Mancano 37 giorni alle midterm del 3 novembre e da questa settimana il nostro modello non si ferma più al Congresso: accanto alle proiezioni per Camera e Senato ci sono anche quelle per i governatori, con il margine, l’intervallo di incertezza e la probabilità di vittoria in ogni Stato. Come funziona e perché non pubblichiamo una probabilità nazionale lo abbiamo spiegato giovedì.
Il 3 novembre non si voterà soltanto per il Congresso. In palio ci saranno anche 36 governatorati, quasi tre quarti degli Stati Uniti, e in diversi casi le dinamiche saranno molto diverse da quelle delle elezioni federali. Il clima nazionale conta, naturalmente, ma nelle corse per governatore pesano molto anche la popolarità di chi è già in carica, il profilo dei candidati e questioni locali come tasse, scuola, sanità e costo della vita. Lo dicono anche i dati: quando abbiamo stimato il modello sulle elezioni per governatore dal 2014 al 2024, il vantaggio di un uscente che si ricandida è risultato il fattore più forte (circa 12 punti in media), mentre il clima nazionale pesa molto meno che nelle corse per il Senato.
Oggi i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici. Se in ogni Stato vincesse il candidato che è avanti nella nostra proiezione, i democratici salirebbero a 27 e i repubblicani scenderebbero a 23. Il modello vede un cambio di partito in cinque Stati: Iowa, Alaska, Georgia e Ohio passerebbero ai democratici, il Kansas ai repubblicani. Sette sfide però restano in bilico, con un margine previsto sotto i tre punti: Nevada, Florida, Oregon, Vermont, Georgia, Texas e Ohio. Per questo la mappa riserva qualche sorpresa: ci sono Repubblicani competitivi in Stati saldamente democratici e gare aperte in territori che alle ultime presidenziali sembravano essersi spostati nettamente verso uno dei due partiti. Qui sotto le trovate in ordine, dalla più equilibrata alla meno equilibrata secondo il modello, con in fondo l’Iowa, dove il cambio di partito è ormai lo scenario più probabile.
Nevada
La corsa più equilibrata è quella del Nevada. Donald Trump ha riportato lo Stato ai Repubblicani nel 2024, per la prima volta in una presidenziale dal 2004, ma i Democratici continuano a ottenere buoni risultati: occupano entrambi i seggi al Senato e controllano i due rami della legislatura statale.
Il governatore uscente Joe Lombardo, ex sceriffo della contea di Clark, si è costruito negli anni un profilo da repubblicano relativamente pragmatico. È conservatore su sicurezza, tasse e regole elettorali, ma ha trascorso il mandato dovendo fare i conti con una legislatura democratica, alternando scontri e compromessi. Nella campagna per la rielezione punta soprattutto sui risultati dei quattro anni di governo (economia, istruzione, sicurezza e housing) e ha potuto contare fin dall’inizio su un forte vantaggio finanziario e pubblicitario.
A sfidarlo è l’Attorney General Aaron Ford, che ha vinto le primarie democratiche di giugno con quasi il 64% e cerca di portare il confronto sul costo della vita e di legare Lombardo alla Casa Bianca. Una delle formule più utilizzate dalla sua campagna è infatti “Lombardo-Trump economy”. Da una parte, quindi, c’è un incumbent che prova a difendere il proprio bilancio di governo. Dall’altra, uno sfidante che vuole inserire la corsa dentro un clima politico nazionale più difficile per i Repubblicani.
Nessun’altra elezione per governatore è più equilibrata. La nostra proiezione dà Lombardo al 49,5% e Ford al 48,5%, con 58 possibilità su 100 per il governatore uscente. I sondaggi dell’estate davano quasi sempre Lombardo avanti, ma l’ultimo, di Emerson College a inizio settembre, vedeva Ford davanti di due punti.
Florida
Subito dopo arriva la sorpresa più evidente: la Florida. Per decenni è stata uno degli swing states per eccellenza, ma negli ultimi anni si è spostata con decisione verso destra, fino ai 13,1 punti con cui Trump l’ha vinta nel 2024. Per trovare l’ultima vittoria democratica in un’elezione per governatore bisogna tornare addirittura al 1994, quando Lawton Chiles conquistò il secondo mandato.
Questa volta, però, Ron DeSantis non può ricandidarsi. Alle primarie del 18 agosto i Repubblicani hanno scelto Byron Donalds, deputato conservatore e uno degli alleati più visibili di Trump; i Democratici rispondono con David Jolly, che al Congresso era arrivato invece da repubblicano. Jolly lasciò il GOP nel 2018, rimase per anni indipendente e si è iscritto al Partito Democratico soltanto nel 2025.
La differenza tra i due è netta, ma c’è almeno un tema sul quale le loro campagne finiscono per incrociarsi: l’affordability. Casa, assicurazioni e costo della vita sono diventati centrali tanto per Jolly, che cerca di presentarsi come un candidato centrista e pragmatico, quanto per Donalds, che mantiene invece un’impostazione decisamente conservatrice. Sul piano delle risorse il repubblicano parte con un vantaggio enorme: a metà settembre aveva circa 44 milioni di dollari disponibili, contro poco più di 6 milioni tra campagna e comitato politico di Jolly.
Eppure la Florida resta una delle gare più aperte della nostra proiezione, nonostante tutto quello che è cambiato nello Stato nell’ultimo decennio. Il modello dà Donalds al 49,9% e Jolly al 48,1%, con 64 possibilità su 100 per il repubblicano. I sondaggi di settembre, però, raccontano corse molto diverse: Stetson University vede Donalds avanti di 12 punti, St. Pete Polls registra un sostanziale pareggio e Change Research dà Jolly avanti di tre.
Oregon
In Oregon i nomi sono già conosciuti. Sarà quasi una rivincita del 2022 tra la governatrice democratica Tina Kotek e Christine Drazan, oggi senatrice statale ed ex leader repubblicana alla Camera. Quattro anni fa Kotek vinse con il 47% contro il 43,5% di Drazan, mentre l’indipendente Betsy Johnson raccolse l’8,6%.
Questa volta, però, Kotek arriva al voto in condizioni più complicate. A metà settembre un sondaggio di DHM Research, commissionato da un gruppo legato al mondo delle imprese e riportato da OPB, mostrava il 59% degli intervistati contrario al suo operato e soltanto il 37% favorevole, mentre anche il giudizio sulla direzione generale dello Stato era molto negativo. Nella stessa rilevazione Drazan era avanti 45% a 43%. Drazan può quindi impostare la campagna direttamente sui quattro anni dell’amministrazione Kotek, insistendo soprattutto su costo della vita, scuola, housing, tasse ed economia. La governatrice difende invece quanto fatto durante il mandato e prova allo stesso tempo a legare la sua avversaria al Partito Repubblicano nazionale e a Trump.
Rispetto al 2022 manca inoltre una candidatura indipendente forte come quella di Betsy Johnson. Non sappiamo naturalmente dove finiranno quegli elettori, ma la struttura della gara è molto più semplice: Kotek contro Drazan, senza un terzo nome capace di raccogliere quasi un voto su dieci. È anche per questo che una corsa in uno Stato dove i Repubblicani non eleggono un governatore dal 1982 è tornata improvvisamente molto competitiva. Il modello, che in Oregon può contare solo su quattro sondaggi, dà ancora Kotek avanti di poco, 50,1% a 47,9%, con 65 possibilità su 100.
Vermont
Il Vermont è forse il caso più curioso. A livello federale è uno degli Stati più democratici del Paese, ma dal 2017 continua a eleggere e rieleggere il repubblicano Phil Scott.
Il motivo, in buona parte, è proprio Scott. Appartiene a una tradizione repubblicana del New England ormai sempre più lontana dal GOP nazionale: fiscalmente conservatore, ma socialmente moderato, favorevole al diritto all’aborto e apertamente critico nei confronti di Donald Trump. Nel 2020 votò Joe Biden e nel 2024 Kamala Harris. Negli anni ha così costruito un consenso molto più ampio di quello del suo partito, riuscendo ad attirare indipendenti e una quota consistente di elettori democratici. Nel 2024 è stato rieletto con il 73,4% dei voti.
Questa volta, però, la sfidante democratica è Amanda Janoo, economista di 38 anni alla prima esperienza elettorale, che ad agosto ha conquistato la nomination con una piattaforma decisamente progressista. Propone, tra le altre cose, un sistema pubblico di assistenza primaria universale finanziato attraverso maggiori imposte sui redditi più elevati e interventi più incisivi sull’housing, comprese maggiori tasse su seconde case e affitti brevi.
Scott continua a partire da un consenso personale che nessun altro repubblicano potrebbe probabilmente dare per scontato in Vermont. Janoo prova invece a spostare la discussione dal giudizio sul governatore a una scelta più ampia sul modello economico e sociale dello Stato. Per ora sembra riuscirci, perché nell’ultimo sondaggio dell’Università del New Hampshire, chiuso il 19 settembre, era avanti 49% a 43%, dopo che a giugno e a luglio la stessa rilevazione dava Scott in vantaggio di 15 e di 11 punti. Il modello, che pesa molto il vantaggio di un governatore uscente, dà ancora Scott al 50,1% e Janoo al 47,9%, con circa due possibilità su tre per il governatore. Ed è proprio qui che il Vermont diventa interessante: uno Stato nel quale alle presidenziali non esisterebbe praticamente competizione ospita una delle corse per governatore più aperte del 2026.
Georgia
In Georgia la sfida è interessante già per quello che è successo nelle primarie. Brian Kemp ha raggiunto il limite dei due mandati e i Repubblicani sono usciti da una battaglia molto più combattuta del previsto.
A vincerla è stato Rick Jackson, miliardario del settore sanitario che ha investito più di 100 milioni di dollari della propria fortuna e al ballottaggio del 16 giugno ha battuto il vicegovernatore Burt Jones. Il dato più significativo è che Jones aveva dalla sua Donald Trump e, negli ultimissimi giorni, anche lo stesso Kemp. Jackson, però, non si è presentato come l’alternativa moderata al candidato trumpiano: ha costruito a sua volta una campagna fortemente conservatrice e da outsider, riuscendo a conquistare una parte dell’elettorato vicino a Trump e, insieme, molti dei Repubblicani più tradizionali rimasti senza candidato dopo il primo turno.
Dall’altra parte c’è Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta ed ex consigliera di Joe Biden, che ha conquistato la nomination democratica con il 56% dei voti, arrivando prima in 158 delle 159 contee dello Stato. Bottoms sta insistendo soprattutto su costo della vita, sanità e scuola; Jackson punta invece sul proprio curriculum imprenditoriale, sui tagli alle tasse e sulla sicurezza pubblica.
Anche qui le risorse raccontano una corsa molto sbilanciata: a metà settembre i gruppi pro-Jackson avevano già speso o prenotato quasi 76 milioni di dollari in pubblicità, contro circa 8 milioni dal fronte democratico. Gli ultimi tre sondaggi danno Jackson avanti di uno o due punti, ma la nostra proiezione, che mette insieme tutte le rilevazioni correggendo le tendenze dei singoli istituti, vede ancora Bottoms davanti 50% a 48%, con 66 possibilità su 100. La Georgia è quindi uno degli Stati nei quali il modello indica un possibile cambio di partito. Per i Democratici significherebbe tornare a vincere il governatorato per la prima volta dal 1998.
Texas
In Texas nessun democratico vince un’elezione per governatore dal 1990 (quando fu eletta Ann Richards) e Greg Abbott, governatore dal 2015, punta a un quarto mandato che sarebbe un record. Quattro anni fa aveva battuto Beto O’Rourke di quasi 11 punti e nel 2024 Trump ha vinto lo Stato di circa 14. Eppure la nostra proiezione lo dà soltanto al 50,2%, contro il 47,8% della democratica Gina Hinojosa, con 68 possibilità su 100, abbastanza poco da farne una delle sette sfide in bilico.
Hinojosa è stata per circa dieci anni deputata statale di Austin e in passato ha co-presieduto il gruppo progressista della Camera del Texas, ma in questa campagna si presenta soprattutto come populista e chiede agli elettori di giudicare lei, non il Partito Democratico. Insiste sul costo della vita, sui data center e sulle nuove linee elettriche e sulla scuola pubblica, che secondo lei perderebbe fondi con il piano fiscale del governatore. In uno dei suoi ultimi spot compare un’elettrice di Trump che il 6 gennaio 2021 era al Campidoglio e che ora la sostiene. Abbott, che negli ultimi mesi si è spostato ancora più a destra, punta sul taglio delle tasse sulla casa, su un divieto costituzionale di introdurre un’imposta statale sul reddito e sui temi culturali: ha soprannominato la sfidante “Gender Bender Gina” e finora non ha accettato nessun dibattito.
A fine giugno Abbott aveva 67 milioni di dollari in cassa contro i circa 3 di Hinojosa e ad agosto il governatore ha lanciato una campagna televisiva da 10 milioni, mentre quella di Hinojosa valeva 340.000 dollari. I sondaggi di settembre, però, sono molto diversi tra loro: Siena e Marist danno Hinojosa avanti di tre o quattro punti, Mason-Dixon vede Abbott davanti di sette. Nella rilevazione di Mason-Dixon Hinojosa è avanti 52% a 39% tra gli elettori ispanici, il gruppo che nel 2024 si era spostato verso Trump e che ora sembra tornare verso i democratici. Sulla corsa pesa anche il Senato, dove secondo il nostro modello James Talarico ha 79 possibilità su 100 di battere Ken Paxton. Le due sfide sono legate e nelle nostre simulazioni, quando vince Talarico Hinojosa vince 40 volte su 100, quando vince Paxton quasi mai.
Ohio
Anche l’Ohio è uno Stato che negli ultimi anni si era spostato nettamente a destra. Nel 2022 Mike DeWine è stato rieletto con 25 punti di vantaggio e nel 2024 Trump ha vinto di circa 11. L’ultimo democratico eletto governatore è stato Ted Strickland nel 2006. Oggi però il nostro modello vede avanti la democratica Amy Acton, 50,5% a 47,5%, con 71 possibilità su 100: sarebbe uno dei cinque governatorati che cambiano partito.
DeWine non può ricandidarsi e nessuno dei due candidati ha mai ricoperto una carica elettiva. Acton è un medico ed è stata direttrice della sanità dello Stato dal 2019 al 2020, quando gestì la prima fase della pandemia al fianco di DeWine. Il repubblicano Vivek Ramaswamy è un imprenditore delle biotecnologie, nel 2024 si era candidato alle primarie presidenziali e già l’anno scorso ha ricevuto il sostegno di Trump. Propone di abolire l’imposta statale sul reddito, di riportare le tasse sulla casa ai livelli precedenti alla pandemia e di dare elettricità gratuita a chi vive vicino ai data center. Acton promette invece tagli fiscali per il ceto medio e una moratoria sui data center che non pagano per intero i costi dell’energia che consumano. I data center, che consumano enormi quantità di elettricità e acqua, sono diventati uno dei temi più sentiti della campagna in Ohio, insieme al carovita che sta rimettendo in gioco lo Stato.
Acton ha raccolto 18,5 milioni di dollari, un record per un democratico in Ohio, ma Ramaswamy ha prestato 25 milioni di tasca propria alla sua campagna e, insieme al comitato che lo sostiene, domina la pubblicità televisiva: tra metà maggio e fine giugno aveva speso circa 9 milioni in spot, contro i 100.000 dollari di Acton. La campagna è diventata anche molto aspra. Acton ha rifiutato i dibattiti proposti da WLWT e dalla CNN, accusando l’avversario di attacchi personali. A inizio settembre, inoltre, un uomo armato ha cercato di raggiungerla durante un suo intervento alla fiera di Canfield. L’ultimo sondaggio, della Bowling Green State University con YouGov, la dà avanti 48% a 45%, lo stesso margine con cui Sherrod Brown è davanti a Jon Husted nella corsa al Senato. Anche qui le due sfide si muovono insieme e nel nostro modello, se vince Brown Acton vince 82 volte su 100, se vince Husted meno di 20.
Iowa
L’Iowa non è tra le gare in bilico, ma è il caso più clamoroso della mappa. Lo Stato ha votato due volte per Barack Obama e poi si è spostato con decisione verso destra: nel 2022 Kim Reynolds è stata rieletta con 18 punti di vantaggio, nel 2024 Trump ha vinto 56% a 43% e oggi i repubblicani hanno entrambi i senatori e tutti e quattro i deputati. L’ultimo democratico a vincere la corsa per governatore è stato Chet Culver nel 2006. Eppure con Reynolds che non si ricandida il nostro modello dà il democratico Rob Sand al 52,9% e il repubblicano Zach Lahn al 45,1%, con 93 possibilità su 100: di tutti i governatorati che potrebbero cambiare partito, è quello in cui il cambio è più probabile.
Sand, 43 anni, è il revisore dei conti dello Stato, cioè il funzionario eletto che controlla i conti pubblici, ed è l’unico democratico che oggi ricopre una carica statale in Iowa: nel 2022 fu rieletto con meno di mezzo punto di margine, mentre tutti gli altri democratici perdevano. È un cacciatore e fa campagna prendendo le distanze dal proprio partito, al punto da rifiutare l’aiuto di Kamala Harris. Punta sul costo della vita e sulla fine della gestione privata di Medicaid, il programma sanitario pubblico per le persone a basso reddito. A fine luglio aveva circa 18 milioni di dollari in cassa, contro circa un milione di Lahn.
Lahn, 40 anni, era alla sua prima candidatura e alle primarie del 2 giugno ha battuto di meno di un punto il deputato Randy Feenstra, che aveva il sostegno di Trump. Dopo la vittoria il presidente si è schierato con lui. Ha un programma insolito per un repubblicano dell’Iowa: vuole usare le leggi antitrust dello Stato contro i monopoli della grande agricoltura, ha il sostegno di Robert F. Kennedy Jr. e del movimento Make America Healthy Again e accanto a questo propone tagli all’imposta sul reddito e fondi pubblici per le scuole private. I democratici lo attaccano come “residente part-time”, perché negli ultimi anni ha vissuto soprattutto in Kansas. A pesare su di lui, però, è soprattutto il malcontento delle campagne per i dazi, per il prezzo del gasolio e dei fertilizzanti e per i tagli alla sanità nelle zone rurali. L’ultimo sondaggio di Marist dà Sand avanti 54% a 42%, con un vantaggio di 24 punti tra gli indipendenti. Tra il 6 e il 27 ottobre i due candidati si affronteranno in quattro dibattiti.
Il voto anticipato
Negli Stati Uniti, intanto, si vota già da settimane, per posta o di persona, con calendari che cambiano da Stato a Stato. Al 26 settembre avevano già votato circa 335.000 persone in 22 Stati, quasi 183.000 soltanto in Virginia, più del doppio rispetto allo stesso punto del 2022. Abbiamo iniziato a seguire questo voto in una pagina dedicata, aggiornata due volte al giorno con tutti i dati che gli uffici elettorali pubblicano: per ogni Stato trovate la curva giorno per giorno confrontata con il 2022 e il 2024 e, dove i dati lo permettono, chi sta votando per partito di registrazione, età, genere ed etnia. Come l’abbiamo costruita e come leggere quei numeri lo abbiamo raccontato ieri. La pagina crescerà nelle prossime settimane, quando il voto di persona aprirà in molti altri Stati (in North Carolina il 15 ottobre, in Florida il 24).
Stasera la diretta, da domani il podcast
Stasera alle 21 torniamo in diretta su YouTube, Facebook e X per parlare di blue wave, governatori e voto anticipato: la trovate qui, anche per rivederla nei prossimi giorni. Come sempre l’ultima parte è dedicata alle domande del pubblico, raccolte nei commenti durante la trasmissione.
Da domani c’è anche una novità: un breve podcast che per sei settimane, fino al voto del 3 novembre, racconterà le midterm uno Stato alla volta. Si comincia domani con il Michigan. Per non perdere le puntate seguiteci su Spotify.




