La prima (turbolenta) settimana di Trump
Nel nostro approfondimento settimanale parliamo dell'inizio della seconda amministrazione Trump, fra un discorso controverso e le diverse misure politiche.
Per noi, a partire da questa settimana, ci sono grandi novità. Elezioni USA 2024 è diventata infatti Focus America: continueremo a raccontare la politica statunitense come abbiamo sempre fatto, ma sotto una forma nuova. Potete seguirci sul nostro sito, Focusamerica.it, e su tutti i nostri profili social.
Il discorso inaugurale di Trump
Se qualcuno si aspettava un Donald Trump diverso, magari più istituzionale, sicuramente è stato smentito fin da subito. Ci sono voluti pochissimi minuti, subito dopo il giuramento con cui è tornato ad essere il presidente degli Stati Uniti, per ritrovare il vecchio tycoon. Il suo secondo discorso inaugurale, del resto, è stato un vero e proprio comizio politico che ha ricalcato le tante priorità elencate in campagna elettorale, esaltando inevitabilmente la base conservatrice. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, infatti, ha promesso l'alba di una “età dell'oro” per l'America restaurando il potere del paese, concentrandosi molto sul rovesciamento delle politiche dell'amministrazione Biden. Trump ha affermato che sotto la sua guida la nazione “rifiorirà e sarà nuovamente rispettata” in tutto il mondo e ha suggerito che supervisionerà un'inversione di tendenza rispetto ai quattro anni precedenti.
Criticando quella che ha definito la “weaponization” del Dipartimento di Giustizia, Trump ha promesso di ripristinare l'equilibrio e di creare una nazione orgogliosa, prospera e libera. Ha sottolineato la necessità di affrontare le sfide interne, promettendo di combattere l'inflazione, ridurre i prezzi e fare fronte al fabbisogno energetico aumentando le trivellazioni di petrolio e gas all'insegna dello slogan “Drill baby drill”. Il presidente si è poi soffermato a lungo sul tema immigrazione, annunciando un'emergenza nazionale al confine con il Messico per affrontare l'immigrazione e la violenza legata ai cartelli, proponendo di classificarli come “organizzazioni terroristiche straniere”. Ha inoltre promesso di usare il potere federale per combattere il crimine, citando l'Alien Enemies Act del 1798 come base legale.
Per quanto riguarda le questioni culturali, Trump ha dichiarato che esistono solo due generi e si è impegnato a revocare le protezioni per i transgender e a porre fine ai programmi di diversità e di equità all'interno delle istituzioni federali. A livello internazionale, ha proposto politiche audaci e controverse, tra cui il recupero del controllo del Canale di Panama e la ridenominazione del Golfo del Messico in “Golfo d'America”. In una dichiarazione sorprendente, ha anche promesso di raggiungere Marte. Trump, inoltre, si è impegnato a reintegrare gli stipendi arretrati dei membri federali espulsi a causa delle regole sul Covid. Mentre ha riconosciuto il sostegno ricevuto degli elettori neri e ispanici, le sue promesse a questi gruppi al di fuori della sua base sono state vaghe. Non ha inoltre offerto soluzioni specifiche per le crisi come gli incendi a Los Angeles, che ha inesattamente affermato essere stati ignorati senza agire.
Come sottolinea POLITICO, ci sono comunque alcuni punti cruciali che non sono stati toccati nel discorso inaugurale di Trump. Nonostante l’aborto sia stato un tema centrale per i Democratici e un successo significativo del suo primo mandato con la revoca di Roe v. Wade, Trump ha evitato l’argomento. Allo stesso modo, non ha menzionato l’Affordable Care Act, nonostante i precedenti tentativi di riforma, limitandosi a una generica promessa di combattere le malattie croniche. Riguardo all’Ucraina, Trump ha omesso riferimenti al conflitto con la Russia, concentrandosi invece sulla recente tregua tra Israele e Hamas. Infine, malgrado i successi nella nomina di giudici conservatori alla Corte Suprema, il discorso ha solo accennato alla necessità di una giustizia imparziale, senza approfondire ulteriori piani per il sistema giudiziario.
I commenti al discorso e il fact-checking
Un discorso così divisivo non poteva che generare reazioni contrastanti, anche sulla stampa. Sulle colonne del New York Times, ad esempio, Michael Shear ha evidenziato una certa differenza fra la narrazione proposta nel discorso di Donald Trump e la realtà dei fatti negli Stati Uniti. Il paese, infatti, entra in questa amministrazione con una situazione tutto sommato buona: l'economia è in crescita, l'inflazione in calo, i numeri della stessa immigrazione illegale (uno dei temi centrali in campagna elettorale) sono minori rispetto al passato. D'altro canto, il discorso di Trump ha descritto un paese in declino, ripetendo una retorica che ha caratterizzato anche la sua prima amministrazione: convincere i suoi sostenitori che lui - e solo lui - può risolvere i problemi del Paese. Il tycoon ha ribadito il modo in cui ha inquadrato la sua prima presidenza: come una lotta costante contro i nemici, stranieri e nazionali.
Come sottolinea la CNN, inoltre, il discorso di Trump ha rappresentato ciò che in maniera molto chiara la sua base voleva sentirsi dire. Se tradizionalmente l'inaugurazione presidenziale è nel segno dell'unità, questa volta il tycoon ha richiamato i suoi punti più divisivi. Secondo Aaron Kall, esperto di dibattiti, Trump sembra ora più preparato e sicuro nei suoi istinti politici rispetto al suo primo mandato, avendo sviluppato una visione di governo più lucida. Non sono mancati richiami populisti al grido: “Combatterò per voi, per dare un futuro ai vostri figli. Vincerò per voi”.
Ci sono state anche alcune inesattezze riguardo agli eventi del 6 gennaio e alle dichiarazioni successive. Trump ha spesso sostenuto che Nancy Pelosi abbia rifiutato la sua offerta di schierare 10.000 soldati della Guardia Nazionale prima dell'attacco al Campidoglio. Tuttavia, un video registrato da Alexandra Pelosi mostra l’ex speaker esprimere frustrazione per l’inadeguata sicurezza e chiedersi perché la Guardia Nazionale non fosse già presente. Questa affermazione contraddice l’idea che Pelosi avesse respinto un simile dispiegamento, confermando che la gestione della sicurezza del Campidoglio non rientrasse nelle sue competenze dirette.
Allo stesso modo, Trump ha descritto i rivoltosi del 6 gennaio come “agitatori esterni” e non come suoi sostenitori, un’idea priva di fondamento. Sebbene un uomo condannato abbia ammesso di voler incitare la folla, non esiste alcuna prova che molti partecipanti fossero infiltrati. Anzi, la maggior parte delle oltre 1.500 persone incriminate si è rivelata essere una fervente sostenitrice di Trump.
I tanti ordini esecutivi di Trump
Se l’inaugurazione di Donald Trump ha inevitabilmente fatto discutere, il nuovo presidente ha iniziato la sua seconda amministrazione con la marcia ingranata: già il primo giorno ha firmato una lista enorme di ordini esecutivi davanti ai suoi sostenitori. Nel parlare di questo aspetto, va sottolineato come gli ordini esecutivi siano direttive emesse dal Presidente degli Stati Uniti che hanno forza di legge senza bisogno dell'approvazione del Congresso. Servono a gestire questioni di politica interna o a implementare leggi esistenti, consentendo all’inquilino della Casa Bianca di agire rapidamente su determinate materie. Essi devono comunque rispettare la Costituzione e non possono creare o modificare leggi, compito riservato a Camera e Senato. Possono essere annullati dai tribunali se ritenuti illegittimi o limitati da nuove misure approvate dal Parlamento, così come il successore di chi li emette può cancellarli con una semplice firma una volta insediatosi.
Del tema immigrazione, uno dei punti principali, parleremo in maniera specifica nel prossimo paragrafo. Per quanto riguarda gli altri aspetti, Trump ha imposto un blocco alle nuove assunzioni federali, eccetto per ruoli legati alla sicurezza nazionale e all’immigrazione. Inoltre, è stata ordinata la revisione di nuove normative e l’interruzione del lavoro a distanza per il settore pubblico, con un ritorno obbligatorio agli uffici. Un’altra mossa significativa è stata quella con cui il tycoon ha emesso un memorandum che ordinava a tutti i dipendenti federali impegnati in uffici o programmi D.E.I. (Diversity, Equity and Inclusion) di essere messi in aspettativa retribuita. Questa decisione è il primo passo verso la chiusura definitiva di questi uffici, con l’obiettivo di licenziare il personale coinvolto entro il 31 gennaio.
La direttiva sostiene che i programmi D.E.I. “hanno diviso gli americani per razza, sprecato denaro dei contribuenti e portato a una vergognosa discriminazione”. Alcune agenzie, come il Dipartimento per la Sicurezza Interna, hanno modificato leggermente il testo, specificando che il mancato rispetto delle indicazioni porterà a conseguenze negative. L’amministrazione ha anche revocato un ordine esecutivo risalente a Lyndon B. Johnson che vietava la discriminazione nelle pratiche di assunzione nei contratti federali. Inoltre, ha ordinato alla Federal Aviation Administration (FAA) di interrompere le pratiche di assunzione basate sulla diversità, sostenendo che queste politiche metterebbero a rischio la sicurezza dei passeggeri.
Anche l’energia e il commercio sono stati al centro dell’agenda iniziale di Trump, con provvedimenti volti a smantellare regolamenti ambientali e a rivalutare accordi commerciali chiave. L’amministrazione ha annunciato il ritiro dall’Accordo di Parigi, dall’OMS e la revoca di regolamentazioni su emissioni e standard di efficienza energetica. Sul piano commerciale, Trump ha ordinato indagini sulle pratiche di paesi come Cina e Messico e avviato uno studio per potenziali dazi legati alla sicurezza nazionale. Vi è poi un ritardo di 75 giorni dell’entrata in vigore del divieto di TikTok sul territorio americano, in attesa di trovare una soluzione che obblighi ByteDance a vendere in tutto o in parte il social network, considerato come una minaccia alla sicurezza nazionale americana per il controllo da parte della Cina.
Il presidente ha anche firmato un ordine per ripristinare la pena di morte a livello federale, richiedendo in particolare che venga applicata per chi uccide gli agenti delle forze dell'ordine e per i crimini capitali commessi da immigrati senza documenti regolari. Una delle decisioni più controverse, inoltre, è la scelta con cui Donald Trump ha concesso una “clemenza piena, completa e incondizionata” alla stragrande maggioranza degli imputati coinvolti nell’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Tra i graziati spiccano anche figure di primo piano dell’estrema destra come Henry “Enrique” Tarrio, ex leader dei Proud Boys, e Stewart Rhodes, fondatore degli Oath Keepers, entrambi condannati per cospirazione sediziosa. Ancor più discusso è stata la grazia per Ross Ulbricht, fondatore del noto sito di e-commerce presente sul dark web Silk Road, chiuso nel 2013 in seguito a un'operazione delle autorità statunitensi in quanto era uno strumento per compravendita di droga e armi.
Sono iniziate le espulsioni promesse da Trump
Il tema relativo all’immigrazione è stato uno dei primissimi punti su cui Donald Trump ha concentrato la sua attenzione. Si tratta, del resto, di un aspetto dal forte impatto comunicativo dove può essere più semplice portare a casa risultati immediati: il presidente, come tutti i suoi predecessori, ha infatti bisogno di ottenere qualcosa nel prossimo anno e mezzo, prima dell’inizio della campagna elettorale per le midterm che necessariamente rallenterà il processo legislativo.
Fin dalle prime ore dopo il suo insediamento, il presidente ha emesso una serie di misure tramite ordini esecutivi. Tra queste, il blocco dell’asilo per chi arriva al confine meridionale e il ripristino della politica che obbliga i richiedenti asilo ad attendere in Messico per sapere se il processo di accoglienza può avere buon fine. Tale programma era stato inizialmente proposto dal tycoon nel 2017 e cancellato da Biden nel 2021. Questa mossa ha comunque suscitato la contrarietà della presidente del paese Claudia Sheinbaum, che ha espresso pubblicamente dissenso nei confronti di misure unilaterali.
Il presidente ha anche annunciato l’intenzione di sospendere il programma di ammissione dei rifugiati e di dichiarare una nuova emergenza nazionale per finanziare la costruzione del muro al confine con il Messico. La mossa più discussa, però, è stata la proposta di revisione dello ius soli: la norma firmata dal presidente prevede di negare la cittadinanza non solo ai figli di immigrati irregolari nati negli Stati Uniti, ma anche a quelli di donne presenti legalmente sul territorio a titolo temporaneo, come nel caso di turiste, studenti universitari o lavoratrici stagionali.
Inevitabilmente è arrivata la reazione degli stati democratici: ben 22 procuratori generali, insieme a gruppi di attivisti, hanno presentato sei azioni legali distinte, sostenendo come l’ordine violi chiaramente la Costituzione americana. Il caso si è così trasformato in un primo, significativo test per le politiche migratorie del presidente, mentre un’ulteriore azione legale, avviata da altri 18 Stati e da due amministrazioni cittadine, è stata presentata in Massachusetts e sarà valutata separatamente. Contestualmente, John C. Coughenour del Tribunale distrettuale del distretto occidentale di Washington, ha bloccato temporaneamente l’ordine, che nei fatti non è mai entrato in vigore.
La partita giudiziaria è comunque appena iniziata: la Casa Bianca ha già anticipato che farà ricorso in appello, preparando il terreno a un probabile scontro legale che potrebbe salire fino alla Corte Suprema, riaccendendo il dibattito sulla portata e l’interpretazione del 14° Emendamento e sulla natura stessa della cittadinanza statunitense.
Non sono mancate, inoltre, le mosse concrete. La nuova Amministrazione ha dato infatti inizio a una nuova serie di espulsioni di immigrati entrati illegalmente negli Stati Uniti, impiegando anche alcuni aerei militari per accelerare il processo. La conferma è arrivata dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha diffuso alcune fotografie – postate su X (ex Twitter) – in cui si vedono individui ammanettati salire a bordo di un velivolo dell’Aeronautica statunitense. Queste prime espulsioni sono iniziate dopo i numerosi arresti che hanno preso avvio in settimana. L’amministrazione Trump ha annunciato la detenzione di 538 immigrati illegali, tra cui un sospetto terrorista, quattro membri della gang venezuelana Tren de Aragua e diversi condannati per crimini sessuali contro minori. Tra gli arrestati, 373 avevano precedenti penali, mentre 165 erano colpevoli solo di violazioni legate all’immigrazione.
Nel complesso, 1.041 persone sono state rimpatriate, incluse operazioni che hanno trasferito migranti in Guatemala con voli militari: tre aerei, provenienti da El Paso e Tucson, hanno trasportato oltre 260 persone. Tra i casi segnalati, spiccano l’arresto di un cittadino ecuadoriano condannato per stupro a Buffalo e di un dominicano colpevole di abusi sessuali su un minore. Anche a San Francisco, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) ha fermato un uomo che aveva abusato di un minore di 14 anni, condannato in precedenza a 12 anni di carcere. Le prossime settimane, da questo punto di vista, potrebbero prevedere movimenti ancora più intensi.
Sono previste, infatti, nuove ondate di arresti che dovrebbero partire da quelle che sono le cosiddette città-santuario, dove le amministrazioni locali guidate dai Democratici hanno rallentato le operazioni. In questa lista rientrano metropoli come Chicago, New York, Denver e Los Angeles. Trump ha dichiarato che i migranti accusati di crimini saranno i primi obiettivi delle deportazioni, ma ha anche sottolineato che tutti gli immigrati illegali potrebbero essere soggetti a espulsione. L’ICE ha ampliato le sue operazioni includendo i cosiddetti "arresti collaterali," fermando immigrati senza precedenti penali che si trovano vicini ai principali obiettivi. Inoltre, è stata estesa una norma per accelerare le espulsioni: ora può essere applicata a livello nazionale e coinvolge migranti che non possono dimostrare di aver richiesto asilo e di essere negli Stati Uniti da almeno due anni.
Queste misure, in particolar modo con l’ondata di arresti, ha inevitabilmente generato diverse critiche. A Newark, nel New Jersey, la deputata democratica statale Bonnie Watson Coleman ha accusato gli agenti federali di aver condotto un’operazione “incostituzionale”, dopo che, secondo alcune testimonianze, sarebbero stati fermati immigrati e persino cittadini statunitensi senza un mandato formale. Va sottolineato, in ogni caso, come le procedure di espulsione non rappresentino una novità della nuova amministrazione, che del resto ha sottolineato come l’uso di aerei militari per queste operazioni fosse ampiamente in essere già durante gli anni di Biden.
Durante gli ultimi quattro anni, infatti, le pratiche di espulsione sono state superiori rispetto al periodo di Trump. L'amministrazione Biden ha portato a termine 4 milioni di trasferimenti grazie all’ampliamento dei poteri d’emergenza Covid, utilizzando in particolare il Title 42, che consentiva il rientro immediato dei migranti fermati al confine. Tuttavia, questa misura ha generato un effetto distorsivo, poiché molti individui espulsi hanno tentato ripetutamente di varcare di nuovo la frontiera, con il tasso di recidiva degli arresti salito al 30% nel 2021. Al contrario, Trump ha effettuato solo 1,9 milioni di rimpatri nel suo primo mandato, rallentando le operazioni rispetto all’epoca Obama e concentrandosi in misura maggiore sui trasferimenti interni.
I numeri più elevati degli ultimi anni, va comunque detto, sono anche il risultato di una maggiore pressione migratoria lungo la frontiera meridionale, che ha spinto le autorità a individuare e respingere un numero superiore di persone.
Le altre notizie della settimana
Il Senato ha iniziato i processi di nomine dei membri dell’amministrazione Trump. Una delle figure più divisive, ovvero Pete Hegseth, scelto dal tycoon per il ruolo di Attorney General, è passato grazie al voto decisivo del vicepresidente Vance. Ben tre senatori del Partito Repubblicano, ovvero Susan Collins, Lisa Murkowski e Mitch McConnel, hanno votato contro. Su di lui, infatti, c’erano diverse incognite relative alle accuse di reati sessuali nei suoi confronti.
Ci sono stati invece ben pochi problemi per le altre nomine, fra cui quella di Marco Rubio come Segretario di Stato, che ha avuto anche il supporto di praticamente tutto il Partito Democratico.
Nella serata di venerdì la Casa Bianca ha licenziato 14 ispettori generali indipendenti di altrettante importanti agenzie federali, tra cui i dipartimenti della Difesa, Stato, Salute e Servizi Umani, e l’Agenzia per la Protezione Ambientale. Questi funzionari sono incaricati di monitorare sprechi, frodi e abusi all’interno del governo. Le notifiche di licenziamento sono arrivate via email, senza il preavviso di 30 giorni al Congresso richiesto dalla legge.
Tra i licenziati ci sono figure chiave che avevano condotto indagini critiche nei confronti sia delle amministrazioni Trump che Biden, suscitando reazioni bipartisan di preoccupazione. La comunità degli ispettori generali è rimasta scioccata, temendo un indebolimento della loro indipendenza, mentre l'amministrazione Trump non ha ancora chiarito chi sostituirà i funzionari rimossi.
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per la declassificazione dei documenti sugli omicidi di John F. Kennedy, Robert Kennedy e Martin Luther King Jr., rispondendo alle richieste di trasparenza da parte di storici e famiglie delle vittime. La decisione, che si collega a una legge del 1992 sulla pubblicazione dei dossier JFK, arriva dopo anni di rinvii da parte sia di Trump sia di Biden per motivi di sicurezza nazionale.
Vivek Ramaswamy si è dimesso dal suo ruolo nel “Department of Government Efficiency” (Doge) poche ore dopo l’insediamento di Donald Trump, per concentrarsi su una possibile candidatura a governatore dell’Ohio. Insieme a Elon Musk, il miliardario era stato scelto dal presidente per guidare l’ente che dovrebbe occuparsi dei tagli alla spesa pubblica, anche se va ricordato come esso possa esprimere solo pareri per il Congresso e non abbia potere legale.