Fino a qualche mese fa, nonostante l’impopolarità di Trump, difendere la maggioranza al Senato appariva uno scenario alla portata per il Partito Repubblicano. Da un lato pesava infatti la matematica: il blocco democratico parte da 47 seggi contro i 53 del GOP e deve guadagnarne almeno quattro netti per conquistare la maggioranza. I senatori sono cento e, in caso di un eventuale 50-50, a rompere la parità sarebbe il vicepresidente JD Vance. Dall’altro c’era soprattutto il fattore legato alla geografia elettorale, perché gran parte dei seggi repubblicani in scadenza si trova in Stati solidamente conservatori. Le opportunità realistiche per i democratici sembravano quindi poche e, per raggiungere quota 51, sarebbe comunque servito vincere in territori conquistati nettamente da Trump nel 2024, senza nel frattempo perdere terreno nelle proprie corse più vulnerabili.
Negli ultimi mesi, però, lo scenario si è fatto molto più incerto. Il consenso di Trump si è attestato su livelli molto bassi, mentre i democratici hanno guadagnato terreno su uno dei temi destinati a pesare maggiormente alle urne: il costo della vita. Questo deterioramento del clima nazionale per i repubblicani ha progressivamente allargato il campo di battaglia, rendendo competitive anche corse che fino a poco tempo fa sembravano fuori dalla portata democratica. Il segnale più evidente è arrivato ad agosto, quando il Cook Political Report, che da anni studia le elezioni americane, ha spostato Iowa e Texas nella categoria “Toss Up”, quella riservata alle sfide nelle quali entrambi i partiti hanno concrete possibilità di vittoria.
La mappa delle sfide
Per capire dove si giocherà questa partita bisogna però fare un passo indietro. A differenza della Camera, che viene rinnovata interamente ogni due anni, i cento senatori restano in carica per sei anni e i loro mandati sono scaglionati: a ogni elezione ne viene quindi rinnovato circa un terzo.
Ed è qui che nasce la difficoltà per i democratici. Tra le principali opportunità di conquista, soltanto il Maine aveva votato a livello statale per Kamala Harris nel 2024. In North Carolina aveva vinto Trump, così come in Ohio, Alaska, Iowa e Texas, negli ultimi quattro casi con un margine superiore ai dieci punti. Anche conquistando Maine e North Carolina, dunque, per arrivare alla maggioranza i democratici dovrebbero necessariamente riuscire a vincere almeno in due Stati che appena due anni fa avevano scelto nettamente Trump.
Gli Stati vinti da Harris
Il Maine, per i democratici, rappresenta probabilmente l’occasione più naturale per conquistare un seggio. Qui da tempo, infatti, il partito attualmente all'opposizione vince le presidenziali, ma al Senato non è mai riuscito a scalzare Susan Collins, che dal 1997 ad oggi è stata eletta ben cinque volte, spesso ottenendo risultati nettamente migliori rispetto al resto del GOP. Il caso più evidente risale al 2020, quando batté la democratica Sara Gideon di quasi nove punti mentre, nella stessa elezione, Joe Biden vinceva lo Stato con un margine simile. Questa capacità di attirare democratici e indipendenti è sempre stata il suo principale punto di forza.
Questa volta Collins cerca il sesto mandato contro Troy Jackson, ex presidente del Senato statale e boscaiolo di quinta generazione proveniente dal nord rurale del Maine, diventato candidato democratico dopo il ritiro di Graham Platner, di cui avevamo parlato in un precedente numero della newsletter. Jackson punta molto sulle sue origini legate alla working class e sulla capacità di parlare anche alle aree più repubblicane dello Stato. Cook considera la corsa un “Toss Up”: Collins continua a mantenere un profilo più autonomo rispetto a gran parte del GOP, ma in un contesto sempre più polarizzato dovrà dimostrare ancora una volta di riuscire ad attirare quella quota di elettori democratici e indipendenti che l’ha premiata in passato.
In New Hampshire, invece, il seggio è già democratico ma sarà lasciato libero dal ritiro di Jeanne Shaheen. Le primarie si terranno l’8 settembre, ma i favoriti sono già piuttosto chiari: Chris Pappas tra i democratici e John E. Sununu tra i repubblicani. Sununu ha già rappresentato lo Stato al Senato dal 2003 al 2009 e appartiene a una delle famiglie politiche più conosciute del New Hampshire: suo padre John è stato governatore e capo di gabinetto di George H.W. Bush, mentre suo fratello Chris ha governato lo Stato per otto anni. Conservatore soprattutto sui temi economici, ha però mantenuto nel tempo una certa autonomia dal partito su libertà civili e poteri dell’esecutivo e, in questa campagna, ha criticato anche alcuni aspetti della politica tariffaria di Trump, che lo ha comunque sostenuto. È proprio questa combinazione fra notorietà, esperienza e un profilo non del tutto sovrapponibile a quello di Trump a renderlo competitivo: l’ultimo sondaggio dell’Università del New Hampshire considera Sununu e Pappas statisticamente appaiati.
Le prime occasioni in territorio Trump
North Carolina. È probabilmente il primo Stato vinto da Trump che i democratici devono mettere nella propria colonna se vogliono arrivare alla maggioranza. Trump lo ha conquistato in tutte e tre le ultime presidenziali, ma nel 2024 con un margine relativamente contenuto, e Roy Cooper ha già dimostrato di poter costruire una coalizione diversa da quella nazionale del partito: nel 2016 e nel 2020 venne eletto governatore nello stesso giorno in cui lo Stato votava per Trump. Prima ancora era stato per sedici anni attorney general e da governatore, pur scontrandosi spesso con il parlamento repubblicano, riuscì nel 2023 a raggiungere un accordo bipartisan per l’espansione di Medicaid.
Il seggio è rimasto aperto dopo che il repubblicano Thom Tillis ha annunciato di non volersi ricandidare, soprattutto a seguito di un duro scontro con Trump sul grande provvedimento fiscale e di spesa dell’amministrazione, criticato dal senatore anche per gli effetti su Medicaid. Il GOP si è affidato a Michael Whatley, già presidente del partito in North Carolina e poi dell’RNC: molto vicino a Trump e con una lunga esperienza organizzativa, ma alla sua prima candidatura per una carica elettiva e decisamente meno conosciuto di Cooper. Per ora i sondaggi premiano nettamente l’ex governatore, che dispone anche di un forte vantaggio nella raccolta fondi. Cook classifica la corsa “Lean Democratic”: un dato notevole in uno Stato che non elegge un senatore democratico dal 2008.
Ohio. Qui la sfida è più difficile e, proprio per questo, racconta bene quanto si sia allargata la mappa. Trump ha vinto l’Ohio nel 2024 di oltre undici punti, mentre nello stesso giorno Sherrod Brown perdeva il proprio seggio contro Bernie Moreno di meno di quattro. Brown aveva quindi fatto molto meglio del Partito Democratico nazionale e oggi prova a ripartire proprio da quella capacità di conquistare elettori che alle presidenziali scelgono i repubblicani. Il suo profilo è da tempo particolare: progressista su molti temi, ma con un messaggio fortemente concentrato su lavoro, salari, sindacati e industria manifatturiera, pensato soprattutto per quella classe lavoratrice del Midwest che negli ultimi anni si è spostata verso Trump.
Brown affronta Jon Husted, nominato al Senato nel 2025 al posto di JD Vance e tutt’altro che inesperto: è stato speaker della Camera statale, segretario di Stato e vicegovernatore. Eppure i sondaggi estivi hanno mostrato Brown pienamente competitivo e spesso in vantaggio. Uno dei temi più interessanti della campagna riguarda i grandi data center costruiti per sostenere la crescita del cloud e dell’intelligenza artificiale. Sono strutture che richiedono enormi quantità di elettricità e Brown accusa Husted di averne favorito l’espansione in Ohio attraverso consistenti incentivi fiscali, sostenendo che l’aumento della domanda di energia finisca per pesare anche sulle bollette dei cittadini. L’attacco ha preoccupato persino il comitato elettorale repubblicano per il Senato, che in un memorandum interno ha indicato proprio i data center come una delle principali vulnerabilità di Husted. Cook considera ormai l’Ohio un “Toss Up”.
Alaska. Ancora più particolare è il caso dell’Alaska, dove Trump nel 2024 ha vinto di oltre tredici punti. Se oggi il seggio del repubblicano Dan Sullivan è realmente competitivo, il motivo principale è Mary Peltola. Appartenente al popolo indigeno Yup’ik e cresciuta nell’Alaska rurale, nel 2022 è diventata la prima Alaska Native eletta al Congresso, conquistando il seggio alla Camera che era stato del repubblicano Don Young per quasi mezzo secolo. Peltola ha costruito negli anni un profilo molto legato agli interessi locali, insistendo su pesca, costo della vita e comunità rurali e mantenendo posizioni più favorevoli allo sviluppo di petrolio e gas rispetto a molti democratici nazionali. Nelle sue precedenti campagne per la Camera aveva ottenuto persino l’appoggio della repubblicana moderata Lisa Murkowski.
Questa volta Murkowski sostiene però Sullivan, che siede al Senato dal 2015, è stato attorney general dell’Alaska e ha costruito gran parte del proprio profilo politico su energia, difesa e importanza strategica dell’Artico. La primaria aperta di agosto ha comunque confermato la competitività di Peltola, che ha chiuso davanti al senatore uscente. Il dato va però letto con cautela: in Alaska i primi quattro candidati accedono al voto di novembre e viene utilizzato il ranked-choice voting, che permette agli elettori di ordinare più candidati per preferenza. Proprio la capacità di raccogliere seconde scelte e voti trasversali era stata uno dei punti di forza di Peltola nelle sue vittorie del 2022. Cook considera ormai anche l’Alaska un “Toss Up”.
Fin dove può spingersi l’ondata?
Iowa. Se North Carolina, Ohio e Alaska rappresentano ormai opportunità concrete, l’Iowa è uno dei luoghi in cui si capirà quanto in profondità possa arrivare l’eventuale avanzata democratica. Trump lo ha vinto nel 2024 di oltre tredici punti e negli ultimi anni lo Stato si è spostato nettamente verso i repubblicani. Il ritiro della senatrice Joni Ernst ha però lasciato il seggio aperto e il peggioramento del clima nazionale ha progressivamente reso più competitiva una corsa che all’inizio sembrava nettamente favorevole al GOP. Ad agosto Cook l’ha infatti spostata da “Lean Republican” a “Toss Up”.
La repubblicana Ashley Hinson resta una candidata solida: deputata dal 2021, ex giornalista televisiva molto conosciuta nello Stato e sostenuta da Trump. Dall’altra parte c’è Josh Turek, deputato statale ed ex campione paralimpico di basket in carrozzina, che ha già dimostrato di poter vincere in un distretto favorevole a Trump e sta costruendo la propria campagna attorno soprattutto al costo della vita e a un messaggio economico rivolto a indipendenti e moderati. I sondaggi restano molto incerti: alcune rilevazioni hanno mostrato Turek avanti, mentre le più recenti hanno restituito un piccolo vantaggio a Hinson. È proprio questa incertezza, in uno Stato che appena due anni fa aveva votato nettamente per Trump, a rendere l’Iowa uno dei test più interessanti della profondità dell’eventuale ondata democratica.
Texas. Ancora più sorprendente è che sia diventato competitivo il Texas, dove Trump aveva vinto nel 2024 con un margine a doppia cifra e dove un democratico non conquista un seggio al Senato dal 1988. A rendere possibile una corsa che normalmente partirebbe nettamente dalla parte repubblicana è soprattutto la combinazione fra James Talarico e Ken Paxton. Talarico, deputato statale, ex insegnante di scuola media e seminarista presbiteriano, ha costruito un profilo inusuale per un democratico texano: utilizza apertamente il linguaggio religioso, ha una forte presenza sui social e concentra il proprio messaggio soprattutto sul costo della vita, sulla sanità e sull’istruzione.
Paxton è invece una delle figure più conosciute e polarizzanti della destra texana. Attorney general dal 2015 e stretto alleato di Trump, ha sconfitto nelle primarie il senatore uscente John Cornyn, ma porta nella campagna una lunga serie di controversie politiche e giudiziarie. Nel 2023 fu persino messo sotto impeachment dalla Camera del Texas, a maggioranza repubblicana, salvo poi essere assolto dal Senato statale. Talarico sta cercando di trasformare proprio questi precedenti in un tema più ampio sulla corruzione e sul costo della vita, mentre Paxton presenta l’avversario come un progressista troppo a sinistra per lo Stato. Fin qui la corsa è rimasta sorprendentemente equilibrata. Le principali rilevazioni raccolte dal Texas Politics Project hanno oscillato nel giro di pochi punti e Talarico ha costruito un vantaggio molto ampio nella raccolta fondi.
Le difese da non sbagliare
Michigan. L’allargamento della mappa non significa che i democratici possano guardare soltanto ai seggi repubblicani. La difesa più complicata è probabilmente il Michigan, dove Trump era tornato a vincere nel 2024 e il ritiro del senatore Gary Peters ha eliminato anche il vantaggio dell’incumbent. Il candidato democratico è Abdul El-Sayed, epidemiologo ed ex direttore della sanità pubblica di Detroit, che nelle primarie di agosto ha battuto di misura la deputata più moderata Haley Stevens nonostante gran parte dell’establishment del partito si fosse schierato con quest’ultima. Sostenuto da Bernie Sanders e dall’ala progressista, El-Sayed propone tra l’altro Medicare for All e ha costruito una campagna particolarmente efficace tra giovani e attivisti.
La vittoria alle primarie ha però lasciato alcune fratture nel partito. Alcuni democratici temono soprattutto che le posizioni di El-Sayed su Israele e alcune controversie emerse durante la campagna possano complicarne il rapporto con gli elettori moderati; negli ultimi giorni il candidato ha cercato infatti di ricucire anche con una parte della comunità ebraica e con gli esponenti democratici rimasti più freddi dopo le primarie. Di fronte avrà inoltre un repubblicano già testato a livello statale: Mike Rogers, ex deputato e presidente della commissione Intelligence della Camera, nel 2024 aveva perso la corsa al Senato contro Elissa Slotkin per meno di mezzo punto. Anche i sondaggi attuali restituiscono una sfida molto equilibrata, con rilevazioni che hanno visto alternativamente avanti l’uno o l’altro candidato. Cook mantiene il Michigan nella categoria “Toss Up”.
Georgia. La situazione appare per il momento più favorevole ai democratici in Georgia, nonostante anche qui Trump sia tornato a vincere nel 2024. Jon Ossoff aveva conquistato il seggio nel ballottaggio del gennaio 2021 e all’inizio del ciclo era considerato uno degli obiettivi principali dei repubblicani. Il GOP ha scelto Mike Collins, deputato vicino a Trump che nel runoff delle primarie ha sconfitto Derek Dooley, sostenuto invece dal governatore Brian Kemp. Collins è un candidato capace di mobilitare la base trumpiana, ma finora ha mostrato maggiori difficoltà nell’allargare il proprio consenso verso moderati e indipendenti.
Ossoff sta provando a sfruttare proprio questo spazio. Parte con un netto vantaggio nella raccolta fondi e ha ottenuto anche alcuni endorsement repubblicani, tra cui quelli di amministratori locali e dell’ex senatore Jeff Flake. I sondaggi disponibili lo hanno finora mostrato avanti, anche se con margini differenti. La Georgia resta comunque uno Stato estremamente polarizzato e quindi tutt’altro che al sicuro per i democratici; Cook la classifica “Lean Democratic”, rendendola oggi una difesa meno problematica del Michigan ma ancora decisiva per qualsiasi percorso verso la maggioranza.



