Cosa dicono davvero gli Epstein Files
Trump, Clinton e una rete globale di contatti: dentro i milioni di documenti declassificati
Venerdì il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubbliche oltre 3,5 milioni di pagine di documenti relativi al caso Jeffrey Epstein. Si tratta della più ampia diffusione di materiale investigativo mai avvenuta sul finanziere newyorkese, morto nel 2019 mentre era detenuto in attesa di processo federale per traffico sessuale di minori. La pubblicazione è avvenuta in attuazione dell’Epstein Files Transparency Act, una legge approvata dal Congresso e firmata dal presidente lo scorso anno, che impone al Dipartimento di Giustizia di rendere accessibili, con omissioni limitate alla tutela delle vittime, della sicurezza e di interessi investigativi sensibili, i documenti relativi alla vita, alla morte e ai procedimenti penali contro Epstein e la sua collaboratrice, Ghislaine Maxwell.
Il Dipartimento di Giustizia ha accompagnato il rilascio con avvertenze esplicite: nei materiali possono comparire affermazioni non verificate, documenti incompleti, segnalazioni prive di riscontro o informazioni di seconda mano; la mera presenza di un nome nei file non equivale automaticamente a prova di reato né implica responsabilità penale. Un ulteriore elemento critico, segnalato da osservatori e commentatori, riguarda l’ampiezza delle redazioni: in molti file porzioni rilevanti risultano oscurate, talvolta in misura tale da rendere difficile ricostruire con precisione il contesto e il significato delle comunicazioni. In alcuni casi è stato inoltre osservato che determinate redazioni sembrerebbero tutelare in modo più esteso l’identità di figure pubbliche rispetto a quella delle vittime; il Dipartimento di Giustizia ha respinto tale lettura, sostenendo di aver applicato criteri uniformi di protezione.
In un’intervista a NPR, un portavoce del Dipartimento ha dichiarato che l’amministrazione ha preso “molto sul serio la protezione delle vittime”, censurando migliaia di nomi nelle milioni di pagine pubblicate “per proteggere gli innocenti”.
Il contesto: chi era Jeffrey Epstein e cosa sono gli Epstein Files
Jeffrey Epstein era un finanziere statunitense attivo tra gli anni Ottanta e Duemila, che costruì una rete di relazioni estesa tra ambienti finanziari, accademici e politici di alto livello negli Stati Uniti e all’estero. Si presentava come consulente per patrimoni miliardari e come sostenitore di iniziative scientifiche e filantropiche, frequentando presidenti, ex capi di Stato, membri di famiglie reali europee, imprenditori e accademici. Parallelamente a questa immagine pubblica le indagini giudiziarie hanno accertato l’esistenza di un sistema di sfruttamento sessuale di minorenni.
Nel 2006 fu formalmente incriminato in Florida con accuse legate ad abusi su minori reclutate nella sua residenza di Palm Beach. Nel 2008 concluse un controverso accordo giudiziario a livello statale, affiancato da un non-prosecution agreement federale negoziato con l’ufficio del procuratore federale, che gli garantì una pena significativamente ridotta e condizioni di detenzione privilegiate. Nel luglio 2019 venne nuovamente arrestato con accuse federali di traffico sessuale di minori. Il 10 agosto 2019 morì in custodia nel Metropolitan Correctional Center di Manhattan; la morte fu ufficialmente classificata come suicidio dalle autorità federali. La sua collaboratrice, Ghislaine Maxwell, è stata condannata nel 2022 a 20 anni di reclusione per traffico e sfruttamento sessuale di minori.
Con l’espressione “Epstein Files” si indica l’insieme dei documenti raccolti nel corso delle indagini federali su Epstein e Maxwell. Non si tratta di un singolo dossier ordinato, ma di un archivio investigativo estremamente vasto, stimato in centinaia di gigabyte di dati digitali, conservato nel sistema di gestione dei casi dell’FBI (Sentinel) e composto da materiali eterogenei sequestrati durante le perquisizioni nelle proprietà di Epstein a New York, Palm Beach, New Mexico e nelle Isole Vergini Americane, oltre che da atti giudiziari, segnalazioni interne e documentazione investigativa.
I file comprendono, tra l’altro, email private, rubriche di contatti, registri di volo degli aerei privati, documenti finanziari, atti relativi a trust e successioni, trascrizioni di interviste alle vittime, appunti dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia, presentazioni interne con cronologie investigative e materiale audiovisivo sequestrato. Negli anni precedenti alcune parti di questo materiale erano già emerse attraverso decisioni giudiziarie o richieste basate sul Freedom of Information Act (FOIA); tuttavia, la pubblicazione attuale rappresenta la più ampia diffusione sistematica di documentazione relativa al caso.
È fondamentale precisare che la presenza del nome di una persona nei documenti non implica di per sé responsabilità penale: molte menzioni riguardano contatti sociali, comunicazioni indirette o riferimenti contestuali. Le autorità federali hanno dichiarato di non aver individuato alcuna “lista clienti” ufficiale che dimostri un coinvolgimento criminale diretto di figure di alto profilo. Ciò nonostante, la vastità dell’archivio e l’ampiezza della rete relazionale che emerge dai documenti continuano ad alimentare interrogativi sul piano giudiziario, politico e mediatico.
Il rapporto fra Epstein e Trump
Il rapporto tra Donald Trump e Jeffrey Epstein risale agli anni Novanta, quando entrambi frequentavano ambienti mondani a New York e Palm Beach. Epstein partecipava a eventi organizzati al Mar-a-Lago Club, proprietà di Trump, e i due furono fotografati insieme in diverse occasioni pubbliche. In un’intervista del 2002 al New York Magazine, Trump definì Epstein “a terrific guy” (“un tipo fantastico”) e aggiunse che “ama le belle donne quanto me, e molte di loro sono piuttosto giovani”, dichiarazione che negli anni successivi è stata frequentemente citata nel dibattito pubblico.
I rapporti tra i due si interruppero nei primi anni Duemila. Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno indicato come possibile causa una disputa immobiliare in Florida, anche se non esiste una versione documentale univoca sulle circostanze della rottura. Trump ha successivamente dichiarato di aver escluso Epstein da Mar-a-Lago per “comportamento inappropriato”. Non è disponibile una documentazione pubblica completa che consenta di stabilire con precisione tempi e modalità della cessazione dei rapporti.
I registri di volo dell’aereo privato di Epstein, resi pubblici nell’ambito di procedimenti civili, indicano che Trump volò più volte a bordo del jet nei primi anni Duemila; le fonti disponibili riportano almeno sette tratte registrate a suo nome. Non risultano prove documentali che Trump abbia visitato Little Saint James, l’isola delle Isole Vergini Americane associata agli abusi contestati a Epstein. Questa combinazione di frequentazione documentata, successive prese di distanza e incompletezza degli archivi ha contribuito a mantenere alta l’attenzione mediatica sul loro rapporto.
Nei documenti recentemente pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, il nome di Trump compare numerose volte. Analisi giornalistiche hanno rilevato migliaia di file contenenti decine di migliaia di riferimenti al suo nome, alla moglie e al Mar-a-Lago Club; molti di questi consistono in articoli di stampa o materiali pubblici archiviati nella casella di posta elettronica di Epstein. Nei documenti diffusi finora non emergono comunicazioni dirette tra i due riconducibili a condotte illecite, e una parte significativa dei riferimenti è di natura indiretta o documentale.
Tra le email citate da osservatori della nuova tranche compare uno scambio del 2011 in cui Epstein scrive a Ghislaine Maxwell una frase interpretata da alcuni come un’allusione alla mancata emersione di accuse nei confronti di Trump: “il cane che non ha abbaiato è Trump”. Il significato e il contesto di tale espressione restano oggetto di interpretazione; la frase, isolatamente considerata, non stabilisce responsabilità penali né costituisce prova di illecito.
In una comunicazione interna dell’FBI si fa riferimento alla presenza nei dossier di “salacious information” (“informazioni scabrose”) riguardanti diversi uomini di alto profilo, tra cui Trump. Parte di questo materiale deriva da segnalazioni inviate al National Threat Operations Center dell’FBI, alcune delle quali contengono accuse di abuso sessuale. I riepiloghi investigativi indicano tuttavia che tali segnalazioni includono informazioni di seconda mano e non verificate; allo stato attuale non risultano incriminazioni nei confronti di Trump in relazione al caso Epstein, e il Dipartimento di Giustizia ha ribadito che tali elementi non supportano imputazioni formali.
Nei file figurano inoltre appunti di interviste a vittime di Epstein che menzionano interazioni con Trump. In un caso, una donna ha riferito di essere stata accompagnata a Mar-a-Lago; in un altro, un collaboratore di Epstein ha dichiarato che Trump avrebbe visitato una proprietà insieme ad altre personalità. In assenza di ulteriori riscontri giudiziari, tali menzioni documentano una prossimità sociale ma non costituiscono di per sé prova di responsabilità penale.
Alcuni documenti mostrano che, anche dopo la fine dei rapporti personali, Epstein continuasse a seguire con attenzione la carriera politica di Trump. In un’email del 2018, ad esempio, il commercialista di Epstein gli inoltrò un articolo relativo alle indagini del Congresso su Trump e Deutsche Bank, istituto che per anni fu uno dei principali finanziatori delle sue attività imprenditoriali e che risultava essere anche banca di riferimento di Epstein. Un altro scambio del 2011 mostra Epstein valutare l’ipotesi di contattare Trump in relazione a Virginia Giuffre; non è chiaro se tale contatto sia mai avvenuto.
La gestione della pubblicazione dei documenti ha generato ulteriori polemiche. In un file contenente messaggi tra Epstein e Steve Bannon, il volto di Trump in una fotografia risultava oscurato; in un altro episodio, il Dipartimento di Giustizia ha temporaneamente rimosso dal proprio sito un’immagine della residenza newyorkese di Epstein in cui compariva una fotografia di Trump, per poi ripubblicarla spiegando che la rimozione era legata alla tutela delle vittime. Episodi di questo tipo hanno alimentato il dibattito sulle modalità di redazione e sulla trasparenza del rilascio.
Si parla anche dei Clinton
Anche il nome di Bill Clinton compare nei documenti resi pubblici nell’ambito delle indagini su Jeffrey Epstein, in relazione a una frequentazione che negli anni è stata oggetto di attenzione mediatica e politica. L’ex presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto di aver avuto contatti con Epstein nei primi anni Duemila e ha dichiarato di non essere mai stato a conoscenza delle sue attività criminali, affermando di aver interrotto i rapporti prima che emergessero pubblicamente le accuse più gravi.
I registri di volo dell’aereo privato di Epstein indicano che Clinton effettuò diversi viaggi tra il 2002 e il 2003, inclusi voli internazionali. Secondo dichiarazioni del suo staff, tali spostamenti erano collegati ad attività della Clinton Foundation. Il suo portavoce ha inoltre affermato che l’ex presidente non visitò mai Little Saint James. Nei materiali finora pubblicati non risultano accuse formali di abuso mosse da vittime nei confronti di Clinton né incriminazioni a suo carico.
Tra i documenti diffusi figurano fotografie che ritraggono Clinton in una delle proprietà di Epstein, comprese immagini in piscina e in una vasca idromassaggio; il suo portavoce ha precisato che le immagini risalgono a oltre vent’anni fa. Hillary Clinton ha dichiarato di non aver mai incontrato né parlato con Epstein; il suo nome non emerge in modo significativo nei documenti pubblicati finora.
La vicenda ha assunto anche una dimensione istituzionale. La House Oversight Committee della Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana, ha avviato un’indagine parlamentare sui legami di Epstein con figure pubbliche, convocando Bill e Hillary Clinton per testimoniare. Dopo una fase iniziale di contestazione delle modalità dell’indagine, la coppia aveva già fornito dichiarazioni giurate sostenendo di disporre di informazioni limitate, entrambi hanno accettato di comparire per deposizioni a porte chiuse, evitando un possibile voto per dichiararli in oltraggio al Congresso. Bill Clinton ha espresso la preferenza per un’audizione pubblica, mentre la commissione ha richiesto deposizioni filmate e trascritte integralmente.
Le accuse più pesanti
La nuova pubblicazione dei documenti conferma con maggiore ampiezza un elemento già noto: Jeffrey Epstein aveva costruito una rete di relazioni estremamente vasta, che attraversava politica, finanza, tecnologia, accademia, mondo dello spettacolo e aristocrazie europee. La quantità e la continuità dei contatti, in diversi casi protrattisi anche dopo la condanna del 2008 in Florida, mostrano quanto fosse radicato in ambienti di altissimo profilo. Nel mondo politico statunitense, oltre ai nomi già discussi di Donald Trump e Bill Clinton, compaiono scambi che documentano relazioni o contatti sociali con esponenti dell’amministrazione e della finanza. Howard Lutnick, oggi Segretario al Commercio, è menzionato in email relative a un possibile incontro nei Caraibi. Il suo ufficio ha sostenuto che si trattò di contatti limitati e privi di implicazioni ulteriori (anche se lui ha dichiarato chiusi i rapporti nel 2005, mentre risultano con certezza email risalenti al 2012).
Nel settore tecnologico e finanziario, uno dei nomi più discussi è quello di Elon Musk. Le email indicano che tra il 2012 e il 2013 vi furono scambi relativi alla possibilità di visitare l’isola privata di Epstein; non è documentato se tale visita sia mai avvenuta. Musk ha dichiarato di aver respinto inviti a eventi sull’isola. Emergono inoltre scambi con Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, che ha riconosciuto di aver avuto contatti con Epstein in relazione a iniziative filantropiche e accademiche e di essersi successivamente pentito di quella frequentazione.
Particolarmente delicata è la posizione di Bill Gates. Nei documenti compaiono email che Epstein scrisse a sé stesso nel 2013, nelle quali si definisce “la mano destra” di Gates e afferma di aver partecipato a situazioni che descrive come moralmente inappropriate o eticamente discutibili. In tali email Epstein sostiene, tra le altre cose, di aver facilitato relazioni extraconiugali e di aver aiutato Gates a procurarsi farmaci. Le affermazioni provengono esclusivamente da Epstein e non risultano corroborate da altri elementi nei file pubblicati. Gates ha riconosciuto di aver incontrato Epstein a partire dal 2011 per discutere di iniziative filantropiche e ha dichiarato pubblicamente di essersi pentito di quei contatti; i suoi rappresentanti hanno respinto come false le affermazioni contenute nelle email.
Nel Regno Unito le conseguenze sono state più visibili sul piano istituzionale. Le email pubblicate hanno riacceso le polemiche attorno a Peter Mandelson, figura di primo piano della politica britannica, accusato di aver condiviso con Epstein informazioni sensibili di natura governativa. Dopo la diffusione dei nuovi documenti, Mandelson ha lasciato la House of Lords e la polizia metropolitana ha avviato verifiche preliminari su possibili reati legati all’esercizio della funzione pubblica. Sempre in Europa, la pubblicazione di email ha coinvolto la principessa ereditaria norvegese Mette-Marit, che in messaggi del 2011-2013 si rivolgeva a Epstein con toni confidenziali. La Casa Reale norvegese ha preso formalmente le distanze dalle attività criminali di Epstein e la principessa ha espresso pubblicamente rammarico per la propria amicizia con lui.
Nei file compaiono inoltre imprenditori e personalità del mondo culturale e accademico, tra cui Richard Branson, Kevin Spacey, Chris Tucker, Noam Chomsky, Kathryn Ruemmler e Lawrence Summers, in contesti che documentano email, incontri o inviti, confermando l’estensione trasversale della rete relazionale di Epstein. Accanto ai nomi e ai contatti documentati, un tema che riemerge con forza è quello del possibile ricatto. L’ipotesi che la rete costruita da Epstein potesse avere anche una funzione di pressione o leva negoziale è stata avanzata nel corso degli anni da commentatori, analisti ed ex funzionari, sulla base di elementi concreti: l’esistenza di materiale fotografico e audiovisivo sequestrato, la tendenza a coltivare rapporti in ambienti privati, la conservazione di comunicazioni sensibili e la capacità di mantenere accesso a élite globali anche dopo la condanna del 2008.
A questo si aggiungono le speculazioni su possibili collegamenti con servizi stranieri, in particolare russi o israeliani, richiamando il concetto di “kompromat”, ossia l’uso di materiale compromettente come strumento di influenza. Nei documenti pubblicati compaiono dichiarazioni attribuite a fonti confidenziali che suggeriscono legami di questo tipo e la presenza di contatti internazionali ad alto livello ha alimentato ulteriormente tali sospetti.
Le autorità federali statunitensi hanno affermato di non aver individuato, allo stato attuale, prove definitive di una lista clienti strutturata né di un sistema di ricatto formalmente organizzato, né conclusioni investigative che qualifichino Epstein come risorsa operativa di un servizio di intelligence specifico. Tuttavia, l’assenza di una prova giudiziaria non ha impedito la diffusione di queste ipotesi nel dibattito pubblico. In un caso segnato da relazioni opache, archivi imponenti e connessioni trasversali tra finanza, politica e diplomazia, l’idea che potesse esistere una dimensione di influenza nascosta continua a circolare con forza. La pubblicazione dei file, lungi dal chiudere la questione, ha riacceso interrogativi che restano, almeno per ora, privi di una risposta conclusiva.
Le altre notizie della settimana
I Dem vincono in Texas in un distretto statale dove Trump aveva stravinto. Il leader sindacale Taylor Rehmet conquista un seggio repubblicano al Senato statale con uno scarto di 14 punti, ribaltando un distretto vinto da Trump con 17 punti di vantaggio appena due mesi fa.
Trump chiede ai repubblicani di prendere il controllo delle elezioni in almeno 15 Stati. Il presidente rilancia le false accuse di frode elettorale e propone che il partito prenda il controllo del voto, sfidando i principi costituzionali.
Il secondo mandato di Trump è il più impopolare di sempre: i numeri sono ora peggiori del primo mandato. Nuovo aggiornamento al ribasso per il gradimento di Trump, con il tasso di disapprovazione che tocca un nuovo record del 56% e i numeri che scivolano dietro a quelli del primo mandato, con la conseguenza che Trump è ora il presidente più impopolare di sempre dopo 376 giorni di presidenza.
I Dem vincono un’elezione suppletiva in Louisiana con 37 punti in più di Trump. La democratica Chasity Martinez ha vinto con un margine di 24 punti in un distretto conservatore della Louisiana, dove Trump aveva ottenuto 13 punti di vantaggio nel 2024. Dall’insediamento di Trump, i repubblicani non hanno conquistato nemmeno un seggio nelle legislature statali.
L’ex deputata Greene attacca Trump: “Il movimento MAGA era tutta una bugia”. L’ex parlamentare repubblicana accusa il presidente di servire i grandi donatori e di condurre una guerra per conto di Israele invece di occuparsi dei cittadini americani.
Come i Simpson spiegano il riassetto politico americano. L’analista James Breckwoldt ha simulato come Homer, Mr Burns e gli altri avrebbero votato nelle elezioni presidenziali, usando dati demografici reali.



