conteneva alcun riferimento alle ragioni giuridiche del rialzo n&#233; ai dettagli applicativi: solo l&#8217;annuncio della decisione e la promessa che nei prossimi mesi l&#8217;amministrazione avrebbe pubblicato &#8220;nuovi dazi conformi alla legge&#8221; che avrebbero continuato, a suo dire, il processo di rendere l&#8217;America di nuovo grande.</p><p>La <em>Section 122</em> &#232; una disposizione del <em>Trade Act</em> del 1974 che permette al presidente di imporre dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni, per far fronte a un &#8220;grande e serio deficit della bilancia dei pagamenti&#8221;, cio&#232; una situazione in cui il paese spende molto pi&#249; di quanto incassi nei rapporti economici con l&#8217;estero. Trascorsi i 150 giorni, i dazi decadono automaticamente a meno che il Congresso non ne approvi la proroga. La norma &#232; nata sull&#8217;onda della crisi del 1971, quando il presidente Nixon impose un dazio del 10% su tutte le importazioni per stabilizzare il sistema finanziario internazionale. Da allora non era pi&#249; stata usata. Nessun tribunale ne ha mai stabilito i limiti precisi, e non esiste quindi alcun precedente giudiziario che ne definisca la portata.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!e7ft!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72d1a00c-f71d-4969-ac8b-ef738bb306ab_1168x1090.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!e7ft!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72d1a00c-f71d-4969-ac8b-ef738bb306ab_1168x1090.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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L&#8217;ordine esecutivo prevede una serie di esenzioni parzialmente sovrapponibili a quelle gi&#224; presenti nei dazi IEEPA colpiti dalla sentenza: restano esclusi alcuni prodotti agricoli come carne bovina e pomodori, certi minerali critici, i farmaci, e i beni che entrano negli Stati Uniti nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo di libero scambio tra Usa, Canada e Messico, noto come USMCA. La norma, a differenza dell&#8217;IEEPA, &#232; &#8220;non discriminatoria&#8221; per legge, il che significa che in linea di principio il presidente non pu&#242; dare a singoli paesi un trattamento diverso da quello applicato agli altri. Questo crea una complicazione concreta: i paesi che avevano gi&#224; firmato accordi commerciali con Washington, come l&#8217;Unione europea, il Giappone, il Regno Unito e la Corea del Sud, si trovano ora a dover pagare lo stesso dazio del 15% senza che quei trattamenti preferenziali siano pi&#249; garantiti. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato alla CNBC che l&#8217;amministrazione si aspetta comunque che questi paesi rispettino le concessioni gi&#224; concordate, ma non ha spiegato come ci&#242; sarebbe possibile con una norma che vieta per legge la discriminazione tra partner commerciali.</p><p>In parallelo ai dazi della Section 122, Trump ha avviato una serie di indagini ai sensi della <em>Section 301</em> dello stesso <em>Trade Act</em>, lo strumento usato dal suo governo fin dal primo mandato, soprattutto contro la Cina, per colpire paesi accusati di pratiche commerciali sleali. L&#8217;Ufficio del rappresentante commerciale americano, guidato da Jamieson Greer, ha comunicato che le nuove indagini copriranno &#8220;la maggior parte dei principali partner commerciali&#8221; degli Stati Uniti e si concentreranno su eccesso di capacit&#224; produttiva industriale, lavoro forzato, prezzi farmaceutici, discriminazione nei confronti delle aziende tecnologiche americane, tasse sui servizi digitali, inquinamento oceanico e pratiche legate al commercio di pesce, riso e altri prodotti agricoli. Greer ha assicurato che le indagini seguiranno &#8220;tempi accelerati&#8221;, senza specificare cosa ci&#242; significhi in pratica. Per legge, le indagini ai sensi della <em>Section 301</em> richiedono audizioni pubbliche, raccolta di prove e la possibilit&#224; per i paesi e le aziende coinvolte di presentare osservazioni. Solo al termine di questo processo &#232; possibile imporre dazi, il che rende la procedura incompatibile con i tempi rapidissimi a cui Trump si era abituato con l&#8217;IEEPA.</p><p>Lo stesso presidente ha riconosciuto implicitamente questa difficolt&#224;. &#8220;Ci vuole un po&#8217; pi&#249; di tempo&#8221;, ha ammesso durante la conferenza stampa del venerd&#236;, aggiungendo per&#242; che le indagini della <em>Section 301</em> potrebbero essere completate mentre i dazi della <em>Section 122</em> sono in vigore e poi sostituirli con aliquote pi&#249; alte. Trump ha dichiarato alla stampa che il livello finale dei dazi sar&#224; &#8220;potenzialmente pi&#249; alto&#8221; di quello attuale, e che dipender&#224; da &#8220;come ci hanno trattato&#8221; i singoli paesi. Per quelli che &#8220;ci hanno trattato molto male per anni&#8221;, i dazi saranno elevati; per altri, &#8220;sar&#224; molto ragionevole&#8221;. Ha anche lasciato intendere di stare valutando dazi sulle automobili straniere compresi tra il 15% e il 30%.</p><p>Il segretario al Tesoro Scott Bessent, intervenuto venerd&#236; sera all&#8217;<em>Economic Club</em> di Dallas, ha cercato di rassicurare i mercati sul fronte delle entrate federali. Combinando la Section 122 con eventuali aumenti dei dazi gi&#224; in vigore ai sensi della Section 232 (sicurezza nazionale) e della Section 301, le entrate doganali nel 2026 rimarranno &#8220;praticamente invariate&#8221;, ha affermato. Su <em>Fox News</em>, Bessent ha per&#242; riconosciuto che la sentenza ha ridotto la leva negoziale del presidente: &#8220;La Corte Suprema ha tolto al presidente la sua leva. Ma in un certo senso l&#8217;ha resa pi&#249; pesante, perch&#233; ha confermato che ha il diritto a un embargo completo.&#8221; La precisazione non &#232; un dettaglio secondario: la sentenza ha s&#236; eliminato il potere di imporre dazi tramite IEEPA, ma ha confermato che il presidente conserva poteri molto ampi per bloccare, vietare o condizionare in altri modi il commercio con paesi stranieri. Bessent ha anche messo in guardia i paesi che avevano firmato accordi commerciali con Washington: &#8220;Chiedo a tutti i paesi di rispettare i loro accordi e di andare avanti.&#8221;</p><p>Sul fronte dei rimborsi, sia Trump sia Bessent hanno dipinto uno scenario di incertezza prolungata. Il presidente ha detto durante la conferenza stampa di aspettarsi anni di contenziosi, aggiungendo di essere irritato per il fatto che la Corte Suprema non abbia fornito alcuna indicazione su come gestire i rimborsi: &#8220;Ci vuole solo una frase: tenete i soldi o restituiteli.&#8221; Bessent ha previsto che il processo potrebbe richiedere &#8220;settimane, mesi, anni&#8221;, e ha detto apertamente: &#8220;Ho la sensazione che gli americani non lo vedranno mai&#8221;. Secondo le stime degli economisti, l&#8217;ammontare soggetto a potenziali rimborsi &#232; di circa 175 miliardi di dollari. Una coalizione di oltre 800 piccole imprese ha chiesto al governo di istituire &#8220;un processo di rimborso rapido, efficiente e automatico&#8221;, avvertendo che &#8220;una vittoria legale &#232; priva di significato senza un effettivo ristoro per le aziende che hanno pagato questi dazi.&#8221;</p><p>&#8220;Qualsiasi spinta all&#8217;economia derivante da dazi pi&#249; bassi nel breve termine sar&#224; probabilmente compensata in parte da un prolungato periodo di incertezza&#8221;, ha detto Michael Pearce, capo economista do <em>Oxford Economics</em>. Le stime del <em>Yale Budget Lab</em> indicano che, con la Section 122 al 15%, l&#8217;aliquota media effettiva sui dazi si attesterebbe al 16,1%, solo leggermente al di sotto del 16,9% che vigeva prima della sentenza.</p><h2>Cosa succede adesso con i rimborsi e gli accordi commerciali</h2><p>Il percorso per ottenere i rimborsi sar&#224; lungo, tecnicamente complesso e probabilmente osteggiato dall&#8217;amministrazione. Il processo sar&#224; gestito dalla <em>U.S. Court of International Trade</em> di New York, con il coordinamento dell&#8217;agenzia doganale americana, il <em>Customs and Border Protection</em>. Joyce Adetutu, avvocata dello studio Vinson &amp; Elkins specializzata in commercio internazionale, ha detto a <a href="https://www.cnbc.com/2026/02/20/supreme-court-trump-tariff-decision-illegal-refunds.html">CNBC</a> che il rimborso non avverr&#224; &#8220;premendo un bottone&#8221;, ma attraverso un processo in cui le aziende dovranno dimostrare di aver pagato i dazi e di aver preservato il proprio diritto al rimborso. Chi non ha presentato ricorso preventivo potrebbe aver gi&#224; perso quel diritto. Timothy Keeler, partner dello studio Mayer Brown ed ex capo di gabinetto dell&#8217;Ufficio del rappresentante commerciale americano, ha confermato a CNBC che i rimborsi arriveranno, ma &#8220;non &#232; chiaro se le aziende dovranno presentare ricorso individuale o se si stabilir&#224; una procedura amministrativa.&#8221; Le stime di TD Securities indicano un arco temporale tra i 12 e i 18 mesi nella migliore delle ipotesi, ma molti avvocati commerciali prevedono anni di contenziosi in giurisdizioni multiple. Greg Tompsett, vicepresidente della logistica Kuehne+Nagel, ha dichiarato a CNBC che i tempi potrebbero essere cos&#236; lunghi da generare ulteriori ricorsi che tornerebbero alla Corte Suprema.</p><p>Le piccole imprese, che non hanno le risorse per avviare un contenzioso, rischiano di non ricevere nulla. I consumatori finali quasi certamente non vedranno un centesimo: dimostrare di aver subito un danno direttamente attribuibile a un dazio specifico &#232; praticamente impossibile sul piano legale. La senatrice Elizabeth Warren, democratica del Massachusetts, ha avvertito che &#8220;le grandi aziende con i loro eserciti di avvocati e lobbisti possono fare causa per i rimborsi e poi tenersi i soldi&#8221;, chiedendo che il governo garantisca che il denaro torni alle famiglie e alle piccole imprese danneggiate. Non &#232; chiaro se l&#8217;amministrazione istituir&#224; una procedura semplificata o se invece cercher&#224; di rallentare i pagamenti il pi&#249; possibile. L&#8217;ex segretario al Commercio Wilbur Ross, del primo mandato Trump, ha detto in un&#8217;intervista che &#8220;l&#8217;amministrazione combatter&#224; l&#8217;idea dei rimborsi, e quella sar&#224; la prossima cosa che finir&#224; nei tribunali.&#8221;</p><p>Il problema non riguarda solo le imprese. Migliaia di importatori avevano dovuto aumentare il valore delle loro polizze doganali, i cosiddetti <em>customs bond</em>, garanzie assicurative che il governo esige per garantire il pagamento dei dazi. Con aliquote schizzate dal 10% al 25% o pi&#249; su certi prodotti, molte aziende avevano dovuto fornire garanzie aggiuntive. Secondo i dati forniti dal <em>Customs and Border Protection</em>, l&#8217;agenzia ha identificato oltre 24.000 casi di polizze insufficienti per un valore complessivo di quasi 3,6 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2019. Anche il recupero di queste somme richieder&#224; tempo: le compagnie assicurative dovranno verificare e controllare tutta la documentazione prima di rilasciare il denaro, un processo che pu&#242; richiedere da 30 a 60 giorni per ogni singola pratica.</p><p>Sul fronte degli accordi commerciali, l&#8217;<a href="https://www.nytimes.com/2026/02/20/business/economy/what-happens-to-all-these-trade-deals-now.html">incertezza</a> &#232; altrettanto profonda. Molti dei patti firmati negli ultimi mesi contenevano clausole risolutive e impegni di investimento ancora da ratificare formalmente. Trump ha detto che &#8220;la maggior parte&#8221; degli accordi rimarr&#224; in piedi, ma non ha specificato quali. Il Parlamento europeo si stava preparando a un voto per approvare la propria parte dell&#8217;intesa con Washington, che prevedeva dazi al 15% in cambio di 750 miliardi di dollari in acquisti di energia americana e 600 miliardi in investimenti. Bernd Lange, presidente della commissione parlamentare che segue il negoziato, ha convocato una riunione straordinaria per analizzarne le conseguenze alla luce della sentenza. Per la Corea del Sud, che aveva concordato dazi al 15% in cambio di 350 miliardi di investimenti negli Stati Uniti, la situazione si complica ulteriormente: Trump aveva gi&#224; minacciato di riportare le aliquote al 25% per i ritardi nella ratifica dell&#8217;accordo. Per il Giappone, che aveva impegnato 550 miliardi di dollari in progetti americani in cambio di dazi al 15%, la preoccupazione principale &#232; che l&#8217;accordo appaia ora squilibrato rispetto a quello sudcoreano, e che Tokyo abbia pagato troppo per un risultato che la sentenza ha reso provvisorio.</p><p>La sfida pi&#249; urgente sul fronte nordamericano &#232; la revisione dell&#8217;USMCA, con una scadenza al 1&#176; luglio. I negoziati tra Washington e Ottawa sono fermi da ottobre, quando Trump li aveva interrotti per protestare contro una pubblicit&#224; anti-dazi dell&#8217;Ontario trasmessa durante la World Series di baseball. Il ministro canadese LeBlanc ha detto che incontrer&#224; il rappresentante commerciale Greer nelle prossime settimane per riprendere i colloqui, ma l&#8217;atmosfera rimane tesa.</p><p>Forse la perdita pi&#249; difficile da compensare, per Trump, non &#232; economica ma geopolitica. Michael Froman, presidente del <em><a href="https://www.cfr.org/articles/after-the-supreme-court-ruling-what-is-next-for-trumps-tariffs">Council on Foreign Relations</a></em>, ha scritto che &#8220;la conseguenza pi&#249; rilevante della sentenza &#232; che dovrebbe limitare la minaccia o l&#8217;uso dei dazi come forma preferita di pressione al di fuori dell&#8217;ambito commerciale&#8221;: dazi usati contro paesi europei per la questione della Groenlandia, o contro il Brasile per le vicende giudiziarie dell&#8217;ex presidente Bolsonaro, non sarebbero pi&#249; possibili con la stessa rapidit&#224;. Edward Fishman, ex funzionario del Dipartimento di Stato e direttore del Center for Geoeconomic Studies del <em>Council on Foreign Relations</em>, ha dichiarato al New York Times che Trump &#8220;non sar&#224; pi&#249; in grado di minacciare credibilmente dazi per raggiungere obiettivi di politica estera&#8221;, un cambiamento che definisce &#8220;enorme.&#8221; La sentenza arriva in un momento particolarmente delicato: il presidente &#232; atteso a Pechino per un incontro con Xi Jinping a fine marzo, e si presenter&#224; con una leva negoziale sensibilmente ridotta rispetto a un mese fa.</p><h2>Le altre notizie della settimana</h2><ul><li><p><a href="https://focusamerica.it/alla-conferenza-di-monaco-ocasio-cortez-inciampa-sulla-politica-estera/">Alla conferenza di Monaco, Ocasio-Cortez inciampa sulla politica estera</a>. La deputata progressista va in difficolt&#224; su Taiwan e Venezuela alla Munich Security Conference, ma difende il senso della sua missione. Le sue gaffe alimentano il dibattito sulla candidatura 2028</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/perche-obama-non-vide-arrivare-trump/">Perch&#233; Obama non vide arrivare Trump</a>. Una raccolta di testimonianze della Columbia University rivela come l&#8217;entourage di Obama abbia sistematicamente sottovalutato Trump, convinto che non potesse mai diventare presidente</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/trump-potrebbe-nominare-un-quarto-giudice-alla-corte-suprema/">Trump potrebbe nominare un quarto giudice alla Corte Suprema</a>. Il giudice conservatore Alito potrebbe ritirarsi prima delle elezioni di met&#224; mandato per garantire una sostituzione repubblicana. Il suo libro in uscita a ottobre alimenta interpretazioni opposte</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/come-si-vota-negli-stati-uniti-il-sistema-di-identificazione-ai-seggi-ed-il-mito-del-voto-illegale/">Come si vota negli Stati Uniti: il sistema di identificazione ai seggi ed il mito del voto illegale</a>. Negli Stati Uniti non esiste una regola federale unica sull&#8217;identificazione degli elettori: 36 Stati richiedono un documento, 14 no. I casi documentati di voto da parte di non cittadini sono nell&#8217;ordine delle decine su centinaia di milioni di schede.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/la-cbs-censura-lintervista-di-colbert-ad-un-candidato-democratico-in-texas/">La CBS censura l&#8217;intervista di Colbert ad un candidato democratico in Texas</a>. Il conduttore del Late Show denuncia in diretta che la rete televisiva gli ha impedito di mandare in onda l&#8217;intervista prevista con James Talarico, candidato democratico al Senato. Colbert accusa il presidente della FCC di agire per motivi di parte.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it//trump-ha-un-piano-per-manipolare-le-elezioni-di-midterm-probabilmente-fallira/">Trump ha un piano per manipolare le elezioni di midterm. Probabilmente fallir&#224;</a>. Secondo Vox, il presidente potrebbe cercare di influenzare il voto di novembre attraverso sequestri di schede e operazioni dell&#8217;ICE. Gli esperti ritengono per&#242; che i tentativi siano destinati al fallimento</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/trump-e-il-culto-della-personalita-senza-precedenti-nella-storia-americana/">Trump e il culto della personalit&#224; senza precedenti nella storia americana</a>. Il presidente costruisce un&#8217;immagine eroica e onnipresente di s&#233; stesso attraverso statue, ritratti e il proprio nome su edifici federali. Un&#8217;analisi del New York Times evidenzia come questa strategia vada oltre la vanit&#224; per espandere il potere presidenziale. </p></li></ul><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'Europa può diventare davvero indipendente dagli Stati Uniti?]]></title><description><![CDATA[Il discorso di Rubio a Monaco ha ammorbidito i toni ma non la sostanza: l'alleanza transatlantica &#232; al punto pi&#249; basso dalla Seconda guerra mondiale e l'Europa cerca un'autonomia che non ha mai avuto]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/europa-indipendenza-stati-uniti</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/europa-indipendenza-stati-uniti</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 15 Feb 2026 09:01:33 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z-_1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe5ac5449-b3d2-4c4f-959d-bcca8ed78474_3000x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quattro anni fa i funzionari americani arrivarono alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco con le foto satellitari delle truppe russe ammassate al confine ucraino, cercando di convincere gli alleati europei che l&#8217;invasione era imminente. I leader europei non ci credettero. La guerra inizi&#242; pochi giorni dopo. Quest&#8217;anno i ruoli si sono ribaltati: i pochi rappresentanti americani presenti, guidati dal segretario di Stato Marco Rubio, hanno parlato solo di negoziati per fermare il conflitto, senza mai nominare la Russia. Gli europei, al contrario, hanno avvertito che nemmeno un cessate il fuoco fermer&#224; le ambizioni territoriali di Vladimir Putin oltre i confini dell&#8217;Ucraina, e hanno citato i sabotaggi sempre pi&#249; audaci sul territorio NATO, esplosioni nei depositi ferroviari, cavi sottomarini in fibra ottica tagliati, attacchi informatici, droni sui cieli polacchi, come prove di una guerra ombra gi&#224; in corso.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il discorso di Rubio, sabato, ha segnato un cambio di tono rispetto a quello del vicepresidente JD Vance un anno fa dallo stesso palco. Vance aveva accusato i governi europei di censurare l&#8217;opposizione e reprimere la libert&#224; di espressione, sostenendo che la minaccia pi&#249; grave per l&#8217;Europa non fossero i missili russi ma i suoi stessi leader. Quest&#8217;anno Rubio ha scelto parole pi&#249; morbide: &#8220;Saremo sempre figli dell&#8217;Europa&#8221;, ha detto, e &#8220;apparteniamo gli uni agli altri&#8221;. Ha ricevuto un&#8217;ovazione in piedi. Ma diversi diplomatici europei hanno notato, come ha scritto Politico, che dietro il tono conciliante il messaggio restava identico: unitevi alla campagna di Trump per rimodellare il mondo a vantaggio di Washington, oppure toglietevi di mezzo.</p><p>Le accuse di Vance del 2025, il declino civile europeo e la repressione del dissenso, non sono rimaste parole: sono diventate dottrina ufficiale nella strategia di sicurezza nazionale pubblicata dalla Casa Bianca a dicembre. Il documento accusa l&#8217;Unione Europea di soffocare la libert&#224; politica, avverte che alcuni paesi NATO rischiano di diventare &#8220;a maggioranza non europea&#8221; e invita gli Stati Uniti ad allinearsi con i &#8220;partiti patriottici&#8221; del continente, un riferimento ai movimenti di estrema destra. Come ha scritto il <a href="https://www.nytimes.com/2025/12/06/world/europe/trump-europe-strategy-document.html">New York Times</a>, il disprezzo di Trump per l&#8217;Europa &#232; ora stampato su carta intestata della Casa Bianca. Il primo ministro finlandese Alexander Stubb, considerato uno dei leader europei con il miglior rapporto con Trump, lo ha detto senza giri di parole a Politico: &#8220;MAGA significa anti-UE, anti-ordine liberale, anti-cambiamento climatico. Questa &#232; la corrente ideologica che guida la politica estera americana&#8221;.</p><p>Il deterioramento non si &#232; limitato alla retorica. Nel corso dell&#8217;ultimo anno Washington ha minacciato di annettere la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca e alleato NATO, spingendo i danesi sull&#8217;orlo di un confronto militare con gli Stati Uniti tra dicembre e gennaio. Trump ha usato la minaccia di dazi punitivi contro la Danimarca e altri sette alleati NATO che avevano difeso la sovranit&#224; di Copenaghen. Ha imposto un accordo commerciale sbilanciato, il cosiddetto accordo di Turnberry, che secondo diversi analisti dannegger&#224; l&#8217;economia europea. Ha ridotto il sostegno all&#8217;Ucraina, razionando persino le forniture gi&#224; pagate, e ha pi&#249; volte portato avanti posizioni vicine a quelle del Cremlino. Ha interrotto temporaneamente l&#8217;accesso ucraino all&#8217;intelligence americana, accecando non solo l&#8217;esercito di Kiev ma anche gli europei che dipendevano da quei dati. E a porte chiuse, alla stessa conferenza di Monaco, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby ha <a href="https://www.politico.com/news/2026/02/14/munich-europe-rubio-trump-doctrine-00782504">detto</a> ai presenti che Stati Uniti ed Europa condividono interessi, ma non valori.</p><p>I numeri confermano la frattura. Secondo un <a href="https://ecfr.eu/publication/how-trump-is-making-china-great-again-and-what-it-means-for-europe/">sondaggio</a> dello European Council on Foreign Relations, condotto a novembre, solo il 16 per cento degli europei considera gli Stati Uniti un alleato che condivide gli stessi valori, in calo rispetto al 21 per cento del 2024. Un dato ancora pi&#249; significativo: il 20 per cento degli europei vede ormai Washington come un rivale o un nemico. In Germania, il 66 per cento degli intervistati giudica gli Stati Uniti meno affidabili come membro NATO rispetto a sei mesi prima. L&#8217;ex presidente della Commissione europea Jos&#233; Manuel Barroso ha dichiarato alla <a href="https://www.cnbc.com/2026/01/26/europe-us-relations-at-their-lowest-moment-european-commission-president-barroso.html">CNBC</a> che i rapporti tra Europa e Stati Uniti attraversano il &#8220;momento pi&#249; basso&#8221; da quando la NATO esiste. L&#8217;ex presidente del Consiglio europeo Charles Michel &#232; andato oltre, dicendo alla <a href="https://edition.cnn.com/2026/01/24/europe/analysis-europe-new-reality-greenland-trump-latam-intl">CNN</a> che il rapporto transatlantico &#8220;come lo abbiamo conosciuto per decenni &#232; morto&#8221;.</p><p>&#200; in questo contesto che gli europei <a href="https://www.nytimes.com/2026/02/14/world/europe/europe-munich-rubio-russia.html">hanno</a> iniziato a usare un termine finora riservato alla Cina e alla Russia: &#8220;de-risking&#8221;, riduzione del rischio. La parola che descriveva la strategia per evitare la dipendenza eccessiva da Pechino o dalle forniture russe di petrolio ora si applica agli Stati Uniti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha rimproverato i colleghi europei per la loro eccessiva dipendenza da Washington. Il presidente ceco Petr Pavel ha avvertito che &#8220;una pace troppo rapida&#8221; in Ucraina non porter&#224; a un Nobel ma a &#8220;un&#8217;altra aggressione&#8221;. La premier danese Mette Frederiksen ha detto che &#8220;un cattivo accordo di pace aprir&#224; la porta ad altri attacchi russi&#8221;. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito &#8220;fondamentalmente inaccettabili&#8221; i dazi usati come arma geopolitica. E il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accolto a Monaco con un applauso che un tempo risuonava solo a Washington, ha osservato che gli americani tornano troppo spesso sul tema delle concessioni, &#8220;e troppo spesso queste concessioni sono discusse solo nel contesto dell&#8217;Ucraina, non della Russia&#8221;.</p><p>Rubio stesso, pur mantenendo il tono disteso, ha lasciato intendere di non condividere l&#8217;ottimismo del presidente. &#8220;Non sappiamo se i russi siano seriamente intenzionati a porre fine alla guerra&#8221;, ha ammesso. Ma il suo itinerario dopo Monaco, domenica e luned&#236; in Ungheria e Slovacchia, due paesi NATO che hanno assunto posizioni filorusse e nazionaliste, manda un segnale chiaro.</p><p>La domanda che ora ci si fa &#232; una sola: l&#8217;Europa &#232; davvero in grado di fare da sola? Pu&#242; costruire una difesa autonoma, sviluppare una base tecnologica indipendente, ridurre la dipendenza strategica da un alleato che la tratta apertamente come un peso? Il dibattito non &#232; pi&#249; teorico. Come ha <a href="https://carnegieendowment.org/research/2026/02/what-can-the-eu-do-about-trump-20">scritto</a> Stefan Lehne della Carnegie Endowment, dopo un anno di tentativi di accomodare Washington in ogni modo possibile, &#232; evidente che la sottomissione non funziona: l&#8217;amministrazione Trump la considera un segno di debolezza.</p><p>Ma passare dalle parole ai fatti richiede capacit&#224; che l&#8217;Europa oggi non ha. E le lacune sono enormi, a partire da quella militare.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z-_1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe5ac5449-b3d2-4c4f-959d-bcca8ed78474_3000x2000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z-_1!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe5ac5449-b3d2-4c4f-959d-bcca8ed78474_3000x2000.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z-_1!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe5ac5449-b3d2-4c4f-959d-bcca8ed78474_3000x2000.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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che Kaja Kallas, alta rappresentante dell&#8217;Unione Europea per la politica estera, ha <a href="https://www.bbc.co.uk/news/articles/czej2z3zz9jo">citato</a> per descrivere il problema centrale della difesa europea: la frammentazione gonfia i costi, ostacola l&#8217;interoperabilit&#224; e crea problemi logistici. Come ha <a href="https://www.ft.com/content/beee83f7-6e88-4e49-87c4-802d9dff9053">detto</a> il primo ministro britannico Keir Starmer alla conferenza di Monaco, &#8220;l&#8217;Europa &#232; un gigante addormentato&#8221;, le cui capacit&#224; di difesa valgono meno della somma delle loro parti.</p><p>Le economie europee, complessivamente, sono dieci volte pi&#249; grandi di quella russa. Eppure nessuno dei singoli eserciti del continente &#232; in grado di sostenere da solo un conflitto ad alta intensit&#224;. La ragione &#232; semplice: dopo la fine della Guerra fredda, la spesa militare &#232; crollata ovunque. La Germania, la pi&#249; grande economia europea, ha raggiunto per la prima volta nel 2024 l&#8217;obiettivo NATO del 2 per cento del PIL, dopo decenni in cui aveva speso attorno all&#8217;1 per cento. Le sue forze di terra sono operative solo al 50 per cento, e a un certo punto, nel 2018, solo quattro dei 128 caccia Eurofighter Typhoon della Luftwaffe erano pronti al combattimento.</p><p>La risposta europea, accelerata dalla guerra in Ucraina e dalla perdita di fiducia negli Stati Uniti, &#232; stata una corsa al riarmo senza precedenti in tempo di pace. La Germania &#232; al <a href="https://www.politico.com/news/magazine/2025/08/29/germany-military-nato-trump-putin-00509732">centro</a> di questa trasformazione. Il cancelliere Merz, cinque giorni dopo l&#8217;umiliazione inflitta da Trump a Zelensky nello Studio Ovale nel febbraio 2025, ha concordato con il predecessore Olaf Scholz una riforma costituzionale per sospendere il freno al debito e finanziare un prestito da mille miliardi di euro destinato alla difesa, circa il 25 per cento del PIL tedesco. Il bilancio militare &#232; passato da 48 miliardi di euro nel 2021 a 108 miliardi previsti per il 2026. Il ministero della Difesa ha redatto un piano di approvvigionamento da 377 miliardi di euro. Tra il 2023 e il 2025, il parlamento tedesco ha approvato 255 grandi progetti di approvvigionamento militare per un valore di 188,4 miliardi, quasi il doppio degli otto anni precedenti. L&#8217;obiettivo dichiarato da Merz &#232; costruire &#8220;il pi&#249; forte esercito convenzionale d&#8217;Europa&#8221;: portare il personale dagli attuali 184 mila a 460 mila unit&#224;, contando militari attivi e riservisti, e raggiungere il 3,5 per cento del PIL in spesa per la difesa entro il 2030.</p><p>Non &#232; solo la Germania. La Danimarca <a href="https://www.ft.com/content/8882d1a4-2f23-4ee3-98ad-06328ba8db21">prevede</a> di spendere il 3,5 per cento del PIL per la difesa quest&#8217;anno. Al vertice NATO dell&#8217;Aia, i paesi membri si sono impegnati a raggiungere il 5 per cento del PIL per difesa e sicurezza entro il 2035. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha chiesto a Monaco di &#8220;dare vita&#8221; alla clausola di difesa reciproca dell&#8217;Unione Europea, l&#8217;articolo 42.7 del trattato, che obbliga gli Stati membri a fornire aiuto e assistenza se un membro subisce un&#8217;aggressione armata. Finora era rimasta lettera morta, invocata una sola volta, dalla Francia dopo gli attacchi terroristici di Parigi nel 2015, perch&#233; quasi tutti i paesi dell&#8217;Unione sono anche membri NATO. Ma la presidente della Commissione l&#8217;ha <a href="https://www.ft.com/content/30ee3ac3-f1b1-42e6-a802-f19bf2f34a39">presentata</a> come un&#8217;alternativa credibile: &#8220;La difesa reciproca non &#232; un compito opzionale per l&#8217;Unione Europea. &#200; un obbligo&#8221;. Il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha rincarato la dose, proponendo una forza di reazione rapida europea fino a 100 mila soldati, capace di sostituire i militari americani se venissero richiamati in patria.</p><p>Ma tra le dichiarazioni e la realt&#224; operativa c&#8217;&#232; un abisso che richieder&#224; anni, forse decenni, per essere colmato. Secondo le stime del think tank <a href="https://www.bruegel.org/analysis/defending-europe-without-us-first-estimates-what-needed">Bruegel</a>, perch&#233; l&#8217;Europa possa costituire un deterrente credibile senza il supporto americano servirebbero almeno 1.400 carri armati, 2.000 veicoli da combattimento per la fanteria, 700 pezzi di artiglieria, un milione di proiettili da 155 millimetri per i primi tre mesi di combattimento ad alta intensit&#224;, e 300 mila soldati aggiuntivi. Il budget europeo per la difesa dovrebbe aumentare di circa 250 miliardi di euro l&#8217;anno. L&#8217;International Institute for Strategic Studies aveva stimato nel 2019 che, in uno scenario di ritiro completo delle forze americane, il reinvestimento necessario richiederebbe fino a vent&#8217;anni, &#8220;con progressi significativi attorno al decimo e al quindicesimo anno&#8221;.</p><p>Il problema non &#232; solo di soldi: &#232; industriale. A differenza degli Stati Uniti, dove il settore della difesa si &#232; consolidato dopo la Guerra fredda attraverso fusioni e acquisizioni, l&#8217;industria europea &#232; rimasta frammentata in campioni nazionali. L&#8217;Europa ha 30 delle cento pi&#249; grandi aziende di difesa al mondo, ma solo tre sono consorzi multinazionali: Airbus per l&#8217;aeronautica, MBDA per i missili, KNDS per i mezzi terrestri. Come ha spiegato <a href="https://www.lemonde.fr/en/les-decodeurs/article/2025/03/14/can-europe-rearm-and-defend-itself-without-the-us_6739129_8.html">Le Monde</a>, ogni grande paese europeo ha uno o due costruttori navali con capacit&#224; produttive limitate. I tentativi di cooperazione si scontrano con due ostacoli: i paesi hanno esigenze diverse, e ciascuno pretende un ritorno industriale proporzionale al proprio investimento, il che non sempre porta a scegliere le competenze migliori.</p><p>Anche dove si spende, emergono contraddizioni. Il piano tedesco riserva il 90 per cento degli acquisti a fornitori nazionali o europei, segnalando una chiara volont&#224; di ridurre la dipendenza da Washington. Ma quel restante 10 per cento riguarda capacit&#224; critiche: 15 caccia Lockheed Martin F-35 capaci di trasportare bombe nucleari, 400 missili da crociera Tomahawk, sistemi di difesa antimissile Patriot, aerei da pattugliamento marittimo Boeing P-8A Poseidon. In questo modo la Germania <a href="https://thehill.com/opinion/international/5632961-germany-defense-spending-increase/">resta</a> dipendente dagli Stati Uniti nelle aree decisive, capacit&#224; nucleare, attacco a lungo raggio, intelligence, sorveglianza e difesa antimissile, proprio quelle che la guerra in Ucraina ha dimostrato essere centrali. Il simbolo pi&#249; evidente di questa dipendenza tecnologica &#232; il caccia F-35, acquistato da 13 paesi europei, che dipende da aggiornamenti software americani distribuiti ogni 30 giorni. Se Washington decidesse di bloccarli, quegli aerei diventerebbero inutilizzabili.</p><p>C&#8217;&#232; poi la questione nucleare, forse la pi&#249; delicata. Il 60 per cento dei tedeschi, secondo i sondaggi, non si fida pi&#249; della deterrenza nucleare americana, e tre quarti vorrebbero vederla sostituita da un ombrello nucleare franco-britannico. Il cancelliere Merz da mesi discute con Macron la possibilit&#224; che l&#8217;arsenale nucleare francese copra anche la Germania e, eventualmente, la Polonia. Ma come ha scritto il New York Times, non &#232; affatto certo che la piccola forza nucleare indipendente francese sia sufficiente a proteggere altri paesi, n&#233; che la Francia sarebbe disposta a rischiare Parigi per difendere Berlino. </p><p>L&#8217;intelligence europea e il segretario generale della NATO Mark Rutte hanno avvertito che la Russia potrebbe essere pronta ad attaccare il territorio NATO entro il 2029. Ma il sistema di attacco a lungo raggio europeo ELSA non sar&#224; operativo prima del 2035. La Germania sta ancora reclutando, addestrando e equipaggiando la brigata corazzata promessa per difendere il corridoio di Suwalki, la striscia di terra lituana tra la Bielorussia e Kaliningrad. Il generale Carsten Breuer, il pi&#249; alto in grado della Bundeswehr, ha ammesso che la Russia produce circa 1.500 carri armati l&#8217;anno, contro i 300 della Germania. E come ha notato il segretario generale della NATO, se l&#8217;Europa volesse davvero &#8220;fare da sola&#8221; in materia di difesa, dovrebbe spendere il 10 per cento del PIL e dotarsi di un proprio arsenale nucleare.</p><p>La realt&#224;, dunque, &#232; che l&#8217;Europa non pu&#242; sostituire gli Stati Uniti nel breve e medio termine. Pu&#242; costruire una NATO pi&#249; europea, pu&#242; aumentare la spesa, pu&#242; avviare processi di integrazione militare che un anno fa sarebbero stati impensabili. Ma la dipendenza strategica da Washington rester&#224; un fatto strutturale per almeno un decennio. E questa dipendenza non si limita al settore militare.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g5e7!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e06e12d-1165-4046-8f91-6def22bfa691_5120x3413.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g5e7!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e06e12d-1165-4046-8f91-6def22bfa691_5120x3413.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g5e7!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e06e12d-1165-4046-8f91-6def22bfa691_5120x3413.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Tre aziende americane, Amazon, Microsoft e Google, <a href="https://www.itpro.com/cloud/cloud-computing/us-companies-dominate-the-european-cloud-market-regional-players-are-left-fighting-for-scraps">forniscono</a> oltre il 70 per cento dell&#8217;infrastruttura europea di cloud computing, l&#8217;impalcatura su cui si reggono servizi sanitari, sistemi bancari, pubblica amministrazione e difesa nazionale. Le pi&#249; grandi aziende europee del settore, SAP e Deutsche Telekom, controllano ciascuna il 2 per cento del mercato continentale. La quota complessiva dei fornitori europei &#232; scesa dal 29 per cento nel 2017 al 15 per cento nel 2025. I sistemi operativi dei telefoni sono americani. I social network sono americani. Le reti di pagamento, Mastercard e Visa, sono americane. Il chatbot di intelligenza artificiale pi&#249; usato in Europa, ChatGPT di OpenAI, &#232; americano. Il satellite internet dominante, Starlink di SpaceX, &#232; americano. Secondo un <a href="https://www.cigref.fr/la-dependance-technologique-aux-softwares-cloud-services-americains-une-estimation-des-consequences-economiques-en-europe">rapporto</a> del Cigref, l&#8217;Unione dipende da paesi extra-UE per oltre l&#8217;80 per cento di prodotti, servizi, infrastrutture e propriet&#224; intellettuale digitali.</p><p>Questa dipendenza, a lungo considerata un problema di politica industriale e antitrust, &#232; diventata una vulnerabilit&#224; geopolitica. L&#8217;episodio che ha fatto scattare l&#8217;allarme nelle cancellerie europee risale al maggio 2025: Karim Khan, procuratore capo della Corte penale internazionale con sede all&#8217;Aia, perse l&#8217;accesso alla sua email Microsoft dopo essere stato colpito dalle sanzioni della Casa Bianca per aver emesso un mandato d&#8217;arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il caso ha reso concreta una <a href="https://www.politico.eu/article/donald-trump-europe-internet-video-cloud-washington/">paura</a> fino ad allora teorica: quella di un &#8220;interruttore&#8221; americano capace di spegnere i servizi digitali europei. Come ha raccontato la <a href="https://www.bbc.co.uk/news/articles/c3dpr2zkny0o">BBC</a>, il direttore di Microsoft Francia ha ammesso sotto giuramento davanti al Senato francese che l&#8217;azienda non pu&#242; garantire di poter rifiutare richieste dell&#8217;amministrazione Trump sui dati custoditi nei suoi server in Europa.</p><p>La minaccia non &#232; solo ipotetica. Il Cloud Act del 2018 conferisce alle autorit&#224; americane il potere di richiedere dati conservati nel cloud anche quando i server si trovano all&#8217;estero. In Ucraina, funzionari americani hanno minacciato di tagliare l&#8217;accesso a Starlink durante i negoziati su un accordo sui minerali critici. Lo stesso Elon Musk ha dichiarato che questo avrebbe potuto causare il collasso dell&#8217;intero fronte ucraino. Quando il ministro degli Esteri polacco Rados&#322;aw Sikorski ha replicato suggerendo di cercare un fornitore alternativo, Musk ha risposto: &#8220;Stai zitto, ometto. Non esiste un sostituto di Starlink&#8221;.</p><p>La Finlandia ha rivelato a <a href="https://www.politico.eu/article/eu-capitals-deleting-us-technology-not-realistic/">Politico</a> di aver recentemente simulato lo scenario di uno spegnimento tecnologico americano. La conclusione: le conseguenze sarebbero &#8220;di vasta portata&#8221;, anche se l&#8217;ipotesi resta &#8220;altamente eccezionale&#8221;. La citt&#224; svedese di Helsingborg ha avviato un progetto di un anno per testare come i servizi pubblici reagirebbero a un blackout digitale completo, dalle prescrizioni mediche per gli anziani ai sussidi dei servizi sociali. In Germania, lo Stato dello Schleswig-Holstein ha <a href="https://www.heise.de/en/news/Goodbye-Microsoft-Schleswig-Holstein-relies-on-Open-Source-and-saves-millions-11105459.html">migrato</a> 44 mila caselle email da Microsoft a un programma open source e punta a eliminare quasi interamente i prodotti delle grandi aziende tecnologiche americane entro la fine del decennio. La Francia ha <a href="https://www.euronews.com/next/2026/01/27/france-to-ditch-us-platforms-microsoft-teams-zoom-for-sovereign-platform-amid-security-con">annunciato</a> che 2,5 milioni di dipendenti pubblici abbandoneranno Zoom, Microsoft Teams e altri strumenti di videoconferenza americani entro il 2027, sostituendoli con Visio, una piattaforma francese. L&#8217;esercito austriaco &#232; passato a LibreOffice. La Danimarca sta sperimentando software open source. Amsterdam ha fissato il 2035 come data limite.</p><p>Ma quando <a href="https://www.politico.eu/article/eu-capitals-deleting-us-technology-not-realistic/">Politico</a> ha interpellato tutti i 27 governi dell&#8217;Unione sulla loro preparazione, le risposte sono state unanimi: l&#8217;Europa funziona con tecnologia americana e questo non cambier&#224; per anni. Il ministro dell&#8217;Economia lituano Edvinas Grik&#353;as ha dichiarato che un &#8220;disaccoppiamento tecnologico completo dagli Stati Uniti non &#232; un obiettivo realistico&#8221;. La Lettonia ha avvertito che marginalizzare la tecnologia americana sarebbe un atto di autolesionismo, dato che il supporto digitale statunitense &#232; essenziale per difendersi dalla guerra ibrida russa. Il responsabile informatico del governo finlandese Jarkko Levasma ha ammesso che le alternative realistiche sono possibili solo &#8220;nel medio-lungo termine&#8221;. Lo stesso portavoce del ministero digitale tedesco ha riconosciuto un &#8220;quadro chiaro di dipendenze critiche&#8221;, aggiungendo per&#242; che &#8220;nel breve e medio termine, una sostituzione completa dei servizi digitali stranieri non &#232; n&#233; realistica n&#233; necessaria&#8221;.</p><p>Il problema non riguarda solo il cloud. L&#8217;Europa &#232; indietro su ogni livello di quella che gli esperti chiamano la &#8220;pila tecnologica&#8221;. Nei semiconduttori, il continente <a href="https://ecfr.eu/publication/get-over-your-x-a-european-plan-to-escape-american-technology/">possiede</a> capacit&#224; a monte grazie all&#8217;olandese ASML, leader mondiale nelle macchine per la fabbricazione di chip. Ma nella progettazione e nella produzione dei chip pi&#249; avanzati non ha quasi nessuna presenza: solo l&#8217;1 per cento del design globale &#232; europeo, e meno del 10 per cento della produzione mondiale avviene nell&#8217;Unione. L&#8217;obiettivo del Chips Act europeo, raggiungere il 20 per cento della produzione globale entro il 2030, sar&#224; quasi certamente mancato: la Corte dei conti europea prevede una quota dell&#8217;11,3 per cento. Nell&#8217;intelligenza artificiale, Mistral AI, la speranza francese, rappresenta il 2 per cento del mercato globale dei modelli e si colloca in fondo alle classifiche di capacit&#224; rispetto ai concorrenti americani. L&#8217;intera potenza di calcolo per l&#8217;intelligenza artificiale che l&#8217;Europa prevede di costruire entro il 2027, sommando le gigafactory dell&#8217;Unione e le ambizioni francesi, rappresenter&#224; solo il 2 per cento del totale mondiale. Nel settore spaziale, SpaceX domina con 8 mila satelliti; la risposta europea, il progetto IRIS2, prevede 290 satelliti e non sar&#224; operativo prima del 2031.</p><p>La risposta politica pi&#249; ambiziosa si chiama <a href="https://eurostack.eu/">EuroStack</a>: un&#8217;iniziativa per costruire un&#8217;infrastruttura tecnologica europea su tutti i livelli, dai chip al cloud, dall&#8217;intelligenza artificiale ai servizi digitali. Il progetto, sostenuto da circa 200 aziende e menzionato esplicitamente nell&#8217;accordo di coalizione del governo tedesco, chiede regole di acquisto europeo negli appalti pubblici e un fondo dedicato da 300 miliardi di euro. Ma il gruppo americano Chamber of Progress, i cui partner includono Amazon, Apple, Google e Nvidia, stima che il costo reale supererebbe i 5 mila miliardi di euro, pi&#249; dell&#8217;intero PIL tedesco. Uno studio dello European Centre for International Political Economy ha <a href="https://ecipe.org/publications/eu-gap-ict-and-cloud-computing/">calcolato</a> che per colmare il divario di investimenti tra Unione Europea e Stati Uniti nelle tecnologie digitali e nel cloud entro il 2030, le aziende europee dovrebbero aumentare gli investimenti annuali di una cifra compresa tra 157 miliardi e 1.200 miliardi di dollari, pari a un intervallo tra lo 0,8 e il 6,4 per cento del PIL dell&#8217;Unione. E quello studio risale al 2024, prima del boom dei data center per l&#8217;intelligenza artificiale: oggi il divario &#232; ancora pi&#249; ampio.</p><p>La stessa Commissione europea ha ammesso che un distacco completo dalle aziende americane &#232; &#8220;irrealistico&#8221;. Henna Virkkunen, commissaria europea con il titolo esplicito di &#8220;sovranit&#224; tecnologica&#8221;, ha riconosciuto la portata del problema: &#8220;Nell&#8217;ultimo anno tutti hanno capito quanto sia importante non dipendere da un solo paese o da una sola azienda nelle tecnologie critiche. In questi tempi le dipendenze possono essere usate come armi contro di noi&#8221;. Ma anche lei sa che la transizione richieder&#224; anni.</p><p>Mario Draghi, nel suo rapporto sulla competitivit&#224; europea del 2024, ha <a href="https://www.ft.com/content/e5206e5e-bd72-45d6-85ec-8faa1c53dfcb">fotografato</a> la situazione con precisione: solo quattro delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche al mondo sono europee, e il divario di produttivit&#224; con gli Stati Uniti si &#232; allargato soprattutto per l&#8217;incapacit&#224; dell&#8217;Europa di capitalizzare la rivoluzione digitale. Draghi ha chiesto che l&#8217;Unione diventi una &#8220;federazione&#8221; per evitare di essere &#8220;conquistata una alla volta&#8221; da Cina e Stati Uniti. Ha sostenuto che dove l&#8217;Europa ha federalizzato le proprie competenze, nel commercio, nella concorrenza e nella politica monetaria, &#232; rispettata come potenza. Dove non lo ha fatto, come nella difesa, nella politica industriale, negli affari esteri, &#232; trattata come un insieme di Stati di media taglia, da dividere e gestire di conseguenza. Ma il passaggio da una confederazione di 27 Stati con diritto di veto a una federazione capace di agire con decisione resta un obiettivo lontano.</p><p>L&#8217;Europa si trova cos&#236; intrappolata in un paradosso. Vuole ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, ma nel breve e medio termine non ha alternative credibili, n&#233; militari, n&#233; tecnologiche, n&#233; industriali. Pu&#242; aumentare la spesa per la difesa, investire nel cloud sovrano, promuovere il software open source, costruire chip e lanciare satelliti. Ma ciascuno di questi passi richiede tempo, denaro e un livello di coordinamento politico che i 27 paesi dell&#8217;Unione faticano a raggiungere. Nel frattempo, ogni giorno che passa consolida le dipendenze esistenti. La risposta alla domanda che d&#224; il titolo a questa newsletter &#232; dunque semplice nella formulazione e complessa nelle implicazioni: no, l&#8217;Europa non pu&#242; diventare indipendente dagli Stati Uniti, non oggi e non nel prossimo futuro. Pu&#242; per&#242; iniziare a costruire le condizioni perch&#233; quella dipendenza non sia pi&#249; totale. Il problema &#232; che il tempo a disposizione potrebbe essere meno di quello che serve.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cosa dicono davvero gli Epstein Files]]></title><description><![CDATA[Trump, Clinton e una rete globale di contatti: dentro i milioni di documenti declassificati]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/cosa-dicono-davvero-gli-epstein-files</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/cosa-dicono-davvero-gli-epstein-files</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 08 Feb 2026 13:33:11 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xDCc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26741479-d427-4860-bb70-1ce8c04cbd3d_1837x1263.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Venerd&#236; il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubbliche oltre 3,5 milioni di pagine di documenti relativi al caso Jeffrey Epstein. Si tratta della pi&#249; ampia diffusione di materiale investigativo mai avvenuta sul finanziere newyorkese, morto nel 2019 mentre era detenuto in attesa di processo federale per traffico sessuale di minori. La pubblicazione &#232; avvenuta in attuazione dell&#8217;<em>Epstein Files Transparency Act</em>, una legge approvata dal Congresso e firmata dal presidente lo scorso anno, che impone al Dipartimento di Giustizia di rendere accessibili, con omissioni limitate alla tutela delle vittime, della sicurezza e di interessi investigativi sensibili, i documenti relativi alla vita, alla morte e ai procedimenti penali contro Epstein e la sua collaboratrice, Ghislaine Maxwell.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il Dipartimento di Giustizia ha accompagnato il rilascio con avvertenze esplicite: nei materiali possono comparire affermazioni non verificate, documenti incompleti, segnalazioni prive di riscontro o informazioni di seconda mano; la mera presenza di un nome nei file non equivale automaticamente a prova di reato n&#233; implica responsabilit&#224; penale. Un ulteriore elemento critico, segnalato da osservatori e commentatori, riguarda l&#8217;ampiezza delle redazioni: in molti file porzioni rilevanti risultano oscurate, talvolta in misura tale da rendere difficile ricostruire con precisione il contesto e il significato delle comunicazioni. In alcuni casi &#232; stato inoltre osservato che determinate redazioni sembrerebbero tutelare in modo pi&#249; esteso l&#8217;identit&#224; di figure pubbliche rispetto a quella delle vittime; il Dipartimento di Giustizia ha respinto tale lettura, sostenendo di aver applicato criteri uniformi di protezione.</p><p>In un&#8217;intervista a <em>NPR</em>, un portavoce del Dipartimento ha dichiarato che l&#8217;amministrazione ha preso &#8220;molto sul serio la protezione delle vittime&#8221;, censurando migliaia di nomi nelle milioni di pagine pubblicate &#8220;per proteggere gli innocenti&#8221;.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xDCc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26741479-d427-4860-bb70-1ce8c04cbd3d_1837x1263.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xDCc!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26741479-d427-4860-bb70-1ce8c04cbd3d_1837x1263.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xDCc!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26741479-d427-4860-bb70-1ce8c04cbd3d_1837x1263.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xDCc!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26741479-d427-4860-bb70-1ce8c04cbd3d_1837x1263.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xDCc!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26741479-d427-4860-bb70-1ce8c04cbd3d_1837x1263.jpeg 1456w" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Si presentava come consulente per patrimoni miliardari e come sostenitore di iniziative scientifiche e filantropiche, frequentando presidenti, ex capi di Stato, membri di famiglie reali europee, imprenditori e accademici. Parallelamente a questa immagine pubblica le indagini giudiziarie hanno accertato l&#8217;esistenza di un sistema di sfruttamento sessuale di minorenni.</p><p>Nel 2006 fu formalmente incriminato in Florida con accuse legate ad abusi su minori reclutate nella sua residenza di Palm Beach. Nel 2008 concluse un controverso accordo giudiziario a livello statale, affiancato da un <em>non-prosecution agreement </em>federale negoziato con l&#8217;ufficio del procuratore federale, che gli garant&#236; una pena significativamente ridotta e condizioni di detenzione privilegiate. Nel luglio 2019 venne nuovamente arrestato con accuse federali di traffico sessuale di minori. Il 10 agosto 2019 mor&#236; in custodia nel <em>Metropolitan Correctional Center</em> di Manhattan; la morte fu ufficialmente classificata come suicidio dalle autorit&#224; federali. La sua collaboratrice, Ghislaine Maxwell, &#232; stata condannata nel 2022 a 20 anni di reclusione per traffico e sfruttamento sessuale di minori.</p><p>Con l&#8217;espressione &#8220;Epstein Files&#8221; si indica l&#8217;insieme dei documenti raccolti nel corso delle indagini federali su Epstein e Maxwell. Non si tratta di un singolo dossier ordinato, ma di un archivio investigativo estremamente vasto, stimato in centinaia di gigabyte di dati digitali, conservato nel sistema di gestione dei casi dell&#8217;FBI (Sentinel) e composto da materiali eterogenei sequestrati durante le perquisizioni nelle propriet&#224; di Epstein a New York, Palm Beach, New Mexico e nelle Isole Vergini Americane, oltre che da atti giudiziari, segnalazioni interne e documentazione investigativa.</p><p>I file comprendono, tra l&#8217;altro, email private, rubriche di contatti, registri di volo degli aerei privati, documenti finanziari, atti relativi a trust e successioni, trascrizioni di interviste alle vittime, appunti dell&#8217;FBI e del Dipartimento di Giustizia, presentazioni interne con cronologie investigative e materiale audiovisivo sequestrato. Negli anni precedenti alcune parti di questo materiale erano gi&#224; emerse attraverso decisioni giudiziarie o richieste basate sul <em>Freedom of Information Act</em> (FOIA); tuttavia, la pubblicazione attuale rappresenta la pi&#249; ampia diffusione sistematica di documentazione relativa al caso.</p><p>&#200; fondamentale precisare che la presenza del nome di una persona nei documenti non implica di per s&#233; responsabilit&#224; penale: molte menzioni riguardano contatti sociali, comunicazioni indirette o riferimenti contestuali. Le autorit&#224; federali hanno dichiarato di non aver individuato alcuna &#8220;lista clienti&#8221; ufficiale che dimostri un coinvolgimento criminale diretto di figure di alto profilo. Ci&#242; nonostante, la vastit&#224; dell&#8217;archivio e l&#8217;ampiezza della rete relazionale che emerge dai documenti continuano ad alimentare interrogativi sul piano giudiziario, politico e mediatico.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/p/cosa-dicono-davvero-gli-epstein-files?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/p/cosa-dicono-davvero-gli-epstein-files?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share"><span>Condividi</span></a></p><h2>Il rapporto fra Epstein e Trump</h2><p>Il rapporto tra Donald Trump e Jeffrey Epstein risale agli anni Novanta, quando entrambi frequentavano ambienti mondani a New York e Palm Beach. Epstein partecipava a eventi organizzati al Mar-a-Lago Club, propriet&#224; di Trump, e i due furono fotografati insieme in diverse occasioni pubbliche. In un&#8217;intervista del 2002 al <em>New York Magazine</em>, Trump defin&#236; Epstein &#8220;a terrific guy&#8221; (&#8220;un tipo fantastico&#8221;) e aggiunse che &#8220;ama le belle donne quanto me, e molte di loro sono piuttosto giovani&#8221;, dichiarazione che negli anni successivi &#232; stata frequentemente citata nel dibattito pubblico.</p><p>I rapporti tra i due si interruppero nei primi anni Duemila. Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno indicato come possibile causa una disputa immobiliare in Florida, anche se non esiste una versione documentale univoca sulle circostanze della rottura. Trump ha successivamente dichiarato di aver escluso Epstein da Mar-a-Lago per &#8220;comportamento inappropriato&#8221;. Non &#232; disponibile una documentazione pubblica completa che consenta di stabilire con precisione tempi e modalit&#224; della cessazione dei rapporti.</p><p>I registri di volo dell&#8217;aereo privato di Epstein, resi pubblici nell&#8217;ambito di procedimenti civili, indicano che Trump vol&#242; pi&#249; volte a bordo del jet nei primi anni Duemila; le fonti disponibili riportano almeno sette tratte registrate a suo nome. Non risultano prove documentali che Trump abbia visitato Little Saint James, l&#8217;isola delle Isole Vergini Americane associata agli abusi contestati a Epstein. Questa combinazione di frequentazione documentata, successive prese di distanza e incompletezza degli archivi ha contribuito a mantenere alta l&#8217;attenzione mediatica sul loro rapporto.</p><p>Nei documenti recentemente pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, il nome di Trump compare numerose volte. Analisi giornalistiche hanno rilevato migliaia di file contenenti decine di migliaia di riferimenti al suo nome, alla moglie e al Mar-a-Lago Club; molti di questi consistono in articoli di stampa o materiali pubblici archiviati nella casella di posta elettronica di Epstein. Nei documenti diffusi finora non emergono comunicazioni dirette tra i due riconducibili a condotte illecite, e una parte significativa dei riferimenti &#232; di natura indiretta o documentale.</p><p>Tra le email citate da osservatori della nuova tranche compare uno scambio del 2011 in cui Epstein scrive a Ghislaine Maxwell una frase interpretata da alcuni come un&#8217;allusione alla mancata emersione di accuse nei confronti di Trump: &#8220;il cane che non ha abbaiato &#232; Trump&#8221;. Il significato e il contesto di tale espressione restano oggetto di interpretazione; la frase, isolatamente considerata, non stabilisce responsabilit&#224; penali n&#233; costituisce prova di illecito.</p><p>In una comunicazione interna dell&#8217;FBI si fa riferimento alla presenza nei dossier di &#8220;salacious information&#8221; (&#8220;informazioni scabrose&#8221;) riguardanti diversi uomini di alto profilo, tra cui Trump. Parte di questo materiale deriva da segnalazioni inviate al National Threat Operations Center dell&#8217;FBI, alcune delle quali contengono accuse di abuso sessuale. I riepiloghi investigativi indicano tuttavia che tali segnalazioni includono informazioni di seconda mano e non verificate; allo stato attuale non risultano incriminazioni nei confronti di Trump in relazione al caso Epstein, e il Dipartimento di Giustizia ha ribadito che tali elementi non supportano imputazioni formali.</p><p>Nei file figurano inoltre appunti di interviste a vittime di Epstein che menzionano interazioni con Trump. In un caso, una donna ha riferito di essere stata accompagnata a Mar-a-Lago; in un altro, un collaboratore di Epstein ha dichiarato che Trump avrebbe visitato una propriet&#224; insieme ad altre personalit&#224;. In assenza di ulteriori riscontri giudiziari, tali menzioni documentano una prossimit&#224; sociale ma non costituiscono di per s&#233; prova di responsabilit&#224; penale.</p><p>Alcuni documenti mostrano che, anche dopo la fine dei rapporti personali, Epstein continuasse a seguire con attenzione la carriera politica di Trump. In un&#8217;email del 2018, ad esempio, il commercialista di Epstein gli inoltr&#242; un articolo relativo alle indagini del Congresso su Trump e Deutsche Bank, istituto che per anni fu uno dei principali finanziatori delle sue attivit&#224; imprenditoriali e che risultava essere anche banca di riferimento di Epstein. Un altro scambio del 2011 mostra Epstein valutare l&#8217;ipotesi di contattare Trump in relazione a Virginia Giuffre; non &#232; chiaro se tale contatto sia mai avvenuto.</p><p>La gestione della pubblicazione dei documenti ha generato ulteriori polemiche. In un file contenente messaggi tra Epstein e Steve Bannon, il volto di Trump in una fotografia risultava oscurato; in un altro episodio, il Dipartimento di Giustizia ha temporaneamente rimosso dal proprio sito un&#8217;immagine della residenza newyorkese di Epstein in cui compariva una fotografia di Trump, per poi ripubblicarla spiegando che la rimozione era legata alla tutela delle vittime. Episodi di questo tipo hanno alimentato il dibattito sulle modalit&#224; di redazione e sulla trasparenza del rilascio.</p><h2>Si parla anche dei Clinton</h2><p>Anche il nome di Bill Clinton compare nei documenti resi pubblici nell&#8217;ambito delle indagini su Jeffrey Epstein, in relazione a una frequentazione che negli anni &#232; stata oggetto di attenzione mediatica e politica. L&#8217;ex presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto di aver avuto contatti con Epstein nei primi anni Duemila e ha dichiarato di non essere mai stato a conoscenza delle sue attivit&#224; criminali, affermando di aver interrotto i rapporti prima che emergessero pubblicamente le accuse pi&#249; gravi.</p><p>I registri di volo dell&#8217;aereo privato di Epstein indicano che Clinton effettu&#242; diversi viaggi tra il 2002 e il 2003, inclusi voli internazionali. Secondo dichiarazioni del suo staff, tali spostamenti erano collegati ad attivit&#224; della Clinton Foundation. Il suo portavoce ha inoltre affermato che l&#8217;ex presidente non visit&#242; mai Little Saint James. Nei materiali finora pubblicati non risultano accuse formali di abuso mosse da vittime nei confronti di Clinton n&#233; incriminazioni a suo carico.</p><p>Tra i documenti diffusi figurano fotografie che ritraggono Clinton in una delle propriet&#224; di Epstein, comprese immagini in piscina e in una vasca idromassaggio; il suo portavoce ha precisato che le immagini risalgono a oltre vent&#8217;anni fa. Hillary Clinton ha dichiarato di non aver mai incontrato n&#233; parlato con Epstein; il suo nome non emerge in modo significativo nei documenti pubblicati finora.</p><p>La vicenda ha assunto anche una dimensione istituzionale. La House Oversight Committee della Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana, ha avviato un&#8217;indagine parlamentare sui legami di Epstein con figure pubbliche, convocando Bill e Hillary Clinton per testimoniare. Dopo una fase iniziale di contestazione delle modalit&#224; dell&#8217;indagine, la coppia aveva gi&#224; fornito dichiarazioni giurate sostenendo di disporre di informazioni limitate, entrambi hanno accettato di comparire per deposizioni a porte chiuse, evitando un possibile voto per dichiararli in oltraggio al Congresso. Bill Clinton ha espresso la preferenza per un&#8217;audizione pubblica, mentre la commissione ha richiesto deposizioni filmate e trascritte integralmente.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!OhKd!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffc820b65-015f-4b5b-9515-9a0f25f8c805_1200x946.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!OhKd!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffc820b65-015f-4b5b-9515-9a0f25f8c805_1200x946.jpeg 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">White House</figcaption></figure></div><h2>Le accuse pi&#249; pesanti</h2><p>La nuova pubblicazione dei documenti conferma con maggiore ampiezza un elemento gi&#224; noto: Jeffrey Epstein aveva costruito una rete di relazioni estremamente vasta, che attraversava politica, finanza, tecnologia, accademia, mondo dello spettacolo e aristocrazie europee. La quantit&#224; e la continuit&#224; dei contatti, in diversi casi protrattisi anche dopo la condanna del 2008 in Florida, mostrano quanto fosse radicato in ambienti di altissimo profilo. Nel mondo politico statunitense, oltre ai nomi gi&#224; discussi di Donald Trump e Bill Clinton, compaiono scambi che documentano relazioni o contatti sociali con esponenti dell&#8217;amministrazione e della finanza. Howard Lutnick, oggi Segretario al Commercio, &#232; menzionato in email relative a un possibile incontro nei Caraibi. Il suo ufficio ha sostenuto che si tratt&#242; di contatti limitati e privi di implicazioni ulteriori (anche se lui ha dichiarato chiusi i rapporti nel 2005, mentre risultano con certezza email risalenti al 2012).</p><p>Nel settore tecnologico e finanziario, uno dei nomi pi&#249; discussi &#232; quello di Elon Musk. Le email indicano che tra il 2012 e il 2013 vi furono scambi relativi alla possibilit&#224; di visitare l&#8217;isola privata di Epstein; non &#232; documentato se tale visita sia mai avvenuta. Musk ha dichiarato di aver respinto inviti a eventi sull&#8217;isola. Emergono inoltre scambi con Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, che ha riconosciuto di aver avuto contatti con Epstein in relazione a iniziative filantropiche e accademiche e di essersi successivamente pentito di quella frequentazione.</p><p>Particolarmente delicata &#232; la posizione di Bill Gates. Nei documenti compaiono email che Epstein scrisse a s&#233; stesso nel 2013, nelle quali si definisce &#8220;la mano destra&#8221; di Gates e afferma di aver partecipato a situazioni che descrive come moralmente inappropriate o eticamente discutibili. In tali email Epstein sostiene, tra le altre cose, di aver facilitato relazioni extraconiugali e di aver aiutato Gates a procurarsi farmaci. Le affermazioni provengono esclusivamente da Epstein e non risultano corroborate da altri elementi nei file pubblicati. Gates ha riconosciuto di aver incontrato Epstein a partire dal 2011 per discutere di iniziative filantropiche e ha dichiarato pubblicamente di essersi pentito di quei contatti; i suoi rappresentanti hanno respinto come false le affermazioni contenute nelle email.</p><p>Nel Regno Unito le conseguenze sono state pi&#249; visibili sul piano istituzionale. Le email pubblicate hanno riacceso le polemiche attorno a Peter Mandelson, figura di primo piano della politica britannica, accusato di aver condiviso con Epstein informazioni sensibili di natura governativa. Dopo la diffusione dei nuovi documenti, Mandelson ha lasciato la House of Lords e la polizia metropolitana ha avviato verifiche preliminari su possibili reati legati all&#8217;esercizio della funzione pubblica. Sempre in Europa, la pubblicazione di email ha coinvolto la principessa ereditaria norvegese Mette-Marit, che in messaggi del 2011-2013 si rivolgeva a Epstein con toni confidenziali. La Casa Reale norvegese ha preso formalmente le distanze dalle attivit&#224; criminali di Epstein e la principessa ha espresso pubblicamente rammarico per la propria amicizia con lui.</p><p>Nei file compaiono inoltre imprenditori e personalit&#224; del mondo culturale e accademico, tra cui Richard Branson, Kevin Spacey, Chris Tucker, Noam Chomsky, Kathryn Ruemmler e Lawrence Summers, in contesti che documentano email, incontri o inviti, confermando l&#8217;estensione trasversale della rete relazionale di Epstein. Accanto ai nomi e ai contatti documentati, un tema che riemerge con forza &#232; quello del possibile ricatto. L&#8217;ipotesi che la rete costruita da Epstein potesse avere anche una funzione di pressione o leva negoziale &#232; stata avanzata nel corso degli anni da commentatori, analisti ed ex funzionari, sulla base di elementi concreti: l&#8217;esistenza di materiale fotografico e audiovisivo sequestrato, la tendenza a coltivare rapporti in ambienti privati, la conservazione di comunicazioni sensibili e la capacit&#224; di mantenere accesso a &#233;lite globali anche dopo la condanna del 2008.</p><p>A questo si aggiungono le speculazioni su possibili collegamenti con servizi stranieri, in particolare russi o israeliani, richiamando il concetto di &#8220;kompromat&#8221;, ossia l&#8217;uso di materiale compromettente come strumento di influenza. Nei documenti pubblicati compaiono dichiarazioni attribuite a fonti confidenziali che suggeriscono legami di questo tipo e la presenza di contatti internazionali ad alto livello ha alimentato ulteriormente tali sospetti.</p><p>Le autorit&#224; federali statunitensi hanno affermato di non aver individuato, allo stato attuale, prove definitive di una lista clienti strutturata n&#233; di un sistema di ricatto formalmente organizzato, n&#233; conclusioni investigative che qualifichino Epstein come risorsa operativa di un servizio di intelligence specifico. Tuttavia, l&#8217;assenza di una prova giudiziaria non ha impedito la diffusione di queste ipotesi nel dibattito pubblico. In un caso segnato da relazioni opache, archivi imponenti e connessioni trasversali tra finanza, politica e diplomazia, l&#8217;idea che potesse esistere una dimensione di influenza nascosta continua a circolare con forza. La pubblicazione dei file, lungi dal chiudere la questione, ha riacceso interrogativi che restano, almeno per ora, privi di una risposta conclusiva.</p><h2>Le altre notizie della settimana</h2><ul><li><p><a href="https://focusamerica.it/i-dem-vincono-in-texas-in-un-distretto-statale-dove-trump-aveva-stravinto/">I Dem vincono in Texas in un distretto statale dove Trump aveva stravinto</a>. Il leader sindacale Taylor Rehmet conquista un seggio repubblicano al Senato statale con uno scarto di 14 punti, ribaltando un distretto vinto da Trump con 17 punti di vantaggio appena due mesi fa.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/trump-chiede-ai-repubblicani-di-prendere-il-controllo-delle-elezioni-in-almeno-15-stati/">Trump chiede ai repubblicani di prendere il controllo delle elezioni in almeno 15 Stati</a>. Il presidente rilancia le false accuse di frode elettorale e propone che il partito prenda il controllo del voto, sfidando i principi costituzionali.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/il-secondo-mandato-di-trump-e-il-piu-impopolare-di-sempre-i-numeri-sono-ora-peggiori-del-primo-mandato/">Il secondo mandato di Trump &#232; il pi&#249; impopolare di sempre: i numeri sono ora peggiori del primo mandato</a>. Nuovo aggiornamento al ribasso per il gradimento di Trump, con il tasso di disapprovazione che tocca un nuovo record del 56% e i numeri che scivolano dietro a quelli del primo mandato, con la conseguenza che Trump &#232; ora il presidente pi&#249; impopolare di sempre dopo 376 giorni di presidenza.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/i-dem-vincono-unelezione-suppletiva-in-louisiana-con-37-punti-in-piu-di-trump/">I Dem vincono un&#8217;elezione suppletiva in Louisiana con 37 punti in pi&#249; di Trump</a>. La democratica Chasity Martinez ha vinto con un margine di 24 punti in un distretto conservatore della Louisiana, dove Trump aveva ottenuto 13 punti di vantaggio nel 2024. Dall&#8217;insediamento di Trump, i repubblicani non hanno conquistato nemmeno un seggio nelle legislature statali.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/lex-deputata-greene-attacca-trump-il-movimento-maga-era-tutta-una-bugia/">L&#8217;ex deputata Greene attacca Trump: &#8220;Il movimento MAGA era tutta una bugia&#8221;</a>. L&#8217;ex parlamentare repubblicana accusa il presidente di servire i grandi donatori e di condurre una guerra per conto di Israele invece di occuparsi dei cittadini americani.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/come-i-simpson-spiegano-il-riassetto-politico-americano/">Come i Simpson spiegano il riassetto politico americano</a>. L&#8217;analista James Breckwoldt ha simulato come Homer, Mr Burns e gli altri avrebbero votato nelle elezioni presidenziali, usando dati demografici reali.</p></li></ul><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! 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E alle midterm 2026 diversi seggi repubblicani sono ora in bilico]]></description><link>https://newsletter.focusamerica.it/p/come-gli-ispanici-stanno-abbandonando</link><guid isPermaLink="false">https://newsletter.focusamerica.it/p/come-gli-ispanici-stanno-abbandonando</guid><dc:creator><![CDATA[Focus America]]></dc:creator><pubDate>Sun, 01 Feb 2026 11:12:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8qOW!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7d316612-a4c3-44c9-858b-43ac2cb34ec8_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sono diversi i fattori che, nel 2024, hanno riportato Donald Trump alla Casa Bianca. Hanno pesato la debolezza della candidata democratica, la maggiore credibilit&#224; percepita sulle questioni economiche e un tema immigrazione particolarmente sentito dall&#8217;elettorato. Il tycoon &#232; riuscito inoltre a raccogliere consensi in modo trasversale, pur mantenendo una base prevalentemente bianca e con un livello di istruzione mediamente pi&#249; basso rispetto a quella degli sfidanti. C&#8217;&#232; per&#242; un elemento che, nel post-voto, ha attirato l&#8217;attenzione pi&#249; di altri: a rendere possibile il secondo mandato &#232; stata soprattutto una crescita significativa del sostegno tra le minoranze, in particolare all&#8217;interno della comunit&#224; di origine ispanica. I numeri sono severi per i Democratici: il margine tra gli afroamericani si &#232; ridotto (dal +83 di Joe Biden nel 2020 al +67), ma &#232; tra gli elettori di lingua e cultura latina che si &#232; consumato lo spostamento pi&#249; marcato, con un vantaggio sceso da +31 a +14 punti. Non si &#232; trattato di un semplice aggiustamento statistico, bens&#236; del segnale di un riallineamento culturale che ha spinto una parte storica dell&#8217;elettorato liberal verso il GOP.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Per comprendere la portata di questo cambiamento basta osservare alcuni luoghi simbolo. La Florida, e in particolare la Miami-Dade County, ne rappresentano l&#8217;esempio pi&#249; evidente: settima contea pi&#249; popolosa degli Stati Uniti e composta per circa il 70% da residenti di origine ispanica (in prevalenza cubani), era considerata una roccaforte democratica difficilmente espugnabile, dove Hillary Clinton solo otto anni fa si imponeva con trenta punti di margine. Nel 2024 Trump ha invece ribaltato i rapporti di forza, vincendo con dodici punti di vantaggio. Uno sviluppo analogo si &#232; registrato anche in Texas: nella Starr County, al confine con il Messico e abitata quasi interamente da cittadini di origine latinoamericana, si &#232; passati dal plebiscito per Clinton al successo repubblicano. Florida e Texas sono casi emblematici, ma non isolati: rappresentano la manifestazione pi&#249; visibile di una tendenza diffusa su scala nazionale. I sobborghi non sono stati l&#8217;unico ostacolo per Harris: la mappa si &#232; colorata di rosso proprio in aree dove la demografia avrebbe dovuto garantire un solido argine blu.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8qOW!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7d316612-a4c3-44c9-858b-43ac2cb34ec8_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8qOW!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7d316612-a4c3-44c9-858b-43ac2cb34ec8_2048x1365.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Official White House Photo by Daniel Torok</figcaption></figure></div><h2>Cosa sta cambiando</h2><p>Che il vento stia almeno in parte girando non lo sostengono soltanto i Democratici o i media a loro vicini. Questa percezione emerge dai sondaggi, ma anche da richiami provenienti direttamente dall&#8217;area repubblicana. La senatrice statale della Florida Ilana Garcia, co-fondatrice di <em>Latinas for Trump</em>, ha avvertito che il partito <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5hKv9Z8quQ8">rischia di perdere il controllo del Congresso</a> alle midterm del 2026 senza una correzione di rotta, soprattutto su quel dossier immigrazione che era stato a lungo un punto di forza. Secondo un sondaggio del <a href="https://www.pewresearch.org/race-and-ethnicity/2025/11/24/majorities-of-latinos-disapprove-of-trump-and-his-policies-on-immigration-economy/?utm_source=chatgpt.com">Pew Research Center</a>, il 70% degli ispanici disapprova l&#8217;operato complessivo del presidente e il 65% boccia l&#8217;approccio dell&#8217;amministrazione sul tema migratorio. Ancora pi&#249; significativo &#232; il dato sull&#8217;impatto percepito: il 78% ritiene che le politiche attuali siano dannose per la propria comunit&#224;, una quota superiore a quella registrata alla fine del primo mandato. Il giudizio, inoltre, non resta astratto. Oltre la met&#224; degli intervistati teme che s&#233; stesso o una persona vicina possa essere coinvolta in procedure di espulsione, mentre una maggioranza riferisce di aver visto o sentito parlare di operazioni dell&#8217;ICE nella propria zona; parallelamente, circa sette su dieci ritengono che si stia facendo &#8220;troppo&#8221; sul fronte delle deportazioni.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png" width="452" height="547" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:547,&quot;width&quot;:452,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!IBZO!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fcf3d36-2bc6-4f94-abb5-a429b2a9426b_452x547.png 1456w" sizes="100vw"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>L&#8217;immigrazione, dunque, non &#232; soltanto oggetto di valutazione politica, ma entra nella dimensione quotidiana e relazionale, trasformandosi da tema di principio in esperienza vissuta. &#200; in questo scarto tra promessa di controllo e percezione di eccesso che si concentra oggi la frattura pi&#249; profonda nel rapporto tra amministrazione e questa componente dell&#8217;elettorato. Il disagio, per&#242;, &#232; pi&#249; ampio e riguarda la condizione collettiva nel Paese. Il 68% afferma che la situazione degli ispanici negli Stati Uniti sia peggiorata nell&#8217;ultimo anno, un livello di pessimismo senza precedenti nelle rilevazioni storiche del centro studi. A ci&#242; si aggiunge un elemento identitario: il 55% dichiara di avere serie preoccupazioni riguardo al proprio posto in America sotto questa presidenza. Qui il giudizio non riguarda singole misure, ma il senso di sicurezza e appartenenza nazionale, un indicatore che spesso precede mutamenti politici pi&#249; profondi.</p><p>Come <a href="https://www.politico.com/news/2026/01/14/latino-voters-powered-trumps-comeback-now-theyre-turning-on-his-economy-00726548">sottolinea anche POLITICO</a>, questo malessere non &#232; solo percettivo, ma incide direttamente sul tessuto economico e sociale. L&#8217;articolo racconta, ad esempio, il caso di un ristorante di South Phoenix colpito prima dagli effetti dei dazi e dalla carenza di manodopera, poi da una serie di raid dell&#8217;ICE nel parcheggio antistante, che hanno allontanato clienti e lavoratori costringendo i proprietari a chiudere temporaneamente. Testimonianze analoghe arrivano dal mondo delle piccole imprese: secondo Javier Palomarez, presidente dello U.S. Hispanic Business Council, &#8220;la comunit&#224; si sente tradita&#8221;, perch&#233; proprio su economia e immigrazione &#8212; i due pilastri della campagna trumpiana &#8212; le aspettative non sono state soddisfatte. Anche Monica Villalobos, alla guida della Arizona Hispanic Chamber of Commerce, parla apertamente di eccesso nell&#8217;azione federale, spiegando che le operazioni di enforcement stanno colpendo attivit&#224; e lavoratori in contesti gi&#224; economicamente sotto pressione.</p><p>Non si tratta di episodi isolati. POLITICO collega questa dinamica a due segnali elettorali recenti: in Passaic County, dove nel 2024 l&#8217;elettorato di origine latina aveva sostenuto di misura Trump, alle consultazioni successive il candidato democratico ha vinto con un margine a doppia cifra; e a Miami, citt&#224; a fortissima presenza ispanica, &#232; stato eletto un sindaco democratico per la prima volta in quasi trent&#8217;anni. Sono casi locali, ma nella lettura dell&#8217;articolo indicano come l&#8217;asse &#8220;economia + immigrazione&#8221;, che aveva favorito l&#8217;avanzata repubblicana, oggi possa produrre un effetto opposto, trasformandosi in fattore di disaffezione.</p><h2><strong>Perch&#233; &#232; un elettorato importante e le prospettive verso le midterm</strong></h2><p>Perch&#233; si tratta di un elettorato cos&#236; importante? La risposta sta innanzitutto nei numeri. Oggi i latinos sono circa 68 milioni, quasi il 20% della popolazione statunitense, e rappresentano il secondo gruppo etnico del Paese. Dal 2000 al 2024 la loro popolazione &#232; quasi raddoppiata, contribuendo a oltre la met&#224; della crescita demografica complessiva degli Stati Uniti nello stesso periodo. Si tratta inoltre di una comunit&#224; mediamente molto pi&#249; giovane rispetto al resto della popolazione (et&#224; mediana 31 anni contro i 43 dei bianchi non ispanici), con una quota crescente di persone nate negli USA e una percentuale di cittadini statunitensi in costante aumento, oggi intorno all&#8217;80%. Parallelamente crescono sia la competenza in lingua inglese sia il livello di istruzione, con quasi la met&#224; degli adulti che ha almeno un&#8217;esperienza universitaria. &#200; un elettorato che, alle prossime midterm, pu&#242; risultare decisivo. Nel passaggio dall&#8217;analisi dei dati alle previsioni &#232; tuttavia necessaria cautela. Il fatto che una parte significativa di questa popolazione sia insoddisfatta di alcune politiche di Donald Trump non implica automaticamente un ritorno compatto verso i Democratici: diverse rilevazioni mostrano infatti che la sfiducia nei confronti di questi ultimi &#232; rimasta pressoch&#233; immutata.</p><p>Resta per&#242; vero che, in molti distretti chiave &#8212; soprattutto alla Camera dei Rappresentanti &#8212; anche uno spostamento di pochi punti percentuali pu&#242; determinare il controllo di un ramo del Congresso, con effetti diretti sulla possibilit&#224; di approvare leggi e provvedimenti. Le elezioni di met&#224; mandato si tengono a met&#224; del quadriennio presidenziale e rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e circa un terzo del Senato, oltre a numerose cariche statali e locali. La Camera &#232; composta da 435 membri, ciascuno eletto in un distretto uninominale: ogni collegio elegge un solo rappresentante con sistema maggioritario secco, nel quale risulta eletto il candidato che ottiene pi&#249; voti. I distretti sono tracciati all&#8217;interno dei singoli stati e il loro numero varia in base alla popolazione: gli stati pi&#249; popolosi ne hanno di pi&#249;, quelli meno popolosi uno soltanto. I confini vengono ridefiniti ogni dieci anni, dopo il censimento federale, attraverso il processo di <em>redistricting</em>, che pu&#242; essere gestito dalle legislature statali oppure da commissioni indipendenti, a seconda delle norme vigenti in ciascuno stato.</p><p>Il Senato non &#232; organizzato per distretti: ogni stato elegge due senatori su base statale, indipendentemente dalla popolazione. I mandati durano sei anni e sono scaglionati nel tempo, cos&#236; che a ogni tornata &#8212; presidenziale o di met&#224; mandato &#8212; venga messo in palio solo un terzo dei seggi. Se torniamo alle elezioni in programma a novembre, si pu&#242; notare come siano in palio diversi seggi a maggioranza ispanica e latina attualmente controllati da Repubblicani e, proprio per questo, potenzialmente in bilico. In Florida, ad esempio, i distretti 26, 27 e 28 sono tutti in mano al GOP e presentano in media una popolazione ispanica attorno al 74%, che per&#242; in questo stato tende a esprimere orientamenti pi&#249; conservatori rispetto alla media nazionale.</p><p>Pi&#249; delicato &#232; il caso del Texas, dove tra l&#8217;altro proprio stanotte Taylor Rehmet, democratico, leader sindacale e veterano dell&#8217;aeronautica, <a href="https://focusamerica.it/i-dem-vincono-in-texas-in-un-distretto-statale-dove-trump-aveva-stravinto/">ha vinto l&#8217;elezione speciale</a> per il nono distretto del Senato statale, un seggio storicamente repubblicano che Donald Trump aveva conquistato con 17 punti di vantaggio alle presidenziali del novembre 2024. La vittoria rappresenta un risultato sorprendente per i democratici in un distretto che copre la zona nord e ovest della Tarrant County, nell&#8217;area di Fort Worth, e che era rimasto saldamente repubblicano dal 1981. I dati di queste consultazioni vanno letti con prudenza, poich&#233; l&#8217;affluenza &#232; generalmente pi&#249; bassa rispetto alle tornate ordinarie, ma uno swing cos&#236; marcato resta un segnale da tenere in considerazione, anche perch&#233; nello stato vi sono altri collegi in bilico per la Camera dei Rappresentanti.</p><p>Il 23&#186; distretto del Texas, attualmente rappresentato da Tony Gonzales &#8212; che nel 2024 ha vinto con circa il 62% dei voti &#8212; &#232; uno di questi. Gonzales &#232; considerato un profilo relativamente moderato nel GOP e dovr&#224; ancora una volta affrontare sfide da destra nelle primarie repubblicane, elemento che aggiunge un&#8217;ulteriore variabile in un collegio a forte presenza ispanica lungo la frontiera con il Messico. Accanto a questo vi &#232; anche il 15&#186; distretto del Texas, rappresentato dalla repubblicana Monica De La Cruz, eletta per la prima volta nel 2022 e riconfermata nel 2024 con circa il 57% dei voti. Il collegio, che si estende dalla Rio Grande Valley verso nord, presenta una popolazione ispanica superiore all&#8217;80% ed &#232; divenuto uno dei simboli dello spostamento a destra di parte dell&#8217;elettorato latino del Sud del Texas. Nonostante il vantaggio repubblicano, il seggio &#232; entrato nel radar dei democratici a livello nazionale, segno che viene considerato contendibile in presenza di un cambiamento anche limitato nei comportamenti di voto.</p><p>Proprio per questo, come sottolinea un reportage del <em>Texas Tribune</em> dedicato al Sud del Texas, non mancano i tentativi del GOP di consolidare e ampliare i progressi ottenuti tra gli elettori latinos. In particolare nella Rio Grande Valley, tradizionale roccaforte democratica, attivisti e dirigenti locali repubblicani stanno investendo molto nel cosiddetto <em>ground game</em>: eventi di comunit&#224;, iniziative familiari, presenza costante in scuole, mercati, feste locali e momenti sociali, con l&#8217;obiettivo di normalizzare la presenza repubblicana nel tessuto quotidiano e intercettare soprattutto nuovi elettori e giovani al primo voto. Dalle testimonianze raccolte emerge l&#8217;idea che la partita non si giochi soltanto sui grandi temi nazionali, ma anche su relazioni personali, prossimit&#224; territoriale e questioni concrete come costo della vita, lavoro e stabilit&#224; economica, nel tentativo di evitare che eventuali delusioni su inflazione e promesse economiche si traducano in una perdita di consenso proprio nelle aree in cui il GOP ha registrato i maggiori progressi negli ultimi cicli elettorali.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://newsletter.focusamerica.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Le altre notizie della settimana</h2><ul><li><p><a href="https://focusamerica.it/popolarita-di-trump-a-picco-e-il-suo-peggiore-momento-dal-2018-25-gennaio/">Popolarit&#224; di Trump a picco: &#232; il suo peggiore momento dal 2018</a>. Dopo il primo anno di questa presidenza, tra le polemiche sull&#8217;ICE e i venti di shutdown, l&#8217;approvazione di Trump si ritrova in un limbo, vicina al dato che aveva a questo stesso punto nel primo mandato e simile anche ai numeri di Biden nel medesimo periodo.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/il-capo-della-border-patrol-e-stato-licenziato-dopo-minneapolis/">Il capo della Border Patrol &#232; stato licenziato dopo Minneapolis</a>. Il responsabile della polizia di frontiera che guidava le operazioni pi&#249; aggressive dell&#8217;amministrazione Trump viene allontanato dopo l&#8217;uccisione di un infermiere. Torna in California dove si prevede andr&#224; in pensione</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/dem-in-rimonta-nei-sondaggi-per-le-midterm/">Dem in rimonta nei sondaggi per le midterm</a>. I democratici sono passati da -3,3 a +5,3 punti in un anno. L&#8217;analisi di Nate Silver mostra buone possibilit&#224; alla Camera, mentre il Senato resta difficile.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/trump-chiede-larresto-di-obama-per-tradimento/">Trump chiede l&#8217;arresto di Obama per tradimento</a>. Il presidente risponde alle dichiarazioni di Clinton, Biden e Obama sulla violenza a Minneapolis con una serie di post su Truth Social privi di prove.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/quanto-e-davvero-in-salute-trump/">Quanto &#232; davvero in salute Trump</a>. A 79 anni, il presidente &#232; al centro di speculazioni sulla sua forma fisica. Un&#8217;inchiesta di New York Magazine rivela i retroscena delle sue condizioni.</p></li><li><p><a href="https://focusamerica.it/mark-kelly-prepara-la-corsa-alla-casa-bianca/">Mark Kelly prepara la corsa alla Casa Bianca</a>. Il senatore dell&#8217;Arizona ha distribuito contributi a candidati democratici in tutto il paese nel 2025, posizionandosi come figura chiave per le elezioni di medio termine del 2026 e costruendo una base per la corsa presidenziale del 2028</p></li><li><p></p></li></ul>]]></content:encoded></item></channel></rss>