Nel 2024 il voto ispanico era stato uno dei risultati più importanti per Donald Trump. Dopo i progressi già ottenuti nelle due elezioni precedenti, il Repubblicano era arrivato quasi alla parità con Kamala Harris, riducendo drasticamente un vantaggio democratico che soltanto quattro anni prima superava i venti punti. A meno di due anni di distanza, però, una parte di quel consenso sembra essersi già dispersa. Il gradimento del presidente è diminuito soprattutto tra chi lo aveva sostenuto alle urne e, in vista delle elezioni di metà mandato, anche le intenzioni di voto mostrano un quadro molto diverso da quello del novembre 2024.
Come Trump aveva guadagnato terreno nel 2024
La crescita era stata progressiva. Nel 2016 Trump aveva raccolto il 28% del voto ispanico, quattro anni dopo era salito al 36%, mentre Joe Biden conservava ancora un vantaggio molto ampio con il 61%. Nel 2024 quel divario si è quasi chiuso. Secondo l’analisi del Pew Research Center, basata su persone la cui partecipazione è stata verificata attraverso i registri ufficiali, Kamala Harris ha ottenuto il 51% e Trump il 48%.
In alcune zone del paese lo spostamento è stato ancora più netto. Nella contea di Miami-Dade, in Florida, Hillary Clinton aveva battuto Trump di trenta punti nel 2016 e Biden era rimasto avanti anche quattro anni dopo. Nel 2024 il Repubblicano ha invece conquistato circa il 55% dei voti. Nella Starr County, lungo il confine del Texas con il Messico e con una popolazione quasi interamente ispanica, era passato dal 19% del 2016 al 47% del 2020, fino a sfiorare il 60% quattro anni dopo. Il Washington Post ha calcolato che quattordici delle quindici contee americane spostatesi maggiormente verso i Repubblicani tra il 2016 e il 2024 erano a maggioranza ispanica.
Dietro quei numeri c’erano fenomeni diversi. Il Pew attribuisce un peso importante alla partecipazione. Tra gli ispanici che avevano votato nel 2020 ma non sono tornati alle urne quattro anni dopo, Biden aveva ottenuto il 69%. Tra quelli che invece hanno partecipato nel 2024 dopo aver saltato le precedenti presidenziali, Trump è arrivato al 60%. Anche i suoi sostenitori del 2020 sono tornati ai seggi più frequentemente di quelli del candidato democratico. Equis, che studia da anni questo elettorato, ha rilevato però anche veri cambi di preferenza: nelle sue indagini post-elettorali circa l’11% di chi dichiarava di aver scelto Biden quattro anni prima affermava di essere passato al Repubblicano.
L’economia aveva avuto un ruolo centrale. L’aumento dei prezzi, degli affitti e delle altre spese quotidiane aveva pesato sui bilanci familiari, mentre una parte degli indecisi associava il primo mandato di Trump a condizioni economiche personali migliori. Durante la campagna, Equis aveva rilevato anche una maggiore fiducia nella sua capacità di intervenire su prezzi e salari. Dopo le elezioni, molti di coloro che erano passati ai Repubblicani indicavano proprio la riduzione del costo della vita tra le aspettative legate al nuovo mandato.
Aveva pesato anche l’immigrazione. L’aumento degli arrivi alla frontiera durante la presidenza Biden aveva prodotto malcontento anche nelle comunità stabilite da anni negli Stati Uniti. Alcuni immigrati regolari guardavano con frustrazione alle condizioni concesse ai nuovi richiedenti asilo, mentre lungo il confine texano si era diffusa la percezione che Washington non riuscisse più a gestire efficacemente gli ingressi.
Cosa è cambiato
A meno di due anni dalle presidenziali, l’erosione riguarda innanzitutto chi aveva contribuito alla crescita di Trump. Secondo il Pew Research Center, il gradimento del presidente tra gli ispanici che lo avevano votato è sceso dal 93% registrato all’inizio del secondo mandato al 66% della scorsa primavera. Tra gli altri suoi sostenitori la flessione è stata più contenuta. Nello stesso periodo, un’indagine bipartisan condotta per UnidosUS ha rilevato che un quarto di chi lo aveva scelto nel 2024, potendo tornare indietro, non lo voterebbe nuovamente. Un anno prima era il 9%.
La stessa tendenza compare nelle intenzioni di voto per novembre. Una media delle rilevazioni nazionali raccolte da FiftyPlusOne assegna oggi ai Democratici circa 25 punti di vantaggio tra gli ispanici nella corsa alla Camera, contro i nove del 2024 e i 21 delle precedenti elezioni di metà mandato. Rispetto alle presidenziali, però, il loro sostegno è cresciuto di appena tre punti, mentre quello repubblicano ne ha persi tredici. Più del 10% rimane ancora indeciso.
Il cambiamento è particolarmente visibile nel sud del Texas. La nuova mappa congressuale era stata costruita anche facendo affidamento sulla tenuta dei progressi ottenuti dai Repubblicani nelle aree a maggiore presenza ispanica. A poche settimane dal voto, alcuni dei collegi che sembravano essersi spostati stabilmente verso destra sono tornati competitivi. Nel TX-28 e nel TX-34 le rilevazioni sono oggi favorevoli ai Democratici, mentre il TX-35 viene considerato in equilibrio. Nel TX-15 il democratico Bobby Pulido è risultato avanti nei tre sondaggi pubblici realizzati quest’anno, anche se due erano stati commissionati da organizzazioni vicine al suo partito.
In Florida il malessere è arrivato anche dentro il Partito Repubblicano. María Elvira Salazar, deputata cubano-americana di Miami eletta in un distretto a forte presenza ispanica, ha pubblicato pochi giorni fa un video registrato davanti alla Casa Bianca nel quale si rivolge direttamente al presidente. Pur avendo sostenuto diverse misure approvate dal suo partito sull’immigrazione, Salazar ha detto che la stretta dell’amministrazione è «andata troppo oltre» e ha invitato Trump a fare attenzione ai consigli ricevuti sulla materia. «Gli stessi ispanici che ti hanno aiutato ad arrivare alla Casa Bianca nel 2024 oggi si sentono traditi», ha aggiunto.
Perché gli ispanici si stanno allontanando da Trump
Le parole di Salazar arrivano dopo un netto deterioramento del giudizio sulla politica migratoria. Non si tratta, però, di un generale spostamento verso posizioni più permissive. Nel 2024 molti di coloro che si erano avvicinati a Trump condividevano la richiesta di ridurre gli ingressi irregolari e rafforzare i controlli alla frontiera. Stephanie Valencia, cofondatrice di Equis Research, sostiene che soprattutto tra le persone meno coinvolte quotidianamente nella politica fosse stata recepita la promessa di ristabilire l’ordine al confine e concentrare le espulsioni sui criminali più pericolosi. Le deportazioni su larga scala erano presenti nel programma repubblicano, ma non necessariamente al centro della scelta di questi elettori. Nelle ricerche condotte successivamente dall’organizzazione, l’immigrazione compare invece tra le ragioni più frequenti di pentimento di chi aveva sostenuto Trump.
A settembre il 60% degli ispanici intervistati da Fox News ritiene che l’amministrazione sia andata troppo oltre nell’applicazione delle leggi migratorie e circa due terzi disapprovano la gestione del presidente. I Democratici hanno un vantaggio di 19 punti quando viene chiesto quale partito sia più affidabile sulla materia. Il margine si riduce sensibilmente quando la domanda riguarda soltanto la sicurezza della frontiera, dove i Repubblicani rimangono molto più competitivi.
L’economia continua comunque a occupare uno spazio maggiore nelle preoccupazioni quotidiane. Nella grande indagine nazionale realizzata da BSP Research per UnidosUS, il 60% indica inflazione e costo della vita tra le tre priorità principali. Seguono lavoro e salari, sanità e casa. La riforma dell’immigrazione viene citata dal 21%. Una rilevazione condotta nello stesso periodo ha trovato inoltre che quasi tre quarti degli intervistati erano più preoccupati per i prezzi che per la stretta migratoria.
Erano questioni già centrali nel 2024. Allora molti ispanici attribuivano a Biden e Harris la responsabilità dell’aumento del costo della vita e ricordavano il primo mandato di Trump come economicamente più favorevole. Oggi soltanto il 21% degli intervistati da UnidosUS pensa che le politiche del presidente miglioreranno la propria situazione nell’anno successivo, mentre il 52% ritiene che la peggioreranno. Valencia richiama anche alcune caratteristiche che rendono questa fascia della popolazione più esposta alle difficoltà economiche: una presenza particolarmente elevata tra i lavoratori dipendenti, risparmi mediamente più bassi e una minore diffusione della proprietà della casa.
Resta inoltre debole il legame con entrambi i partiti. Le analisi di UnidosUS individuano una fascia ampia composta da indipendenti, indecisi e persone che hanno già cambiato schieramento nelle ultime consultazioni. Tra questi il giudizio su Trump è particolarmente negativo, ma anche i Democratici raccolgono valutazioni più fredde rispetto al resto dell’elettorato ispanico. Nel 2024 molti di quei voti erano arrivati ai Repubblicani. A poche settimane dalle elezioni di metà mandato, una parte è tornata tra gli indecisi.


